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Post N° 13

Post n°13 pubblicato il 16 Marzo 2007 da fannyinblu

LA BIBLIOTECA PERDUTA DI ALESSANDRIA

La tradizione racconta di come la biblioteca perduta di Alessandria custodisse l’intero scibile umano, migliaia e migliaia di volumi andati perduti dopo il suo disastroso incendio, forse una piccola parte salvata fortunosamente e rimasta come retaggio e monito in mano ai saggi ed alle caste sacerdotali.

Storicamente, si può collocare la sua fondazione all’inizio del III Secolo a.C.; l’idea di rendere Alessandria depositaria del sapere tramite una biblioteca fu di Tolomeo I, grande cultore delle arti letterarie; egli intuì quanto fosse importante preservare, ma allo stesso tempo mettere a disposizione dei dotti, tutto il sapere dell’umanità, anche al fine di tramandarlo ai posteri.

Per dare vita alla propria idea, Tolomeo si avvalse della collaborazione di un illustre letterato dell’epoca, il greco Dimetro Falereo; grazie a questa sinergia di intenti presero vita due importanti istituzioni in Alessandria, la Biblioteca ed il Museo.

Possiamo benissimo comprendere quanto ardua fosse l’illuminazione del sovrano, in quel periodo la conservazione dei testi era per lo più affidata a privati oppure ai sacerdoti; la diffusione dei testi era molto limitata anche a causa del costo proibitivo di tavolette, papiro e pergamene. Il primo a concepire l’idea di una trasmissione dei testi sotto forma di raccolta fu Aristotele, il filosofo tramandò la sua opera letteraria ai propri allievi, tra i quali c’era Teofrasto, a sua volta molto amico di Demetrio Falereo.

Sull’esempio di quanto detto sopra, la Biblioteca di Alessandria fu proprio di tipo aristotelico, cioè basata sulla raccolta sistematica dei testi che venivano in seguito messi a disposizione di un più vasto pubblico.

La Biblioteca ed il Museo furono costruiti molto vicini l’una all’altro, i testi venivano materialmente raccolti nella Biblioteca, mentre nel Museo venivano redatte le rispettive relazioni critiche; lo scopo iniziale era quello di raccogliere i soli testi greci, ma ben presto la collezione si arricchì di opere che spaziavano in ogni campo e che provenivano da ogni parte del mondo; in virtù della sua enorme popolarità la Biblioteca venne ingrandita, fino ad avere dieci enormi sale e molte altre salette più piccole riservate agli studiosi.

Divenne in breve tappa obbligata per gli studiosi, la frequentarono assiduamente Euclide, il padre della geometria, Aristarco di Samo ed Erone di Alessandria; giunta al massimo del proprio splendore accadde però l’imprevisto, dopo quasi un migliaio d’anni dalla sua fondazione, nel 47 a.C., i romani di Giulio Cesare incendiarono una delle sezioni della Biblioteca trasformando in cenere circa quarantamila rotoli; seguirono gli incendi ad opera di Zenobia, sovrana di Paimyra, di Diocleziano nel 295 d.C., fino alla completa distruzione da parte del Generale Amr Ibnel-as, agli ordini del Califfo Omar I.

In quell’occasione il destino della Biblioteca di Alessandria si compì tragicamente e definitivamente; era il 646 d.C. quando Omar I pronunciò le famose parole: “…….Se i libri non riportano quanto scritto nel Corano allora vanno distrutti, poiché non dicono il vero. Se i libri riportano quanto scritto nel Corano vanno distrutti ugualmente perché sono inutili”.

La Biblioteca, tutto il suo contenuto ed il sogno che essa rappresentava, vennero per sempre avvolti dalle fiamme.

Non sappiamo esattamente quali opere contenesse e quale fosse il loro reale valore, è ovvio comunque pensare che buona parte delle conoscenze antiche è stata per sempre sottratta agli studiosi e che tra queste conoscenze c’erano sicuramente le risposte a tante di quelle domande che oggi tormentano l’uomo di fronte ai misteri ancora insoluti della storia.

Tra i libri contenuti nella Biblioteca, parte dei quali, come dicevamo, vennero probabilmente sottratti all’incendio, ma andati ugualmente perduti, primeggiavano una Storia del Mondo, opera del sacerdote Babilonese Beroso, dove si parlava dell’incontro tra le civiltà mesopotamiche e gli Apkallus, semidei anfibi discesi dalle stelle, oltre che riportare avvenimenti accaduti prima del diluvio universale.

Era conservata anche l’intera opera di Manetone, il sacerdote egizio vissuto ai tempi di Tolomeo I e, secondo la tradizione, in possesso del favoloso Libro di Toth; per non parlare poi dei testi del fenicio Moco, dove si parlava di teoria atomica; oltre a rarissimi libri provenienti dall’india e numerosi manoscritti alchemici.

Una grande perdita per l’umanità, ma anche un monito per il futuro, questo oggi rimane della Biblioteca perduta di Alessandria.

 
 
 

Post N° 12

Post n°12 pubblicato il 12 Marzo 2007 da fannyinblu
Foto di fannyinblu

  
  
L'Universo è un'illusione
ovvero, il "paradigma olografico"
di Richard Boylan
  

Le teorie di Aspect, Bohm, Pribram sulla nuova fisica scuotono i principi della scienza tradizionale:  dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è parte infinitesimale e totalità di "Tutto" 

Alain Aspect
<< Nel 1982 un'équipe di ricerca dell'Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, condusse forse il più importante esperimento del 20º secolo.  Aspect ed il suo team scoprirono che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l'altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri.  Come se ogni singola particella sappia esattamente cosa stiano facendo tutte le altre.

Un fenomeno che può essere spiegato solo in due modi:  o la teoria di Einstein - che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce - è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.


David Bohm
La maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, ma l'esperimento di Aspect rivoluziona il postulato, provando che il legame tra le particelle subatomiche è effettivamente di tipo non-locale.  David Bohm, celebre fisico dell'Università di Londra recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicassero la non-esistenza della realtà oggettiva.  Vale a dire che, nonostante la sua apparente solidità, l'Universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.


Ologrammi, la parte e il tutto
 Per capire la sbalorditiva affermazione di Bohm gettiamo uno sguardo alla natura degli ologrammi.  Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l'aiuto di un laser:  l'oggetto da fotografare viene prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un  secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica.  Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un  intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser, ecco apparire il soggetto originale.  La tridimensionalità non è l'unica caratteristica interessante degli ologrammi:  se l'ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un  laser, si scopre che ciascuna metà contiene ancora l'intera immagine della rosa.  Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine.  Diversamente dalle UNA PRECISAZIONE...
(inserto di XmX)
L'affermazione secondo la quale ogni frammento dell'ologramma conterrebbe tutta l'informazione, non è esatta:  si verifica sempre una certa perdita di informazione, tanto maggiore quanto più è piccolo il frammento. Questo però non invalida affatto l'ipotesi dell'Universo olografico, ma anzi, restringe le reciproche influenze delle cose - da una precedente inconcepibile infinitezza ad ambiti più circoscritti - rendendo tutta la teoria ancor più credibile.  XmX 
normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall'ologramma integro. * [vedi riquadro a destra - XmX] Si schiude così una nuova comprensione dei concetti di organizzazione e di ordine.

La rana, l'atomo e la rosa
Per quasi tutto il suo corso la scienza occidentale ha agito sotto il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si trattasse di una rana o di un atomo, era quello di sezionarlo e di studiarne le varie parti.  Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni possono esulare da tale approccio.  Bohm lo intuì, aprendo una strada alla comprensione della scoperta del professor Aspect.

Per Bohm il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un'illusione.  Era infatti convinto che, ad un livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali, ma estensioni di uno stesso "organismo" fondamentale.  Bohm semplificava con un esempio:  immaginate un acquario contenente un pesce.  Immaginate che l'acquario non sia visibile direttamente, ma solo attraverso due telecamere, una  posizionata frontalmente e l'altra lateralmente rispetto all'acquario.
[vedi disegno a destra - XmX]

Guardando i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse.  Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra loro:  quando uno si gira, anche l'altro si girerà;  quando uno guarda di fronte a sé, l'altro guarderà lateralmente.  Essendo all'oscuro dello scopo reale dell'esperimento, potremmo credere che i due pesci comunichino tra loro, istantaneamente e misteriosamente.  Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica che esiste un livello di realtà del quale non siamo consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra.  Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono "parti" separate bensì sfaccettature di un'unità più profonda e basilare, che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa.  E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste "immagini", ne consegue che l'Universo stesso è una proiezione, un ologramma.

Il magazzino cosmico
Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti:  se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate.  Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo.  Tutto compenetra tutto.  Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta.

In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali.  Concetti come la località vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, sicché anche il tempo e lo spazio tridimensionale (come le immagini del pesce sui monitor TV) dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso.  Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente.  Disponendo degli strumenti appropriati un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato.  Cos'altro possa contenere il super-ologramma resta una domanda senza risposta.  In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia:  dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene ai raggi gamma.  Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto-ciò-che-Esiste.  Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello super-olografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale si celerebbe un'infinità di ulteriori sviluppi.

Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad una immagine statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere l'Universo col termine "olomovimento".  Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa semplicemente dire che l'informazione è distribuita non-localmente.  Se è vero che l'Universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone che anch'esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l'immagine intera.  Dato il presupposto, tutte le manifestazioni della vita provengono da un'unica fonte di causalità che include ogni atomo dell'Universo.  Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di "tutto".

Miliardi di informazioni...

Karl Pribram
Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell'Università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà.  Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni '20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello:  dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell'olografia.  Egli ritiene che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l'area del frammento di pellicola che contiene l'immagine olografica.

 Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe come il cervello riesca a contenere una tale  quantità di ricordi in uno spazio così limitato.  Quello umano può immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media di vita (approssimativamente l'equivalente di cinque edizioni dell'Enciclopedia Treccani!).  Di converso, si è scoperto che gli  ologrammi possiedono una sorprendente possibilità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l'angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio.

...ma anche di idee
La nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall'enorme magazzino cerebrale risulta spiegabile più facilmente, supponendone un funzionamento secondo principi olografici.  Inutile, quindi, scartabellare nei meandri di un gigantesco archivio alfabetico cerebrale, perché ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente  correlato a tutti gli altri:  si tratta forse del massimo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata.  Nell'ipotesi di Pribram si analizza la capacità del cervello di tradurre la valanga di frequenze luminose, sonore, ecc. ricevute tramite i sensi, nel mondo concreto delle percezioni.  Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio, fungendo da strumento di traduzione per convertire un ammasso di frequenze prive di significato in una immagine coerente:  il cervello usa gli stessi principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori.

IL CERVELLO RIMESCOLATO
(inserto di XmX)
Paul Pietsch, critico verso la teoria olografica della mente, provò a confutarla (libro Shufflebrain, vedi links a fine pagina). Poichè aveva scoperto che le salamandre sono capaci di ampie capacità di rigenerazione del tessuto nervoso (nervi e cervello), ipotizzò che la localizzazione delle funzioni cerebrali potesse essere evidenziata "scambiando" fra loro parti di cervello. Lo fece, sezionando il cervello di alcune salamandre in parti uguali, per poi risistemarle nella scatola cranica ruotate, scambiate di posto, e così via. Pietsch si aspettava di osservare gravi disfunzioni o strani comportamenti, invece la maggior parte delle salamandre continuò a comportarsi come prima.   XmX 
Vi è una impressionante quantità di dati scientifici a conferma della teoria di Pribram, ormai condivisa da molti altri neurofisiologi.  Il ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha applicato il modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, pur sordi da un orecchio.  Ne risulta che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia.  Ad esempio:  il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze sonore, il nostro olfatto percepisce anche le cosiddette "frequenze osmiche" e persino le cellule biologiche sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze.  Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise.
[sui suoni olografici, o meglio, olofonici vedi links alla fine - XmX]

La realtà?  Non esiste.
Ma l'aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta unendolo alla teoria di Bohm.  Se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della  realtà oggettiva?  In parole povere:  non esiste.  Come sostenuto dalle religioni e dalle filosofie orientali, il mondo materiale è una illusione.  Noi stessi pensiamo di essere entità fisiche che si muovono in un mondo fisico, ma tutto questo è pura illusione.  In realtà siamo una sorta di "ricevitori" che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica:  uno dei miliardi di "mondi" esistenti nel super-ologramma.

Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato "paradigma olografico" e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, ha entusiasmato molti altri.  Un piccolo, ma crescente, gruppo di ricercatori è convinto si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza.  In un Universo in cui le menti individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, i cosiddetti "stati alterati  di coscienza" potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato.  Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così strano.

Coscienza e visualizzazione
Il paradigma olografico presenta implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure, come la biologia.  Keith Floyd, uno psicologo del Virginia Intermont College, ha sottolineato il fatto che se la concretezza della realtà non è altro che una illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum).  Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l'illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come "fisico".

Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche spinge i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico.  Infatti, se l'apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina.  Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell'ologramma corporeo.  Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la "visualizzazione" risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la "realtà".

Il mondo è una tela bianca
Perfino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria possono venire facilmente spiegate se accettiamo l'ipotesi di un universo olografico.  Nel suo libro "Gifts of Unknown Things", il biologo Lyall Watson descrive il suo incontro con una sciamana indonesiana che, eseguendo una danza rituale, era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto di alberi.  Watson riferisce che mentre lui ed un altro attonito osservatore continuavano a guardare, la donna fece velocemente riapparire e scomparire gli alberi diverse volte.  Sebbene le conoscenze scientifiche attuali non ci permettano di spiegarle, esperienze come queste diventano più plausibili qualora si ammetta la natura olografica della realtà.  In un universo olografico non vi sono limiti all'entità dei cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della realtà, perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo.  Tutto diviene possibile, dal piegare cucchiai col potere della mente, ai fantasmagorici eventi vissuti da Carlos Castaneda durante i suoi incontri con Don Juan, lo sciamano Yaqui.  Nulla di più, né meno, miracoloso della capacità che abbiamo di plasmare la realtà a nostro piacimento durante i sogni.  E le nostre convinzioni fondamentali dovranno essere riviste alla luce della teoria olografica della realtà. >>


 Dr. Richard Boylan
Behavioral Scientist

http://www.xmx.it/universoillusione.htm
   

 
 
 

Post N° 11

Post n°11 pubblicato il 10 Marzo 2007 da fannyinblu

STIMOLAZIONE DELLE DIFESE NATURALI
CON I CAMPI ELETTROMAGNETICI
PULSATI E MODULATI

 

 http://www.bioregena.it/articoli/murzeau.htm

INTERVISTA ESCLUSIVA DEL DR. MURZEAU, CHE HA RITROVATO IL SEGRETO DI PRIORE

DI JACQUES PALTZ

 

Dopo la pubblicazione dei suoi lavori su “Science et Vie” di dicembre 2001, abbiamo intervistato il Dr Murzeau.

