Creato da: massimocoppa il 22/08/2006
"Ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati"


"There is no dark side
of the moon, really.
Matter of fact,
it's all dark"

Pink Floyd

 

 

 

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"Conosceremo una grande quantità di persone sole e dolenti nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: ricordiamo".

Ray Bradbury, "Fahrenheit 451"

 

Area personale

 

 

"And all this science,
I don't understand:
it's just my job,
five days a week...
A rocket man"

Elton John

 

Un uomo può perdonare
a un altro uomo
qualunque cosa, eccetto
una cattiva prosa

                     Winston
                        Churchill

 
 

Presto /
anche noi (…) saremo /
perduti in fondo a questo fresco /
pezzo di terra: ma non sarà una quiete /
la nostra, ché si mescola in essa /
troppo una vita che non ha avuto meta. /
Avremo un silenzio stento e povero, /
un sonno doloroso, che non reca /
dolcezza e pace,
ma nostalgia
e rimprovero
PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

 

 

Cazzarola!

 

 

 

Sopravvivere al virus per poi morire di fame?

Post n°2088 pubblicato il 13 Aprile 2020 da massimocoppa
 

SOPRAVVIVERE AL VIRUS PER POI MORIRE DI FAME?

 

Lo penso già da settimane, ma ora è giunto il momento di parlarne: ora, perché finalmente i dati ci dicono che abbiamo imboccato la fase calante dell’epidemia da Coronavirus.

A cosa mi riferisco? Alla paralisi dell’economia.

Da settimane, di fronte alle misure draconiane del governo e delle Regioni, a questa corsa insensata a chi spara il divieto più grosso e più articolato, in questa confusione terroristica che crea una psicosi al cui confronto la peste del 1300 sembra un raffreddore da fieno, io mi domando: vale la pena di sopravvivere fisicamente per poi morire di fame?

Perché è questo che potrebbe accadere se il blocco di ogni attività continuerà ad andare avanti. Il tracollo delle Borse mondiali avuto nei primi giorni ha sbriciolato ogni record precedente, sia per velocità che per intensità: superiore addirittura alla famigerata Grande Depressione del 1929. Quindi, l’economia finanziaria è già al tappeto. Ma la differenza dalle altre volte, in una misura che probabilmente non ha precedenti, è che anche l’economia reale si è fermata e non metaforicamente: è proprio ferma, immobile, bloccata, paralizzata. E non può provare a riprendersi, perché viene minacciata con i mitra.

Cerco di spiegarmi meglio.

Molti dei mali dell’economia contemporanea vengono dai castelli finanziari che si costruiscono su di essa e che poi, crollando, trascinano tutto con sé. Si parla, perciò, di un’economia cartacea (oggi si dice digitale), sostanzialmente scollegata da quella reale, e che fa sembrare tutto nero quando nero non è. Si bruciano migliaia di miliardi di euro o dollari di valore, ma questo accade perché le azioni si deprezzano, anche perché c’è la corsa insensata a vendere.

A volte accade che anche l’economia reale, concreta, sia in affanno: è la stagnazione, se non la recessione, e quindi il crollo dei corsi borsistici è la naturale conseguenza di un’effettiva situazione negativa, non è solo l’esito di speculazioni andate troppo oltre.

Stavolta succede una cosa nuova, probabilmente senza precedenti: le economie di tutto il mondo (anche quella tedesca, anche la locomotiva americana) sono ferme. Ferme letteralmente: le fabbriche devono stare chiuse, la logistica deve stare immobile, i trasporti azzerati. Non ci si può muovere, non ci si può mischiare, non si può interagire da vicino, “perché altrimenti si prende il virus”.

Ma se tutto è fermo, non c’è alcuna speranza che le cose riprendano il loro verso. Nessun’azione sarà possibile o utile: il governo potrà darmi un sussidio, ma non potrò spenderlo, perché non potrò comprare niente, e quindi non aiuterò le imprese produttrici, che falliranno e licenzieranno. I negozi sono chiusi, e le cose acquistate on line non te le portano a casa. Sì, perché sta succedendo anche questo, specialmente se la spedizione viaggia con le ineffabili Poste Italiane.

Ciò che impedisce ad un’economia di sprofondare è la presenza di un minimo di attività che non può mai fermarsi. Ma ora mi sembra che stiamo facendo una specie di gara a bloccare veramente tutto.

