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"La fine del dopoguerra"

Post n°5 pubblicato il 16 Settembre 2008 da cornelius_r100
 

Chi volesse occuparsi di un’analisi del risultato delle recenti elezioni italiane credo che non potrebbe fare a meno di notare come forse il 2008 sarà ricordato dagli storici come l’anno ufficiale della fine del dopoguerra in Italia.

Il dopoguerra italiano si è caratterizzato, politicamente parlando, sull’asse centrale dell’opzione tra fascismo e antifascismo: oggi in parlamento l’unica forza di sinistra presente, il partito democratico, si è fondato senza prendere posizione nel suo statuto sull’antifascismo.

Ed è proprio la destra italiana in genere a doversi interrogare, nel senso che gli italiani hanno chiaramente dimostrato che nonostante i problemi legati alle necessità economiche e al problema di arrivare alla fine del mese il tema legante di queste elezioni è stato invece quello della sicurezza. Ecco spiegare allora il risultato tragico della sinistra radicale, dimezzata nei suoi voti e fuori dal parlamento, quanto mai debole nel paese. Eppure la sinistra aveva puntato più di altri sulla lotta contro il precariato: evidentemente gli italiani hanno deciso, con una certa coscienziosità, che il problema economico non è ora il principale dei problemi e che comunque sia non è da un operazione estrema o radicale che sia che possa venire la soluzione. Il che è perfettamente in linea con la logica economica: nel medio – lungo periodo è la logica liberale a consentire una maggior ricchezza della popolazione, posto ovviamente che si voglia organizzare la vita associata in torno a questo principio guida.Ma che cos’è il tema della sicurezza? Non si deve credere, come una certa sinistra che evidentemente non vuole vincere più elezioni da qui al 2100, che la sicurezza sia solo la paura dello straniero o la mancanza di controllo nelle nostre strade.

La sicurezza, in un senso più essenziale, è lo star sicuri, cioè quel fondamento della vita associata sul quale comprendere chi siamo e chi poter riconoscere eventualmente come diverso e come uguale. Tutto questo naturalmente comporta una riflessione critica su chi siamo, cioè sulla base del nostro patto di cittadinanza, che viene messo inesorabilmente in discussione dalle masse migratorie e dalla presenza più o meno legale di stranieri sul nostro territorio. La mentalità internazionalista della sinistra, figlia di una ben nota politica culturale, ha segnato inesorabilmente il passo, non permettendo ai dirigenti di cui sopra di comprendere che l’opzione internazionalista non è più sufficiente a render conto di una società rosa nelle sue certezze fondamentali da stili di vita differenti. La risposta più immediata che gli italiani hanno dato è stato nel senso di forte lotta alla contaminazione sociale, premiando la destra e puntando, dal punto di vista programmatico, sul valore identitario della Lega Nord, valore legato al territorio. A partire da questi pochi spunti critici vorremmo fosse apprezzabile come il problema della sicurezza fisica, dell’immigrazione, della cittadinanza, siano temi collegati e da affrontare complessivamente, nel senso di farli insufflare da un solo criterio ordinante.

Chi avrà una prospettiva complessiva sul chi siamo e dove andiamo della nostra comunità politica avrà anche in mano la possibilità di un’azione politica potente e vincente per i prossimi cento anni, che si prospettano come quelli dei flussi migratori e del crollo delle illusioni illuministiche.

Quella che era stata una delle bandiere della vecchia sinistra italiana oggi non viene più presa come punto di riferimento valoriale da promuovere, nel senso che la si da per acquisita nel panorama civile e politico italiano e quindi ormai inutile rivendicarla. D’altronde i valori sono destinati a morire, con necessità, e stessa considerazione sembra aver determinato i dirigenti del più importante partito di destra italiano a non prender posizione sul fascismo, anch’essi: parliamo della Lega Nord, che ormai per proposta politica e tipo di elettorato si caratterizza come partito di destra, una destra naturalmente nuova, in cui il movente principale sembra essere la difesa del territorio, con l’aggiunta delle classiche tematiche di destra legate alla sicurezza e alla promozione dei valori "tradizionali".