Jacques Paltz : Dr Bernard Murzeau, buongiorno. La conosciamo da oltre 12 anni, sono 15 anni che lei studia con discrezione i lavori di Priore, e da 4 anni, con fondi personali, ha allestito un laboratorio a Cestas (vicino Bordeaux), per penetrare il segreto perduto di Priore. Ora, una sua pubblicazione fatta su Science et Vie di dicembre 2001. Questo significa che ha terminato le sue ricerche?

Dr Murzeau : Quello che potevo fare è terminato, il segreto è stato penetrato. Ora , tocca alle autorità ed agli industriali prendere il testimone. JP : E’ un appello ? Dr M : Si, agli investitori, pubblici o privati, a persone qualificate, a persone coraggiose… Bisogna agire presto, si sono già persi talmente tanti anni…

JP : Ma lei stesso, è stato incoraggiato o, diciamo … “contrastato” ?

Dr M : Né l'uno né l'altro... in ogni caso, nessun impedimento attivo, ma inerzia ed i freni classici…. JP : Abbiamo sentito parlare di Priore, del suo "raggio che guarisce il cancro ", e delle sue persecuzioni...

Dr M : Priore non è stato perseguitato, è stato infatti molto aiutato. Se si è arenato, è soprattutto a causa della sua ossessione del segreto e della sua paura di vedersi sfuggire i suoi lavori.

JP : Prima di parlare dei suoi lavori, del segreto ritrovato e delle straordinarie prospettive che esso offre, può tracciare la storia di Priore per coloro che non la conoscono ?

Dr M : In effetti, è tutta una storia.

- L'arrivo a Bordeaux

1943, verso la fine della seconda guerra mondiale. Un giovane prigioniero italiano trentenne è trasferito dall’autorità tedesca all’enorme base sottomarina di Bordeaux. Si chiama Antonio Priore ed è un tecnico radioelettrico.
Nato a Trieste nel 1912, possiede un diploma di tecnico radioelettrico, di un buon livello tecnico come l'epoca sapeva produrne : poca teoria ed una immensa capacità di fare. Durante la guerra, nel 1942, addetto ad una stazione di trasmissioni radar nella marina italiana, egli constata che delle arance esposte ai campi elettromagnetici dei suoi trasmettitori, non ammuffiscono. Questa sarà la sua esperienza fondamentale ! Da allora in poi, egli cercherà di provare a riprodurre questi risultati per costruire un apparecchio per la conservazione della frutta e della verdura.
A quei tempi il frigorifero era quasi sconosciuto. Un compagno di detenzione italiano ricorda Priore alle prese con esperimenti in cui sottometteva numerose verdure a correnti variate, con poco successo. Durante la prigionia era anche addetto alla smagnetizzazione dei sottomarini tramite enormi campi elettrici.
Da questa esperienza trarrà più tardi degli elementi per le sue teorie. Alcune settimane prima della liberazione, Priore evade grazie ad un commissario amico e partecipa alla resistenza, di cui manterrà solide ed utili amicizie fra polizia, politici e militari. Trova rapidamente un impiego di radiomeccanico e di proiezionista e consacra i rari momenti liberi alla messa a punto di diverse realizzazioni.

- I primi esperimenti

L'esperienza della conservazione delle arance lo ossessionava. Giorno dopo giorno, nel piccolo laboratorio e nella camera in affitto, egli assembla del materiale trovato presso diversi recuperatori che fioriscono in questo dopo-guerra. Vuole fabbricare un apparecchio per la conservazione degli alimenti, basato su un insieme di onde elettromagnetiche.
Il Dr Marfaing, il suo medico, data i suoi primi risultati verso il 1948-1950 : « Una sera Priore mi chiama, esultante, danzava, mostrandomi un pezzo di carne perfettamente conservata ». Il suo apparecchio rudimentale gli permette dunque di uccidere le muffe all’origine della putrefazione. Moltiplicando gli esperimenti su diverse derrate (era uno sperimentatore insaziabile), constata lo stato di conservazione eccezionale delle verdure e delle carni per numerose settimane e mesi, dopo il trattamento. Non è spiegabile per la sola distruzione dei microrganismi. Le “onde” agiscono anche sui tessuti viventi. Dalla carne macellata all’uomo non c’è che un passo, rapidamente superato.
Priore comincia anzitutto a trattare diverse affezioni nel suo entourage, con un certo successo.
Molto rapidamente egli cura ammalati incurabili per impotenza della medicina (siamo appena dopo la guerra, negli anni 45-50, l’era degli antibiotici è all’inizio, le tecniche mediche sono incerte, manca di tutto).

- Primi contatti

Nel 1949, il commissario Durand (che lo ha fatto evadere) lo ritrova in occasione di un litigio con la sua affittacamere. Sedotto dalle sue invenzioni, egli lo presenta ai suoi colleghi, così come a numerose conoscenze che egli ha grazie alle sue funzioni ed al suo passato. L’importanza dei legami che uniscono i “fratelli d’armi” ed il prestigio dei partigiani, trascende ogni posizione sociale. Ciò spiega gli inverosimili sostegni di cui Priore beneficiò in quel periodo.
Nonostante i suoi lavori siano rudimentali (1949-1950), la sua cultura scientifica povera, che parli un gergo franco-italiano incomprensibile, questo umile riparatore di radio di un sobborgo di Bordeaux riuscì a guadagnare alla sua causa le più alte autorità della città, grazie al suo amico Durand (notabili tanto importanti quanto privi di competenze scientifiche).
Così, verso il 1950, nell’entourage del giovane sindaco, eroe della resistenza J. Chaban-Delmas, e con il suo accordo, dei militari di alto rango, dei grandi amministratori municipali, il capo della P.J. in persona, si convincono rapidamente del valore dei suoi lavori ed usano la loro potente influenza per sollecitare l’aiuto di uomini competenti. Un medico, il Dr Fournier, fornisce le basi biologiche elementari, il veterinario dei mattatoi della città apre le porte dei suoi stabilimenti per sperimentare su animali. Impressionati da certi risultati, entrambi si aggiungono ai precedenti per intervenire presso dei medici del centro anti-cancro di Bordeaux. (...........)http://www.bioregena.it/articoli/murzeau.htm

 
 
 

Post N° 10

Post n°10 pubblicato il 25 Febbraio 2007 da fannyinblu

IL FILOSOFO DELL’INFINITO di Maurizio Vicoli

A 400 anni dalla morte sul rogo, il pensiero di Giordano Bruno mostra ancora tutto il suo fascino innovativo nel campo delle scienze astronomiche.

 Il 17 febbraio del 1600 moriva a Roma, sul rogo di Campo dei Fiori, Giordano Bruno, il filosofo naturalista che per primo, in età moderna, elaborò una tesi organica sulla infinità dell' universo. Il grande merito del filosofo campano consiste nell' aver realizzato un modello cosmologico che, a differenza di quello tomistico-aristotelico, si fonda sull'idea che l'universo sia infinito, e che "finito" e "infinito" sono costituiti della stessa "sustanza" perché essi, così come tutti gli opposti coincidono tra loro. Mai nessuno si era spinto così avanti. Lo stesso Copernico non aveva detto nulla a proposito della natura dell'universo, tanto che Andrea Osiander, primo editore dell' opera copernicana De revolutionibus orbium celestium e considerato da Bruno "solo un asino ignorante e presuntuoso", nel curare la prefazione del celebre libro aveva sottolineato che la teoria eliocentrica di Copernico voleva essere solo un'ipotesi matematica senza alcuna pretesa di rispecchiare la verità fisica. Chi effettivamente irrompe nel quadro culturale dominante del XVI secolo come un fulmine a ciel sereno, è appunto Giordano Bruno che, pur partendo da presupposti di natura filosofico-metafisica, quindi di carattere pre-scientifico, aprirà nuovi e rivoluzionari scenari nel campo dell' astronomia.immagine 

La vita  

Nato nel 1548 a NoIa, Giordano Bruno entrò nell' ordine domenicano all' età di 18 anni e vi rimase circa dieci anni, fino a quando la sua insofferenza per la disciplina ecclesiastica e l'elaborazione delle sue teorie filosofiche (ritenute sin dal principio "pericolose") lo indussero nel 1576 a gettare l'abito monastico e a fuggire dall'Italia. Dopo aver soggiornato a Ginevra, si trasferì a Parigi, dove insegnò filosofia e astronomia, incontrando la feroce opposizione degli aristotelici più intransigenti. Da qui si trasferì in Inghilterra, dove diede alla luce le opere più importanti e poi di nuovo a Parigi. Nel 1591 accettò l'invito del nobile veneziano Giovanni Mocenigo e fece ritorno in Italia. L'anno successivo, però, fu lo stesso Mocenigo a denunciarlo all'Inquisizione come eretico. A Venezia, Bruno riuscì a contrastare gli inquisitori, grazie alla tesi averroistica della doppia verità (la fede e la religione come mezzi di conoscenza della realtà per la gente ignorante; la filosofia e la scienza per gli uomini colti). Tuttavia, una volta trasferito a Roma, subì un processo che durò sette anni, alla fine del quale fu condannato a morte come eretico e bruciato vivo in Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600. Le opere più importanti di Bruno furono De l'infinito universo e mondi, La cena delle ceneri, Spaccio della bestia trionfante (tutte del 1584), Gli eroici furori (1585) e De triplici minimo et mensura (1591).   Il "finitamente infinito" immagine

