Creato da: massimocoppa il 22/08/2006
"Ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati"


"There is no dark side
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Un uomo può perdonare
a un altro uomo
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Presto /
anche noi (…) saremo /
perduti in fondo a questo fresco /
pezzo di terra: ma non sarà una quiete /
la nostra, ché si mescola in essa /
troppo una vita che non ha avuto meta. /
Avremo un silenzio stento e povero, /
un sonno doloroso, che non reca /
dolcezza e pace,
ma nostalgia
e rimprovero
PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

 

 

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Il decisivo contributo ucraino alla grandezza russa e sovietica, un’amara verità per Mosca

Post n°2134 pubblicato il 09 Maggio 2022 da massimocoppa
 

IL DECISIVO CONTRIBUTO UCRAINO
ALLA GRANDEZZA RUSSA E SOVIETICA,
UN’AMARA VERITA’ PER MOSCA

Oggi la Russia celebra la vittoria sovietica contro la Germania nazista nella seconda guerra mondiale. Nel suo discorso alla tradizionale parata militarista a Mosca, Putin ha parlato di necessaria operazione di denazificazione nel Donbass (non ha mai pronunciato la parola “Ucraina”, come se questo Stato non esistesse), attribuendo a questa circostanza igienica (per così dire) l’invasione del Paese confinante.
Anche se Stalin, inizialmente, si alleò con Hitler (con il famigerato patto Molotov-Ribbentrop) e decapitò l’intero vertice delle forze armate russe sospettandolo di tramare contro di lui, è storicamente noto l’enorme contributo di sforzi e di sangue che l’Unione Sovietica ha dato alla vittoria contro il nazismo, circostanza ancora oggi motivo di orgoglio patriottico per la società russa. Sulle cifre esatte dei morti militari e civili nel secondo conflitto mondiale non è mai stata data una parola certa: le autorità di Mosca parlarono inizialmente di sette milioni di morti, poi divenuti 20 milioni al tempo di Krusciov, quindi oltre 20 milioni con Breznev ed oggi, con Putin, 26 milioni. Tra 7 e 26 milioni, dati quasi certamente errati per difetto e per eccesso, probabilmente la verità sta nel mezzo.
Fino alla scomparsa dell’URSS non si è mai troppo badato al tributo di sangue distinguendolo per le nazionalità dei popoli componenti l’impero sovietico. Oggi, invece, è quantomai interessante capire quanti siano stati i morti ucraini, per comprendere il contributo ucraino allo sforzo sovietico nella guerra contro Berlino.
Naturalmente anche qui c’è un balletto di cifre che lascia dubbiosi. Comunque, secondo “Word Population Review”, un’organizzazione americana non governativa, i morti ucraini furono quasi 7 milioni in tutto: un milione e 650mila militari, 3 milioni e 700mila civili deceduti per cause belliche ed un milione e mezzo di civili morti per fame e malattie collegate al conflitto.
Dunque, quello che Putin non dirà mai e neanche l’Unione Sovietica diceva, il contributo della nazione ucraina alla vittoria sovietica ed all’arrivo dell’Armata Rossa a Berlino fu ENORME. Alla faccia del popolo di nazisti!
Detto questo, non basterebbe un libro per censire tutto ciò che era ucraino e contribuì al lustro dell’Unione Sovietica.
