Creato da: massimocoppa il 22/08/2006
"Ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati"


"There is no dark side
of the moon, really.
Matter of fact,
it's all dark"

Pink Floyd

 

 

 

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"Conosceremo una grande quantità di persone sole e dolenti nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: ricordiamo".

Ray Bradbury, "Fahrenheit 451"

 

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"And all this science,
I don't understand:
it's just my job,
five days a week...
A rocket man"

Elton John

 

Un uomo può perdonare
a un altro uomo
qualunque cosa, eccetto
una cattiva prosa

                     Winston
                        Churchill

 
 

Presto /
anche noi (…) saremo /
perduti in fondo a questo fresco /
pezzo di terra: ma non sarà una quiete /
la nostra, ché si mescola in essa /
troppo una vita che non ha avuto meta. /
Avremo un silenzio stento e povero, /
un sonno doloroso, che non reca /
dolcezza e pace,
ma nostalgia
e rimprovero
PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

 

 

Cazzarola!

 

 

 

LA BUFALA DELLE “BANDIERE BLU”: NON RAPPRESENTANO NIENTE

Post n°2037 pubblicato il 08 Maggio 2018 da massimocoppa
 

Un mare inquinato può riceverle ed uno cristallino
vedersele negare...
LA BUFALA DELLE “BANDIERE BLU”:
NON RAPPRESENTANO NIENTE

È un rituale tipico di ogni anno, tra maggio e giugno: il tormentone delle cosiddette “Bandiere Blu”.

E’ incredibile come questo istituto resista al tempo ed alle mode, splendendo sempre di seriosa luminosità ed austera credibilità.
Sono oramai oltre trent’anni che subiamo, ma compiaciuti, questa pagliacciata delle “Bandiere”, vale a dire i contrassegni che certificano teoricamente la qualità delle acque di balneazione delle località costiere e consacrano queste ultime, quindi, agli onori delle cronache. O, al contrario, all’inferno dell’ignominia, qualora ricevano meno bandiere rispetto all’anno precedente o non ne ricevano affatto.
Ogni anno ci sono delle polemiche: chi ne ha avute di più rispetto all’anno prima, chi di meno, chi nessuna ancora una volta. E giù a ragionare di acque pulite, di scarichi fognari, di depurazione e così via.

Ma, in realtà, se c’è qualcosa che non rispecchia fedelmente ed obiettivamente la realtà delle situazioni, questa è proprio la Bandiera Blu: e male facciamo a conferirle tutta quest’importanza.
Era il 1987 quando la Bandiera Blu veniva inventata dalla FEE, “Foundation for Environmental Education”, cioè “Fondazione per l’Educazione Ambientale”, vale a dire un’organizzazione ambientale privata: anche se, spesso, si ha l’impressione che sia la stessa Unione Europea ad interessarsi alla questione ed a conferire il prestigioso riconoscimento… È un equivoco molto diffuso: ma l’Unione Europea non ha nulla a che fare con la Bandiera Blu!
In questi anni, quindi, la FEE è riuscita ad imporsi brillantemente dal punto di vista comunicativo e “politico”, e non vi è oggi nessuno che non abbia sentito parlare, almeno una volta, delle “Bandiere Blu”; così come non vi è amministratore, albergatore, ambientalista o giornalista locale che non abbia gioito o si sia rammaricato per l’assegnazione o la perdita delle stesse nella propria località di riferimento.