Guardiamoci attorno: nei supermercati e nei negozi di alimentari c’è ancora roba da mangiare; ma già i detergenti ed i disinfettanti scarseggiano, a dispetto dell’enorme domanda. Se voglio comprare una cosa su Internet, potrà accadere che non la riceverò (mi è successo), per cui desisto: altro commercio che va a morire. I negozi fisici sono chiusi. Potrei mettere un po’ di benzina nell’auto, ma perché, se non posso andare da nessuna parte? I trasporti sono al collasso: treni, traghetti, bus procedono al minimo, con i bilanci delle aziende che li gestiscono che vanno in profondo rosso ad ogni giorno che passa.

Ristoranti, bar e pasticcerie sono chiusi, gli alberghi devono ridurre a quasi zero l’attività; persino i balneari si stanno lamentando in prospettiva.

I lavori pubblici sono fermi: avranno voglia, le infrastrutture, di deteriorarsi, tanto non si può fare manutenzione. Si può solo intervenire se stanno crollando. È tutto un indotto che si azzera.

Il settore industriale è bloccato quasi totalmente; il settore turistico (che in Italia è vitale) è al disastro; l’agricoltura stenta, perché non ci si può assembrare per raccogliere frutta e ortaggi, e allora marciranno. Il commercio è sostanzialmente vietato. Studi professionali, legali, tecnici, sono chiusi.

Ricapitolando: industria pesante, industria leggera, agricoltura, terziario. Tutto è bloccato.

Mi dite voi senza questi fondamentali come può sopravvivere un’economia? E per ogni attività ferma c’è un universo, alle spalle, fatto di indotti che a loro volta si bloccano.

Per questo, pur essendo io profondamente anticapitalista, sono d’accordo con la richiesta degli imprenditori settentrionali di riprendere le attività. Non è per lucro, ma proprio per evitare di appendere il cartello di “fallimento” al sistema Italia.

Neanche la ricetta keynesiana della spesa pubblica, nella quale credo moltissimo, stavolta ci salverà. Perché la spesa pubblica serve a stimolare la domanda per consumi ed investimenti: ma a che serve stimolarla, se poi non può trovare soddisfazione perché tutto deve restare inesorabilmente fermo e geograficamente confinato?!


 
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Il Coronavirus e l'anarchia in Italia: le Regioni contano più dello Stato...

Post n°2087 pubblicato il 26 Marzo 2020 da massimocoppa
 

IL CORONAVIRUS E L’ANARCHIA IN ITALIA: LE REGIONI CONTANO PIU’ DELLO STATO...

Quello che sta succedendo negli ultimi giorni e nelle ultime ore rappresenta plasticamente la confusione istituzionale che regna ormai in Italia: una confusione talmente grave da rasentare l’anarchia.

Ci voleva l’emergenza Coronavirus per farci comprendere definitivamente che il nostro Paese è una nave in tempesta, ma senza nocchiero.

Chiunque abbia una minima conoscenza del diritto sa che le norme giuridiche sono di vario tipo ed ordinate gerarchicamente fra loro: alcuni precetti, cioè, devono essere fatti con un certo tipo di norma, e non un altro, e fra loro ci sono norme le quali, se contraddette da altre di rango inferiore, vincono su queste.

Questa premessa era per dire che, fedele ancora alle mie nozioni universitarie, mi facevo un’amara risata quando il presidente della Regione Campania, De Luca, mi diceva che non potevo nemmeno fare trekking o correre, seppur da solo e in aperta campagna, quando invece il governo lo consente.

“Certamente la bestialità giuridica di una Regione che pensa di contare più dello Stato sarà subito stigmatizzata dal governo e castigata dagli organi giurisdizionali”, mi ripetevo. E invece? Il governo non ha mosso un dito, facendosi addirittura dettare l’agenda dalla Lombardia, dal Veneto e dalla Campania! Non solo: il TAR campano, investito della questione da un cittadino, non ha nemmeno concesso la sospensiva!

Qualche giorno fa, in conferenza stampa, il premier Conte ha annunciato che con le Regioni c’è un dialogo istituzionale aperto per comporre tutte le divergenze giuridiche. In pratica, il governo ha ammesso di non contare nulla!

Questo desolante scenario, che istiga le Regioni all’anarchia, deriva da quella maledetta riforma del Titolo V della Costituzione, relativo appunto ai rapporti fra Stato e Regioni in Italia, la quale non ha fatto altro che aprire gravissimi contrasti fra l’ente locale e l’autorità centrale. Fu approvata dal centrosinistra nel 2001. Come se non bastasse, sottoposta a referendum confermativo, fu avallata da quel popolo bue degli italiani, i quali evidentemente, tanto per cambiare, non avevano capito niente. Anche se, in verità, solo in 34 su 100 andarono a votare.