Partendo dalla concezione medievale che i corpi della stessa natura si "cercano" e si "attraggono", Bruno assegnò all'innata tensione umana verso l'infinito non un carattere religioso, nel senso tradizionale del termine, quanto una motivazione di carattere metafisico, cioè il naturale desiderio dell'uomo (che è un essere finito ma che ha in sé una parte di natura infinita) di ricongiungersi all'Infinito globale che si esprime e si manifesta nella Natura. Da qui la definizione che egli dà dell'uomo: un essere "finitamente infinito". L'essere umano infatti è "finito" per estensione fisica e per la durata dell' esistenza ma è anche "infinito" in quanto, pur nella sua finitezza, egli ha dentro di sé una natura infinita, responsabile della sua perenne tensione verso l'Illimitato. Giordano Bruno, quindi, trasferisce l'innata tensione dell'uomo verso l'infinito dalla tradizionale concezione cristiana di naturale propensione dell'anima verso Dio, che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, a un piano naturalistico-immanente in quanto l'uomo non ricerca l'infinito perché attratto da Dio, ma perché egli vuole ricongiungere la parte di infinito che è dentro di sé con l'infinito totale, che non è trascendente ma immanente, cioè dentro il mondo sensibile, che per Bruno è comunque dotato di anima sensitiva e intellettiva ("panteismo"). Pertanto, Dio, che si identifica con la Natura, si manifesta nel Finito, e il Finito si manifesta nell'Infinito, essendo parte integrante del Tutto; cioè l'uomo si manifesta in Dio (coincidenza degli opposti). immagineUna nuova concezione cosmologica Bruno in questo passo tratto da La cena de le ceneri riduce la concezione aristotelico-tomistica dell'universo ad una semplice ipotesi cosmologica (e quindi vi elimina ogni pretesa di verità assoluta), dello stesso valore di altre ipotesi elaborate a riguardo come quella eliocentrica di Copernico e quella della infinità dell'universo sostenuta dallo stesso Bruno. Il filosofo campano fonda questa concezione sul presupposto che se la causa dell' origine dell'universo, quindi Dio, ha una natura infinita, deve essere infinito anche l'effetto (il Creato): "TEOFILO - Disse appresso Nundinio che non può essere verisimile che la terra si muove, essendo quella il mezzo et centro de l'universo, al quale tocca essere fisso et costante fundamento d'ogni moto. Rispose il Nolano: che questo medesmo può dir colui che tiene il sole essere nel mezzo de l'universo, et per tanto immobile et fisso, come intese il Copernico et altri molti che hanno donato termine circonferenziale a l'universo. Di sorte che questa sua raggione (se pur è raggione) è nulla contra quelli, et suppone i proprii principii. È nulla anco contra il Nolano il quale vuole il mondo essere infinito, et però non esser corpo alcuno in quello al quale simplicimente convegna essere nel mezzo, o nell'estremo, o tra que' dua termini. Ma per certe relazioni ad altri corpi, et termini intenzionalmente appresi.  SMITHO - Che vi par di questo?  TEOFILO - Altissimamente detto. Per che come di corpi naturali nessuno si è verificato semplicemente rotondo, et per conseguenza aver semplicemente centro, cossi anca de moti che noi veggiamo sensibile et fisicamente ne' corpi naturali, non è alcuno che di gran lunga non differisca dal semplicemente circulare, et regolare circa qualche centro: forzensi quantosivoglia color che fingono queste barre et empiture de orbi disuguali, di diversità de diametri, et altri empiastri, et recettarii, per medicar la natura sin tanto che venga al servizio di Maestro Aristotele, o d'altro, a conchiudere che ogni moto è continuo et regolare circa il centro. Ma noi che guardamo non a le ombre fantastiche: ma a le cose medesme; noi che veggiamo un corpo aereo, etereo, spirituale, liquido, capace loco di moto et di quiete, sino immenso et infinito (il che davamo affermare al meno perché non veggiamo fine alcuno sensibilmente, né razionalmente) et sappiamo certo che essendo effetto et principiato, da una causa infinita, et principio infinito, deve secondo la capacità sua corporale; et modo suo essere infinitamente infinito". immagine Bruno si scaglia, poi, contro la teoria aristotelica del Motore Immobile" che tutto muove", sostituendovi una visione dell'universo che potremmo definire animistica (Bruno, infatti, chiama più volte i corpi celesti "animali", nel senso che hanno un'anima "sensitiva" e "intellettiva") e panteistica ma che, alla luce della fisica newtoniana, potremmo interpretare come una forza di attrazione che è all'interno di ogni corpo e che muove lo stesso verso il suo simile. Allo stesso modo i corpi celesti non si muovono sotto l'effetto del "Motore Immobile", ma si muovono proprio perché animati da questa forza propria. Comincia a delinearsi per bocca di un filosofo quella visione che diventerà poi la teoria meccanicistica dell'universo che, a partire da Cartesio, sarà a fondamento della moderna scienza astronomica: "Consideresi dumque che come il maschio se muove alla femina, et la femina al maschio; ogni erba et animale, qual più et qual meno espressamente si muove al suo principio vitale come al sole et altri astri. La calamita se muove al ferro, la paglia a l'ambra, et finalmente ogni cosa va a trovar il simile, et fugge il contrario: tutto avviene dal sufficiente principio interiore per il quale naturalmente viene ad esagitarse, et non da principio esteriore come veggiamo sempre accadere a quelle cose che son mosse o contra, o extra la propria natura. Muovesi dumque la terra, et gli altri astri secondo le proprie differenze locali dal principio intrinseco che è l'anima propria. " Bruno, quindi, passa alla formulazione della teoria concernente l'infinità dell'universo e l'esistenza di "innumerabili fuochi e terre [cioè di innumerevoli sistemi solari]", teoria del tutto nuova nel pensiero moderno. Lo stesso Copernico si era limitato (si fa per dire) all' elaborazione di una nuova teoria eliocentrica, riprendendo il pensiero di Aristarco di Samo e di altri come quello probabilmente del suo maestro Domenico Maria Novara. Bruno, sposando a pieno la teoria dell'astronomo polacco, riporta nel passo che segue una brillante analisi dei movimenti terrestri e degli effetti che causano, illustra il moto di rotazione terrestre intorno al proprio asse, responsabile del succedersi del dì e della notte, e il moto di rivoluzione intorno al Sole, causa dell' alternarsi delle stagioni, ma inserisce gli astri all'interno di uno spazio infinito, giustificando il tutto, come già abbiamo detto, con il celebre argomento che all'infinità della causa(Dio) deve corrispondere l'infinità dell'effetto (il Creato): "Pure di nuovo gli confirmava che l'universo è infinito. Et che quello costa d'una immensa eterea reggione. È veramente un cielo il quale è detto spacio et seno, in cui sono tanti astri che hanno fissione in quello, non altrimente che la terra. Et cossì la luna il sole et altri corpi innumerabili sono, in questa eterea reggione, come veggiamo essere la terra. Et che non è da credere altro firmamento, altra base, altro fundamento, ove s'appoggino questi grandi animali che concorreno alla constituzion del mondo.immagine Vero soggetto, et infinita materia della infinita divina potenza attuale: come bene ne ha fatto intendere tanto la regolata raggione et discorso: quanto le divine revelazioni che dicono non essere numero de ministri de l'Altissimo, al quale migliaia de migliaia assistono, et diece centenaia de migliaia gli amministrano. Questi sono gli grandi animali de quali molti con lor chiaro lume che da lor corpi diffondeno: ne sono di ogni contorno sensibili. De quali altri son effettualmente caldi come il sole et altri innumerabili fuochi; altri son freddi, come la terra, la luna; Venere, et altre terre innumerabili. Questi per comunicar l'uno a l'altro; et participar l'un da l'altro il principio vitale, a certi spacii, con certe distanze, gli uni compiscono gli lor giri circa gli altri, come è manifesto in questi sette, che versano circa il sole, de quali la terra è uno che movendosi circa il spacio di 24 ore dal lato chiamato occidente verso l'oriente: caggiona l'apparenza di questo moto de l'universo circa quella, che è detto moto mundano, et diurno. La quale imaginazione è falsissima, contra natura, et impossibile: essendo che sii possibile, conveniente, vero, et necessario, che la terra si muova circa il proprio centro per participar la luce et tenebre, giorno et notte, caldo et freddo. Circa il sole per la participazione de la primavera, estade, autunno, inverno."   la Concidentia oppositorum immagine  Pur partendo da presupposti qualitativi (tipici dell' era pre-scientifica) e non quantitativi, Bruno fornirà con la "coincidenza degli opposti", quindi con la coincidenza tra Finito e Infinito, un sostrato culturale su cui si innesterà il pensiero scientifico moderno. La Concidentia oppositorum, ripresa dalla filosofia di Nicolò Cusano, in Bruno acquista un valore diverso, perché questa coincidenza non ha luogo solo in Dio, ma nella stessa natura. Così, il filosofo campano finisce per teorizzare una uguale natura "sustanziale" tra terra e cielo, tra Finito e Infinito. Scrive, infatti, Ludovico Geymonat: "Anche quando [Giordano Bruno] cercherà di spiegare il mondo per mezzo degli atomi o monadi, sosterrà che in essi si realizza un intimo nesso tra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande, tra il minimo e il massimo" (L. Geymonat, R. Tisato, Filosofia e pedagogia nella storia della civiltà, Garzanti, Milano, 1997). Una concezione, dunque, che non riserva alcuna differenza" sustanziale" tra la materia dell'universo e quella del cosiddetto mondo sublunare. Una teoria che affonda le sue radici nella filosofia presocratica, in particolare in quella di Democrito, ma che presto sarà a fondamento del moderno pensiero scientifico e quantitativo. Per concludere, possiamo dire che Giordano Bruno è il primo ad elaborare una teoria cosmologica moderna fondata sull' eliocentrismo copernicano e sostenuta dall'idea che l'universo è infinito. Così, anche se il Nolano elabora un sistema filosofico pre-scientifico, fondato su argomenti di carattere qualitativo e non quantitativo, egli è il primo a dare una nuova collocazione all'uomo che viene posto non più in mezzo ma ai margini di un universo senza centro e senza fine, all'interno del quale la sfera celeste e il mondo terrestre sono intimamente connessi da simile natura ("sustanzia"). immagineSe Bruno, comunque, con la filosofia degli "eroici furori" attribuisce all'uomo e alla sua facoltà razionale ancora un ruolo predominante all'interno del cosmo (da qui anche la concezione dell'uomo come essere "Finitamente Infinito"), il nuovo modello cosmologico da lui elaborato sarà destinato a creare nella sensibilità dei poeti e dei filosofi successivi un senso di smarrimento e di precarietà esistenziale all'interno di un universo troppo grande.   Orione – n. 94 – marzo 2000 IL PIANETINO GIORDANO BRUNO

Nel numero di febbraio abbiamo rievocato il 400° anniversario della morte del filosofo Giordano Bruno con un articolo di Maurizio Vicoli, nel quale si lanciava anche un appello per intitolare un pianetino o un osservatorio al nome del grande pensatore di Nola. Siamo lieti di annunciare che questo appello è stato già raccolto dal Gruppo Astrofili Montagna Pistoiese, nella persona di Luciano Tesi, scopritore del pianetino 1997PQ4 (n. 13250). La scoperta è avvenuta il 13 agosto 1997 all’osservatorio di S. Marcello Pistoiese (PT). La proposta di intitolare questo pianetino a Giordano Bruno è stata già inviata al Minor Planet Center che cura l’assegnazione ufficiale dei nomi dei nuovi asteroidi. La redazione di Nuovo Orione si rallegra per la riuscita di questa iniziativa, promossa dall’associazione “Les Amis de Robespierre” di Vasto(CH). Orione – n. 95 – aprile 2000 La “CENA DELLE CENERI” TRA GLI ASTEROIDI L'iniziativa di commemorare Giorda­no Bruno con l'intitolazione di un asteroide stava per andare in porto in tempi record. Già nello scorso numero di marzo avevamo pubblicato l'adesione all'iniziativa di Luciano Tesi, del Gruppo Astrofili della Montagna Pistoiese, che aveva voluto dedicare l'asteroide 1997 PQ4 al filosofo di Nola, di cui ricorreva nel febbraio scorso il 400° anniversario della morte. Subito era partita la citazione al MinorPlanet Center (MPC) di Cambridge (USA). Purtroppo, non sempre la tempestività è premiata. Infatti, il MPC ha comunicato che Giordano Bruno è già onorato dal pianetino n. 5148, il quale, però, reca solo il nome di “Giordano", senza alcun riferimento al cognome, e per questo motivo era sfuggito ai controlli eseguiti prima di inviare la citazione al MPC. L'associazione Les Amis de Robespierre di Vasto (CH), promotrice di questa iniziativa, e il dott. Tesi hanno deciso, pertanto, di inviare una nuova citazione al MPC, per intitolare il pianetino 1997 PQ4 alla "Cena delle Ceneri", l’opera "astronomica" di Bruno che rivoluzionò la filosofia del tempo. Ecco il testo della citazione: Cena ceneri =1997 PQ4. . Scoperto il 13 agosto 1997 da L. Tesi di San Marcello Pistoiese. Nome in onore de “La Cena delle Ceneri", opera scritta dal filosofo italiano Giordano Bruno (1548-1600) dove,per la prima volta nella storia del pensiero filosofico occidentale, si teorizza l'infinità dell'universo e dei mondi. Nella "Cena delle Ceneri", a differenza di quanto teorizzato dallo stesso Copernico, non solo la Terra ma anche il Sole occupa una posizione marginale all'interno di un universo infinito e senza centro. Giordano Bruno pagherà con la vita l'elaborazione di questa nuova concezione cosmologica. Nome suggerito e citazione preparata da M. Vicoli di Vasto.     Orione – n. 99 – agosto 2000   Minor Planet Center IL PIANETINO PER GIORDANO BRUNO

Nelle e-circular di maggio del Minor Planet Center (MPC) è stata pubblicata la conferma ufficiale dell'attribuzione del nome "Cena ceneri" al pianetino 1997 PQ4 (n. 13223), a conclusione dell'iniziativa che aveva voluto celebrare il 400° anniversario della morte di Giordano Bruno con l'intitolazione di un pianetino a una delle sue opere. Nel comunicato del MPC si ricorda che il pianetino fu scoperto il 13 agosto 1997 da Luciano Tesi a San Marcello Pistoiese e si motiva il nome "Cenaceneri" con le seguenti parole: "La Cena delle Ceneri is a work by the Italian philosopher Giordano Bruno (1548-1600) in which, for the first time in Western philosophicai thought, there is discussion of the infinity of worlds in the universe" (La Cena delle Ceneri è l'opera del filosofo italiano G. Bruno in cui per la prima volta, nel pensiero filosofico occidentale, viene discussa l'infinità dei mondi nell'universo).  


 
 
 

Post N° 9

Post n°9 pubblicato il 22 Febbraio 2007 da fannyinblu
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LA PIETRA FILOSOFALE

Il lapis capace di trasformare in oro tutti gli altri metalli, nonchè l'elisir di lunga vita, che avrebbe dovuto dare all'uomo il dono dell'immortalità

