 "There is no dark side of the moon, really. Matter of fact, it's all dark"
Pink Floyd
I MIEI LIBRI (dal più recente al più datato)

"Conosceremo una grande quantità di persone sole e dolenti nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: ricordiamo".
Ray Bradbury, "Fahrenheit 451"
"And all this science, I don't understand: it's just my job, five days a week... A rocket man"
Elton John
Un uomo può perdonare a un altro uomo qualunque cosa, eccetto una cattiva prosa Winston Churchill
Presto / anche noi (…) saremo / perduti in fondo a questo fresco / pezzo di terra: ma non sarà una quiete / la nostra, ché si mescola in essa / troppo una vita che non ha avuto meta. / Avremo un silenzio stento e povero, / un sonno doloroso, che non reca / dolcezza e pace, ma nostalgia e rimprovero PIER PAOLO PASOLINI


Cazzarola!
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Post n°2110 pubblicato il 16 Agosto 2021 da massimocoppa
UNA GUERRA CHE NON SI POTEVA VINCERE, MA CHE NON SI DOVEVA PERDERE
Ferragosto 2021: i talebani conquistano la capitale dell’Afghanistan, Kabul, ultimo atto simbolico di possesso definitivo di un Paese ormai già conquistato militarmente e, per molti aspetti, anche socialmente. Si sono sgretolate come grissini le stime e le aspettative di resistenza delle forze armate e delle istituzioni governative afghane. In pratica, si sono arrese senza combattere. Sono un appassionato di questioni mediorientali e seguo il movimento talebano dalla sua nascita. Sapevo benissimo che Kabul non ha mai esercitato un potere effettivo al di là di qualche centinaio di chilometri, dovendo patteggiare non solo con gli estremisti islamici, ma anche con i cosiddetti “signori della guerra”. Tuttavia è frustrante constatare che, appena gli americani hanno deciso di disimpegnarsi dalla regione, le strutture non sono state in grado di reggere all’urto neanche un mese. Dopo venti anni di occupazione, migliaia di miliardi di dollari spesi, migliaia di morti occidentali, centinaia di migliaia di persone impegnate nel tentativo di costruire uno Stato moderno, siamo al punto di partenza. Siamo di nuovo come nel 2001, quando i talebani governavano l’Afghanistan e davano asilo a bin Laden ed alla sua Al Qaeda. E questo tornerà, con molta probabilità, ad essere il Paese: un covo dell’estremismo islamico mondiale. L’Occidente ha fatto un errore gravissimo ad abbandonare l’area: si sapeva che i talebani, completamente rinnovati nelle loro file, hanno nuovi, potenti amici: la Russia (un tempo considerata un Satana in sedicesimo) e, nientemeno, l’Iran (da cui erano separati da apparentemente decisive differenze religiose interislamiche). Ma il presidente americano Biden, pur di tener fede ad una promessa elettorale, ha dato seguito al ritiro. Credo che l’Afghanistan diventerà un motore di instabilità geopolitica ed una fucina di movimenti terroristici sia per l’area che per il mondo intero; credo che sia stato un atto molto miope ed egoista tirarsene fuori; credo che l’Occidente ci dovrà ritornare, e stavolta sarà tutto ancora più difficile, costoso e doloroso. Provo molta pena per le persone che, adesso, giustamente temono per la loro sorte. Provo molta pena per l’universo femminile. Ci sono guerre che non si possono vincere, perché sono condotte in scenari non suscettibili di soluzioni definitive. Ma ci sono anche guerre che, pur non potendo essere vinte, nemmeno devono essere perse, e questo è proprio il caso afghano. Non ci resta che sperare in un grande player regionale e mondiale: la Cina.