Già abbiamo parlato QUI delle ricchezze del sottosuolo ucraino di cui Mosca si è avvantaggiata per settant’anni. Ma anche il fattore umano è considerevole: le più brillanti tecnologie erano ucraine; la scuola medica oftalmologica sovietica, famosa nel mondo, era in realtà ucraina (il dr. Filatov e la sua clinica di Odessa); le forze speciali sovietiche, entrate di diritto nel novero delle più efficienti al mondo, erano caratterizzate da numerose presenze ucraine: c’erano molti ucraini nella 103esima Divisione Aerotrasportata che occupò l’Afghanistan in una sola notte, la sera della vigilia di Natale del 1979. E migliaia di ucraini sono morti o sono tornati psicologicamente devastati dalla campagna afghana.
La forza, la tenacia ed il coraggio dei combattenti ucraini ha da sempre costituito la punta di diamante delle forze armate sovietiche: e lo si capisce ancora oggi, dalla straordinaria ed incredibile capacità di resistenza che stanno dimostrando contro il gigante russo.
Sono giustamente entrati nella memoria collettiva i sacrifici degli equipaggi degli elicotteri sovietici che, nel 1986, lanciarono tonnellate di sabbia, piombo, argilla e boro, sulla bocca aperta ed infuocata del reattore collassato della centrale nucleare di Chernobyl, mentre da essa si levava verso l’alto ed intorno un mostruoso ed ininterrotto flusso di potentissime radiazioni; nel contempo, vigili del fuoco, tecnici, operai e minatori operarono da terra in rischiosissime missioni. Furono interventi iniziali provvidenziali, perché tamponarono il disastro e salvarono il mondo.
Moltissimi componenti degli equipaggi degli elicotteri e soccorritori terrestri, passati alla storia come “liquidatori”, sono morti entro pochi mesi per il cancro, a causa della mole spaventosa di radiazioni ingurgitate.
Tutto a maggior gloria dell’Unione Sovietica e del suo Partito Comunista. Giusto, ma dobbiamo ricordare che Chernobyl era in Ucraina, per cui la stragrande maggioranza di questi morti era composta da militari e civili stanziati in quei luoghi: quindi, ucraini…
Nessuno ricorda che questi fantomatici neonazisti dell’Ucraina, dopo la dissoluzione dell’URSS, con l’accordo conosciuto come “Memorandum di Budapest”, rinunciarono alle armi atomiche dislocate sul territorio nazionale (ben 1.900!), cedendole a Mosca, ed accettando un accordo internazionale, sottoscritto da Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Cina (in pratica, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite) con il quale si assicurava a Kiev libertà e protezione da ogni minaccia. Un accordo completamente dimenticato dal mondo occidentale quando la Crimea fu invasa ed annessa da Mosca. Se l’Ucraina avesse conservato i missili nucleari la Russia si sarebbe ben guardata dall’invaderla e violentarla, come sta facendo oggi.
Per questo motivo, in Corea del Nord, Kim Jong-Un ha perseguito in tutti i modi la realizzazione della bomba, riuscendoci: non perché fosse pazzo, come spesso si è sentito dire, ma perché, al contrario, era fin troppo lucido: sapeva, ed aveva ragione, che uno Stato che possiede l’arma nucleare non viene più toccato da nessuno.
In conclusione: l’Unione Sovietica, senza l’Ucraina e gli ucraini, non sarebbe stata quella superpotenza che è stata. Il distacco ucraino non è mai stato superato dall’establishment di Mosca. Forse è anche per questo che Putin vuole a tutti i costi riunire quello Stato e quel popolo alla Russia. E tutto questo senza dimenticare che, storicamente, la Russia viene dall’Ucraina: la Rus’ di Kiev fu un Principato medievale da cui, poi, venne il nome e la sostanza della Russia vera e propria.