Nel Rinascimento l'alchimia, già viva presso gli Arabi e largamente praticata nel Medioevo, si diffuse in tutta l'Europa. Con le sue effettive scoperte essa preparò l'avvento della chimica moderna.
Le ricerche degli alchimisti erano tutte dominate dalla speranza di trovare la pietra filosofale, il lapis, capace di trasformare in oro tutti gli altri metalli, nonché l'elisir di lunga vita, che avrebbe dovuto dare all'uomo il dono dell'immortalità. Nonostante l'illusorietà di tali speranze, l'ideale di una sempre maggior potenza e del dominio dell'uomo sulla natura agivano profondamente sulla mentalità degli scienziati di quel tempo.
L'idea di una trasformazione dei metalli non era "campata in aria" in quanto tale possibilità non urtava contro nessuna delle cognizioni scientifiche del tempo e aveva gli stessi scopi che si propone oggi la sintesi chimica che prevede e controlla il raggruppamento molecolare di sostanze diverse.
Secondo le aspettative del tempo chi fosse riuscito a trovare la pietra filosofale non solo sarebbe diventato l'uomo più ricco del mondo, ma avrebbe anche goduto di perpetua giovinezza e salute.
Eppure, come osserva Jung attraverso lo studio comparato di miti e antichi testi, l'alchimia, archetipo dell'Anthropos, illustra quella stessa fenomenologia psichica che il terapeuta osserva durante il confronto con l'inconscio.
Il simbolismo alchemico è l'emblema di quel fenomeno noto non solo in ambito psicoanalitico ma anche nei normali rapporti umani: la traslazione. Vi sono stretti rapporti tra l'alchimia e la psicologia dell'inconscio ed è nella proiezione - emergente nelle relazioni - che l'inconscio si manifesta, attraversando le sue tappe per giungere al compimento dell'Opus (l'unione).
Nel Medioevo, attraverso l'opera degli alchimisti, si mette a fuoco per la prima volta in modo chiaro il desiderio dell'uomo di oltrepassare i limiti imposti alla natura umana; l'alchimia, in questo senso, anticipa e prepara l'avvento della moderna civiltà.
Sull'onda di tale profondo desiderio che, com'è noto, C.G. Jung interpreta simbolicamente come cammino interiore alla ricerca del Sè, anche sul finire del Cinquecento, quando il metodo sperimentale aprì alla scienza nuove vie, l'alchimia continuò a godere di una notevole fama e ad offrire a strane figure di avventurieri la possibilità di rapidi arricchimenti e di gigantesche truffe a danno di principi e nobili piuttosto ingenui.
L'idea delle enormi ricchezze che la pietra avrebbe potuto dare colpiva, infatti, a tal punto l'immaginazione che gli alchimisti ricevettero, al pari degli artisti, denaro e ospitalità presso governi desiderosi di incrementare la loro potenza.
Molte persone di talento credettero fedelmente nella reale possibilità di ottenere l'oro: la regina Cristina di Svezia, ad esempio, ma anche personalità di grande prestigio come il filosofo Bacone o il grande matematico e filosofo Leibniz ebbero, su questo argomento, convinzioni fermissime.
Jung ha trattato il mito della pietra filosofale facendone l'emblema della psicoterapia. Il Lapis, infatti, la materia prima che gli uomini cercarono inutilmente per secoli, va rintracciata nell'essere umano stesso.
Per questo gli alchimisti possono essere considerati dei mistici la cui esistenza è stata dedicata al processo individuativo. Non si sa fino a che punto fossero consapevoli della vera natura della loro arte. Di fatto, da un lato correvano il rischio di errare o d'esser sospettati di pratiche fraudolente, dall'altro rischiavano il rogo destinato agli eretici.
Alcuni, come il famoso Paracelso, furono perseguitati e costretti a lavorare nell'ombra, altri si arricchirono alle spalle di principi bramosi quanto ingenui.
Uno dei più noti fu Bragadino che compì una delle più grandi truffe della storia ai danni della Repubblica di Venezia. Per ottenere credito invitava centinaia di persone ai suoi esperimenti.
Dopo che i notabili avevano preparato il crogiuolo e vi avevano versato le sostanze indicate (carbone, mercurio, ferro ecc.), Bragadino versava un po' di polverina nel miscuglio, rimescolando il tutto con una bacchetta.
Puntualmente, dopo ogni esperimento il fondo del recipiente era ricoperto di uno strato di purissimo oro.
Quando il truffatore ebbe accumulato una ingente somma di denaro, fuggì da Venezia e di lui non si seppe più nulla. Molto più tardi fu scoperto l'inganno:
la verga di ferro di cui si serviva per rimescolare, era piena di una sottile polvere d'oro trattenuta da un tappo che, a contatto col calore, si scioglieva facendo discendere la limatura sul fondo.
A differenza di questo disonesto avventuriero, l'alchimista, come il moderno terapeuta, prende molto sul serio il suo lavoro che lo porta inevitabilmente a confrontarsi con l'Ombra (fase della nigredo). E' una situazione difficile che lo porta al coinvolgimento e alla trasformazione.
Vi sono trattati che analizzano a fondo la natura dell'Opera. Scrive l'anonimo autore del Rosarium Philosophorum, intorno al 1500: "...E' la pietra il Maestro dei Filosofi... perciò il Filosofo non è il Maestro della pietra, bensì ne è il servo.
Di conseguenza, chiunque tenti, con l'arte o con un artificio non naturale, di introdurre nell'arcano qualcosa che per natura non vi si trovi, erra e si pentirà del suo errore." Commenta C.G. Jung: " E' chiaro che l'artista non procede secondo il suo capriccio creativo, ma è spinto ad agire dalla pietra stessa; e questo maestro a cui egli è subordinato non è altri che il Sè. Il Sè vuol rendersi manifesto nell'opera, e perciò l'Opus è un processo d'individuazione o di divenire del Sè." Tornando ai giorni nostri e tentando un parallelismo tra le pratiche mistiche dell'alchimista e i miti moderni di redenzione, mi chiedo a cosa può corrispondere, oggi, la ricerca della pietra filosofale.
Cosa cerca, oggi, l'uomo? Quali sono le sue mete più ambite? Quali le truffe, i nuovi giochi di prestigio??? ...
Nella sua variante ombrosa, al negativo, il nuovo mito che illusoriamente sembra garantire potere e felicità eterne, è il denaro, mentre nell'aspetto etimologico positivo del re-ligere la ricerca è quella che, da sempre, muove lo spirito umano, oltre le colonne d'Ercole, nella vita di ogni giorno.
E' la ricerca di Dio, dell'anima, del benessere interiore e della serenità. E' la ricerca della salute, del giusto e del bene non solo personale.
E' ricerca che si dà attraverso il confronto autentico con l'ombra e la conflittualità che, pur lacerando la coscienza, ogni volta, reintegrandosi in un terzo punto, superiore, contribuisce, dopo la coniunctio, la morte e la fermentatio, all'ascesa dell'anima ed alla purificatio di una coscienza rinnovata, nella percezione dell'essere e del divenire umano.


Laura Ottonello

 
 
 

Post N° 8

Post n°8 pubblicato il 21 Febbraio 2007 da fannyinblu
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La Religione Aumista e il Mandarom

La Religione Aumista nasce sul finire degli anni 1960 per opera di Gilbert Bourdin (1923-1998, più noto fra i suoi discepoli come Sua Santità il Signore Hamsah Manarah), cittadino francese nato in Martinica. Cresciuto in una famiglia cattolica, compie studi in legge e medicina e frequenta in gioventù gli ambienti dell’esoterismo, aderendo alla Società Teosofica, alla massoneria della Gran Loggia di Francia e a vari circoli rosacrociani, martinisti e così via. Dopo alcuni viaggi in Medio Oriente, il 13 febbraio 1961 riceve l’iniziazione al sannyasin (cioè di rinunciante consacrato a Dio) presso l’ashram di Rishikesh da Swami Sivananda Saraswati (1887-1963), il quale gli attribuisce il nome Hamsananda Sarasvati. A questo ricollegamento spirituale seguono – nel corso degli anni – altri titoli onorifici e iniziazioni, che vanno dalla corrente esoterica del buddhismo shingon al sufismo indiano, dal giainismo al buddhismo tibetano, ad alcune correnti religiose africane.

Nel 1962, al ritorno in Francia dall’India, Gilbert Bourdin si ritira durante l’inverno in una grotta isolata in Vaucluse. In seguito a questa esperienza inizia a raccogliere attorno a sé dei discepoli in qualità di istruttore di yoga. Nel 1967 fonda l’Associazione dei Cavalieri del Loto d’Oro (rimpiazzata nel 1995 dall’attuale Associazione del Vajra Trionfante) e nel 1969 istituisce il monastero del Mandarom (presso la Città Santa di Shambasalem, a Castellane, nelle Alpi provenzali), in cui si fondono i primi tre centri francesi: Centrom (nel Vaucluse), Celestom (a centocinquanta chilometri da Parigi) e Anandom (a trenta chilometri da Marsiglia).

Gradualmente, Gilbert Bourdin si rivela come il nuovo Messia, e il 22 agosto 1990 è incoronato quale Messia Cosmoplanetario, Avatar di sintesi, Buddha di sintesi Maitreya, Imam Mahdi Manarah, Avatar totale Kalki, Melchisedec, Cristo Cosmico, Adi Buddha Mirchoan, così riassumendo la sua missione: “Rinnovare spiritualmente il mondo e gli universi; ristabilire l’Unità dei Volti di Dio; costituire una élite spirituale capace di pianetizzare l’Età dell’Oro; riunire in una sola Luce dell’OM tutte le religioni; stimolare le anime al combattimento interiore; aiutare tutte le anime – alla morte del corpo – a formarsi nella Nuova Era nella Colonna di Luce a sei braccia, cristallizzata in astrale attorno alla Terra”.

La Religione Aumista è considerata dai suoi fedeli come la religione universale della nuova era (l’Età dell’Oro), una rivoluzione spirituale, una filosofia attiva dell’azione: la “religione dell’Unità dei Volti di Dio” (autentico dogma della Religione Aumista). Il messaggio essenziale della Religione Aumista è un messaggio eclettico e di sintesi che si riassume nel suono AUM, ritenuto dai seguaci di Hamsah Manarah come la fonte della creazione, il suono primordiale, il “suono-madre” di tutti i suoni, la prima e più alta vibrazione, detto anche Pranava (da prana, energia vitale, e va, veicolo), ovvero propulsore di energia. In tal senso, le tre lettere di AUM corrispondono a tre principi: la A primordiale del mondo prima della creazione (piano fisico); la U della creazione (piano mentale); la M dell’espansione della creazione (piano spirituale). AUM corrisponderebbe quindi al passato, al presente e al futuro, e in quanto propulsore verso l’assoluto, distruttore dell’ignoranza e del male, ponte di unità fra Cielo e Terra, esso è liberante e liberatore, nome del Divino, simbolo della realtà suprema. Per i fedeli della Religione Aumista, a seconda di come si pronuncia il suono AUM, esso agisce diversamente: ad alta voce purifica l’ambiente, cristallizza le buone vibrazioni e scaccia le entità malevole; a bassa voce calma il “mentale”, prepara la concentrazione e aiuta la guarigione; pronunciato mentalmente, aiuta la concentrazione e la meditazione.

Le dottrine della Religione Aumista si fondano sull’opera in ventidue volumi lasciata da Hamsah Manarah (i “Libri Santi”). Quali elementi salienti di queste dottrine vanno ricordati: l’esamide, simbolo dell’unità delle religioni; la Colonna di Luce e la reincarnazione; la nozione di Messia; la statua del Messia Cosmoplanetario. Il ritorno all’unità del verbo creatore è rappresentato dall’esamide, simbolo della religione aumista: si tratta di una piramide a sette facce di colore diverso in cui vengono rappresentate le varie religioni (religioni naturali, induismo, buddhismo, Islam, cristianesimo, ebraismo, giainismo) che si fondono al vertice nel suono OM, luce bianca di sintesi. La nozione della reincarnazione svolge un ruolo essenziale nella Religione Aumista, e Hamsah Manarah ha affrontato la tematica dei mondi visibili e invisibili (compresa la trasmigrazione delle anime) particolarmente nel volume L’Aumisme. La Doctrine de l’Age d’Or, ove si afferma che esistono negli spazi intersiderali miliardi di mondi abitati, anche se a stadi diversi di evoluzione. Dopo la morte l’anima transita per tutti i livelli della scala evolutiva, dal regno minerale al vegetale, animale e umano, pervenendo infine al Divino (la sua natura autentica).

Nel 1985 Hamsah Manarah dichiara di avere creato la Colonna di Luce, strumento finalizzato ad accogliere le anime che hanno abbandonato il corpo. La Colonna di Luce è composta di sei braccia, ciascuna comprendente ventuno livelli di coscienza. Considerata una “gigantesca università post mortem”, essa svolge il ruolo di incanalare le anime, e stimolarle nella loro evoluzione verso Dio, e avrebbe integrato il mondo astrale, i piani celesti, gli inferni e i paradisi delle varie religioni, favorendo perciò la cristallizzazione e la perennità dell’Età dell’Oro sulla Terra. Per intendere quest’ultima nozione, occorre ricordare che per gli Aumisti tutti i mondi sono governati dalla Legge dei Cicli. Nascono direttamente in una Età dell’Oro, ma – a causa della natura ribelle delle entità spirituali che li abitano – sperimentano ben presto un declino, il quale fa sì che all’Età dell’Oro segua una Età dell’Argento. In questa, i maestri di saggezza e i buddha preferiscono riposare in paradisi artificiali piuttosto che operare per preservare l’integrità del mondo. Il loro rifiuto dello sforzo costituisce una delle modalità attraverso cui si accumula il karma. Nella successiva Età del Bronzo il declino è ancora più profondo: una scienza corrotta domina e conquista la pigra civiltà iperborea dell’Età dell’Argento. In questa età della scienza un tremendo conflitto scoppia fra Lemuria e Atlantide. Quest’ultima, che è anche strumento della vendetta degli iperborei, distrugge Lemuria, ma a sua volta è distrutta da una rivolta della stessa Natura, che non è più disponibile a lasciarsi tiranneggiare dalla scienza. La distruzione di Atlantide prelude alla quarta età, l’Età del Ferro, dominata dalla legge del karma, dalla divisione, dalla guerra, e da una religione che si è trasformata in superstizione. Dio si incarna in tutte le età, e nella nostra si fa presente sulla Terra nella persona del Signore Hamsah Manarah, che elimina da tutte le religioni gli elementi corrotti e superstiziosi allo scopo di porre fine al karma e all’Età del Ferro, e di affrettare l’avvento dell’Età dell’Oro.

Da quando il Signore Hamsah Manarah si è rivelato come messia, la legge del karma ha terminato di operare e tutte le anime possono essere purificate e prendere posto nell’Età dell’Oro (ovvero essere distrutte, se rifiutano di purificarsi). Che l’Età dell’Oro finisca per affermarsi sulla Terra è assolutamente certo, dal momento che le conseguenze della Legge dei Cicli sono inevitabili. Tuttavia, l’atteggiamento di accettazione o rifiuto del Signore Hamsah Manarah come messia è importante per determinare se l’avvento dell’Età dell’Oro potrà verificarsi a breve, ovvero dovrà ancora essere atteso per qualche tempo.

Ancora, la statua del Messia Cosmoplanetario è uno dei simboli fondamentali della Religione Aumista. Consacrata il 22 agosto 1990, è una statua alta trentatré metri eretta presso la Città Santa di Shambasalem, considerata dai fedeli come il ricettacolo delle energie di Dio nella materia, la testimonianza dell’Unità dei Volti di Dio, della vittoria del Messia sull’anti-Dio. Eretta con un simbolismo complesso e incoronata con la Tiara del Diamante, raffigura il Messia Cosmoplanetario (Hamsah Manarah) sul cui cuore scintilla un loto a 1.008 petali d’oro, al cui centro irraggia il “Diamante del Sublime Patriarca”.

Nel suo insieme, tutta la Città Santa di Shambasalem – ove si trova il monastero del Mandarom, attualmente abitato da una decina di monaci (erano circa quaranta all’inizio degli anni 1990 e ventitré alla fine di quel decennio) e visitato ogni anno da molte centinaia di persone – asseconda una peculiare “geografia sacra” costellata di monumenti che rimandano alle dottrine della Religione Aumista. Vi trovano spazio il Tempio del Loto (costruito nel 1977 e alto undici metri), la statua del Buddha Maitreya (costruita nel 1981 e alta ventidue metri), quella del Cristo Cosmico (costruita nel 1987 e alta ventuno metri), il Tempio della Trimurti dell’Età dell’Oro (costruito nel 1988), la statua di Maria Cosmica (costruita nel 1989), le quattro statue degli Arcangeli dell’aumismo (costruite nel 1989), la moschea dell’Imam Mahdi (costruita nel 1989) e il Tempio d’Oro del Signore Melchisedec (costruito nel 1989).

