Creato da: massimocoppa il 22/08/2006
"Ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati"


"There is no dark side
of the moon, really.
Matter of fact,
it's all dark"

Pink Floyd

 

 

 

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"Conosceremo una grande quantità di persone sole e dolenti nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: ricordiamo".

Ray Bradbury, "Fahrenheit 451"

 

Area personale

 

 

"And all this science,
I don't understand:
it's just my job,
five days a week...
A rocket man"

Elton John

 

Un uomo può perdonare
a un altro uomo
qualunque cosa, eccetto
una cattiva prosa

                     Winston
                        Churchill

 
 

Presto /
anche noi (…) saremo /
perduti in fondo a questo fresco /
pezzo di terra: ma non sarà una quiete /
la nostra, ché si mescola in essa /
troppo una vita che non ha avuto meta. /
Avremo un silenzio stento e povero, /
un sonno doloroso, che non reca /
dolcezza e pace,
ma nostalgia
e rimprovero
PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

 

 

Cazzarola!

 

 

 

Le Regioni fanno 50 anni: anniversario triste di un’istituzione fallimentare

Post n°2093 pubblicato il 04 Agosto 2020 da massimocoppa
 

 

LE REGIONI FANNO 50 ANNI: ANNIVERSARIO TRISTE
DI UN’ISTITUZIONE FALLIMENTARE

Nell’indifferenza generale sta trascorrendo un anniversario che dovrebbe avere una certa importanza per il nostro Paese: la nascita delle Regioni, intesa come istituzioni operative.

Prevista in Costituzione, si dovette arrivare addirittura al 1970 per l’elezione dei primi consigli regionali.

Da allora ne è passata, di acqua sotto i ponti, ed oggi le Regioni italiane sono una realtà.

Anche troppo.

Qualche post addietro, e riferendomi alla babele di provvedimenti normativi locali per contenere la diffusione del Coronavirus, mi sono lamentato della giungla che ha caratterizzato la gestione dell’emergenza. Il governo fissava una cornice, ma le Regioni decidevano cosa metterci esattamente dentro.

Avevo davanti agli occhi il caso della Campania, la mia Regione di appartenenza, dove il presidente-sceriffo De Luca ha varato le misure più restrittive d’Italia, ben al di là di quanto previsto dal governo Conte.

Credevo che non fosse possibile che un ente locale “comandasse” più del governo, ma mi sono dovuto ricredere ampiamente.

Tutto nasce dalla dannata riforma del Titolo V della Costituzione approvata dal centrosinistra nel 2001 e confermata, incredibilmente, dal popolo italiano in un referendum. Andò a votare solo il 34 % degli elettori ma, non essendo richiesto un quorum, fu sufficiente.

E così oggi ci troviamo davanti ad un guazzabuglio che istiga le Regioni all’anarchia.

La Corte Costituzionale ormai dedica strutturalmente gran parte del suo operato a dirimere i conflitti che sorgono fra questi enti e lo Stato. I presidenti di Regione si fanno chiamare “governatori” e pensano di essere a capo di un vero e proprio Stato all’interno di uno Stato federale; pensano davvero di essere a capo della California nell’ambito degli Stati Uniti, per capirci.

Nessuno ha spiegato loro, né l’hanno studiato all’università, o più semplicemente fanno finta di non saperlo, che l’Italia non è uno Stato federale e che loro non hanno chissà quali poteri. Fanno finta di averli, e li esercitano, nell’olimpica indifferenza del governo. Il risultato è l’ennesima falla nella certezza del diritto, con il cittadino a subire provvedimenti capotici senza sapere quanto e come vi si possa opporre.

Il bilancio di questi cinquant’anni di regionalismo è, dunque, deludente ed ampiamente deficitario. Il governo centralizzato, in sé, è un’idea triste e pericolosa, perché facilmente incline all’autoritarismo. Per questo il decentramento e l’autonomia sono principi chiave in una democrazia moderna, compiuta; sono architravi dell’edificio delle libertà.

Ma in Italia ce la meritiamo l’applicazione di questi principi? Abbiamo dimostrato di saperli esercitare? No.

L’accresciuto potere delle Regioni si è tramutato in un’impennata delle spese e, quindi, del debito pubblico locale, che poi deve essere tamponato con l’applicazione di tasse, anch’esse locali.

La classe politica presente sul territorio ha dimostrato, dovunque, di essere di gran lunga peggiore di quella nazionale: senza alcun ideale, pensa solo al ritorno immediato in immagine e voti; pensa solo all’occupazione clientelare di tutti i posti disponibili ed alla soddisfazione dei propri bisogni.