Post n°2109 pubblicato il 10 Agosto 2021 da massimocoppa
È SEMPRE LA DISUGUAGLIANZA IL PIÙ GRANDE PROBLEMA
Resta sempre l’ingiustizia nella distribuzione della ricchezza il più grande problema di sempre. E non parlo qui dell’antica questione del divario tra il Nord ed il Sud del mondo, ma delle disuguaglianze anche all’interno dei Paesi più ricchi. Da dati ufficiali provenienti dalla Banca centrale degli Stati Uniti (ripresi dal “Sole 24 Ore” di qualche settimana fa) risulta che l’1 per cento degli americani, una percentuale bassissima, possiede 19.900 miliardi di dollari in azioni, obbligazioni e fondi d’investimento, pari al 53,5 per cento dei “corporate equities” e “mutual fund shares”. Questi Paperoni a stelle e strisce sono i veri padroni della Borsa e della dimensione finanziaria della più grande potenza economica e militare del mondo contemporaneo. Una sperequazione, un divario, uno squilibrio scandalosi che fanno capire che immenso potere ci sia nelle mani di una minoranza assoluta di persone: un potere che fa da contraltare a quello politico e che fa dubitare persino della vera forza di istituzioni democraticamente elette. Inoltre il 10 per cento degli americani più ricchi possiede 33.590 miliardi di dollari in azioni e fondi d’investimento; il restante 90 % della popolazione che investe possiede “solo” 4.240 miliardi di dollari. In sostanza, una netta minoranza ha in mano le leve del potere finanziario, mentre la stragrande maggioranza delle persone si deve accontentare delle briciole.
Post n°2108 pubblicato il 13 Luglio 2021 da massimocoppa Tag: alan sorrenti, aldo moro, andreotti, argentina, bee gees, branduardi, cortina d'ampezzo, dc, de gregori, democrazia cristiana, draghi, edilizia popolare, edilizia residenziale, fondi, gescal, grease, ischia, jimmy carter, leonid breznev, maradona, p2, pci, renato zero, rino gaetano
CASE POPOLARI, ASSEGNATI FONDI CHE ASPETTAVANO DAL… 1978!
Da certe cose si capisce l’essenza del nostro Paese; lo si capisce direi addirittura filosoficamente, ontologicamente… Immaginate dei fondi pubblici stanziati oltre quarant’anni fa per costruire case per chi non può permettersi di acquistarne una; immaginate che questi fondi vengano assegnati adesso, dopo che sono passate invano generazioni e generazioni di italiani che ne avrebbero avuto diritto… È esattamente quello che è successo in questi giorni. Incredibile, ma vero: il ritardo fatto sistema. Sono fondi Gescal: la Gescal era destinata a sovvenzionare edilizia popolare per i lavoratori (l’acronimo significa proprio “GEStione CAse per i Lavoratori”) e veniva da un altro istituto emerito, l’INA-Casa. Ebbene, la Gescal non esiste più dal 1973. Nonostante questo, nel 1978 le furono assegnati quelli che oggi sono diventati (rivalutati e trasformati dalle vecchie Lire) ben 219 milioni di euro; recuperati, è giusto dirlo, dal governo Draghi e finalmente assegnati alle Regioni italiane per diventare abitazioni residenziali per i meno abbienti. Dal 1978 sono passati 43 anni! Politicamente, storicamente e sociologicamente parliamo di ere geologiche addietro: l’Italia ed il mondo erano completamente diversi da oggi. A random mi viene in mente: usavamo solo la macchina da scrivere e la penna, in televisione (quasi sempre ancora in bianco e nero) c’erano solo Rai 1 e Rai 2, al potere c’era la Democrazia Cristiana con l’eterno Andreotti e si discuteva di portare i comunisti al governo, ma proprio in quell’anno questa circostanza saltò a causa del rapimento e della morte di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse. Presidente degli Stati Uniti era Jimmy Carter e c’era l’Unione Sovietica con Leonid Breznev a capo… I sindacati erano ancora quelli, cazzuti, che per un nonnulla riuscivano a bloccare il Paese. I lavoratori avevano diritti che, oggi, ce li sogniamo. La loggia massonica deviata P2 imperversava, ma ancora non lo sapevamo (sarebbe stata scoperta solo nel 1981). Non esistevano i personal computer e nemmeno i cellulari, il telefono era ancora quello nero, di bachelite, pesante, immobilizzato in un angolo della casa. Le cinture di sicurezza in auto erano qualcosa di esotico, usato tutt’al più all’estero. L’Argentina della dittatura e dei desaparecidos vinceva i Mondiali di calcio, ma Maradona era un ragazzino e non era ancora nella squadra maggiore. Al cinema c’era “Grease”, in radio passavano i Bee Gees con “Stayin’ alive”, “YMCA” dei Village People, “Generale” di De Gregori, “Figli delle stelle” di Alan Sorrenti, “Triangolo” di Renato Zero, “La pulce d’acqua” di Branduardi, “Una donna per amico” di Battisti, “Sotto il segno dei Pesci” di Venditti, “Gianna” di Rino Gaetano (per inciso: che anno incredibile per la musica italiana!). Verrebbe da ridere, se non fosse una cosa tragica e particolarmente irritante per chi, come me, vive in affitto da sempre e risiede in una località (Ischia) che ha i prezzi immobiliari più elevati d’Italia insieme a Cortina d’Ampezzo… Nonostante l’immenso tempo a disposizione c’è pure chi, come Campania ed Umbria, non avranno diritto a nulla perché, in 43 anni, non hanno trovato il tempo di abbozzare uno straccio di progetto di utilizzo! È una vicenda surreale, che sembra uscita da un racconto kafkiano o dal teatro di Jonesco: è una storia talmente assurda che verrebbe voglia di derubricarla nel novero delle fake news se non ne avesse parlato il “Sole 24 Ore” e se il provvedimento dell’attuale governo non fosse stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5 luglio...
