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Presto /
anche noi (…) saremo /
perduti in fondo a questo fresco /
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un sonno doloroso, che non reca /
dolcezza e pace,
ma nostalgia
e rimprovero
PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

 

 

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“OPERA” DI PATTY PRAVO È UNA CANZONE ESOTERICA?

Post n°2233 pubblicato il 03 Marzo 2026 da massimocoppa
 

“OPERA” DI PATTY PRAVO È  UNA CANZONE ESOTERICA?


 

Quando ho ascoltato con più attenzione la canzone “Opera”, che Patty Pravo ha portato al Festival di Sanremo da poco conclusosi, mi sono reso conto, con mio grande stupore, che si tratta di un testo esoterico.
Intendiamoci, la cantante fa di tutto per nascondere la cosa, ed il capolavoro lo si raggiunge nel video ufficiale del brano, girato al Teatro dell’Opera di Roma (dove appare anche l’inserzione pubblicitaria della nuova “Lancia Ypsilon”...): viene suggerito, dunque, che “l’opera” di cui si parla nella canzone sia appunto, semplicemente, banalmente, un teatro lirico, dove si è soliti rappresentare un’opera lirica.
Da questo punto di vista, non c’è niente di strano: l’esoterismo, le dottrine iniziatiche e discipline simili sono appunto fondate sulla dissimulazione. Il concetto è che le verità ultime dell’universo e dello spirito non sono per tutti: bisogna esserne degni. Solo i meritevoli, e solo dopo un duro cammino, faticoso e solitario, raggiungeranno l’illuminazione e ad essi si apriranno i segreti del tempo e dello spazio. Quindi, con queste premesse, è logico che si cerchi di nascondere il tutto: perché solo chi deve e può capire, lo farà. La massa si lascerà abbagliare dalle apparenze.
Che “Opera” sia una canzone che indica un percorso molto diverso e lontano dalla normalità delle cose lo si capisce analizzandone il testo. A leggerla con i dovuti occhiali, ci si rende conto che siamo proprio di fronte ad un testo esoterico, che tratteggia caratteristiche misteriche e percorsi di conoscenza.
“Sulla terra siamo soli”, è l’incipit del brano: e chi ricerca l’ascensione ai livelli superiori della conoscenza è sempre solo, per principio.
E più avanti: “Nella vanità, io sono Musa, colore tagliente e poi Opera, l’Opera”. La vanità è quella del mondo, lo sciocchezzaio quotidiano in cui ci dobbiamo dibattere e da cui alcuni tentano di elevarsi. La Musa, che Patty Pravo identifica con sé stessa, è un riferimento spirituale, anche artistico, il cui fine è appunto e sempre quello di ispirare e di elevarsi. Il colore è un concetto largamente noto ed usato nell’esoterismo: i colori hanno un potente significato simbolico.
E, infine, abbiamo proprio una dichiarazione esplicita, a saperla leggere, una confessione: “(io sono) Opera, l’Opera”. Nell’alchimismo antico, che era qualcosa di molto diverso dall’essere il semplice antenato della moderna chimica, l’opera per eccellenza era il cuore stesso della disciplina e, soprattutto, costituiva l’azione di chi la esercitava. L’alchimista, cioè, aveva per scopo principale un procedimento che veniva definito “l’opera”: la realizzazione della “pietra filosofale”. Questo prodotto avrebbe avuto la capacità di risanare la corruzione della materia e, soprattutto, dello spirito. Dulcis in fundo, avrebbe tramutato anche i metalli vili in oro: suprema simbologia dell’elevazione ad uno stato superiore, di perfezione, anche se questa pietra è divenuta leggendaria in pratica solo per il volgare aspetto pecuniario più evidente, un clamoroso equivoco sulla sua natura. Ma il suo significato, come si è detto, è ben diverso e, inoltre, mai come in questo caso non conta raggiungerlo, ma conta il percorso. In altre parole l’alchimista è solo un essere umano che, cosciente della miseria e della caducità delle umane cose, cerca, con ferrea disciplina spirituale e lavorativa, di ascendere il più possibile verso il livello ultimo della conoscenza e la perfezione dell’anima, dedicandovi tutta la propria vita.