Gli abusi e gli sprechi sono all’ordine del giorno, e gli esempi peggiori vengono dalle Regioni a Statuto speciale: uno status concessogli per motivi validissimi, ma che storicamente oggi non avrebbe più ragion d’essere, se non quella di autoperpetuare il potere della classe dirigente.

I cinquant’anni dal varo delle Regioni, dunque, casomai venisse celebrato, dovrebbe essere l’occasione per avviare una profonda riflessione sulla situazione e per mettere in cantiere una riforma incisiva che sottragga potere a questi enti locali, specialmente in settori vitali come la sanità. Insomma, a mio parere le Regioni devono essere depotenziate, e pesantemente. È malinconico, ma la prova storica dei fatti non è stata superata: bisogna rinforzare nuovamente il potere centrale, perché si è dimostrato che l’autonomia non ce la meritiamo.

 
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Ho percepito la morte di Morricone? Una sconcertante coincidenza

Post n°2092 pubblicato il 06 Luglio 2020 da massimocoppa
 

HO PERCEPITO LA MORTE DI MORRICONE?
UNA SCONCERTANTE COINCIDENZA

Io non ho alcun potere paranormale.

Non sono un sensitivo, non ho premonizioni, non faccio sogni profetici.

Non vedo gli UFO, non percepisco presenze, non mi è mai capitato nulla di nemmeno vagamente soprannaturale.

Anche se sono un appassionato di tutti questi argomenti, devo onestamente ammettere che non ho alcuna esperienza diretta di percezioni extrasensoriali.

Eppure, mi è successa una cosa veramente sconcertante.

Ieri pomeriggio, non so perché, improvvisamente, mi è venuto l’irrefrenabile impulso di ascoltare la colonna sonora del celeberrimo film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, con Gian Maria Volonté.

Ho aperto Youtube col cellulare ed ho ascoltato una famosa esecuzione live a Venezia, nel 2007, con direttore d’orchestra Ennio Morricone, che è anche autore del brano: un brano entrato nella storia del cinema e della musica e che tutti, da qualche parte, prima o poi abbiamo ascoltato.

Mi sono chiesto: chissà il maestro Morricone come sta, cosa fa...

Ebbene, poco fa accendo il computer e cosa leggo come “ultim’ora”? Morricone è morto!

Sembra proprio che io abbia avuto ieri una premonizione o una percezione extrasensoriale! Non so per quale motivo, perché nulla mi lega a questo grand’uomo, se non un’ammirazione per la sua maestria artistica.

Intanto è come se io, ieri, avvertendo un impulso “morriconesco”, avessi percepito il destino imminente, o già avvenuto, di questo grande musicista dalle opere indimenticabili.

 

 
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38 gradi in Siberia, Mosca mai sotto zero: il disastro si avvicina e le superpotenze fanno finta di niente

Post n°2091 pubblicato il 29 Giugno 2020 da massimocoppa
 

 

38 GRADI IN SIBERIA, MOSCA MAI SOTTO ZERO: IL DISASTRO SI AVVICINA E LE SUPERPOTENZE FANNO FINTA DI NIENTE

Adesso che, finalmente, il Coronavirus sta uscendo dall’orizzonte degli eventi, tornano altre notizie altrettanto gravi, se non di più, ma che avevamo rimosso in nome dell’emergenza.

“Notizia”, secondo una definizione che viene dalle scienze della comunicazione, è un rapporto su di un fatto. Quindi, i fatti esisterebbero a prescindere: ma solo in alcuni casi diventano notizie.

È sicuramente un fatto che stiamo distruggendo il nostro pianeta e, di conseguenza, danneggiando noi stessi. Ma, a causa del virus, per qualche mese non si è più tramutato in notizia.

Ieri la maggior parte dei quotidiani ha dedicato intere paginate al riscaldamento globale, finalmente e giustamente. E perché? Perché si sono accorte dell’ennesima, clamorosa deviazione delle temperature da quella che dovrebbe essere la norma e che, fino a qualche tempo fa, era la comune esperienza.

I nostri media hanno scoperto che l’inverno non c’è stato. E non solo in Italia, come ci siamo accorti tutti, ma nemmeno in Russia ed a ridosso del Circolo Polare Artico! Per meglio dire, a Mosca non si è mai scesi sotto lo zero, che è un fatto talmente mostruoso da mettere i brividi (anche se non di freddo)! Come se non bastasse, in Siberia (dico, in Siberia!), qualche giorno fa si è raggiunta la temperatura di… 38 gradi centigradi (38!). E va bene che l’estate esiste anche lì e nascono pure i fiori, ma 38 gradi è veramente pazzesco!

