Creato da: massimocoppa il 22/08/2006
"Ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati"


"There is no dark side
of the moon, really.
Matter of fact,
it's all dark"

Pink Floyd

 

 

 

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"Conosceremo una grande quantità di persone sole e dolenti nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: ricordiamo".

Ray Bradbury, "Fahrenheit 451"

 

Area personale

 

 

"And all this science,
I don't understand:
it's just my job,
five days a week...
A rocket man"

Elton John

 

Un uomo può perdonare
a un altro uomo
qualunque cosa, eccetto
una cattiva prosa

                     Winston
                        Churchill

 
 

Presto /
anche noi (…) saremo /
perduti in fondo a questo fresco /
pezzo di terra: ma non sarà una quiete /
la nostra, ché si mescola in essa /
troppo una vita che non ha avuto meta. /
Avremo un silenzio stento e povero, /
un sonno doloroso, che non reca /
dolcezza e pace,
ma nostalgia
e rimprovero
PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

 

 

Cazzarola!

 

 

 

La vittoria del “NO” e’ come uccidere una mosca con un cannone…

Post n°2095 pubblicato il 22 Settembre 2020 da massimocoppa
 

LA VITTORIA DEL “NO” E’ COME UCCIDERE
UNA MOSCA CON UN CANNONE…

Non ho voluto interferire con indicazioni di voto ma, ora che tutto è compiuto, qualche parolina sul referendum costituzionale la vorrei spendere.

Cominciamo subito col dire che ho votato “NO”.

Faccio cioè parte di quella minoranza di italiani che ha respinto la riduzione dei parlamentari.

Ohibò, sarò impazzito? Niente affatto, così come non lo è quel 30 % di elettori che ha votato come me. Non siamo pazzi, ma non siamo nemmeno tutti corrotti o parenti di parlamentari o persone che lavorano presso parlamentari.

Vorrei spiegare perché uno come me, che è sempre stato d’accordo con la battaglia per ridurre le vergognose spese della politica italiana, messo di fronte ad un’occasione d’oro, ha respinto la possibilità di tagliare un bel po’ di deputati e senatori.

Premesso che ero assolutamente consapevole che il mio sarebbe stato solo un “beau geste” d’opinione, tanto sapevo benissimo che il “SI” avrebbe stravinto, ho respinto il modo con cui si vuole conseguire il risparmio: falciando persone che, bene o male, sono state liberamente elette dal popolo italiano.

Sono rimasto poi sorpreso nell’apprendere, solo nelle ultime settimane (i media si erano ben guardati dal specificarlo, per anni), che, per abbassare gli stipendi e ridurre i benefit dei parlamentari non solo non è necessaria una legge costituzionale, ma non c’è bisogno nemmeno di una legge ordinaria: basta (udite, udite!) un provvedimento amministrativo dei presidenti delle Camere!

E perché non lo emanano?!

Praticamente per uccidere una mosca abbiamo sparato con un cannone!

Nel frattempo i superstiti continueranno a ricevere stipendi scollegati dalla realtà e dalla produttività, insieme a benefit talmente assurdi da apparire surreali.

Non mi sta bene la riduzione dei parlamentari, perché la nostra è una Repubblica parlamentare, e ridurre il numero degli eletti significa, tout court, ridurre la rappresentatività del popolo italiano. Adesso gli italiani rappresentati da ogni parlamentare diventano enormemente di più, con danno appunto del collegamento tra elettori ed eletti.

Lasciamo stare che, anche quando ci sono stati i collegi uninominali con il sistema elettorale maggioritario, e cioè l’apoteosi del concetto di eletto che rappresenta e tutela gli interessi del collegio territoriale di provenienza, questo spesso non è accaduto. Penso che ognuno di noi conosca, perlomeno per sentito dire, un deputato o un senatore eletto nelle proprie zone e che, per cinque anni, non ha preso una sola iniziativa per il territorio rappresentato e, oltretutto, nemmeno si è fatto vedere.