Post n°2107 pubblicato il 24 Giugno 2021 da massimocoppa Tag: accumulatori compulsivi, arturo pérez-reverte, bibliofilia, bibliofollia, bibliomania, fratelli, il club dumas, il mattino, johnny depp, la nona porta, libri, lucas corso, pozzuoli
UN FRATELLO MORTO ED UN ALTRO GRAVE IN UNA CASA STRACOLMA DI LIBRI e la cosa mi turba non poco...
Sul “Mattino”, quotidiano di Napoli, del 18 giugno, nelle pagine delle notizie provenienti dalla provincia, mi è balzato all’occhio un evento luttuoso successo a Pozzuoli. Un uomo anziano è morto e la salma è stata scoperta in stato di avanzata decomposizione. Non è una notizia così inusuale: nell’anomia e nella solitudine del mondo moderno succede, anzi, abbastanza spesso di venire a conoscenza di vite che si spengono in solitudine e nella generale indifferenza degli altri. Ma questa volta il caso è veramente particolare. Il cadavere era incastrato tra una libreria ed una parete. Poco lontano i soccorritori, chiamati dai vicini di casa a causa del puzzo fortissimo, hanno trovato un altro anziano, fratello del defunto, a cui aveva cercato di prestare soccorso restando a sua volta intrappolato. Per sette giorni il sopravvissuto non ha mangiato, né bevuto, impossibilitato a muoversi a causa degli spazi ristretti. I soccorritori hanno dovuto farsi strada in un inferno perché i due fratelli, che vivevano soli ed erano entrambi affetti da varie patologie, erano degli accumulatori compulsivi… di LIBRI! La casa era stracolma di libri, sistemati dovunque: non solo, cioè, nelle librerie (loro luogo deputato), ma anche sui mobili, per terra ed in ogni dove. Per raggiungere il fratello agonizzante e l’altro morto i sanitari del 118 hanno dovuto spostare libri per venti minuti! Perché questa notizia mi ha colpito? Innanzitutto per la natura dell’oggetto accumulato compulsivamente: mai mi era capitato di sentire che si trattasse di libri. Chissà qual era, esattamente, la molla di questa passione portata all’estremo? Li leggevano anche, questi libri? La cosa ha riflessi profondi sulla mia psiche, e per vari motivi. Innanzitutto, io stesso vivo in una casa rimpinzata di libri (e dischi), anche se, per fortuna, ci si può muovere ancora al suo interno (in realtà molto poco, nella mia stanza). Sono un bibliofilo, o forse un bibliomane o un bibliofolle: non l’ho capito ancora, ed in verità non desidero interrogarmi approfonditamente sulla questione. Non ho figli, per cui talvolta mi sento angosciato all’idea della fine che farà la mia biblioteca quando io sarò morto. Beninteso, avere dei figli non è garanzia di conservazione: spesso sento di splendide raccolte svendute o mandate al macero dagli eredi. Arturo Pérez-Reverte, nel romanzo “Il club Dumas”, da cui è stato tratto il film “La nona porta”, con Johnny Depp, attribuisce al protagonista del libro, Lucas Corso, un cinico e spietato cacciatore di libri antichi, la consapevolezza, dovuta all’esperienza, “che, alla morte di un bibliofilo, ventiquattr’ore dopo che era uscito di casa il feretro, se ne andava anche la biblioteca”. Cioè, ci pensa già la vedova a fare piazza pulita, figuriamoci i figli… Per questi motivi, il fatto accaduto agli anziani fratelli di Pozzuoli mi ha turbato, ma anche affascinato. Trovo che ci sia poesia nel fatto che si possa essere accumulatori compulsivi di libri: mi sembra una cosa così strana, così fuori dal tempo e dal mondo attuali, che provo tenerezza per questo disordine mentale, forse anche perché riconosco in me un germe della follia di questi poveri cristi ed avverto i prodromi della solitudine intensa che caratterizzerà la mia vecchiaia (ove mai ci arrivassi), come ha contrassegnato la loro. Li sento, insomma, oscuramente fratelli alla mia modesta e nevrotica persona.