I media dedicano grande spazio e visibilità all’argomento; ma se ci siamo compiaciuti o ci siamo dispiaciuti per la classifica delle “Bandiere Blu”, abbiamo semplicemente sbagliato. Perché le “Bandiere Blu”, in realtà, non rispecchiano la vera situazione di una località marina.
Lo scoprì nell’oramai lontano 2007 Stefano Salvi, ex indimenticabile inviato di “Striscia la notizia”, che sul suo sito Internet “Si Salvi chi può” riversò un servizio televisivo a puntate, da lui realizzato, con il quale svelò il meccanismo di assegnazione del riconoscimento.
In pratica la diramazione italiana della FEE non effettua alcun sopralluogo, alcuna analisi, alcuna ricognizione. Niente. Semplicemente, ogni anno viene inviato, alle amministrazioni comunali delle principali località costiere italiane, un questionario cartaceo, nel quale si domandano informazioni e notizie sulla qualità delle acque, sui servizi ai bagnanti, sulla raccolta dei rifiuti e, insomma, vengono chieste delucidazioni su tutti quei parametri che contribuiscono a qualificare una località turistica.
Quindi, spiegava il giustamente indignato Stefano Salvi, per ottenere la “Bandiera Blu” basta che un’amministrazione municipale abbia un ufficio che compili bene il questionario, rimpinzandolo di belle notizie. Non fa niente se poi la realtà è ben diversa: tanto nessuno verrà mai a controllare.
In pratica siamo di fronte ad un’autocertificazione del Comune: basta compilare bene il questionario, riempiendolo di dati positivi, e rispedirlo indietro. La “Bandiera Blu” è assicurata.
Perciò, rivelava Salvi, nel mare ci può anche finire una fogna senza depurazione: la “Bandiera” arriva lo stesso. Viceversa, un mare cristallino può vedersela negata perché l’amministrazione municipale, per negligenza, ha sbagliato la compilazione del questionario, o l’ha lasciato incompleto, o non l’ha rispedito, o l’ha spedito in ritardo…
Purtroppo questa dirompente denuncia, peraltro corredata da dichiarazioni di diversi sindaci, non è riuscita a scalfire la formidabile immagine che le “Bandiere Blu” si sono acriticamente conquistate nel tempo e, anzi, è rimasta la classica voce che grida nel desero. Certo è che, oggi, il riconoscimento è davvero considerato importantissimo, e gode di un’ottima ricaduta comunicativa, di immagine e pubblicitaria.

 
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Sommergibili nucleari, la delibera comunale non è superiore ai trattati internazionali!

Post n°2036 pubblicato il 17 Aprile 2018 da massimocoppa
 

 

La pretesa assurda e ridicola del sindaco di Napoli
SOMMERGIBILI NUCLEARI, LA DELIBERA COMUNALE NON E’ SUPERIORE AI TRATTATI INTERNAZIONALI!

Ho una certa simpatia per il movimentismo peronista del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Ma, stavolta, seppur mosso da ragioni di visibilità e di immagine, credo abbia commesso una grossa sciocchezza che lo ricoprirà, giustamente, di ridicolo.

“Dema”, come viene soprannominato dalla stampa locale, ha protestato vibratamente con la Capitaneria di Porto di Napoli per aver appreso che un sommergibile nucleare americano è stato ormeggiato nei pressi del porto della città partenopea prima di partire per la missione di bombardamento in Siria avvenuta qualche giorno addietro.

Il primo cittadino ha ricordato che, dal 2015, con una delibera (di giunta? Di consiglio? Nel comunicato del sindaco non viene precisato) ha dichiarato la città “area denuclearizzata”, per cui il sottomarino americano non poteva fermarsi, nemmeno ancorato in rada…

Gli esperti di questioni strategiche sono giustamente sobbalzati sulla sedia al sentire questa pretesa assurda; ma chiunque abbia sostenuto semplicemente l’esame di diritto pubblico all’università capirà l’enormità dell’atteggiamento di de Magistris.

Un sottomarino americano può sostare a Napoli, anche nel porto, liberamente, perché la sua azione fa parte degli accordi internazionali militari che vedono l’Italia saldamente presente nell’alleanza militare della NATO, e fanno di Napoli (fin dal secondo dopoguerra) una località strategica filo-americana di enorme importanza nello scenario militare del Mediterraneo.

I trattati internazionali si collocano nelle zone di vertice della piramide della gerarchia delle fonti normative, mentre le delibere comunali sprofondano nei bassifondi; per cui in nessun modo una delibera del Comune di Napoli e la volontà del sindaco possono impedire una missione militare!