Ma è il concetto che conta: stabilire un nesso tra elettori ed eletti è vitale per una democrazia.

Ho l’età per ricordare che, già dai tempi di Craxi, molti si sono posti, con forza, il problema della nostra Costituzione, accusandola di essere superata dalla storia. Specialmente i socialisti volevano una riforma verso un sistema presidenziale, così da far eleggere Craxi direttamente dal popolo e conferirgli un enorme potere. Quindi, in realtà, le critiche alla Costituzione del 1948 erano speciose e pretestuose. Tuttavia è vero che il parlamentarismo italiano porta a crisi di governabilità, a maggioranze ballerine e, insomma, a governi deboli che non hanno la forza di fare gli interventi che servono in economia, nella finanza, nel sistema infrastrutturale, nella legislazione del lavoro e via discorrendo.

Ma quella Costituzione non è sbagliata o pasticciata: anzi, è perfetta. È stata fatta apposta così, perché venivamo dalla dittatura fascista e da una guerra mondiale disastrosa, e non si voleva più correre il rischio di consegnare tutto il potere ad un uomo solo.

Bene, si dirà: ma i tempi sono cambiati.

Lo credevo anch’io.

Ma quando ho visto, dopo Craxi, Berlusconi, e poi Renzi e infine Salvini, ho capito che agli italiani l’“uomo forte” piace sempre, per cui credo che l’opzione presidenzialista non vada bene per noi. Vorrei tenermi la Costituzione ben stretta, ma già l’hanno vulnerata con l’assurda riforma delle autonomie regionali, con tutti i problemi che ne sono nati, ed ora si annunciano riforme ben più incisive e vistose. E io tremo. Per questo ho votato “NO”.

Spero vivamente che chi ha votato “SI”, cedendo alle sirene della demagogia e del populismo dei Grillini, non abbia un giorno a pentirsene amaramente.

 
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Amoroso + Boombadash e la diffusione del virus

Post n°2094 pubblicato il 19 Agosto 2020 da massimocoppa
 

AMOROSO + BOOMDABASH E LA DIFFUSIONE
DEL VIRUS

Siamo stati tutti giovani, o lo siamo ancora, per cui non me la sento di buttare troppo la croce addosso ai ragazzi che si stanno assembrando allegramente in spiaggia, in discoteca, nei party, negli apericena, negli eventi eccetera eccetera, anche se c’è una bella differenza tra essere giovani ed essere irresponsabili.

Ma i virologi ci stanno dicendo che se il Covid-19 sta rialzando la testa, e si sta nuovamente diffondendo in maniera veloce, questo accade anche perché troppi ragazzi si alitano in faccia con olimpica indifferenza, si mescolano, si mischiano, si “promiscuano” un po’ troppo.

Come spesso accade, però, in certi comportamenti hanno una grande responsabilità quelli che un tempo venivano chiamati i “cattivi maestri”.

Nella hit dell’estate canora 2020 firmata da Alessandra Amoroso e dai Boomdabash, “Karaoke”, doppio disco di platino (è notizia di ieri) e 55 milioni di visualizzazioni su Youtube (55 milioni!), il testo presta il fianco a doverose critiche.

È evidente che fa riferimento alla fine del lockdown, inneggiando alla spensieratezza, al mischiarsi, a fare tutto quello di cui si ha voglia e che era proibito. Ma il fatto, purtroppo, è che la situazione non è così: vigono ancora moltissimi divieti, per cui inneggiare alla libertà totale è una vera e propria istigazione: un atteggiamento che ha facile presa, anche perché viene da idoli dello spettacolo.

La canzoncina è di quelle facili, di sicura presa, con un motivetto accattivante: molto carina, di quelle proprio per l’estate e che, l’anno prossimo, sarà dimenticata e sostituita da un’altra.

Però il testo è molto discutibile, e vediamo perché.