 
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Il sommario del nuovo numero

Post n°4 pubblicato il 16 Settembre 2008 da cornelius_r100
 
Foto di cornelius_r100

all’interno:

pag.4 - Approfondimenti: Che noia questo occidente

pag.5 - Riflessi: Il fuoco dentro

pag.6 - FOCUS Elezioni: La fine del dopoguerra

pag.7 - FOCUS Elezioni: Il partito e’ partito?

pag.8 - Polis: Quanti danni fa, la politica spassionata

pag.10 - Polis: Educo. Dunque Sono.

pag.12 Amor: Frammenti di un amore...

pag.13 - Quota90: Essere o avere?

pag.14 - Ragionamenti: Un’unica passione

pag.15 - Posta prioritaria: La passione per la vita...degli altri"

pag.16 - Essenze: In moto chi vale

pag.17 - Fuori di testo: Navigare necesse est

pag.18 - Re-Visioni: FILM

pag.19 - Le conclusioni essenziali: Chi ce lo fa fare?

 
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Un commento sull'articolo "Intervista doppia" mandato all'e-mail del giornale.

Post n°3 pubblicato il 13 Febbraio 2008 da cornelius_r100
 

Non condivido. Non sono d’accordo. Almeno non del tutto. Sei proprio sicuro, GM, che “un operatore di call-center così come un cassiere di supermercato crede di aver raggiunto una posizione di tutto rispetto nella scala sociale”?

E poi, scusami, non sarebbe, eventualmente, un’opinione ed un parere del tutto accettabili? Non reputi tali mestieri “rispettabili nella scala sociale”?

A parte questo.

 

Il “mondo occupazionale” odierno è popolato di individui, giovani e meno giovani, più o meno preparati, figli di una generazione che ha investito molto su di loro. In termini di educazione, istruzioni e denaro.

Madri e padri che poco hanno potuto permettersi, hanno “fatto studiare” i loro figli auspicando per essi un futuro più agiato e comodo – consentimi le parole - sperando di poterli salvare da quella fatica fisica e poco proficua (almeno così erano convinti i nostri genitori! Che poi questa convinzione sia molto discutibile questa è un'altra cosa...) che invece è toccata loro…

Siamo figli del così tanto mitizzato “pezzo di carta” che sembrava una volta essere la chiave di accesso alla porta di quella che tu definisci “posizione di tutto rispetto”. Quando invece si tratta, a mio parere, semplicemente di una volontà – sicuramente a volte troppo ambiziosa ma non sempre denigratoria – di voler mettere a frutto i loro ed i nostri sacrifici.

 

Purtroppo, COME BEN SAPPIAMO, il sogno e le ambizioni sono una cosa. La realtà è un’altra.

Il mercato del lavoro oggi è quello che è.

L’occupazione, per quel che ne dicano e grazie ai vari marchingegni politici, è in piena crisi.

Di lavoro, in tal senso, ce n'è ben poco.

E allora ci si arrangia a fare quel che la casa offre.

Quindi, se spesso, si sceglie di non fare il muratore, il manovale, l’idraulico ecc., non sempre è perché si schifa e denigra quel mestiere. A volte è semplicemente ed essenzialmente perché “avendo studiato” conosco i miei diritti e so quello che mi spetta. E lo voglio. Anzi lo pretendo. Prima come apprendista – se quel lavoro non lo so fare – poi come esecutore professionista a tutti gli effetti.

E, sono convinta - Pietro “si accontenta” perché “lui è oggi quello che i nostri nonni ed i nostri genitori sono stati 50 anni fa” quando altre possibilità non vi erano.

Ma è il datore di lavoro IN PRIMIS ad apporfittarsene. Sceglie Pietro perché costa di meno e perché con lui può fare quel che vuole.

 

Pietro, oggi, in un paese non suo, si adatta ed accetta i compromessi e – per certi versi - accetta anche il non rispetto dei suoi diritti. Deve “costruirsi” una vita (da qui la maggiore determinazione) ed il fatto di non avere un contratto regolare o quant’altro è l’ultimo dei suoi problemi. Ma se Pietro, un domani, avrà le possibilità di far studiare i suoi figli, desidererà per loro un futuro fatto non di inumane levatacce mattutine e 14 ore di lavoro al giorno per poche centinaia di euro al mese. Sognerà magari delle giornate fatte di orari più giusti, di rispetto, e perché no, anche di camicie pulite…

Un argomento, quindi, con altre sfaccettature ed altre migliaia di cose da dire.

Ho provato a “leggerne” un altra oltre a quella che tu hai fotografato.

 

 

 
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Gli articoli del numero ZERO

Post n°2 pubblicato il 11 Gennaio 2008 da cornelius_r100
 
Foto di cornelius_r100

Editoriale - “Andare all’essenza”

Approfondimento - “Non abbiate paura” di Maurizio Vitelli

I Fatti Nostri - “Casta fatta in casa” di Roberto Rizzo

Latitudini - “Insicurezza globale” di Francesco Tajani

Homo faber - “Lavorare con lentezza” di A.M.