Quindi, come si vede, nella canzone di Patty Pravo c’è un forte riferimento all’alchimia, che era parte integrante di percorsi iniziatici ed esoterici. Anche il verso sul “colore tagliente” trova patria nell’alchimia, perché il colore, sempre cangiante, è indicativo dello stato in cui si trova la lavorazione del prodotto, cioè dell’ “opera”.
Addirittura lampanti sono i versi successivi del brano: “Ho viaggiato per il mondo / Tra oasi, deserti, e misteriose profezie / Dove il tempo è sospensione dell’eternità. /
Ma poi sono le emozioni che ci cambiano, / Che ci spingono ad andare via da noi / Verso un’altra dimensione, tralasciando la ragione”.
Questo è proprio un manifesto del cammino iniziatico! L’uomo viaggia nella dimensione terrena, aggirandosi tra solitudini e misteri che lo sfiorano, ma che non riesce a penetrare, salvo poi capire che, utilizzando la disciplina spirituale, “tralasciando la ragione”, si cambia, ascendendo “verso un’altra dimensione”.
Che voglio dire con tutto questo? Che Patty Pravo sia una esoterista? Che sia l’adepta di un cammino iniziatico? Tutto può essere: di certo, se così fosse, non lo verrebbe a dire al grande pubblico perché, come detto in premessa, questi percorsi sono segreti e si aprono solo ai più meritevoli.
Ma la cantante potrebbe anche essere una pedina, forse addirittura inconsapevole, del suo paroliere. E sì, perché la canzone non l’ha scritta lei, ma Giovanni Caccamo.
Caccamo è un cantante ed uno scrittore di canzoni ma, soprattutto (udite, udite!), un personaggio scoperto, anni fa, da… Franco Battiato!
Ci rendiamo conto? Battiato! Cioè un cantante i cui testi, notoriamente, trasudano spiritualità, misticismo, esoterismo! Non c’è bisogno di spendere altre parole su questo aspetto, perché chiunque abbia una conoscenza anche approssimativa e superficiale dello scomparso cantautore siciliano sa di cosa parlo: egli, in tutta la sua vita artistica, ha cercato sempre un punto di vista nuovo, originale e spiazzante “sulle cose e sulla gente”, tanto per citare un suo verso famoso. Quindi non è peregrino pensare che Caccamo bazzichi questo tipo di materie e di concetti.
Ed a fortificare questa impressione c’è un’altra canzone di Caccamo, scritta però insieme a Placido Salamone, vale a dire “Pianeti”, del 2019, sempre cantata da Patty Pravo, dove leggiamo questa impressionante serie di concetti: “L’universo ci nasconde delle nuove profezie / Il segreto di un amore, di un amore vero / Ma non farti più domande che il tempo sfugge”: è proprio un’esortazione a mettersi al lavoro per penetrare i misteri del mondo, usando lo spirito. E ancora: “Non abbiamo mai capito / Cosa giusto e cosa no”: sante parole! Non è proprio l’ignoranza la condizione iniziale dell’uomo? E cosa dire di questi altri versi? “Siamo figli di tutti i pianeti / 
Siamo figli di tutti i segreti / Siamo il senso del tempo / Il sorriso del mondo”. Da sempre le filosofie alternative (e non solo) sostengono che tutto è connesso, e noi con esso. “Abbracciamoci più forte, questa notte passerà / Darà spazio a un nuovo giorno, a un nuovo sole”: si apre la speranza di passare oltre, di superare gli angusti limiti della nostra esistenza. E infine: “Non ha senso restare a guardare senza crederci mai”; bisogna appunto scuotersi e cominciare un cammino di conoscenza e liberazione.
Peraltro, la domenica sera dopo l’ultima giornata del Festival di Sanremo, su Rai Uno è andato in onda un nuovo film biografico proprio su Battiato.
Sembra quasi un cerchio che si chiude: un percorso simbolico che lancia un messaggio a pochi, a chi potrà capirlo. Patty Pravo ne è consapevole? Chissà. Il personaggio è sempre stato ambiguamente affascinante, per cui la cosa ha un senso. Forse per lei è un gioco, o forse è davvero, ormai, data anche l’età, una specie di sacerdotessa di qualche culto, una donna che ha raggiunto livelli di conoscenza e consapevolezza che la maggior parte di noi può a stento immaginare.