 

(Nella foto: la capitale ucraina Kiev nel 1985, ai tempi dellUnione Sovietica)

 
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Mi sto ricredendo favorevolmente su Draghi e spiego perché (casomai interessasse a qualcuno)...

Post n°2133 pubblicato il 04 Maggio 2022 da massimocoppa
 

MI STO RICREDENDO FAVOREVOLMENTE SU DRAGHI
E SPIEGO PERCHE’
(CASOMAI INTERESSASSE A QUALCUNO)...

Chi segue questo blog sa che Mario Draghi non mi è mai piaciuto. Avevo (ed ho) grosse riserve sul personaggio, a partire dal fatto che si tratta dell’ennesimo capo del governo mai eletto da nessuno e, soprattutto, mi dà fastidio il culto della personalità che gli viene tributato.
Tuttavia devo dire che, negli ultimi mesi, mi scopro a concordare quasi integralmente con le sue iniziative di governo.
Egli amministra senza farsi condizionare dalle minacce dei suoi rissosi alleati, come Lega e M5S: quando mai, in Italia, si è vista una tale indipendenza? Può permettersi di farlo perché non è un politico, ma non si creda che sia comunque facile.
Concordo anche con il massiccio intervento statale di sostegno all’economia ed al reddito: per me che sono cresciuto alla scuola keynesiana dell’economia sin dai tempi dell’università, la spesa pubblica rivolta al perseguimento della piena occupazione e di un maggiore potere d’acquisto è qualcosa di irrinunciabile: se ne sono accorti anche negli Stati Uniti ed in Europa, dove dalla pandemia in poi è stato finalmente accantonato il feticcio del bilancio in pareggio per ritornare al concetto di un sistema finanziario che sia al servizio delle persone, e non il contrario.
L’atteggiamento di totale solidarietà alla povera popolazione ucraina aggredita dal gigante russo, con il corollario di un fermo sostegno morale e materiale, anche in armi, è un altro punto qualificante di Draghi: in un Paese stracolmo di “se”, di “ma” e di benaltrismo prorusso, spesso ideologico ma anche sorretto da più prosaici finanziamenti, il comportamento del capo del governo lo qualifica come uno statista con la “s” maiuscola.
Infine, è di ieri il suo intervento al Parlamento Europeo, nel corso del quale ha avuto il coraggio di dire quello che quasi tutti pensiamo da anni: bisogna superare il meccanismo dell’unanimità nelle decisioni dell’Unione Europea e procedere a maggioranza: magari qualificata, ma pur sempre maggioranza, come si fa in ogni consesso democratico. Perché, finora, la necessaria unanimità si è tramutata in un potere di veto assurdo e paralizzante ad opera di alcuni Paesi, i quali spesso decidono in base a contrapposizioni incrociate: si oppongono, cioè, alla proposta di un membro semplicemente perché quest’ultimo, in passato, si è magari opposto ad una loro esigenza.
Decidere in base alla maggioranza, ovviamente con tutte le tutele e le protezioni per chi resta in minoranza, è il sale di qualsiasi assemblea democratica che sia efficiente e veloce nelle decisioni che servono in un dato momento storico.

 
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Il bue russo dice “cornuto” all’asino ucraino...

Post n°2132 pubblicato il 02 Maggio 2022 da massimocoppa
 

IL BUE RUSSO DICE “CORNUTO” ALL’ASINO UCRAINO…

Io capisco che, da che mondo è mondo, la propaganda, per sua natura, deve esagerare. Però anche la propaganda ha delle regole, ed una di queste è quella di non strafare, perché si ottiene il risultato opposto, oltre a diventare ridicoli.
Con l’accusa di essere uno Stato nazista, di per sé surreale e grottesca, che Putin fa agli ucraini, è come se il bue, gran portatore di corna, accusasse l’asino di avere le medesime, come recita un antico e saggio detto popolare.
Innanzitutto il presidente ucraino è ebreo: può mai un ebreo essere a capo di uno Stato nazista? Il ministro degli Esteri russo, Lavrov, con sprezzo del ridicolo dichiara oggi che anche Hitler era ebreo: una semplice suggestione, che non ha mai trovato alcun fondamento, ma che evidentemente piace alle autorità russe, le quali aspirano a vincere la medaglia d’oro dell’arrampicata sugli specchi…
La Germania nazista era uno Stato totalitario, secondo la definizione delle scienze politiche: uno Stato, cioè, che nega le libertà politiche e persino personali, pretendendo di regolare “totalmente”, appunto, la vita dell’individuo. Anche l’Unione Sovietica era uno Stato totalitario, e tale è, in pratica, la Russia di oggi.
La Germania nazista deportava popolazioni e perseguitava e massacrava civili inermi ed intere categorie di persone (ebrei, zingari, omosessuali), macchiandosi di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità: la stessa cosa che fa la Russia, oggi, in Ucraina ed anche nei propri confini nazionali.