Eppure de Magistris è un magistrato: certe cose dovrebbe saperle!

Un altro campione di demagogia, il grillino Di Maio, tutto sommato anch’egli napoletano, e pure ex iscritto a Giurisprudenza, ha detto che il premier Gentiloni dovrà riferire in Parlamento. Riferire cosa? Che le alleanze militari si devono rispettare?

Insomma, siamo al ridicolo: anche la demagogia, per quanto svincolata dalla razionalità, dovrebbe conservare almeno un minimo di ancoraggio alla realtà.

 
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Inutile illudersi: la privacy è morta da un bel pezzo…

Post n°2035 pubblicato il 13 Aprile 2018 da massimocoppa
 

 

Considerazioni a margine dello scandalo Facebook
INUTILE ILLUDERSI: LA PRIVACY E’ MORTA
DA UN BEL PEZZO…

Prima lo scandalo dei profili “rubati” da Cambridge Analytica, e poi le imbarazzanti audizioni del giovane e contrito signor Facebook, cioè Mark Zuckerberg, di fronte alle commissioni del Congresso americano, hanno confermato quello che si sospettava da tempo: Internet ed il mondo dei social network sono una giungla dove la privacy è un concetto assolutamente teorico, e dove esiste un mercato dei dati teso a profilare precisamente ogni internauta, così da proporgli pubblicità commerciali più mirate possibile.

E questa è sicuramente solo la punta dell’iceberg, nel senso che sarebbe ancora niente: in realtà tutti i fatti nostri sono a disposizione di autorità governative e militari, oltre che a grandi aziende come Facebook, Google, Yahoo ecc.

I mass media tradizionali ci riferiscono di un’improvvisa irritazione mondiale da parte degli utenti di Facebook, in questo caso, con conseguente crollo del titolo in Borsa. L’Unione Europea ha varato un nuovo, stringente codice per regolare la privacy on line e il parlamento americano, come detto, sta interrogando il patron di Facebook per delineare gli esatti contorni del problema e trovare delle soluzioni legislative.

In realtà siamo di fronte ad un fuoco di paglia.

Ancora una volta i media rappresentano la realtà in modo distorto. Diciamoci la verità: quanti di noi si stanno interessando alla vicenda? Io non uso FB, ma questo non significa che il problema non mi riguardi. Eppure, dagli ambienti di lavoro a quelli familiari, le persone che frequento quotidianamente continuano ad usare il “faccia-libro” senza porsi nessun problema. Non ho udito quasi nessuno fare un pur minimo e velato riferimento all’enorme problema emerso.

Forse FB potrà fallire, ma ci sono vari altri social network, già esistenti, pronti a prenderne il posto; ed altri ancora ne verranno.

Cosa voglio dire? Che la battaglia della privacy l’abbiamo già persa, da anni, tutti, e ci stiamo solo illudendo di poter arginare il fenomeno della tracimazione dei nostri dati ovunque.

Il concetto, in realtà, lo abbiamo già accettato. Qualunque cosa facciamo su Internet lascia tracce. Dal momento in cui accendiamo un cellulare smartphone, dobbiamo loggarci nel nostro account per poterlo usare: il che significa che abbiamo già fornito i nostri dati a qualche grande industria: Google tramite Android, Microsoft tramite Windows e Apple tramite il sistema operativo dell’iPhone. Questi giganti possono, se vogliono, spiare tutto quello che facciamo: chi chiamiamo, dove siamo, dove ci spostiamo, se ordiniamo una pizza a domicilio, cosa spendiamo e come.