A marzo già si poteva fare il bagno nei fiumi e gli animali sono usciti dal letargo con largo, troppo, anticipo.

Il permafrost russo, quel misto di terra e ghiaccio che si riteneva eterno, si sta sciogliendo: questo mette in pericolo la staticità di installazioni ed intere città. Qualche settimana fa un enorme serbatoio di gasolio si è rovesciato ed ha scaricato in un fiume artico migliaia di tonnellate di carburante.

C’è assolutamente bisogno di una cabina di regia mondiale che prenda provvedimenti seri, duraturi e che valgano per tutti, perché i cambiamenti climatici ormai sono un fatto, non più un’opinione. Di cos’altro abbiamo bisogno per convincercene? Non bastava il Polo Nord che si scioglie in estate? Registriamo sempre nuovi record negativi, ma le superpotenze (come Stati Uniti, Cina e Russia) continuano a far finta di niente.

Ho paura che alla nostra generazione, o tutt’al più a quelle immediatamente successive (i nostri figli e nipoti, per intenderci), toccherà il discutibile privilegio di assistere ad un cambiamento epocale e strutturale del clima, una catastrofe ecologica che potrebbe anche comportare la fine della vita sulla terra.

 
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Che soddisfazione, il governo viene sulle mie posizioni...

Post n°2090 pubblicato il 18 Maggio 2020 da massimocoppa
 

 

 

CHE SODDISFAZIONE, IL GOVERNO VIENE SULLE MIE POSIZIONI...

E’ una bella soddisfazione, per me, constatare che il governo italiano, dopo aver chiuso una nazione intera per due lunghi mesi, improvvisamente, per bocca del suo premier Conte in diretta televisiva, afferma di volersi assumere il rischio di una recrudescenza del contagio da Coronavirus, ma di voler riaprire le attività produttive e commerciali perché “non ci possiamo permettere” di continuare a stare fermi…

Finalmente l’hanno capito pure a Roma ciò che io, insieme agli imprenditori del Veneto e della Lombardia, oltre che da Confindustria, diciamo da settimane: e cioè che restare fermi significa morire economicamente; significa sopravvivere al virus ma poi morire di fame. Una prospettiva che a me, onestamente, non va proprio giù.

Perdiamo ogni giorno fette di clientela internazionale, che si rivolgerà ad altri Paesi; ma non voglio stare qui a ripetere ciò che ho detto negli ultimi post.

Piuttosto, c’è da fare un’amara considerazione: forse si poteva evitare di chiudere tutto e creare il deserto? Forse si poteva continuare a lavorare, pur con le dovute cautele?

Io in ufficio ho continuato ad andarci: credo che le fabbriche potessero evitare di fermarsi.

I fondamentali della nostra economia sono ormai asfittici, e chissà se riusciranno a risollevarsi.

Il dietrofront è meglio tardi che mai, ma chissà se servirà. In ogni caso è stato confermato il fatto che le Regioni hanno più potere del governo (in uno Stato, bisogna ricordarlo, che NON è federale): infatti pare che Conte non volesse riaprire ancora niente, ma che abbia dovuto capitolare di fronte alle Regioni in rivolta.

 
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La rivincita dello Stato in economia: ma stavolta potrebbe non essere sufficiente

Post n°2089 pubblicato il 08 Maggio 2020 da massimocoppa
 

 

LA RIVINCITA DELLO STATO IN ECONOMIA: MA STAVOLTA POTREBBE NON ESSERE SUFFICIENTE

La crisi economica mondiale causata dal Coronavirus è di proporzioni epocali: tutte le analisi convergono su questo. Siamo a livelli ormai paragonabili alla tremenda Grande Depressione del 1929 e forse siamo già oltre quella situazione: con l’aggravante dovuta al fatto di essere in un mondo interconnesso, circostanza che amplifica tutto enormemente. Davvero, ormai, possiamo dire che il battito delle ali di una farfalla in Europa scatena un ciclone ai Tropici.

Anche se quasi nessuno lo dice apertamente, stiamo però assistendo alla grande rivincita delle politiche keynesiane: gli Stati intervengono in economia massicciamente ed apertamente, con poderose iniezioni di liquidità e politiche di sostegno alla domanda. Gli Stati Uniti per primi hanno impegnato migliaia di miliardi di dollari, il doppio della gravissima crisi del 2008: pensavamo di aver visto il peggio con quest’ultima, ma non avevamo capito niente.

