Mi sono rassegnata.
Le mie notti non saranno mai tranquille. Gli incubi non smetteranno mai di tormentarmi. Non c'è mattina in cui non mi svegli scossa o spaventata o dolorante o disgustata o sfinita. O semplicemente sfasata. Come se qualcosa non mi quadrasse.
Il più delle volte non ricordo nemmeno quale sia stato l'incubo. Altre volte cerco di scacciarlo rapidamente, ma l'amaro in bocca rimane comunque per tutto il giorno che segue.
Quasi quasi preferisco l'insonnia. Almeno lì la stanchezza vince sulla paura. L'adrenalina vince sul disgusto.
Domani in ufficio sarà uno schifo. La mia amica fatina sarà in trasferta romana e io sarò costretta a fare un lavoraccio, servendomi di un computer che si muove alla velocità di un bradipo in letargo.
Mi serve una pausa. So di averlo già detto. Ma l'urgenza di fare una pausa è sempre più impellente... la sento nelle ossa. Nelle cellule. Nei neuroni.
Ah, come se non bastasse, tra due settimane mi tocca una gita a Padova che non ho molta voglia di fare. So che vedrò gente che non mi va di vedere. So che mi faranno domande alle quali non mi va di rispondere. Mi consola il fatto che il vino scorrerà a fiumi. Spero di poterne ingurgitare almeno una damigiana, tra una domanda imbarazzante e l'altra.
Altrimenti saranno dolori.
Inviato da: Kastania
il 12/03/2012 alle 15:25
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il 12/12/2011 alle 12:15
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il 17/06/2010 alle 17:01
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il 15/03/2010 alle 14:22
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il 26/02/2010 alle 15:40