Ho comprato il biglietto del treno.
Giovedì sera me ne vado sui monti. La qual cosa dovrebbe essermi di conforto. E invece no. Nessun conforto.
Il fatto è che saranno solo tre giorni. TRE GIORNI. Per me tre giorni sono peggio che morire. Tre giorni sono un supplizio. Tre giorni sono una tortura lunga 72 ore. Minuto più, minuto meno.
Il fatto è che la mia montagna mi serve. Mi serve come l'aria. E sono in apnea da Natale. Non ce la faccio più, mi sento soffocare. Ho bisogno di passeggiare all'aria aperta. Ho bisogno di riempire gli occhi di colori e profumi. Ho bisogno di rilassarmi. Ho bisogno di pace.
...e invece mi toccano solo tre giorni. Metà dei quali li passerò a farmi scartavetrare i coglioni da parenti in visita. Che rabbia! Tre giorni sono una tale inezia, che mi viene quasi voglia di non partire affatto...
Mio nonno lo faceva. Preferiva non partire. Preferiva restare. Dopo la guerra aveva dovuto lasciare il suo adorato paese sui monti, per cercare fortuna all'ovest. Lui e mia nonna si erano trasferiti a Broni, nel pavese. Durante l'estate, mia nonna partiva con i due figli e tornavano per un paio di settimane al paesello. Mio nonno no. Lui restava. Diceva che due settimane erano una tortura. Perchè sapeva che poi sarebbe dovuto tornare qui e lasciare il suo amatissimo paese. Diceva che preferiva non vederlo affatto, piuttosto che doverlo lasciare di nuovo dopo sole due settimane. Si è rifiutato di andarci per anni. Decenni.
...come lo capisco.
Mi aspettano tre giorni d'inferno. Già lo so.
Inviato da: Kastania
il 12/03/2012 alle 15:25
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il 12/12/2011 alle 12:15
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il 17/06/2010 alle 17:01
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il 15/03/2010 alle 14:22
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il 26/02/2010 alle 15:40