La Germania nazista aggrediva gli altri Stati, dicendo di farlo per autodifesa: come la Russia ha fatto con l'Ucraina.
Hitler, quando la seconda guerra mondiale si mise decisamente male per la Germania, fece circolare la notizia di armi segrete che avrebbero ribaltato le sorti del conflitto: pochi giorni fa, Putin ha detto la stessa cosa.
Dunque, chi è il nazista?

 
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Le ricchezze ucraine fanno gola alla Russia

Post n°2131 pubblicato il 21 Aprile 2022 da massimocoppa
 

LE RICCHEZZE UCRAINE FANNO GOLA
ALLA RUSSIA

La crisi derivata dall’aggressione russa all’Ucraina ci ha fatto scoprire che Kiev non è quel nano economico che avevamo sempre immaginato, e che le motivazioni di Putin non risiedono solamente nel nazionalismo esasperato panrusso e nella volontà di grandeur vetero-sovietica ma, più prosaicamente, hanno senz’altro a che fare con le ricchezze del territorio invaso, specie per quanto concerne la zona orientale.
Qualche giorno fa su “Repubblica” è apparso un articolo, mirabile per sintesi e completezza informativa, che ci ha reso edotti del fatto che dal Donbass proviene il 90 % del gas neon prodotto in tutto il mondo: poco male, si dirà, le lampade a neon non si usano quasi più. Errore: il neon serve (non lo sapevo!) alla produzione dei chip elettronici e questi ultimi, si sa, servono praticamente dovunque.
Le rocce del Donbass contengono litio della qualità più pregiata, perché non contaminato da altri metalli e quindi facilmente isolabile. Inoltre l’Ucraina produce le famigerate “terre rare”, indispensabili per l’industria dei computer e di difficile reperibilità.
Poi, nel territorio desiderato da Mosca giace il 10 % delle riserve mondiali di ferro, il 6 % di titanio, il 20 % di grafite.
Dalle miniere all’agricoltura. La zona occidentale dell’Ucraina ha giustamente meritato, nei secoli, l’appellativo di “granaio d’Europa”. Abbiamo scoperto che anche la gran parte dei cereali che importiamo in Italia viene dall’Ucraina. L’olio di semi di girasole è diventato introvabile, oltre a vedere un enorme aumento del prezzo, perché l’Ucraina è leader mondiale della sua produzione e, chiaramente, ora è tutto fermo anche nei trasporti. Kiev è anche il quinto produttore mondiale di mais, il settimo di grano, il terzo di patate, il sesto di barbabietole da zucchero.
Il proprietario di una famosa catena di pizzerie diffusa a Napoli e nel mondo mi ha detto che il costo della pizza è destinato ad aumentare, perché la farina per l’impasto ormai scarseggia ed è salita di prezzo. E questo giusto per fare un esempio pratico.
Ogni giorno scopriamo qualcosa di cui diventiamo improvvisamente privi e che arrivava dall’Ucraina: perfino l’argilla, base dell’industria ceramica.
Il tessuto industriale ucraino è di prim’ordine, anche se ormai probabilmente dobbiamo usare il verbo al passato a causa delle indiscriminate distruzioni che le forze armate russe stanno portando avanti sistematicamente.
Solo dopo che è stato attaccato dai russi si è menzionato un dato di cui non si parlava mai: il complesso Azovstal (nella foto, scattata in tempo di pace), nella città oramai martire di Mariupol, è la più grande acciaieria d’Europa. Si potrebbe pensare che, però, sia un kombinat obsoleto ed inefficiente: sbagliato! E' un gioiello di tecnologia. Un tempo sfornava la metà di tutto l’acciaio prodotto in Unione Sovietica.
I celeberrimi aerei Antonov, vanto dell’industria sovietica, sono in realtà ucraini, e l’Antonov è una delle poche aziende al mondo capaci di curare tutto il processo di produzione internamente, senza aver bisogno di nessuno: dal progetto al velivolo pronto a volare.
Con queste premesse è davvero incomprensibile come mai gli ucraini siano una delle comunità che più hanno avuto bisogno di emigrare all’estero per poter lavorare, accettando oltretutto mansioni quasi sempre umili. La spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che le ricchezze ucraine sono mal distribuite, in quanto appannaggio di pochi “oligarchi” (esistono anche lì, non solo in Russia), frutto avvelenato della svendita e della privatizzazione degli asset nazionali susseguita alla caduta del comunismo: lo stesso fenomeno accaduto a Mosca.
Con queste premesse, mi fanno amaramente ridere quei filorussi e quei complottisti che pensano di aver capito e di sapere tutto sulla guerra in corso, attribuendo all’Ucraina gravissime responsabilità e dimenticando chi è l’aggressore e chi è l’aggredito, parteggiando inspiegabilmente per una dittatura che si sta macchiando ogni giorno di crimini di guerra e detestando una democrazia, per quanto fragile. L’Ucraina, di cui non sappiamo niente, è in realtà un Paese EUROPEO, ricco di cultura, di qualità e di ottime persone laboriose e pacifiche.