Uno dei Boomdabash esordisce così: “Voglio l’aria di mare / Il sole sulla faccia / Tornerò a cantare sotto il suo balcone quando lei si affaccia”. È un evidente riferimento alla fine del lockdown, delle chiusure in casa.

E ancora: “Tu abbracciami forte per tutte le volte che non hai potuto ieri”. Ci si mischia di nuovo, e passi: sono una coppia, lo farebbero comunque.

Poi arriva la Amoroso, ammiccante ed allusiva, a rincarare la dose: “Voglia di ballare un reggae in spiaggia / Voglia di riaverti qui tra le mie braccia / In una piazza piena / Per fare tutto quello che non si poteva”.

Non c’è bisogno di analisi del testo, mi pare. La Amoroso dice chiaramente che desidera stare in un carnaio, uno sull’altro, a ballare e fare “tutto quello che non si poteva”. Ma, in realtà, non si potrebbe nemmeno adesso.

Sono veramente sorpreso che nessuno abbia notato questa cosa. È un’aperta istigazione all’inosservanza di tutte le norme antivirus, nazionali e locali. Per tacere del video: cantanti e ballerini non rispettano la distanza interpersonale e non hanno la mascherina: mi chiedo come abbiano avuto il permesso di girare la clip in queste condizioni, visto che le fiction e i film sono fermi da mesi proprio perché impossibile garantire la sicurezza degli attori.

Da questo punto di vista ammiro moltissimo ed ho molto rivalutato Elettra Lamborghini: la sua hit estiva con Giusy Ferreri, “La Isla”, è musicalmente di minore impatto rispetto a “Karaoke” (ed infatti ha totalizzato “solo” 12 milioni di visualizzazioni su Youtube), e finora la Lamborghini ha puntato molto sulla fisicità, piuttosto che sulla bravura artistica. Ma questa ragazza, qualche giorno fa, venendo contro i propri interessi (anche perché adesso è il suo momento, che dovrebbe sfruttare), ha deciso di sospendere concerti e comparsate estive, perché si è responsabilmente e coscienziosamente resa conto che la gente accorsa alle sue performance non rispettava le misure di sicurezza.

Brava Elettra!

 


 
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Le Regioni fanno 50 anni: anniversario triste di un’istituzione fallimentare

Post n°2093 pubblicato il 04 Agosto 2020 da massimocoppa
 

 

LE REGIONI FANNO 50 ANNI: ANNIVERSARIO TRISTE
DI UN’ISTITUZIONE FALLIMENTARE

Nell’indifferenza generale sta trascorrendo un anniversario che dovrebbe avere una certa importanza per il nostro Paese: la nascita delle Regioni, intesa come istituzioni operative.

Prevista in Costituzione, si dovette arrivare addirittura al 1970 per l’elezione dei primi consigli regionali.

Da allora ne è passata, di acqua sotto i ponti, ed oggi le Regioni italiane sono una realtà.

Anche troppo.

Qualche post addietro, e riferendomi alla babele di provvedimenti normativi locali per contenere la diffusione del Coronavirus, mi sono lamentato della giungla che ha caratterizzato la gestione dell’emergenza. Il governo fissava una cornice, ma le Regioni decidevano cosa metterci esattamente dentro.

Avevo davanti agli occhi il caso della Campania, la mia Regione di appartenenza, dove il presidente-sceriffo De Luca ha varato le misure più restrittive d’Italia, ben al di là di quanto previsto dal governo Conte.

Credevo che non fosse possibile che un ente locale “comandasse” più del governo, ma mi sono dovuto ricredere ampiamente.

Tutto nasce dalla dannata riforma del Titolo V della Costituzione approvata dal centrosinistra nel 2001 e confermata, incredibilmente, dal popolo italiano in un referendum. Andò a votare solo il 34 % degli elettori ma, non essendo richiesto un quorum, fu sufficiente.

