
Che cosa devi fare per sentirti vivo?
Penso ad un'immagine che da sempre mi tormenta, un'idea che non è ancora memoria, un desiderio, non vissuto, mai gustato, solo appena percepito ad occhi chiusi, nel silenzio di un laboratorio, circondata solo dal vibrare dell'aria e delle note che danzano sulle mie corde vocali.
Pensa al serpente, dice la Maestra.
I movimenti cominciano appena percettibili. Lei sceglie in sottofondo un vocalizzo e delle percussioni, un canto rituale mongolo, perchè ci sono pulsazioni musicali che hanno la potenza e la solitudine dell'esistenza, e sole sono in grado di riconnetterci i piedi con la terra, l'elemento che ci fa vivi. Ascolto. Pensa al serpente. Senti il serpente.
La mia spina dorsale. La sola cosa che mi dà forza. Che mi innalza verso il cielo donandomi quiete e leggerezza, e che mi attrae verso la terra, mi fortifica, mi infiamma.
Ed ora lascia parlare il serpente, dice la Maestra.
Con gli occhi chiusi, la bocca chiusa, e tutti i pori della pelle spalancati, lascio fluire un suono che non è parola, non è canto, è voce, pura voce. Sento che c'è qualcosa di vivo in tutto questo, qualcosa che ha senso.
E sai che ti dico: non mi importa che non sia una professione, non mi importa non essere una professionista, non mi importa non essere capace di farne un lavoro e sbattermi in giro per casting, e fare marchette pubblicitarie o comparsate in grosse produzioni. Non credo che lo farò mai. Piuttosto rinuncio. Non riuscirò mai a trasformare l'autenticità di questo amore in una materialistica utilità. Sono un'idealista del cazzo. Ma sono un'idealista felice.
A volte domandano: qual è la tua utilità, l’utilità del tuo teatro? Rispondere significherebbe accettare la ragione per cui solo chi produce ha ragione di esistere, e chi non produce non ha più funzione, va isolato.Chi fa questa domanda deve stare attento a sé stesso, al suo atteggiamento che lo porta a negare il valore degli alberi che non danno frutti. Un albero che non dà frutti - proverbialmente inutile - diventa essenziale nelle città senza ossigeno. (Eugenio Barba)
Nella foto: le Waitress nella performance Tre
Foto di Lorenzo Lesca
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