La presenza di questi edifici è peraltro al centro di aspre polemiche e controversie, riguardanti in particolare la statua del Messia Cosmoplanetario e il Tempio Piramide, i cui lavori di costruzione non sono mai iniziati. Per quanto riguarda la statua del Messia Cosmoplanetario, dopo un’ordinanza di distruzione emessa dalla Corte d’appello di Aix-en-Provence il 15 giugno 1999, confermata dalla Cassazione francese il 20 giugno 2000, essa è stata distrutta il 6 settembre 2001 nel corso di una operazione militare. D’altro canto, la Religione Aumista non è nuova alle controversie – che hanno riguardato anche il rifiuto dell’inumazione di Gilbert Bourdin al Mandarom –, al punto da potersi considerare un caso particolarmente interessante (specie in Francia), poiché essa è considerata dagli attivisti anti-sette e da una porzione importante dei media francesi come il paradigma medesimo della “setta”. Si tratta di un fenomeno singolare, soprattutto se si tiene conto del fatto che la Religione Aumista non è un movimento di grandi dimensioni – i fedeli sono circa quattrocento (la cifra che esprime il dato complessivo dalla fine degli anni 1960 a oggi è di 2000 iniziati; all’inizio degli anni 1990 i membri erano quasi il doppio della cifra odierna), con una particolare concentrazione in Francia, e a seguire in Canada, Belgio, Svizzera, Italia e Africa – e tuttavia essa è spesso descritta come la quintessenza del “pericolo delle sette”.

Non sono estranee a queste vicende – anche giudiziarie – le accuse mosse a Gilbert Bourdin da una ex seguace (Florence Roncaglia, la cui madre è ancora oggi una fedele della Religione Aumista) che ha denunciato di essere stata violentata da Hamsah Manarah all’inizio degli anni 1980, in una vicenda che ha condotto all’arresto di Gilbert Bourdin il 12 giugno 1995 (lo stesso giorno in cui il Consiglio di Stato francese avrebbe dovuto esprimersi sul permesso di costruzione del Tempio Piramide) e a successivi strascichi giudiziari.

La Religione Aumista – che si vuole nel contempo una struttura organizzata in Chiesa e un ordine iniziatico – è composta di vescovi (un centinaio nel mondo), sacerdoti e sacerdotesse (circa trecento nel mondo), i quali sono incaricati – fra l’altro – di amministrare i cinque sacramenti dell’aumismo: battesimo, confermazione, rinnovo dei voti e delle promesse, matrimonio e transizione. Parallelamente a costoro esistono i cavalieri dell’Ordine Iniziatico dei Cavalieri del Vajra Trionfante, e un ulteriore e segreto ordine esoterico interno, l’Ordine del Diamante Cosmico (talora menzionato come Ordine degli Ierofanti). Le festività religiose nel corso dell’anno sono diciassette, con un’enfasi particolare nel corso della Settimana Santa Aumista, dal 15 al 22 agosto.

Quanto alla successione della guida alla testa del movimento, dopo la morte di Gilbert Bourdin – il 19 marzo 1998 – i fedeli della Religione Aumista attendono la reincarnazione del secondo Hiérokarantine (concetto che esprime l’incarnazione totale di Dio, verificatasi in Hamsah Manarah, noto quindi fra i suoi fedeli come primo Hiérokarantine), che sembrerebbe non essersi ancora verificata.

 
 
 

LA DANZA DELLA VITA

Post n°7 pubblicato il 20 Febbraio 2007 da fannyinblu
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La Biodanza è un sistema di sviluppo umano e rinnovamento esistenziale, basato sull’approfondimento della conoscenza di se stessi e l’auto-accettazione. In Biodanza la musica e il movimento formano un’unità coerente con le emozioni. 
La musica, linguaggio universale, è capace di liberare sentimenti sottili ed emozioni come l’allegria, tristezza, la tenerezza o il dolore. La combinazione di musica, movimento ed emozione induce intense “vivencia” attraverso l’attivazione del nucleo affettivo. Il concetto di “vivencia” è stato proposto da W. Dilthey, filosofo tedesco, come attimo presente (qui-adesso) vissuto con intensità.
Gli esercizi sono strutturati in relazione al modello teorico della Biodanza. Questo permette la loro applicazione a gruppi specifici (bambini, adolescenti, adulti, persone anziane), così come a gruppi eterogenei. 
Le sequenze degli esercizi seguono regole che hanno obiettivi precisi: aumentare la resistenza allo stress, elevare il grado di salute, migliorare la comunicatività, stimolare la creatività e recuperare il legame originario con la natura.
La Biodanza non si ispira a nessun sistema ideologico o religioso. Si basa sull’osservazione fenomenologica, la descrizione e la sperimentazione. La Biodanza sveglia una nuova sensibilità davanti alla vita. Induce l’auto-evoluzione in senso ontologico attraverso l’auto-trasformazione.
In un linguaggio poetico, la Biodanza è un modo di riscoprire la gioia di vivere.
Dal greco il prefisso Bios vuol dire Vita, e la parola Danza in francese ha l'accezione di movimento integrato, pieno di senso. Nasce così il termine Biodanza che significa poeticamente "Danza della Vita". Una comprensione cognitiva di Biodanza è impossibile; soltanto vivendola si può abbracciare il suo vero significato.
Biodanza è un sistema di integrazione umana, un percorso di crescita. Il suo obiettivo è favorire l'integrazione dell'individuo, innanzitutto tra il corpo vissuto e la razionalità.
La proposta è "imparare a danzare la propria vita". 
Cosa significa? Si tratta di sensibilizzarsi agli impulsi interiori e di trovare un'espressione adeguata di essi.
La "danza" è una delle condizioni innate dell'essere umano. Per ciascuno di noi le prime conoscenze sono avvenute attraverso il movimento. "Danza", in un senso originario, è movimento di vita. Non stiamo parlando, dunque, di una "scuola di ballo", bensì di un sistema per risvegliare una nuova sensibilità davanti alla vita.
La nostra "danza" si genera nella sensazione di essere vivo e il suo scopo è rinforzare la vita e permettere la sua evoluzione.
Si tratta di imparare a muoversi con musicalità, a esprimere le emozioni, a comunicare meglio, a riconoscere il proprio valore e quello degli altri.
Recuperare il ritmo, l'entusiasmo, l'allegria. Sentire la forza e la fiducia in se stessi. Ritrovare il piacere di sciogliersi, di lasciare andare le tensioni. Ritornare a commuoversi. Entrare in contatto con cura. Provare dolcezza. Percepirsi in armonia con gli altri.
Come agisce Biodanza 
Integra l'affettività con la motricità; ossia, promuove la sintonia tra sentire e agire.

Riattiva le forze istintive, che hanno come finalità conservare la vita e permettere la sua evoluzione.

Suscita l'espressione dell'identità. Nelle sessioni di Biodanza ognuno è, più che mai, se stesso: rispettato e valorizzato, accettato e amato. Gli stimoli offerti portano a sentire il corpo come fonte di piacere e come potenziale di espressione creativa.

Tre strumenti fondamentali
La musica: scelta con cura mediante studi che ne identificano, tra altre caratteristiche, il contenuto emozionale e la forza induttrice di sensazioni integranti.
Il movimento: fisiologico e adeguato allo stimolo musicale e alla situazione proposta. Il movimento che proponiamo integra, connette, incorpora, include
La vivencia: termine spagnolo che definisce l'esperienza interiore vissuta intensamente nel momento presente. La vivencia è soggettiva ed è espressione psichica della funzione di connessione alla vita.
Integrazione, parola chiave
In Biodanza il processo d'integrazione si attua stimolando la funzione di connessione alla vita. Essa consente a ciascun individuo di integrarsi a sé, all'altro e all'universo.

L'integrazione a sé consiste nel rinforzare l'unità psicofisica.

L'integrazione all'altro consiste nel ripristinare il vincolo con la specie.

L'integrazione all'universo consiste nel riavviare il legame che unisce l'individuo alla natura e nel riconoscersi una parte del cosmo.

Perché Biodanza
Alla radice del disagio di vivere troviamo un forte squilibrio: diamo eccessivo spazio alle funzioni intellettive, razionali, a scapito delle funzioni emotive. La conseguenza di questo scompenso è il progressivo allontanamento dalla vita. 
Una verifica di questo fatto lo ritroviamo quando ci sentiamo disorientati, incerti. In quelle occasioni spesso prendiamo la decisione più ragionevole e meno rischiosa. Pochi sono quelli che si lasciano portare dalle proprie affinità profonde, da una sorta di intuizione e di coerenza con la vita.
Il nostro obiettivo è, appunto, trovare questa coerenza con la vita.
Crediamo che le risposte alle domande che ci pone l'esistenza, si trovino scritte nel profondo di ognuno. Il coraggio di vivere non è altro che la capacità di dare ascolto e di essere fedele a questo dato interiore, che come una torcia illumina la strada da prendere momento a momento. 

 


 
 
 

Post N° 6

Post n°6 pubblicato il 18 Febbraio 2007 da fannyinblu
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LA VISIONE OLISTICA
Attualmente tutta l'impostazione scientifica, la modalità con cui si concepisce l'esistenza è fondata sul modello meccanicistico. Secondo questo modello noi siamo separati gli uni dagli altri e ci creiamo dei responsabili immaginari su cui scarichiamo la responsabilità di problemi e situazioni; e' sempre qualcun altro che deve compiere certe scelte affinché le cose vadano meglio.
Questo succede anche nel campo della salute , valutiamo il corpo come un insieme di organi, separiamo la malattia da noi stessi, separiamo le emozioni dalle parti del corpo ad esse connessi, cerchiamo di eliminare i sintomi anziché le cause, consideriamo la malattia e non il malato, deleghiamo ad atri in modo totale la responsabilità della nostra salute, CONSIDERIAMO L'UOMO LA SOMMA DI TANTE PARTI ANZICHÉ UNA TOTALITA'.
Si va dal medico e gli si dice ,- dottore mi guarisca il ginocchio- senza tenere conto di tutte le implicazioni che l'avere male al ginocchio comporta anche a livello psicologico e spirituale Si va sempre di più verso la specializzazione, verso la frantumazione, verso la divisione in compartimenti stagni, perdendo di vista l'UNITA' BIO PSICO SPIRITUALE DELL'INDIVIDUO.
Si fanno sempre più analisi, di tutti i tipi, ma non per questo la salute e' in miglioramento, le analisi ci servono per darci sicurezza, crediamo che individuando una malattia possiamo controllarla, o meglio il medico la possa guarire. Questo va bene se vogliamo eliminare i sintomi, ma non e' certo l'atteggiamento adeguato per eliminare le cause, che hanno radici dentro di noi, e la malattia ci segnala che c'e' qualcosa di molto profondo da rivedere, da mutare, da risolvere. La diagnosi e' importante, se non diventa un limite, un mezzo solo per risolvere i sintomi; può essere un ottimo strumento se inserita in un contesto più ampio, ci può aiutare a capirci e indicarci su cosa dobbiamo portare la nostra attenzione.
Alle volte la diagnosi può essere altamente negativa e suonare quasi come una sentenza di morte, ma in effetti e 'il limite su cui si scontra la conoscenza scientifica ma non e' detto che non vi siano altri mezzi, altre possibilità.
Una diagnosi di incurabilità ci informa SULLA INCAPACITÀ DELLA MEDICINA, IN QUEL CASO,DI GUARIRE LA PERSONA, MA NON CI INFORMA SULLA PERSONA. D'altra parte non e' neppure giusto scaricare sui medici tutta la responsabilità relativamente alla nostra salute, o alla nostra malattia, e non e' neppure giusto che i medici se la debbano accollare. Il medico compie la sua opera altamente meritoria, ma non può togliere le cause di un male che non risiede esattamente in un organo, anche se e' proprio quell'organo a denunciarne tutto il disagio e la sofferenza.
Nella CONCEZIONE OLISTICA i pazienti devono prendersi la responsabilità della propria salute, e lo possono fare con la collaborazione dei medici, stabilendo un rapporto corretto, senza delegare quelle che sono le proprie responsabilità nell'ambito della soluzione della malattia: un sintomo può essere fisico ma la causa può essere mentale, Gli organi, e tutto il corpo non sono più disgiunti tra di loro, il corpo non e' più scisso dalla mente, e corpo e mente non sono più separati dallo Spirito. Così l' Essere umano non e' disgiunto dai suoi simili da tutto quanto lo circonda compreso l'intero Universo. Tutto e' interconnesso in questa nuova visione, in questo nuovo modello della realta' che si può definire una visione olistica della realtà, in cui non vi e' più la contrapposizione, la separatezza, il dualismo, ma la interdipendenza, cioè tutte le cose sono in relazione le une con le altre.
Un ricercatore, il Dr. David Bohm, nel 1971 affermò che l'universo e' probabilmente olografico e questo confermava le idee di un altro ricercatore che riteneva che il cervello funzionasse come un ologramma. Molto brevemente si può accennare che questo ricercatore, il dr. Pribram dice che la realtà vera e' come l'energia di un laser, la quale trasmette l'informazione, mentre ciò che noi percepiamo come realtà e' una immagine tridimensionale proiettata; la realtà vera e' in effetti l'energia che i nostri sensi captano, non gli oggetti che noi definiamo reali.
Nella concezione olistica, oltre alla considerazione che tutto e' interconnesso e ciò che accade in un luogo si ripercuote istantaneamente su tutto ciò che esiste, si assume che OGNI PARTE CONTIENE L'INTERO; in ogni nostra cellula e' riprodotto l'intero programma della nostra salute, noi siamo tutto ciò che esiste e tutto ciò che esiste e' in noi, dentro di noi vi e' l'intero universo. In questa concezione ogni istante presente e' eterno e ricomprende la totalita' del tempo e dello spazio. Dal punto di vista olistico, tutto ciò' che pensiamo, che mettiamo in atto per guarirci condiziona e può' aiutare anche gli altri. Se pensiamo olisticamente i nostri sintomi, la nostra malattia, la nostra esperienza diventeranno nostri alleati, poiché ci indicheranno la strada per risolvere gli squilibri, per ristabilire lo stato di salute ovvero ripristinare l'equilibrio che in un certo momento si era incrinato.