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IL MISTERO SALVINI

Post n°2232 pubblicato il 04 Febbraio 2026 da massimocoppa
 

IL MISTERO SALVINI
Il generale Vannacci è andato via dalla Lega, come in moltissimi sospettavano che avrebbe fatto, e lancia quello che sarà il suo partito, “Futuro Nazionale”, di cui qualche giorno fa ha depositato logo e denominazione.
Date le premesse, visto che Vannacci ha avuto finora atteggiamenti razzisti, xenofobi, omofobi, reazionari, sovranisti, filofascisti e filoputiniani, è facile immaginare che tipo di partito sarà: qualcosa di vagamente neonazista, come Afd in Germania, Vox in Spagna, il Rassemblement National lepenista in Francia e la formazione di Nigel Farage in Gran Bretagna.
Registriamo l’ennesima deriva populista e di destra in Europa (per non parlare degli Stati Uniti), ma non è su questo che oggi voglio arzigogolare.
Il “fenomeno Vannacci” è nato con un libro infarcito di contenuti beceri, autoprodotto e venduto su Amazon, scritto abbastanza con i piedi e, tuttavia, rivelatosi un successo editoriale clamoroso (e questo la dice lunga su come stiamo combinati): sull’onda dei movimenti intestinali della nazione questo ex militare, simpatizzante della X Mas, è diventato un personaggio nazionale. Ma avrebbe potuto rimanere nell’ambito del fenomeno di folclore, se Salvini non gli avesse letteralmente regalato una dimensione politica: prima lo ha accolto nella Lega, contro il parere di molti maggiorenti del partito e di tutti i “governatori” regionali; poi, contro il parere negativo di ancor più numerosi notabili, l’ha fatto diventare deputato europeo, imponendolo capolista in una miriade di collegi; ancora, non contento, lo ha fatto vicesegretario nazionale della Lega e vicepresidente del gruppo europeo in cui la Lega è iscritta.
E il beneficato/miracolato cosa fa? Capitalizza la visibilità ormai consolidata, se ne va e lancia il suo partito personale.
Che capolavoro, ministro Salvini. Complimenti!
Ora, è vero che la riconoscenza è un bene raro (lo è sempre stato), ma bisogna anche dire che in tanti avevano avvertito il leader della Lega che quel tipo lì non lo vedevano per niente di buon occhio. Ma niente, Salvini ha fascistissimamente “tirato diritto” e questo è il risultato.
Per me resta un mistero insondabile che possa restare saldamente ed incredibilmente al suo posto uno come Salvini, sotto la cui gestione la Lega si è vista abbassare i consensi ricevuti, scendendo da un massimo storico del 17 % alle elezioni nazionali del 2018 e dal 34 % alle elezioni europee del 2019, fino al misero 8 % di oggi, seguendo un trend che peggiora ad ogni elezione. L’innamoramento per Vannacci è solo l’ultimo esempio dell’incapacità politica e gestionale di Salvini.
Si ha un bel dire che i partiti di una volta erano una sconcezza (mi veniva un’altra parola, ma mi trattengo), ma erano comunque entità strutturate, con regole serie: nella Prima Repubblica Salvini sarebbe stato già accantonato da un pezzo. Invece, oggi che i partiti sono proprietà personale di un leader, questi resta al suo posto, tranquillamente, nonostante gli sfondoni che mette a segno con regolarità impressionante.

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VERGOGNARSI DI ESSERE AMERICANI AL “NABUCCO”

Post n°2231 pubblicato il 20 Gennaio 2026 da massimocoppa
 

VERGOGNARSI DI ESSERE AMERICANI AL “NABUCCO”
Domenica 18 gennaio sono stato al teatro “San Carlo” di Napoli per la prima serata del “Nabucco” di Verdi.
È un luogo dove ormai vado piuttosto di frequente, a dispetto del costo mediamente elevato del biglietto, perché questa della lirica è una passione senile di cui, forse, parlerò in un’altra occasione.
Stavolta ne accenno perché, nel palco in cui mi trovavo (da tempo ho rinunciato alla platea: non perché costi poi molto di più, in realtà, ma perché trovo il palco più discreto, più riservato, più intimo e la resa visiva ed acustica è praticamente la stessa) c’erano anche due maturi coniugi americani. Presentandoci a vicenda sommariamente, come per educazione si fa tra ospiti di un palco, rivolgendosi a me e ad una coppia napoletana dall’apparente, elevato, livello culturale e finanziario, i due americani hanno per prima cosa detto che venivano da Philadelphia, e per seconda cosa hanno aggiunto: “Non siamo supporters di Trump”, riscuotendo il caloroso apprezzamento di noialtri presenti.
Ecco, questa è una cosa che fa riflettere. Ha voglia Trump di atteggiarsi a macho e bullo, ha voglia di dispiegare tutto il potere muscolare (militare ed economico) degli Stati Uniti, ha voglia a dire che lui sta facendo tornare grande l’America (quando mai poi è stata piccola?!), fa riflettere il fatto che due americani all’estero abbiano paura di essere osservati con sospetto e giudicati male in quanto… americani! E questo a causa del loro presidente!
Credo che fosse dai tempi della guerra in Vietnam che non capitasse che un americano si vergognasse all’estero di essere tale.
Questo dovrebbe far riflettere Trump. Con la sua politica ed i suoi modi non sta aiutando il suo Paese, ma gli sta solo guadagnando il biasimo del mondo intero.