 
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Il 67 % degli italiani dice “no” al condizionatore pur di aiutare l’Ucraina

Post n°2130 pubblicato il 14 Aprile 2022 da massimocoppa
 

IL 67 % DEGLI ITALIANI DICE “NO”
AL CONDIZIONATORE PUR DI AIUTARE L’UCRAINA

Da un sondaggio effettuato per “Repubblica” dalla Demos di Ilvo Diamanti emergono risultati sorprendenti.
Le persone che, sui mass media e sui social network, strillano sfacciatamente a favore della Russia nel conflitto ucraino, o fanno mille distinguo e premesse, si esercitano nell’odioso sport del benaltrismo, professano falsi pacifismi interessati a salvaguardare solo il proprio culo, ed ambiguamente distribuiscono uguali responsabilità a tutti, pur molto rumorose e vistose sono, in realtà, la minoranza degli italiani.
Una minoranza cospicua (20 per cento), ma pur sempre minoranza.
Il premier Draghi ha icasticamente chiesto agli italiani se preferiscono la pace, e quindi infliggere un danno gravissimo alla Russia bloccando le importazioni di gas e petrolio, o preferiscono tenere il condizionatore acceso d’estate, sacrificando l’Ucraina ed i suoi civili inermi, consentendo la prosecuzione dei crimini di guerra di cui Mosca si sta macchiando.
Ebbene, gli italiani sono stati chiarissimi.
Il 61 % dei nostri connazionali si dice “molto preoccupato” per la guerra.
Il 76 % afferma che l’invasione russa dell’Ucraina sia “grave e ingiustificata”; il 20 % la giudica “grave, ma la Russia ha delle ragioni”; solo il 3 % sostiene che “ha fatto bene”.
Per quanto concerne la reazione dell’Italia, il 70 % degli italiani è favorevole alle sanzioni economiche contro Mosca (25 % contrario), il 59 % è addirittura favorevole a rinunciare a tutte le importazioni energetiche dalla Russia (contrario il 37 %), il 57 % vorrebbe un boicottaggio dei prodotti russi (39 % contrario) ed il 51 % concorda con l’invio di aiuti militari all’Ucraina (47 % contrario).
Netta è la risposta ad un quesito espresso chiaramente: “Per rendere più efficaci le sanzioni contro la Russia e cercare di porre fine alla guerra in Ucraina gli italiani dovrebbero rinunciare ad alcuni consumi energetici, ad esempio per il riscaldamento o l’aria condizionata. Lei sarebbe disposto a farlo?”. Ebbene, il 67 % degli italiani ha risposto “sì”.
Segnali confortanti, dunque, per questo Paese: non siamo, o non siamo tutti, un branco di egoisti “cazzi miei”. Siamo scioccati da quanto sta accadendo, dai crimini di guerra contro i civili indifesi e dal campionario di orrori che giornalisti di tutto il mondo e civili con i social media stanno documentando da febbraio, e siamo disposti a stringere duramente la cinghia per far cessare questo stato di cose.
Sarebbe stato interessante sottoporre agli italiani un altro quesito, ma non è stato fatto: saremmo anche disposti ad intervenire militarmente e direttamente, ovviamente nell’ambito della cornice NATO, per fermare i russi?

 
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