 
 
 

Post N° 5

Post n°5 pubblicato il 07 Febbraio 2007 da fannyinblu
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TECNICHE ANDINE: ENERGIA IN TRASFORMAZIONE

di Giancarlo Tarozzi

A partire dagli anni ’60 soprattutto negli Stati Uniti si è sviluppata una stretta collaborazione tra esponenti di alcune scuole psicoterapeutiche d’avanguardia e maestri delle culture sciamaniche.

Entrambi hanno considerato utile, per una guarigione intesa in senso profondo ed olistico della persona, integrare reciprocamente le proprie visioni.

In una visione globale dell’essere umano, considerato nei suoi tre piani (corpo, mente e spirito), la Consapevolezza è una premessa essenziale per arrivare al centro della persona stessa nel “qui e ora”, per innescare il cambiamento e la guarigione intesa non come semplice superamento di un sintomo psico-fisico, ma come trasformazione dell’atteggiamento di fronte alle cause dello stesso.

La Consapevolezza è lo Spirito che “usa” il corpo e la mente per fare esperienza.

Nel corso dei miei viaggi di ricerca ho incontrato gli eredi viventi della tradizione Inka, i Q’eros, che abitano nelle Ande peruviane e vivono, come molti indios, in perfetta armonia con la Natura, interagendo con essa attraverso la loro totalità di esseri umani costituiti consapevolmente da corpo, mente e spirito, profondamente immersi in una visione mistica della vita.

Essi non fanno differenza tra comunicazione con esseri umani e con il resto della natura che è espressione diretta del divino.

Tutti gli elementi di essa sono esseri viventi ( le montagne, i laghi, i fiumi, il sole, la luna), ed in quanto tali capaci di scambio in più piani.

Le tecniche andine hanno come presupposto l’inevitabilità di un continuo scambio di energia vivente, ad esempio tra l’uomo e tutto ciò che lo circonda in un percorso di armonia interiore ed esteriore.

L’apprendimento di tali tecniche permette, tra le altre cose, di amplificare la consapevolezza di noi stessi e di ciò che ci accade attorno, di allargare la nostra percezione sensoriale, di utilizzare l’energia vivente per lavorare sulla trasformazione di emozioni spiacevoli in modo tale da non lasciare tracce sul corpo e la mente della persona, di affrontare e guarire situazioni fobiche.

Nella tradizione andina letteralmente non esiste il concetto di positivo e negativo, con tutto il carico di giudizi morali che tale classificazione comporta: si parla solo di energia leggera ed energia pesante.

In questa visione non esiste nulla di sbagliato, tutto dipende dal punto di vista con il quale lo si osserva: l’energia che per gli esseri viventi è pesante costituisce il nutrimento di base per Pachamama, Madre Terra, e nello stesso modo le energie pesanti di creature più evolute, che in Occidente definiremmo Angeli, sono il nostro nutrimento.

Esistono allora tecniche che consentono di “mangiare” l’energia pesante di chi ci circonda ed anche la nostra stessa, “digerirla” trattenendo ciò che di essa può essere utile per noi e scaricare il resto a Pachamama. L’uso di termini legati al cibo non è affatto casuale: quando mangiamo cibo fisico facciamo la stessa cosa, tratteniamo le sostanze nutritive e ci liberiamo di quelle che per noi sono scorie, che però costituiscono linfa vitale (concime) per altri esseri viventi.

In questo modo nulla va sprecato, ogni cosa trova il suo giusto posto nell’ordine generale.

Le conseguenze di questa visione che – è bene sottolinearlo – non è teorico-filosofica ma quanto mai concreta, in quanto costituisce la linfa vitale del modo di vivere delle culture andine, sono evidenti: non esiste il concetto di peccato, di sporco, di nemico da combattere; l’unico principio diventa la trasformazione continua e lo scambio. E’ esattamente quello che insegna la fisica: tutto ciò che esiste deriva dalla trasformazione continua di energia in materia (a livello quantistico), di atomi semplici in complessi, di materia organica in vita etc…

L’utilizzo pratico delle tecniche andine, rimaste miracolosamente intatte grazie alla sopravvivenza di queste popolazioni sperdute sulle Ande a 5000 metri di altezza, scampate all’azione assimilatrice (oggi si direbbe globalizzatrice) di missionari e conquistadores, permette di trasformare e allargare profondamente la propria visione della realtà. Si sperimenta un nuovo livello di Consapevolezza della profonda interrelazione di tutto ciò che esiste, ridimensionando il ruolo dell’essere umano considerato come dominatore assoluto del creato dalle religioni e filosofie patriarcali e riscoprendo invece la profonda fratellanza che ci lega con tutto ciò che esiste.

 
 
 

Post N° 4

Post n°4 pubblicato il 03 Febbraio 2007 da fannyinblu

 


 
 IL POTERE DELLO SCOPO

NELLA VITA

( presentato al concorso mondiale The Power of Purpose organizzato dalla Templeton Foudation - 2004 )

 

La Libertà di Coscienza: una via per una vita di servizio e gioia.

Il potere dello scopo è un argomento che mi accompagna già da molti anni lungo un cammino che mi ha portato ad essere uno “ spirito in azione” e ad approfondire la Libertà di Coscienza mettendone in pratica i principi e le leggi, e diffondendola con la Scuola  di Scienze quantistiche e libertà di coscienza dove tra l’altro insegno la mia Terapia Quantistica Emozionale, in grado di velocizzare il processo di clearing mentale.

     Ho classificato questa relazione come indagine scientifica, ma d’altra parte è la conseguenza di esperienze personali ( familiari e “ paranormali “: leggevo il pensiero e la vita ai miei pazienti, oltre alla diagnosi e guarigione a distanza, fenomeni OOBE, Out of the Body Experiences) da cui è partito il mio cammino e dove sono stato “ costretto”  ad indagare dal punto di vista scientifico queste esperienze, per trovare un equilibrio personale, sociale e per dare una impostazione professionale mirata al servizio del prossimo: tutto ciò porta alla Libertà di Coscienza e la fisica quantistica aiuta a capirne i principi e i metodi.

     Ho capito che su questo pianeta non siamo venuti per caso, ma per un motivo molto speciale, che non è certamente il dipendere dagli altri, il vivere nella mediocrità, o il progresso tecnologico e culturale,  ma lo scopo è quello di unirsi a Dio, unirsi con chi ci ha creato, e allinearsi con le sue intenzioni e metterle in pratica: questo è il primo punto da comprendere, da approfondire e da assimilare.

                Molti ci hanno abituato a vederci staccati, separati da Dio, considerandoci come degli esseri piccoli, per cui la sua immanenza, la sua grandiosità è molto lontana da noi.    

Abbiamo la capacità di creare, di inventare cose nuove, ma la maggior parte di noi vive in un sottobosco sociale,ad un livello dove sappiamo solo prendere dagli altri, e questo è un grande blocco, e un grave problema.

     Questo atteggiamento purtroppo è agli antipodi rispetto alla missione che abbiamo su questo pianeta, e rispetto a ciò che fa Dio.

     Il mio scopo nella  mia vita si è manifestato gradatamente.

     Dapprima evidentemente non lo capivo, perché tutto ciò che ci circonda ci sembra talmente staccato da noi, che non comprendiamo invece che Dio, così come il nostro spirito,  ci parla con qualsiasi tipo di segnali, siano essi fisici, per esempio con le malattie, attraverso cui ci vuole comunicare una nuova strada da intraprendere, e noi invece facciamo di tutto per eliminarle, oppure con l’ ambiente che ci circonda, dove siamo nati, in quanto esso ha un significato ed uno scopo, e psichici ( intuizioni, pensieri, creatività ):saranno comunque tutti eventi sincronici, eventi spazio-temporali che non dobbiamo considerare semplici casualità o fatti inconsueti.

     Se noi riuscissimo a comprendere tutti questi tasselli, allora avremo un’illuminazione, come se finalmente la nebbia si dissolvesse e noi potremmo riuscire a vedere la bellezza, la grandezza, il mistero della vita, e i miracoli che ci circondano.

    Nel mio caso questi segni sono cominciati sin dall’infanzia e continuano adesso, sino a questo preciso momento mentre scrivo questa relazione, che peraltro è frutto di un evento sincronico, di una coincidenza, come tante altre che ci sono state nella mia vita, e che mi hanno fatto chiaramente comprendere il perché sono su questo pianeta.

     Sarò forse esagerato se dico che mi sento di portare avanti uno scopo  nella vita che  può essere in grado di cambiare totalmente il modo di vivere delle persone, della gente, specialmente di quelli che vivono nella povertà, nell’ignoranza, di quelli che vivono staccati dalla comunicazione giornaliera con Dio: “ Cerca prima il regno di Dio, e tutto ti sarà dato in aggiunta “.

  La Libertà di Coscienza, che sto portando avanti come messaggio di consapevolezza, è alla base del mio scopo, della mia missione su questo pianeta: so che siamo qui per divenire più simili a Dio e  per aiutarlo nella sua missione, e quindi per mettere in atto quelle qualità che condividiamo con Lui e di cui dobbiamo riappropriarci.

 Per realizzare ciò dobbiamo sapere chi siamo, qual è la nostra missione, e porre costantemente la nostra attenzione soltanto su questo compito: e ne vedremo i risultati, anche perché avremo come complice Dio,tutte le forze della natura e tutti gli eventi sincronici che ci apriranno le porte lungo questo cammino.

     Dopo tante esperienze terapeutiche deludenti, le mie preghiere sono state centrate nel chiedere di scoprire una soluzione, di ampliare un cammino che avevo già cominciato e che diffondevo con i seminari sulla  “ Trasformazione Spirituale “, dove portavo le mie esperienze e conoscenze: questo è stata la conseguenza di indagini, studi, approfondimenti, e grazie a  “ Dionet “ sono approdato sulle rive di un fiume magico, misterioso,  in continua evoluzione chiamato Fisica Quantistica.

Nell’oscurità c’è la luce, e questa luce la possiamo trovare nel momento in cui apriamo il nostro cuore e cominciamo ad applicare i principi di fisica quantistica, che corrispondono alla lettera a tutti  i principi che nelle sacre scritture sono stati menzionati: Gesù Cristo, per esempio, ci ha dato i mezzi per la Libertà di Coscienza, per poter diventare dei grandi, aiutare e servire gli altri,dando loro felicità ed una strada, un cammino.

     Il mio viaggio è approdato ad una tecnica che chiamo Terapia Quantistica Emozionale ( TQE ), in grado di eliminare i blocchi alla Libertà di Coscienza. Per me è stata una grande gioia essere stato instradato e portato a comprendere, con le preghiere,  il campo delle relazioni spirito –mente-corpo, per portare la pace, la gioia, e la realizzazione nella vita di ciascuno ( come ho già approfondito con la medicina spirituale).

     Credo di esserci riuscito, ed è con grande soddisfazione che comincio la mia trattazione  sulla Libertà di Coscienza, legata molto a questa tecnica che elimina le problematiche di base, gli intoppi, gli scogli, le catene che ci rendono schiavi.

          Il grande insegnamento che ho potuto capire per arrivare alla Libertà di Coscienza è avere delle regole, avere la conoscenza che ci permette di fare dei salti quantici di consapevolezza, quando questa viene messa in pratica.

     Prima regola è: “ l’osservatore crea la sua propria realtà”.

     Questa regola è tutto l’opposto del “ prendere “. Significa che noi siamo in grado, abbiamo gli strumenti, siano essi spirituali che materiali, per realizzare i nostri sogni, la nostra realtà, non importano le apparenti mediocrità in cui ci troviamo.

     Un dato rimane certo: noi possiamo, con l’intenzione e la conoscenza  “ spirituale – quantistica” messa in atto, agire su tutto ciò che ci circonda, siano cose inanimate che cose animate.

                  L’osservatore crea la sua realtà, cioè il mondo è come pensiamo noi che sia: possiamo incidere, mettere una firma su tutto ciò che vogliamo avere e possiamo avere; aspettando poi che i segni, la complicità del cosmo e la complicità di Dio ci portino praticamente ciò che noi desideriamo.

Per fare ciò dobbiamo entrare in contatto chiaramente con il nostro Spirito, oltre ad avere anche un’idea chiara, una conoscenza scientifica su come stanno le cose e su come funzionano.

     La realtà viene classificata in tre livelli: materiale, quantistico e virtuale.

     Tralascerò il livello quantistico che è di  “ transizione “, cioè è un immenso oceano di particelle subatomiche che aspettano ordini dal virtuale ( dallo spirito ) per creare esperienze nel materiale.

     Il livello materiale è quello che percepiscono i nostri cinque sensi, e quindi è un livello attorno a cui si è ed è organizzata e cresciuta la scienza, come la conosciamo cattedraticamente, come pure la medicina, la società e il nostro modo di vivere, ossia ciascuno è separato dagli altri e vive una vita propria; qualsiasi cosa accade in un particolare posto del pianeta, e al pianeta stesso,  ci può rattristare, coinvolgere emotivamente, ma fino ad un certo punto, in quanto sappiamo che non sta coinvolgendo noi “ in prima persona “.

     Questo è il livello su cui ci siamo mossi sino ad ora, cioè il livello che è imputato maggiormente nella schiavitù di coscienza ( termine contrapposto alla Libertà di Coscienza): ci basiamo su concetti molto limitativi le cui conseguenze le vediamo nella nostra società: depressione, stress, povertà, guerre. Tutto ciò perché la nostra vita si svolge nel solo livello materiale e nell’ignoranza o falsità spirituale.

     In realtà ciò che ci sta dietro e che è alla base della TQE, è la presenza di un essere energetico, invisibile, i cui effetti sono visibilissimi, che chiamerò il Dragone a cento teste ( nome datogli da Carlos Castaneda ) : è l’insieme di tutte le informazioni negative, auto-limitanti che abbiamo ricevuto e che sono state raccolte e si raccolgono nel serbatoio mentale: la mente è uno strumento dello Spirito; fin quando non si prende coscienza di ciò e non lo si mette in pratica, i risultati sono deleteri, disastrosi.