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LA SOVRAPPOPOLAZIONE NON È PIÙ UN PROBLEMA...

Post n°2230 pubblicato il 20 Gennaio 2026 da massimocoppa
 

LA SOVRAPPOPOLAZIONE NON È PIÙ UN PROBLEMA...
Per il quarto anno consecutivo la natalità in Cina è diminuita: non è mai stata così bassa dal 1949, anno mitico per la storia moderna di questo Paese, quando Mao coronò la lotta armata con la nascita della Repubblica Popolare.
Nonostante il governo abbia abbandonato, già dal 2016, la politica del figlio unico, consentendo alle coppie di averne due e, dal 2021, anche tre, a fare figli i cinesi non ci pensano proprio.
Insomma, da quando ne facevano troppi, ora ne fanno troppo pochi, per non dire che non ne fanno proprio più.
Una ragazza cinese spiega a “Repubblica” di oggi che mantenere e gestire dei figli costa troppo ed i giovani non possono permetterselo, con buona pace delle misure governative per cercare di incentivare la prolificità.
Da anni sentiamo questa solfa che si fanno pochi figli, sia in Italia che in Cina. Da anni le autorità di Roma e di Pechino si scervellano a pianificare e varare misure di sostegno alla natalità. Da anni italiani e cinesi se ne fregano.
Ma se per l’Italia e l’Europa in generale questo timore della denatalità è comprensibile, sia per motivi culturali (la riduzione degli europei di origine di fronte alle etnie immigrate) che per problemi di sostenibilità delle pensioni in Paesi che invecchiano sempre più, per quanto riguarda la Cina mi è difficile capire perché un miliardo e quattrocento milioni di persone siano ritenute poche e bisognose, dunque, di essere rimpinguate con copiose nascite.
Io appartengo ad una generazione per la quale il controllo delle nascite è stato un argomento esistenziale molto importante.
C’era innanzitutto il problema religioso, perché la Chiesa (ancora oggi, ma ancor più negli anni Settanta del Novecento, quando io ero bambino) non ammetteva la contraccezione e l’aborto. Quindi bisognava decidere di fregarsene della Chiesa, cosa non sempre facile e leggera per chiunque.
Ma, soprattutto, si sentivano ancora echi provenienti dagli anni Sessanta che individuavano nella sovrappopolazione il problema principale dell’umanità e del mondo contemporaneo. Si diceva che troppe persone fossero la causa principale della miseria di interi continenti, come l’Africa, o subcontinenti, come l’India. Troppe persone significa dover sfruttare ancor più le risorse naturali per dar loro da mangiare e, inoltre, inquinare di più sia perché aumenta la gente che inquina con la propria attività quotidiana, sia perché produrre di più per sostenere tutti significa inquinare di più.
Mi ricordo benissimo di un manifesto propagandistico indiano, visto su un libro di lettura scolastico. Erano i tempi di Indira Gandhi, grandissima politica che del contenimento della popolazione aveva fatto un suo cavallo di battaglia, perché l’India era prostrata dalla sovrappopolazione, che si traduceva in gente che moriva di fame ai lati delle strade (cosa che succede ancora oggi). In questo manifesto era disegnata una famiglia composta da padre, madre e due figli; accanto c’era la stessa famiglia, ma con tre figli. Sulla famiglia con tre figli c’era una “X” rossa. E sotto i due disegni campeggiava, a mo’ di ammonimento, la scritta: “Four is a family, five is a crowd”, e cioè: “In quattro sono una famiglia, in cinque sono già una folla”.
È vero che io sono stato sempre precocemente curioso dei fatti politici e storici del mondo, per cui questa cosa mi ha colpito sicuramente più di quanto abbia fatto su molti miei coetanei (ammesso che l’abbiano notata), ma se quest’eco è arrivata a me, ragazzino italiano, figuriamoci che intensità questo tipo di campagne avrà avuto in India e, in generale, nei Paesi del Terzo Mondo.
I risultati, però, è sotto gli occhi di tutti, sono stati scarsi. L’India ha continuato a fare figli, tanto che da due anni ha sorpassato la Cina e, oggi, sono gli indiani il popolo più numeroso del mondo.
In Africa pure hanno continuato a pensare che fare sesso senza discernimento sia la cosa migliore della vita, forse perché hanno poco altro.
Solo la Cina era riuscita a frenare le nascite, mettendo sul campo tutta la forza di un regime totalitario. Tuttavia, se una dittatura può impedirti di fare troppi figli, è più difficile che possa costringerti a farne. Anche se in Italia abbiamo avuto il caso del fascismo, che penalizzava i single e cercava di farli ammogliare e diventare padri a tutti i costi.
Quello che c’è da dire è che, alla resa dei conti, tutto questo impegno contro la sovrappopolazione doveva essere, evidentemente, basato su un clamoroso errore di valutazione e di conoscenza dei fatti economici perché, a quanto pare, sorprendentemente, contro ogni apparente regola di buon senso, infestare il pianeta di esseri umani a miliardi e miliardi non è un vero problema, visto che in Cina, che è pur sempre un Paese al secondo posto mondiale per popolazione, sono giunti alla conclusione di essere troppo pochi e in India di controllo delle nascite non si parla più da molti anni.
Insomma, il mantra mondiale ormai è: fate figli, e ancora figli e ancora figli. Anche se non avete niente, fate figli: il numero è forza, come diceva Mussolini...