E così oggi ci troviamo davanti ad un guazzabuglio che istiga le Regioni all’anarchia.

La Corte Costituzionale ormai dedica strutturalmente gran parte del suo operato a dirimere i conflitti che sorgono fra questi enti e lo Stato. I presidenti di Regione si fanno chiamare “governatori” e pensano di essere a capo di un vero e proprio Stato all’interno di uno Stato federale; pensano davvero di essere a capo della California nell’ambito degli Stati Uniti, per capirci.

Nessuno ha spiegato loro, né l’hanno studiato all’università, o più semplicemente fanno finta di non saperlo, che l’Italia non è uno Stato federale e che loro non hanno chissà quali poteri. Fanno finta di averli, e li esercitano, nell’olimpica indifferenza del governo. Il risultato è l’ennesima falla nella certezza del diritto, con il cittadino a subire provvedimenti capotici senza sapere quanto e come vi si possa opporre.

Il bilancio di questi cinquant’anni di regionalismo è, dunque, deludente ed ampiamente deficitario. Il governo centralizzato, in sé, è un’idea triste e pericolosa, perché facilmente incline all’autoritarismo. Per questo il decentramento e l’autonomia sono principi chiave in una democrazia moderna, compiuta; sono architravi dell’edificio delle libertà.

Ma in Italia ce la meritiamo l’applicazione di questi principi? Abbiamo dimostrato di saperli esercitare? No.

L’accresciuto potere delle Regioni si è tramutato in un’impennata delle spese e, quindi, del debito pubblico locale, che poi deve essere tamponato con l’applicazione di tasse, anch’esse locali.

La classe politica presente sul territorio ha dimostrato, dovunque, di essere di gran lunga peggiore di quella nazionale: senza alcun ideale, pensa solo al ritorno immediato in immagine e voti; pensa solo all’occupazione clientelare di tutti i posti disponibili ed alla soddisfazione dei propri bisogni.

Gli abusi e gli sprechi sono all’ordine del giorno, e gli esempi peggiori vengono dalle Regioni a Statuto speciale: uno status concessogli per motivi validissimi, ma che storicamente oggi non avrebbe più ragion d’essere, se non quella di autoperpetuare il potere della classe dirigente.

I cinquant’anni dal varo delle Regioni, dunque, casomai venisse celebrato, dovrebbe essere l’occasione per avviare una profonda riflessione sulla situazione e per mettere in cantiere una riforma incisiva che sottragga potere a questi enti locali, specialmente in settori vitali come la sanità. Insomma, a mio parere le Regioni devono essere depotenziate, e pesantemente. È malinconico, ma la prova storica dei fatti non è stata superata: bisogna rinforzare nuovamente il potere centrale, perché si è dimostrato che l’autonomia non ce la meritiamo.

 
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Ho percepito la morte di Morricone? Una sconcertante coincidenza

Post n°2092 pubblicato il 06 Luglio 2020 da massimocoppa
 

HO PERCEPITO LA MORTE DI MORRICONE?
UNA SCONCERTANTE COINCIDENZA

Io non ho alcun potere paranormale.

Non sono un sensitivo, non ho premonizioni, non faccio sogni profetici.

Non vedo gli UFO, non percepisco presenze, non mi è mai capitato nulla di nemmeno vagamente soprannaturale.

Anche se sono un appassionato di tutti questi argomenti, devo onestamente ammettere che non ho alcuna esperienza diretta di percezioni extrasensoriali.

Eppure, mi è successa una cosa veramente sconcertante.

Ieri pomeriggio, non so perché, improvvisamente, mi è venuto l’irrefrenabile impulso di ascoltare la colonna sonora del celeberrimo film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, con Gian Maria Volonté.

Ho aperto Youtube col cellulare ed ho ascoltato una famosa esecuzione live a Venezia, nel 2007, con direttore d’orchestra Ennio Morricone, che è anche autore del brano: un brano entrato nella storia del cinema e della musica e che tutti, da qualche parte, prima o poi abbiamo ascoltato.