Il peggio è adesso, e per un semplice motivo: l’economia è ferma.

Per questo concordo con la Confindustria e con gli imprenditori di Lombardia e Veneto (e di tutta Italia), i quali chiedono di riaprire TUTTO e SUBITO, prima che sia troppo tardi. Ogni giorno che passa perdiamo clienti stranieri (perché all’estero è già ripartito tutto), che si dirottano verso altri fornitori (Cina, Turchia…) e che non torneranno mai più da noi.

Dopo decenni di politiche liberiste, di diktat sui bilanci in pareggio, il concetto di spesa pubblica, anche in deficit, e di intervento dello Stato in economia stanno tornando prepotentemente d’attualità. Ne sono ben contento, perché credo nelle indicazioni con le quali il grande economista Keynes fece sconfiggere al mondo occidentale la crisi del 1929, regalandoci decenni di stabilità e di crescita economica.

Il concetto è che è giusto che uno Stato si indebiti, pur di sostenere la domanda aggregata (per consumi ed investimenti) e dare forza ad un’economia in difficoltà, puntando specialmente alla piena occupazione.

Spero che tutto ciò sia la premessa per abbandonare la follia dei bilanci in pareggio ad ogni costo (in Italia abbiamo dovuto addirittura introdurre il concetto nella Costituzione!), e mi riferisco non solo al Fondo Monetario Internazionale ed alla Banca Mondiale, i cui aiuti sono mortali per chi li riceve, ma anche all’Unione Europea.

Tuttavia, stavolta, anche le manovre keynesiane potrebbero fallire ed è anche per questo motivo che la crisi attuale è senza precedenti.

Mi spiego meglio. Quando si erogano sovvenzioni, sussidi, aiuti e via discorrendo, si punta a far sì che le persone usino quei soldi per comprare beni e servizi; nel contempo, si spera che gli imprenditori li utilizzino per investire e per continuare a pagare gli stipendi e non licenziare. Così si rimette in moto tutta la macchina economica e la circolazione del denaro. Ma se le aspettative (ed anche di questo si occupò Keynes a suo tempo) sono negative, se cioè consumatori ed imprenditori sono sfiduciati, non servirà, perché i consumatori metteranno i sussidi ricevuti sotto il materasso per paura del futuro e gli imprenditori, giustamente, diranno che vorrebbero vendere la merce accatastata nei magazzini, prima di pensare a creare nuove unità industriali, acquistare macchinari e fare assunzioni. Per questo l’ottimismo ed il dinamismo sono atteggiamenti mentali e comportamentali essenziali, in economia. Anche perché il pessimismo non solo fa restare fermi, cioè non fa spendere ed investire, ed è un male, ma è anche un boomerang: basti pensare al disastro delle Borse, che avviene perché in troppi diventano improvvisamente paurosi e vendono, così contribuendo alla propria distruzione.

La mia paura, dicevo, è che, stavolta le politiche di intervento dello Stato potrebbero fallire: perché l’economia è ferma FISICAMENTE. Esempio banale: se voglio acquistare un prodotto, potrebbe succedere che l’azienda che lo produce sia ferma e quindi non lo fabbrichi. Potrebbe essercene qualche residuo in magazzino: ma non c’è nessuno che lo andrà a recuperare, anche perché potrebbe accadere che nessun vettore se lo prenderà in carico per portarlo fino al negozio o fino a casa mia. Insomma, se l’operaio è a casa, e l’imprenditore pure, la fabbrica è chiusa, il furgone dello spedizioniere è in garage e lo stesso spedizioniere se ne sta pure lui a casa, mi dite come può mai ripartire un’economia?! È inutile che lo Stato mi dia dei soldi, perché non li posso spendere!

Tutto questo si può evitare, ma bisogna assolutamente RIPARTIRE, RIPARTIRE e RIPARTIRE. Non il 18 maggio, non il primo di giugno, non a luglio, ma ORA. Altrimenti corriamo il rischio che nemmeno un capitalismo temperato ed aiutato dallo Stato possa risollevarsi. Io sono anticapitalista e non mi dispiacerebbe che morisse un sistema per cui una persona A vale più di quella B perché ha più denaro: ma sono processi che necessitano di tempi lunghi e di ammortizzatori. Distruggere il capitalismo di botto, senza aver chiara un’alternativa percorribile, significa una carestia senza uscita.

 
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