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I MIGRANTI, FALSO PROBLEMA MONDIALE PER ECCELLENZA I

Post n°2229 pubblicato il 15 Dicembre 2025 da massimocoppa
 

I MIGRANTI, FALSO PROBLEMA MONDIALE
PER ECCELLENZA

Improvvisamente il “migrante” sembra diventata l’emergenza mondiale per eccellenza.
Non c’è Paese occidentale avanzato che non registri la presenza di ampie fasce di popolazione e di opinione pubblica che non inveiscano spesso e volentieri, storcano il muso o perlomeno alzino il sopracciglio contro gli stranieri, facendo degli immigrati legali e dei clandestini, degli onesti lavoratori e dei delinquenti, di tutt’erba un fascio.
Il vizio di accollare allo straniero, comodo capro espiatorio, tutto ciò che non va è antico quanto l’uomo, ma si pensava che il mondo moderno, ormai sufficientemente elevato nella cultura e nella sensibilità, nonché ammaestrato da secoli di storia, si fosse finalmente innalzato su questi beceri luoghi comuni, ma così non è.
La cosa veramente triste e preoccupante, però, è che la moda del vedere nell’immigrazione il problema principe dei nostri tempi non trova più audience solamente nei Bar dello Sport frequentati da simpatizzanti della Lega Nord, ma è programma elettorale di movimenti politici xenofobi e, spesso, anche antisemiti, che fanno registrare nei sondaggi cifre altissime di consenso e, in alcuni Paesi, come Germania e Gran Bretagna, sono candidati quasi certi alla vittoria delle prossime elezioni.
In alcuni Paesi, poi, sono già andati al potere. Negli Stati Uniti, ancora oggi, nonostante la Cina, la più forte superpotenza del mondo, il trumpismo sta distruggendo lo Stato di diritto pur di rastrellare, arrestare e deportare persone che non siano nate in America. Circostanza mostruosa, se non assurda, considerato che gli unici, veri, nativi americani sono i pellerossa, a loro tempo sterminati quasi totalmente dagli immigrati che hanno colonizzato l’America settentrionale. Gli Stati Uniti sono nati come “crogiuolo di popoli”: è un dato costitutivo essenziale, ma che oggi viene dimenticato. Un principio di diritto fondamentale, come l’Habeas Corpus (nessuno può essere legittimamente privato della libertà se non in forza di un provvedimento giudiziario fondato su basi concrete), creato proprio dagli anglosassoni, oggi viene accantonato tutti i giorni quando la famigerata polizia anti-immigrazione trumpiana arresta e deporta chiunque non abbia la pelle chiara. Negli Usa, come in Italia ed altrove, ci si dimentica che l’economia ha un debito di riconoscenza enorme verso queste persone che lavorano spesso come schiavi, quasi senza diritti, e mandano avanti la baracca. Meraviglia, infatti, che gli industriali americani non si ribellino a questo rastrellamento oceanico di manodopera!