Mi sono chiesto: chissà il maestro Morricone come sta, cosa fa...

Ebbene, poco fa accendo il computer e cosa leggo come “ultim’ora”? Morricone è morto!

Sembra proprio che io abbia avuto ieri una premonizione o una percezione extrasensoriale! Non so per quale motivo, perché nulla mi lega a questo grand’uomo, se non un’ammirazione per la sua maestria artistica.

Intanto è come se io, ieri, avvertendo un impulso “morriconesco”, avessi percepito il destino imminente, o già avvenuto, di questo grande musicista dalle opere indimenticabili.

 

 
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38 gradi in Siberia, Mosca mai sotto zero: il disastro si avvicina e le superpotenze fanno finta di niente

Post n°2091 pubblicato il 29 Giugno 2020 da massimocoppa
 

 

38 GRADI IN SIBERIA, MOSCA MAI SOTTO ZERO: IL DISASTRO SI AVVICINA E LE SUPERPOTENZE FANNO FINTA DI NIENTE

Adesso che, finalmente, il Coronavirus sta uscendo dall’orizzonte degli eventi, tornano altre notizie altrettanto gravi, se non di più, ma che avevamo rimosso in nome dell’emergenza.

“Notizia”, secondo una definizione che viene dalle scienze della comunicazione, è un rapporto su di un fatto. Quindi, i fatti esisterebbero a prescindere: ma solo in alcuni casi diventano notizie.

È sicuramente un fatto che stiamo distruggendo il nostro pianeta e, di conseguenza, danneggiando noi stessi. Ma, a causa del virus, per qualche mese non si è più tramutato in notizia.

Ieri la maggior parte dei quotidiani ha dedicato intere paginate al riscaldamento globale, finalmente e giustamente. E perché? Perché si sono accorte dell’ennesima, clamorosa deviazione delle temperature da quella che dovrebbe essere la norma e che, fino a qualche tempo fa, era la comune esperienza.

I nostri media hanno scoperto che l’inverno non c’è stato. E non solo in Italia, come ci siamo accorti tutti, ma nemmeno in Russia ed a ridosso del Circolo Polare Artico! Per meglio dire, a Mosca non si è mai scesi sotto lo zero, che è un fatto talmente mostruoso da mettere i brividi (anche se non di freddo)! Come se non bastasse, in Siberia (dico, in Siberia!), qualche giorno fa si è raggiunta la temperatura di… 38 gradi centigradi (38!). E va bene che l’estate esiste anche lì e nascono pure i fiori, ma 38 gradi è veramente pazzesco!

A marzo già si poteva fare il bagno nei fiumi e gli animali sono usciti dal letargo con largo, troppo, anticipo.

Il permafrost russo, quel misto di terra e ghiaccio che si riteneva eterno, si sta sciogliendo: questo mette in pericolo la staticità di installazioni ed intere città. Qualche settimana fa un enorme serbatoio di gasolio si è rovesciato ed ha scaricato in un fiume artico migliaia di tonnellate di carburante.

C’è assolutamente bisogno di una cabina di regia mondiale che prenda provvedimenti seri, duraturi e che valgano per tutti, perché i cambiamenti climatici ormai sono un fatto, non più un’opinione. Di cos’altro abbiamo bisogno per convincercene? Non bastava il Polo Nord che si scioglie in estate? Registriamo sempre nuovi record negativi, ma le superpotenze (come Stati Uniti, Cina e Russia) continuano a far finta di niente.

Ho paura che alla nostra generazione, o tutt’al più a quelle immediatamente successive (i nostri figli e nipoti, per intenderci), toccherà il discutibile privilegio di assistere ad un cambiamento epocale e strutturale del clima, una catastrofe ecologica che potrebbe anche comportare la fine della vita sulla terra.

 
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