     Vedremo che questo  “essere “ porta malattie, depressione, sofferenza, guerre, rancore, solitudine , tristezza a tutte le persone che non riescono a gestirlo e a non avere quindi la propria libertà di coscienza.

Tutto ciò accade senza nemmeno rendercene conto, perché ci siamo talmente identificati con esso che neanche ci accorgiamo della sua presenza. Se diciamo di avere un certo carattere, un certo modo di pensare, in realtà non siamo noi che parliamo, ma è questo essere a cui abbiamo permesso di esprimersi attraverso la nostra mente. Vive di separazione e cattiveria, qualità opposte all’amore, anche se si può mimetizzare nell’ipocrisia, nella falsità ( “ Attenti ai lupi travestiti da colombe” ).

     La psicologia parla di ego, ma per me è un termine molto soft, light, perché ciò che egli può creare attraverso la nostra complicità inconsapevole, è veramente disastroso!

     E’ importante consapevolizzare questo concetto: quando due persone parlano, non sono in realtà due esseri spirituali in azione, come dovrebbero essere, ma sono due “ dragoni “ che stanno comunicando, in cui ciascuno si sente separato dall’altro e cercherà di imporgli la propria volontà e il proprio modo di pensare: l’obiettivo è avere potere sulla mente e gestirla.

     Ciò è molto importante: ecco perché come conseguenza delle informazioni, a cui tutti siamo stati esposti sin dalla nascita e poi a scuola, non possiamo creare la nostra realtà: è ovvio! Perché noi chi siamo? Se siamo questo essere non potremmo mai creare ciò che vorremmo, ma creeremo una realtà fatta di limitazioni, sofferenze, cioè la realtà che prevale nel nostro pianeta.

     Ma se noi prendiamo consapevolezza del dragone e della sua costituzione, fatta da “ particelle emozionali”, ossia esperienze che si sono sclerotizzate nel nostro corpo energetico, e le eliminiamo, cominceremo a ridurre il suo potere, e faremo fluire il nostro spirito, perché noi siamo esseri spirituali in un corpo fisico.

     Se queste conoscenze non vengono acquisite  dalla nascita risulterà difficile in seguito espugnare le particelle, perché ci siamo talmente identificati con questo essere, che non ci accorgiamo neanche che è lui che sta parlando; non siamo noi, è lui che prende il posto nella mente e ci pilota.

Quindi non possiamo risolvere i problemi del mondo se aiutiamo gli altri soltanto nell’ambito fisico, materiale: è come riparare un rubinetto senza poter aprire poi l’acqua.

 L’azione chiave deve essere anche quella di stimolare la loro componente spirituale ( amore, servizio, compassione, perdono), ma per fare ciò devono prendere consapevolezza della loro natura divina, di questa presenza ( il dragone ) e di come possono gestirla, pilotarla e quindi non esserne più schiavi,altrimenti saranno vani i nostri tentativi di aiuto, in quanto si ritroveranno sempre con la loro ignoranza interiore.

     La Libertà di Coscienza invece è in grado di far cambiare il soggetto e renderlo indipendente da tutto, in quanto può gestire la sua vita stando al servizio degli altri, e migliorandosi sempre più, facendo continui salti quantici, e quindi vivendo nella gioia, nella felicità, nell’abbondanza, nella ricchezza. Inoltre può essere un esempio per gli altri ed un mezzo di comunicazione utile per il loro cambiamento. E’ così che l’osservatore crea la sua realtà.

Se l’osservatore è pieno di incertezze, la realtà che creerà sarà uguale a ciò che invia nell’universo.

Altro principio della fisica quantistica, che mi ha portato a comprendere i fenomeni “ a distanza “, è la non – località.

     Questo principio attesta che tutti siamo uno; non esiste lo spazio né il tempo, quindi siamo tutti interconnessi.

 Vi è una dimensione diversa da quella dei cinque sensi in cui non esiste la realtà a cui siamo abituati, ma esiste solo l’unità, e questa è il livello virtuale, non-locale, la sede del nostro spirito, di Dio, dove siamo tutti uno: se non c’è lo spazio e non esiste il tempo, non può esistere separazione fra un essere ed un altro;

Conoscendo e vivendo questa dimensione non posso attaccare o giudicare mio fratello, addirittura me stesso, perché dicendo mio fratello sto attuando sempre una separazione, vedo un fisico staccato dal mio, ma è un essere spirituale che è Uno con me, e con tutti gli altri: inoltre noi possiamo influire positivamente anche su chi non c’è vicino, non importa dove si trovi, perché la nostra coscienza, contattando la realtà virtuale con la preghiera, la meditazione,  è in grado di influenzare dei parametri biologici in persone anche a distanza:questa è una cosa favolosa, questa sì che diventa libertà di coscienza.

      Non dipenderemo dalle limitazioni imposte dai cinque sensi e dalle distanze: le mie numerose esperienze confermano questo fenomeno, fra l’altro provato anche dai miei numerosi allievi nella scuola di  Scienze quantistiche e libertà di coscienza, dove tra l’altro si tocca con mano la propria realtà interiore, cioè il fatto di essere coscienza pura, spirito.

Ma l’esperienza principale rimane quella di gestire la mente, far sì che quel contenuto negativo, costituito dal dragone a cento teste, venga messo da parte, per permettere allo spirito di agire.

E’ questo il punto più importante: che lo spirito agisca diffondendo le sue qualità ( guarigione, intuizione, gioia, pace, amore, creazione ) che non sono esclusive di qualcuno in particolare, ma sono qualità innate dateci da Dio. Quindi è lo spirito che può agire a distanza, oltre che sul nostro stesso corpo; è il più grande guaritore che ci possa essere.      E’ a livello non - locale che avviene la guarigione e non bloccando momentaneamente il dragone, ma eliminando le particelle emozionali ( insicurezza, incertezza, paure, rabbie, sensi di colpa)  che hanno provocato quella malattia, quel tipo di problema, quella schiavitù di coscienza.  

 Eliminate le particele emozionali, che sono dei piloti della nostra mente, con l’aiuto dello spirito e della TQE, potremo esprimere la nostra vera natura: quella di esseri spirituali liberi, in azione.

      Se noi viviamo in un ambiente in cui le particelle prevalenti sono la povertà, l’insicurezza, l’incertezza, saranno queste le condizioni che avremo come informazione principale nel nostro contenuto mentale: i risultati quali saranno?      

     L’osservatore creerà la sua realtà, cioè le sue particelle provocheranno gli eventi sincronici che sfoceranno in quel tipo di vita relativo al loro stesso contenuto.

Le particelle passano fra “ esseri quantici “ senza avere barriere: la definizione di esseri quantici è quella di esseri che vivono le tre dimensioni contemporaneamente ( materiale, quantistica e virtuale ), sanno qual è il loro scopo, perché sono connessi al loro spirito e quindi sono in grado di vivere nella realtà materiale, perché devono ovviamente svolgere il servizio, la loro missione che consiste nel fare innalzare i livelli di coscienza degli altri, ma nello stesso tempo vivono nel mondo spirituale: quindi non potranno avere alcuna preoccupazione a questo livello, perché sanno che potranno realizzare qualsiasi loro sogno e desiderio.

 Ebbene, nel momento in cui abbiamo un’intenzione, avendo capito il nostro scopo grazie alla meditazione, alla preghiera e alla conoscenza che mette in pace i due emisferi cerebrali, questa coinciderà e si allineerà con l’intenzione del nostro Spirito e di Dio.

Questo significa 1) avremo degli applausi nei cieli, perché finalmente “ abbiamo capito “; è arrivato il momento di dire: “ So perché sono qui”, quindi avremo tutte le complicità, possibili ed immaginabili; vivremo un’esistenza spirituale immessa in una esperienza materiale, risultandone uno stile di vita già descritto da Gesù Cristo: “ Siate nel mondo, ma non del mondo”. Allora 2) cominciano a manifestarsi tutti quei segni, quegli eventi che ci porteranno  dolcemente con mano verso il raggiungimento del nostro scopo, cioè quello di portare noi e gli altri alla Libertà di Coscienza, a realizzare i propri sogni, desideri, portarli ad un livello di frequenza elevata, tale da sentirsi uniti, e poter dire: “ Siamo uno con Dio!”, e non semplicemente fratelli e sorelle, che coinvolge sempre una separazione dall’altro: l’altro è me stesso!

 Ecco qual è il grande insegnamento datoci da Gesù e spiegato scientificamente dalla non – località.

     Termino questa mia trattazione, affermando che si può risolvere qualsiasi tipo di problema se noi cominciamo a cambiare, a fare salti di consapevolezza, a conoscere: 1) che siamo degli esseri spirituali con enormi capacità; e l’essere spirituale “ in azione “ è soltanto gioia, potere, condivisione, compassione, amore, servizio, e perdono, anche se 2) questo non è essenziale, perché l’ “altra” persona ha svolto e svolge nella nostra vita un compito ben preciso, per cui non occorre perdonare, ma ringraziare sia l’altro essere che Dio per averci “ donato “ quella persona nel gioco sincronico della vita;  infatti non esistono relazioni negative, ma maestri di vita che ci indicano la direzione interiore ed esteriore da prendere.

Ciò porta sempre ad una crescita, ad una  consapevolezza progressiva, a salti quantici di coscienza in cui noi comprendiamo che dobbiamo stare in contatto con lo spirito, e che questo ci porterà a raggiungere i nostri obiettivi insieme agli altri, per poter far parte non di un popolo, ma di un’unica entità, cioè Dio. Questo è lo scopo.

Una persona inconsapevole delle leggi spirituali, non andrà molto lontano. Possiamo istruirla, ma ciò non serve a renderla una persona felice,  né tanto meno lo possono fare i soldi.

 L’istruzione è utile soltanto quando viene accoppiata a quella che attiva l’emisfero destro, cioè spirituale, perché è quella che poi permetterà di utilizzare la conoscenza ricevuta a scuola, per creare ciò che si desidera; e poichè le leggi spirituali parlano di condivisione, di amare il prossimo come noi stessi, anzi amarlo perché siamo noi stessi, allora a quel punto si potrà finalmente utilizzare l’ istruzione canalizzandola nell’energia e bagnandola nelle informazioni delle leggi spirituali.

Per raggiungere il nostro scopo nella vita, dobbiamo inoltre capire, comunicando con il livello virtuale, qual è la nostra lezione di vita: ossia ciascuno di noi possiede una chiave, che una volta trovata, riesce ad aprire l’universo creativo davanti a noi.

Le lezioni di vita vanno dall’ubbidienza, all’umiltà, al perdono, alla responsabilità. Il loro uso quotidiano ci porta a livelli di coscienza degni di un essere divino in grado di “ spostare anche le montagne ”.

  Quella frase è vera:  “ Non basta dare il pesce ad un affamato, ma occorre anche insegnarli a pescare “ e a gestire i livelli emozionale, economico, relazionale la cui non esperienza porterà altrimenti ad un fallimento come essere spirituale.

     L’altra faccia dell’istruzione, l’anello mancante per la realizzazione degli esseri quantici sulla terra, rappresenta il potere del mio scopo: essa è l’istruzione spirituale, quantistica che porta alla Libertà di Coscienza, dove il soggetto diventa prima uno con se stesso, ossia equilibria entrambi gli emisferi e le due consapevolezze materiale e spirituale; poi questo lo potrà esprimere anche nel mondo esterno, aiutando gli altri ad integrare i due pilastri dell’istruzione.

 La Libertà di Coscienza deve cominciare nelle scuole: a tal proposito sto diffondendo questi concetti con il mio libro “ Diventa leader della tua vita “ dove si uniscono concetti pratici a concetti quantistici, spirituali. E’ un manuale da consultare ogni giorno e metterlo in pratica.

Evidentemente sono attaccato dai dragoni che pensano che queste siano delle sciocchezze, delle fandonie, perché ormai le persone sono rassegnate alla loro situazione e quindi sanno che bisogna vivere in un certo modo, che purtroppo significa rubare, prendere, persino le emozioni: e poiché lo fanno tutti, ciò non rappresenta niente di male.

Questo è il gioco del dragone.

 Dobbiamo cominciare a diffondere ciò a tappeto.

 So che siamo figli prediletti di Dio, siamo tutti creature divine, e tutti abbiamo il diritto e il dovere di aprirci, come una farfalla: dal bozzolo in cui siamo racchiusi, dai pericolosi condizionamenti in cui siamo immersi, dobbiamo svilupparci, dobbiamo crescere, evolverci, per poter aprire questo bozzolo, e passare dalla fase di bruco alla fase di farfalla; ciò non è appannaggio di pochi fortunati, ma di tutte le farfalle, ed è questo che dobbiamo capire.

Se  so come fare, è un mio dovere trasmetterlo, comunicarlo.