Post n°2106 pubblicato il 18 Maggio 2021 da massimocoppa
A “ME MI” PIACE LA MELONI, ANCHE SE CON QUALCHE RISERVA
Ragazzi, lo devo dire: a “me mi” piace la Meloni. Lo so, forse deluderò molti, ma devo confessare che il mio percorso di avvicinamento alla Giorgia nazionale è iniziato da un po’ e va avanti lentamente, ma inesorabilmente. Si è definitivamente imposta alla mia attenzione quando è rimasta, da sola, all’opposizione. Trovo che quando una maggioranza sia troppo ampia ci si avvicini al totalitarismo: è una cosa che mi insospettisce, mi inquieta. Draghi sarà la migliore persona del mondo e magari le intenzioni di questo esecutivo sono ottime, ma un governo sorretto quasi da un intero parlamento mi fa venire i brividi, fosse anche per motivi di emergenza nazionale. Persino Salvini ha voluto entrarci, ed è tutto dire: alla fine gli interessa il posto, il potere, la visibilità, in aperta contraddizione con l’immagine di duro e puro che si era costruita. E quando tutti saltano sul carro del vincitore, chi rimane fuori? La Meloni. Incredibile, ma non troppo. Questa sua scelta mi ha colpito favorevolmente, subito. Poi, certo, c’è anche il calcolo politico: si può lucrare stando all’opposizione, non mischiandosi, non prendendosi responsabilità, pronti a criticare chi fa. Ma se questo è stato il calcolo, è segno di un’intelligenza e di un’acutezza politiche enormi, per cui ai miei occhi la leader di Fratelli d’Italia diventa ancora più interessante. Con tempistica sospetta ha alzato anche il velo sulla sua storia privata: di una ragazza abbandonata dal padre, cresciuta con la mamma ed una sorella. Di una donna che si è fatta da sola. Di una ribelle. Di una con gli attributi. C’è sicuramente un calcolo di immagine: ma la sua è una storia vera e non può non suscitare compassione, solidarietà, partecipazione, ammirazione per gli sforzi che questa donna ha fatto per imporsi in un mondo di uomini, oltretutto di destra. Così, d’incanto, anche un partito con un nome ridicolo può improvvisamente nobilitarsi alla luce del suo capo. Questo gli italiani l’hanno capito, altrimenti non si spiega la continua ascesa di FdI nei sondaggi. Qualche giorno fa la Meloni ha detto apertamente che punta a superare la Lega nei consensi popolari e si proporrà come leader di riferimento del futuro schieramento di centrodestra, candidandosi a prima donna a capo di un governo italiano. Questo mi ha impressionato definitivamente: desidero fortemente questa bella novità. Soprattutto mi piace che la Meloni abbia messo Salvini in difficoltà, che sia diventata il suo incubo. Se abbandonasse le posizioni di becero razzismo xenofobico e la difesa ostinata della classica famiglia eterosessuale cattolica (alla quale, peraltro, lei non appartiene!), e rompesse definitivamente con la Lega, sarebbe perfetta. Il suo problema è che, se ingentilisse il suo profilo, perderebbe i consensi di una gran parte di italiani che vota FdI proprio per questo. È dunque questa la sfida che l’aspetta: rinunciare alla base più rozza ed incolta, per intercettare altri voti. Io sono disponibile a seguirla, seppur a condizione: e non è poco per uno come me che, disgustato, ha disertato il seggio elettorale alle ultime consultazioni legislative.
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