Centro di gravità - “C’è qualcosa che non và” di Giacomo Mondini

Sangue e  suolo - “Ritrovarsi in natura” di Riccardo Oliva

Focus: “Migrazioni” di Luca Cirimbilla

Quota 90 - “Un sistema economico insicuro” di G.M.

Giustizia - “Procedure (poco) civili” di Benedetto Soccodato

Sesso - “Tornare alla normalità” di R.G.

Tendenze - “Non so cosa sono, non so amare” di Domenico Di Tullio

Re-Visioni - “Una canzone, un film, un libro”

Conclusioni essenziali - “Uomini nuovi”

 
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L'editoriale del numero 0 "Andare all’essenza"

Post n°1 pubblicato il 11 Gennaio 2008 da cornelius_r100
 
Foto di cornelius_r100

Essenziale, sostanziale, fondamentale: il punto essenziale della questione,  necessario, indispensabile… Tutte queste definizioni estrapolate dal dizionario, probabilmente racchiudono al meglio il senso di questa nuova pubblicazione.  Troppo spesso ci si perde in facili meditazioni ed analisi da caffè letterario, oppure si semplifica con banalità da bar dello sport. 
Il punto allora è: andare all’essenza. Dei fatti, delle cose, della vita, del costume, della società, della politica, dell’arte e di tutto ciò che ci circonda e che è argomento di discussione. Fornire armi dialettiche per la guerra del quotidiano. Ecco l’obiettivo che ci siamo prefissati. Poter dialogare con il proprio collega d’ufficio o nelle aule universitarie, con cognizione di causa e con una visione delle cose intransigente e radicale. Non abbiate(mo) paura di esprimere opinioni diverse dagli altri, anche se politicamente scorrette; forniremo gli spunti, i dati, i punti di vista da cui gli altri non guardano o non vogliono guardare. L’essenziale è conoscere se stessi, e’ vero, ma anche ciò che ci circonda ha la sua dannata importanza.
Andiamo allora a vedere più nel concreto cosa “l’Essenziale” vuol dire, come, perché ed a chi si rivolge.
Iniziamo dalla fine, ovvero dal “a chi si rivolge questo nostro giornale”, così che ci aiuti a capire anche tutte le restanti domande. Si rivolge a chi pensa che l’area culturale riduttivamente definita “di destra” abbia non solo ancora qualcosa da dire, ma questo qualcosa lo debba e lo voglia affermare con forza.
Perchè si, cari amici, non scopriamo nulla di nuovo, dicendo che le generazioni che c’hanno preceduto furono molto lucide e profetiche nell’analisi di macrosistemi ed anche di più piccole beghe. E che la critica al modello globale non è stata certo teorizzata a sinistra negli anni novanta ma viene da molto più lontano, e la crisi spirituale e di valori conclamata ed additata come diabolica  dal pontefice Benedetto XVI è stata uno dei cavalli di battaglia di generazioni confinate nell’ombra culturale, o ancora, rimarcare il declino della classe politica e dirigenziale dell’Italia è come riprendere un volantino ciclostilato decenni fa dai “nostri”.
Tutto questo “NOI” lo abbiamo detto.
Ma tutto questo NOI, oggi, non lo diciamo più.

La capacità di analisi, di critica, di elaborazione.
Il nostro giornale non si propone, ovviamente, di sopperire a tutto questo, ma vuol essere punto di partenza e volano di nuovi dibattiti di un area culturale che, non dubitate, sta uscendo allo scoperto sempre più prepotentemente.
Basta leggere i giornali che citano autori scomodi fino a ieri, oppure dibattiti televisivi in cui si cominciano a vedere facce nuove ai più, ma che noi conosciamo da tempo.
Ripartiamo con una rivista allora, strumento più che consono per l’obbiettivo, per dare spunti di riflessione, ed un blog in cui dibatterli.
Abbiamo deciso inoltre che ogni numero sarà legato da un filo condutture, che possa così sviscerare i vari aspetti del tema trattato, e dare alla fine un quadro d’insieme su di un aspetto della vita.

Il numero ZERO parte con un tema che può sembrare d’attualità, ma che in verità abbraccia più o meno tutta la storia definita “post-moderna”:
l’INSICUREZZA .
Nel modello economico, nella vita, nella spiritualità, nel sesso, nella politica, nella giustizia. Tanti sono gli aspetti che si permeano di questa diffusa insicurezza.


Il  perché noi lo abbiamo intuito, ma lo tratteremo nell’ultimo articolo, vedremo dunque se corrisponde al vostro punto di vista.
Buona lettura.

 
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