La cosa che fa sorridere amaramente è che a lamentarsi della privacy violata sono magari le stesse persone che postano su Facebook, con tanto di foto, pure il resoconto di quando vanno al bagno…

Inoltre, dal funesto evento delle Torri Gemelle in poi, abbiamo rinunciato alla riservatezza ed alla libertà a favore della sicurezza. La presidenza di Bush jr. varò leggi liberticide che consentivano il totale controllo del cittadino: una specie di Grande Fratello, che nell’immaginazione di Orwell avrebbe dovuto essere sovietico, ed infine è stato americano. Alcune di queste norme sono in vigore ancora oggi, negli Stati Uniti. Quando si verifica un attentato terroristico e ci viene detto che per prevenirlo bisogna intensificare i controlli preventivi e la sorveglianza, ci rafforziamo ancor più nella rassegnazione di dover essere, tutti, spiati 24 ore su 24, nella speranza di avere in cambio almeno la protezione della nostra incolumità.

Abbiamo ormai accettato anche il concetto delle telecamere di sorveglianza in strada: una volta l’installazione di una telecamera portava alla reazione dei vicini, che quantomeno si chiedevano se c’erano tutte le autorizzazioni del caso. Oggi, quando capita un reato, speriamo che qualche telecamera lo abbia ripreso, per risalire al colpevole. Quindi, adesso, la sorveglianza delle pubbliche strade ci fa piacere: siamo sollevati al pensiero di essere ripresi mentre siamo all’aperto…

Il caso Wikileaks ha confermato che le grandi agenzie di spionaggio (come la CIA) intercettano e sorvegliano tutti, senza chiedere autorizzazioni all’autorità giudiziaria: ricordate quando persino la Merkel, teoricamente una delle donne più potenti del mondo, scoprì di essere intercettata al telefono dalla “Factory” americana? E che successe? Qualche protesta, ma poi niente di concreto.

Qualche giorno fa mi è arrivata, sul telefonino, una pubblicità non richiesta: sono certo di non averla mai autorizzata. Dunque, il mio precedente gestore telefonico, o quello attuale, ha venduto il mio numero a qualcuno.

Qualunque cosa io cerchi su Internet, compare in pubblicità a mia moglie sul browser del suo cellulare, un fenomeno che sconcerta persino qualche esperto a cui mi sono rivolto per avere una spiegazione!

A quello che arriva via mail ormai neanche ci faccio caso più: pubblicità molesta e spam sono all’ordine del giorno.

Il sistema integrato e combinato che ci sorveglia, incrociando e scambiando o vendendo di continuo i nostri dati, non solo è una realtà, ma è così mostruosamente cresciuto da non poter essere più arginato: questo dobbiamo capirlo.

E se Zuckerberg suda di fronte ai politici americani, è solo perché teme multe miliardarie (in dollari): ma tutto resterà sostanzialmente come prima, perché l’informatica e le nuove tecnologie consentono un controllo delle nostre vite come mai era accaduto nella storia.

 
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La storia, malata grave della scuola italiana

Post n°2034 pubblicato il 26 Marzo 2018 da massimocoppa
 

 

LA STORIA, MALATA GRAVE DELLA SCUOLA ITALIANA

Un articolo apparso sul supplemento culturale domenicale del “Sole 24 Ore”, con il suo interessante (seppur incidentale) rimando ad un altro articolo comparso sulla rivista “Il Mulino”, mi dà l’occasione per parlare del livello attuale della scuola italiana e della preparazione che gli studenti “sfoggiano” (diciamo così).

Per colpa della riforma Gelmini, da dieci anni l’insegnamento della storia si è ristretto in tutte le scuole di ogni ordine e grado, sconvolgendo le elementari.

Ricordo benissimo che alla scuola elementare il mio “Sussidiario” arrivava perlomeno al Risorgimento italiano. Oggi si studia solo fino a Roma antica. Dovrebbe poi essere la scuola media a far arrivare i ragazzi ai giorni nostri, e quindi la scuola superiore a far approfondire. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

L’articolo del “Mulino” è leggibile QUI.

Da anni constato che le nuove generazioni, molto più delle vecchie, sono assolutamente manchevoli nella conoscenza storica, e massimamente nella storia contemporanea. Gli strafalcioni su periodi, personaggi, date, fatti e circostanze sono assai diffusi: l’ignoranza e la confusione regnano quasi sovrane.