E’ nelle mie intenzioni costituire un istituto di ricerca sulla Libertà di Coscienza, per far sì che le prossime generazioni siano felici, in pace, unite, che il mondo diventi un regno spirituale, e la terra con il suo grande aiuto e amore, possa ridivenire un paradiso.  Gaetano Confuorto

 
 
 

OBE spontanea del sogno

Post n°3 pubblicato il 02 Febbraio 2007 da fannyinblu

La forma più comune di OBE ha inizio da un sogno: siamo in un certo ambiente (di solito la nostra casa) e, improvvisamente, ci rendiamo conto di sognare. Sin qui si tratterebbe solo di un sogno lucido, ossia un sogno nel quale si è coscienti di stare sognando: magari riusciamo a sostenere il sogno senza svegliarsi e ad agire volontariamente in esso. immagineEbbene, dal sogno lucido all'OBE il passo è brevissimo, perchè un piccolo atto volitivo è già sufficiente a lasciare il corpo (e infatti io mi associo ai molti che considerano i due fenomeni la stessa identica cosa con diverso grado di densità e di consapevolezza). Da un punto di vista della classificazione esoterica precisiamo che l'OBE, distinguendosi dal sogno lucido proprio per l'uscita dal corpo, deve avere caratteristiche di oggettività per chi la vive, dovendosi quindi poter avere una ragionevole certezza di essere davvero usciti dal corpo. immagineVedendola così sembrerebbe impossibile sostenere la realtà del fenomeno, la cui effettiva esistenza è infatti molto controversa: è solo un sogno un pò speciale o si tratta di un fenomeno reale? Si potrebbe pensare di avere un forte indizio della oggettività della propria OBE, se tramite questa si viene in possesso di informazioni non ottenibili in altro modo. Ecco una prova classica: da un mazzo di carte da gioco estrarremo a caso una carta, e senza guardarla la metteremo in un punto della stanza dal quale sia normalmente impossibile vederla, come sopra un armadio; si osserverà (volando!) durante l'OBE, per poi confrontarla con la realtà, e in caso di successo se ne avrà una discreta prova personale. Dico discreta perchè, a voler essere pignoli, avremmo potuto ottenere la conoscenza della carta una forma di chiaroveggenza inserita in un sogno più o meno normale, ma i problemi non finiscono qui: accade infatti che le percezioni durante la nostra auspicata vera OBE non sempre sono valide e affidabili, e questo accade perchè nell'OBE la percezione avviene comunque secondo le dinamiche oniriche.immagine Applicato al nostro caso (una ipotetica vera OBE) ciò significa che, pur partendo dalla vera percezione della carta, questa potrà essere alterata in misura variabile dal simbolismo, o dalle nostre aspettative, desideri, paure, ecc. Quindi, se ci accorgeremo al momento del controllo di aver letto una carta sbagliata, non potremo escludere in assoluto che un'OBE sia davvero avvenuta. Dobbiamo convenire che finchè non sarà stato inventato un qualche strumento per vedere e magari filmare l'uscita del corpo astrale dal corpo fisico di un soggetto, questa avrà un valore solo per l'interessato (sorvoliamo in questa sede sui veri e propri esperimenti in condizioni controllate). Dal nostro eventuale dubbio personale così non se ne esce: nel caso dell'OBE spontanea e soft resterà sempre il dilemma se non sia stata solo un bellissimo sogno molto realistico. (...)Mark Génserikson

 
 
 

Post N° 2

Post n°2 pubblicato il 02 Febbraio 2007 da fannyinblu

immagine ESPERIENZE DI PRE-MORTE (N.D.E.)
 

 
Le esperienze di pre-morte (EPM), indicate spesso con l'acronimo NDE (dall'inglese Near Death Experiences) costituiscono un fenomeno molto diffuso che si va a poco a poco imponendo all'attenzione di studiosi di tutto il mondo.
Tali esperienze riguardano tipicamente persone che, per circostanze diverse (incidenti stradali, annegamenti, ferite da armi da fuoco, cadute, tentativi di suicidio, interventi chiruirgici, gravi malattie), sono venute a trovarsi in condizioni di morte clinica, con perdita totale della coscienza, e sono state successivamente riportate in vita. Secondo i dati raccolti finora sembrerebbe che circa il 35-40 % delle persone rianimate abbia vissuto delle esperienze di pre-morte; inoltre, gli studi non mostrano alcuna relazione tra il fenomeno e l'età, il sesso, la razza, la religione, la classe sociale o il livello d'istruzione.
I resoconti dei soggetti che hanno avuto delle NDE sono abbastanza diversi tra loro; è possibile tuttavia estrarre da tali esperienze alcuni elementi che tendono a ripetersi nella maggioranza dei casi, formando così una sorta di modello di riferimento.
Sulla base di tale modello, una tipica NDE attraversa le seguenti fasi:

 1) Il soggetto si trova improvvisamente a fluttuare al di fuori del proprio corpo, a un lato di esso o, più spesso, al di sopra. Può osservare l'ambiente circostante, guardare con distacco il luogo dell'incidente o assistere ai tentativi di rianimazione che i medici stanno effettuando. In certi casi si spinge in altre stanze dell'ospedale, o all'interno della propria abitazione. La percezione è molto intensa e chiara, tanto che il soggetto, una volta rianimato, è in grado di descrivere nei dettagli tutto ciò che è avvenuto intorno a lui mentre si trovava in stato di incoscienza.

2) In seguito c'è l'ingresso in una sorta di tunnel buio, che si percorre a gran velocità in direzione di una estremità in cui si intravede una luce abbagliante.

3) Giunto al termine del tunnel, il soggetto viene sommerso dalla luce, che sembra permeare ogni cosa e alla quale vengono attribuite qualità positive, descritte generalmente in termini di amore, bontà, serenità. E' qui che egli incontra spesso parenti e amici defunti o esseri extra-umani (angeli), i quali a volte gli danno informazioni riguardanti il luogo in cui si trova.
Durante l'attraversamento del tunnel o, più frequentemente, mentre si trova immerso nella luce abbagliante, il soggetto vede spesso scorrere le proprie esperienze passate come in un film, sentendosi spinto a compiere una sorta di bilancio della propria esistenza. Tale visione retrospettiva ricorda molto da vicino la scena del giudizio nell'aldilà di cui parlano molte religioni del mondo. C'è tuttavia una differenza importante: tutti coloro che hanno avuto esperienze di pre-morte non parlano mai in termini di giudizio (che implica punizione o ricompensa), bensì di accettazione e comprensione, tese a un'autovalutazione del soggetto riguardo alle proprie azioni.

4) Una caratteristica comune alla maggioranza delle esperienze di pre-morte è che a un certo momento qualcuno o qualcosa fa capire al soggetto che deve tornare indietro nel mondo dei vivi, perché il suo momento non è ancora venuto. Tale momento può capitare in una qualsiasi delle fasi descritte.
Il ritorno alla vita viene in genere vissuto come sgradevole perché l'esperienza del distacco dal corpo è associata a benessere, pace e profonda armonia, uno stato ben lontano da quello sperimentato nella vita ordinaria.

 Le interpretazioni del fenomeno
Riguardo al significato da attribuire alle esperienze di pre-morte, si possono dividere le spiegazioni in due grandi classi:

1) Concezioni spiritualiste, che considerano le NDE come una prova dell'esistenza di una parte immateriale dell'uomo, la quale si separerebbe dal corpo al momento della morte. In questo senso andrebbero interpretate anche la luce abbagliante (considerata una emanazione della divinità) e il rivivere come in un film la propria vita (visto, invece, come la manifestazione del "giudizio" che ogni anima dovrà subire al suo ingresso nell'aldilà).

2) Concezioni scientifiche, sostenute da coloro che rifiutano le concezioni extra-fisiche per le esperienze di pre-morte. Per i sostenitori di questo tipo di tesi, le NDE non sarebbero altro che immagini provocato dallo stato di mancanza di ossigeno e di sostanze nutritive nei neuroli cerebrali, oppure il prodotto di certi farmaci somministrati ai pazienti in condizioni cliniche disperate o, infine, visioni provocate dalle endorfine che si liberano nel cervello in una fase critica delle funzioni vitali.
Bisogna osservare che questo secondo tipo di concezioni, nelle sue diverse versioni, è tipica di quegli studiosi che si sono pronunciati sul fenomeno utilizzando resoconti riportati da altri studiosi, cioè senza aver partecipato a ricerche dirette sui pazienti. D'altra parte, quasi tutti coloro che, per motivi di lavoro, sono stati a diretto contatto con pazienti che hanno avuto NDE (medici, infermieri, anestesisti), anche se inizialmente scettici sulla natura extra-sensoriale del fenomeno, si sono successivamente ricreduti. Certi particolari riferiti dai pazienti, infatti, pur sorvolando sul fatto che in uno stato clinico di encefalogramma piatto non si dovrebbe avere alcun tipo di esperienza cosciente, non avrebbero potuto essere percepiti dalla collocazione spaziale e nelle circostanze in cui i pazienti stessi si trovavano.

NDE e bambini
Un filone tutto particolare è rappresentato dalle esperienze di pre-morte che coinvolgono bambini. Dobbiamo soprattutto al pediatra americano Melvin Morse la raccolta di numerosi casi di tali esperienze che riguardano bambini dai 3 agli 11 anni.
Morse, inizialmente scettico su una interpretazione extra-corporea del fenomeno, dopo aver studiato molta della letteratura disponibile sull'argomento, e dopo aver esaminato molti casi di NDE nei bambini, giunse alla conclusione che le diverse spiegazioni tendenti a ricondurre le esperienze ai fenomeni fisici del cervello erano inadeguate.
Secondo Morse, il fatto che un bambino clinicamente morto sia in grado di raccontare (a parole o con disegni) con ricchezza di particolari le diverse fasi della sua rianimazione, di descrivere le persone che si sono avvicendate accanto a lui, o addirittura di descrivere i nonni, morti prima dela sua nascita, avendoli incontrati mentre era del tutto incosciente, chiama in causa una realtà diversa da quella a cui siamo abituati.

 Breve prospettiva storica
Convenzionalmente si fa risalire l'inizio degli studi sulle esperienze di pre-morte al 1975, anno in cui Raymond Moody, medico, pubblicò un libro in cui venivano raccolte molte testimonianze dei suoi pazienti che avevano vissuto esperienze riconducibili alle NDE.
Poco dopo, Elisabeth Kubler-Ross rivelò di aver condotto quasi contemporaneamente una ricerca analoga e di aver fatto più o meno le stesse scoperte di Moody.

Nel 1977 Karlis Osis ed Erlendur Haraldsson posero a confronto quasi 900 casi di NDE riferiti da pazienti a dottori o altro personale medico, sia negli Stati Uniti che in India, senza trovare grandi differenze nei resoconti, nonostante le forti differenze culturali.

Agli inizi degli anni Ottanta, ricercatori come Bruce Greyson e Melvin Morse svolsero nuove indagini, costituendo lo IANDS (International Association for Near-Death Studies), a cui aderivano medici, neurologi, psicologi e psichiatri, con l'obiettivo di portare avanti una ricerca interdisciplinare sul fenomeno delle NDE.

Dagli anni Novanta in poi vengono periodicamente organizzati congressi internazionali nei quali sono presentati nuovi studi e ipotesi sulle esperienze di pre-morte.

Nel 2001, la rivista scientifica "The Lancet" ha pubblicato una ricerca dell'olandese Pin van Lommel e collaboratori, dove viene descritto un primo protocollo scientifico applicato su larga scala (344 pazienti) nella valutazione delle NDE.

Sebbene tali fenomeni si siano imposti all'attenzione dei ricercatori solo negli ultimi 30 anni, essendo divenuti assai frequenti grazie ai progressi delle tecniche di rianimazione, esperienze simili, sia pur molto più rare, sono note da moltissimo tempo. Esse vengono descritte, con abbondanza di particolari, nel Libro egiziano dei morti (500 a.C.), negli scritti yogici del saggio Patanjali (risalenti a 2000 anni fa) e nel Libro tibetano dei morti (VIII secolo).

 
 
 

Post N° 1

Post n°1 pubblicato il 01 Febbraio 2007 da fannyinblu
Foto di fannyinblu

 

In Puglia le tracce del primo uomo europeo


Si tratta dei più antichi ritrovamenti italiani dai quali si ipotizza che questi antichi abitanti discendano dall'Homo antecessor africano e siano giunti dopo una migrazione attraverso il Caucaso
Il primo uomo europeo viveva in Puglia un milione e cinquecento anni fa e da qui si è diffuso nel resto dell'Europa: le prove vengono da una serie di manufatti litici in selce fra cui 15 schegge ritrovate in una cava ad Apricena in provincia di Foggia. La scoperta si deve a un gruppo di ricerca delle università di Roma La Sapienza, di Torino, Firenze e Ferrara che ne ha dato l'annuncio durante il Congresso dell'Unione Internazionale di Scienze Preistoriche e Protostoriche di Lisbona.

Gli oggetti ritrovati consistono in ''nuclei di selce, le pietre con sui si lavoravano le altre pietre per farle diventare utensili, e schegge probabilmente utilizzate per il trattamento delle carcasse animali" ha osservato Carmelo Petronio fra i ricercatori del gruppo e docente di paleontologia dei vertebrati all'Università La Sapienza. Questa scoperta, ha proseguito, consente di testimoniare come ''l'uomo si fosse già diffuso in Europa in un intervallo temporale prossimo a 1,7 milioni di anni fa e come fosse già in possesso di un comportamento tecnologico complesso perché era in grado di costruire oggetti".

Secondo i ricercatori, la scoperta della presenza dell'uomo in questa epoca nel cuore del bacino mediterraneo ''riapre il dibattito sulle origini del popolamento di tutta l'Europa, avvalorando l'ipotesi di una migrazione da Est, attraverso il cosiddetto Corridoio Levantino, e non dall'Africa nord-occidentale come suggerirebbero i fossili spagnoli, finora considerati i più antichi".
I fossili ritrovati nel sud della Spagna, appartengono all'Homo cosiddetto antecessor, sono di apparente derivazione nordafricana e appartengono a un periodo compreso fra gli 800.000 e un milione di anni fa. Secondo Petronio si fa un po' più di luce sulle rotta dei primi uomini che lasciarono il continente africano ''l'homo ergaster si diresse in Asia dove continuò ad evolversi diventando homo erectus; un gruppo però, prima dell'evoluzione si spinse verso il Caucaso e da qui probabilmente continuò a migrare fino a raggiungere l'Italia Meridionale''.

L'ipotesi di una migrazione dall'Asia, ha osservato Petronio ''deriva dal ritrovamento, nel Caucaso meridionale, in Georgia, di ossa umane appartenenti all'homo antecessor e di manufatti tutti databili intorno a un milione e ottocentomila anni fa. Gli oggetti sono molto simili nella lavorazione a quelli ritrovati in Puglia". La datazione degli oggetti scoperti in Puglia deriva dal fatto che, nello stesso luogo sono stati ristrovati anche resti di oltre cento animali fra cui 45 mammiferi come tigri dai denti a sciabola, mammuthus, già datati a un milione e cinquecento anni fa.

''Si tratta dei più antichi ritrovamenti italiani - ha continuato Petronio - prima era stato rinvenuto soltanto un osso cranico appartenente al cosiddetto uomo di Ceprano vissuto circa 700.000-800.000 anni fa. Per ulteriori conclusioni bisogna continuare il lavoro di scavo per far venire alla luce i resti del primo uomo europeo".

 
 
 
 
 

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