Accadono fatti che non pensavamo possibili in quella che ritenevamo una democrazia: qualche giorno fa è emerso sui media un caso emblematico incredibile: un uomo originario dell’Honduras, regolarmente residente negli Stati Uniti da trent’anni e con un lavoro legale da piccolo imprenditore, con un figlio arruolato nelle forze armate americane ed una moglie che lavora per il governo degli Stati Uniti, è stato brutalmente arrestato e poi espulso. Il poveretto, tornato in Honduras, non è potuto rientrare neanche in possesso della sua casa perché occupata da inquilini che non pagano neanche l’affitto e che, restando impuniti, hanno sparato ed ucciso suo fratello quando i due sono andati a pregare queste persone di pagare o andarsene da casa. È un mondo intero che è crollato addosso a questo pover’uomo il quale, ora, non sa proprio come cavarsela, mentre la moglie ed i figli sono rimasti negli Stati Uniti, smarriti e terrorizzati.
Credevamo che abusi del genere, fuori da ogni regola di uno Stato di diritto, potessero verificarsi solo sotto dittature o nei Paesi del Terzo Mondo (due caratteristiche che, sovente, coincidono), non nella terra delle libertà. E tutto questo succede perché piace a Trump ed alla larga base popolare che lo sostiene. Ma davvero i suoi simpatizzanti pensano che cacciando via un naturalizzato americano si libereranno per loro posti di lavoro?! Davvero credono che l’economia girerà meglio e beneficerà anche loro?
Io sono sbigottito dal fatto che, con queste premesse, l’economia americana non collassi su sé stessa. Tagliare via manodopera è praticamente la negazione di ogni principio di buon funzionamento di un sistema economico. Inoltre, e questo stupisce gli stessi economisti, l’introduzione di pesanti dazi verso l’importazione di beni commerciali dovrebbe produrre un aumento generalizzato dei prezzi, un’inflazione, appunto, elevatissima, e invece questa resta bassa!
Ma quanto potrà durare questo stellone di Trump?
Ultimo esempio di questa fobia mondiale verso gli immigrati è la vittoria alle elezioni presidenziali del Cile, con una maggioranza schiacciante, di un politico di estrema destra, esplicito ammiratore del defunto dittatore Pinochet. La sua avversaria, sconfitta, era invece apertamente comunista. È stata cioè una sfida estremamente polarizzata, a tratti netti come non se ne vedevano più da anni. Ma, facendosi forte di un’aperta avversione all’immigrazione, e promettendo trumpianamente di deportare via tutti gli stranieri, il candidato vincente è riuscito a farsi votare in un Paese che ha sofferto per decenni sotto una dittatura di destra. Il Paese di Salvador Allende e del poeta comunista Pablo Neruda! Questo dà la cifra dell’impazzimento mondiale della politica, destabilizzata dalla falsa emergenza dell’immigrazione.
Gli immigrati che vivono onestamente e lavorano non sono un problema. Il problema è costituito dai delinquenti professionali e dagli estremisti: questi devono essere colpiti duramente, non tutti.
Quanto avvenuto in Australia è un esempio lampante. I due terroristi che hanno aperto il fuoco a Sydney contro una festa dell’Hanukkah, uccidendo decine di ebrei, sono due musulmani radicali, padre e figlio. Si è scoperto che il figlio era tenuto d’occhio dalle autorità dal 2019, perché fortemente sospettato di estremizzazione. Questi due tizi dovevano essere cacciati a calci nel culo, non gli altri. Tra questi “altri” c’è l’arabo fruttivendolo che, a mani nude, ha disarmato uno degli attentatori. Ma se l’Australia avesse agito con la logica di Trump, questo umile eroe, pur lavorando onestamente come fruttivendolo, sarebbe stato arrestato e deportato.

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