Non di rado appaiono conferme di questa impressione: il giorno del quarantesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, il “Mattino” ha intervistato gli studenti in uscita da un famoso liceo di Napoli: solo uno sapeva chi fosse Aldo Moro; qualcun altro l’ha confuso con il cantante Fabrizio Moro; la maggior parte ha fatto spallucce adducendo come scusa che “con i programmi scolastici arriviamo a stento alla seconda guerra mondiale”.

Ecco la cosa che fa più male: non solo l’inefficienza totale della scuola italiana, che provoca l’ignoranza degli studenti come risultato, quanto la strafottenza degli stessi verso le loro vistose lacune.

Una volta si aveva vergogna dell’ignoranza; oggi con l’ignoranza si diventa deputati…

Giovanni Bianconi, sul “Corriere della Sera”, ha fatto un tour sui luoghi romani interessati dal sequestro Moro: via Fani, via Montalcini, via Gradoli ecc.

Nell’appartamento che ospitava un covo secondario delle Brigate Rosse oggi soggiornano alcune studentesse universitarie in affitto. Ebbene, alla richiesta del cronista di entrare per guardare i luoghi hanno risposto duramente: “E noi che c’entriamo? Non sappiamo niente!”, chiudendogli la porta in faccia.

Ecco: questo è il livello culturale ed emozionale degli universitari, figuriamoci il resto.

 
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Campagna elettorale alle ultime battute, ma chi l’ha vista? E chi andrà veramente a votare?

Post n°2033 pubblicato il 28 Febbraio 2018 da massimocoppa
 

CAMPAGNA ELETTORALE ALLE ULTIME BATTUTE, MA CHI L’HA VISTA? E CHI ANDRA’ VERAMENTE A VOTARE?

La campagna elettorale per le elezioni legislative è alle ultime battute.

Ho detto “campagna elettorale”? Ma perché, c’è stata una campagna elettorale? Qualcuno se ne è accorto?

Sull’argomento, in tutta onestà, non sono lucido, perché ho maturato un rigetto verso tutti gli attuali protagonisti della scena politica (vecchi, nuovi e seminuovi) che mi porta a chiudere occhi e orecchie di fronte al teatrino politico interno degli ultimi trenta giorni e che, forse, per la prima volta in vita mia mi condurrà a disertare le urne.

Non mi sta bene nessun politico (di professione o prestato) attualmente in circolazione: per ognuno ho una sfilza di riserve e di critiche (a ragion veduta) da riservargli. Non mi viene di scegliere nessuno, nemmeno “turandomi il naso” alla Indro Montanelli.

Tuttavia, al di là di questo mio (credo giustificato e diffuso) atteggiamento mentale attuale, non mi sembra che la campagna elettorale sia stata scoppiettante, ma nemmeno interessante. Una cosa è certa: nell’epoca dei social network e del 3.0 la campagna classica è morta. Qualcuno ha ascoltato un comizio in piazza? Credo praticamente nessuno.

Non ne parliamo di confronti in tv: tutti a fuggire, tutti convinti che ormai non serva a vincere le elezioni.

Persino di manifesti se ne vedono pochissimi.

Di politica non sento parlare da nessuna parte: non se ne parla in famiglia, né al lavoro, ma nemmeno al bar.

Insomma, diciamo la verità: queste elezioni non interessano a nessuno. Credo che l’astensionismo si confermerà primo partito, ma stavolta avrà dimensioni enormi. L’annuncio (dato praticamente da tutti) che dalle urne non emergerà una maggioranza certa ha raffreddato ancor di più i già tiepidi entusiasmi… Non aiuta nemmeno il sistema elettorale varato per l’occasione: un guazzabuglio ibrido (come al solito) che porta problemi anche pratici; il rischio di farsi annullare la scheda è altissimo.

Però bisogna anche considerare una cosa: il potere vuole proprio che diventiamo apatici e non andiamo a votare, anticamera del non disturbare.

 
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