Da allora il risultato consiste in un’incertezza perpetua su diritti, doveri e poteri delle Regioni, con frequenti ricorsi che arrivano alla Corte Costituzionale. Il meccanismo precedente a questa sciagurata riforma il quale, benché suscettibile di miglioramenti, bene o male funzionava, dal 2001 si è inceppato definitivamente.

Col caso del Coronavirus vediamo emanare, ed essere validi, decreti ed ordinanze restrittivi delle libertà personali in maniera superiore a quanto stabilito dal governo. E chi li emana? I presidenti di Regione, erroneamente chiamati Governatori (non sono a capo di uno Stato federale!), giusto per vellicare ulteriormente il loro ego già ipertrofico.

Il cittadino viene quindi bombardato di prescrizioni: tante e pure contraddittorie. Chi dovrà ascoltare? Ormai l’esperienza di questi giorni mi ha fatto capire che ci conviene ascoltare l’ente locale più vicino a noi. Quindi, la Regione. In pratica, dalle mie parti, De Luca è diventato una specie di Duce che spadroneggia, oltretutto applaudito dai sondaggi (all’italiano l’uomo forte piace sempre): e Roma, più lontana che mai, non può farci proprio niente. Infatti ieri sera, con l’ennesimo editto, De Luca ha deciso che la Campania prorogherà il “coprifuoco” fino alla metà di aprile: unica regione italiana!

Anzi, per puro gusto del paradosso, dirò di più: non solo dobbiamo fare attenzione a cosa dice la Regione, ma anche a cosa decida il Comune. Vuoi vedere che il sindaco conta anche più della Regione? Se poi abbiamo un comitato circoscrizionale di quartiere, cerchiamo di sapere se abbia deciso qualcosa; perché va a finire che conta più del consiglio comunale!

Questa è la situazione a cui siamo ridotti. Vergognatevi tutti. Vergogniamoci tutti.

 
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Coronavirus, dal cimitero i necrofori ci mettono in guardia...

Post n°2086 pubblicato il 23 Marzo 2020 da massimocoppa

CORONAVIRUS, DAL CIMITERO I NECROFORI
CI METTONO IN GUARDIA...

I due necrofori del cimitero comunale di Ischia (Napoli), esortano a rispettare le restrizioni imposte per frenare la diffusione del Coronavirus. Altrimenti si finisce sottoterra, da loro... Peccato che il secondo a parlare si esprima in dialetto: l'impatto è più forte, ma chi non è del luogo non lo capirà. In realtà il secondo necroforo è di origine pugliese, quindi parla un altro dialetto ancora: ma si tratta comunque di un video geniale.

Credo che nessuno, al mondo, abbia finora pensato ad una "pubblicità progresso" così incisiva e sul campo...

 
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Coronavirus, la psicosi fa più vittime della malattia

Post n°2085 pubblicato il 19 Marzo 2020 da massimocoppa
 

CORONAVIRUS, LA PSICOSI FA PIU’ VITTIME DELLA MALATTIA

La psicosi da Coronavirus sta facendo più vittime della malattia.

Nel momento in cui osserviamo scrupolosamente i precetti dettati dalle autorità e suggeriti dagli esperti, oltre che dal buonsenso, onestamente non vedo l’utilità di torturarsi quotidianamente facendo una full immersion nelle notizie relative alla diffusione del contagio.

Ne ho proprio le scatole piene del fatto che, ovunque ci si giri, non si faccia altro che parlare di Coronavirus. Si vede che siamo una generazione che non ha mai patito alcuna difficoltà. Sarei stato proprio curioso di sapere come avrebbero reagito i nostri nonni e bisnonni, che hanno dovuto affrontare due guerre mondiali in venti anni, una dittatura e, ovviamente, la miseria, la fame ed anche la pestilenza (basti pensare alla terribile influenza cosiddetta “Spagnola”).

È proprio tipico di una popolazione di privilegiati impazzire di fronte al problema del Covid-19. Ma l’irrazionalità non ha mai aiutato nessuno; anzi, peggiora tutto, perché ci fa perdere lucidità e ci fa commettere errori.

Vedo ogni giorno persone che, fino ad ieri, erano quadratissime, ironiche e apparentemente sagge, perdere totalmente la trebisonda.

I mass media non aiutano. Giornali, telegiornali, siti Internet d’informazione e, ovviamente, i social network tracimano di notizie sul Covid-19. Specialmente i social sono poi veicolo di diffusione di fake news: notizie talmente assurde da puzzare di falso da cento miglia, ma che vengono totalmente bevute da milioni di persone, che poi si regolano di conseguenza ed assumono atteggiamenti di panico.

Anche gli organi di informazione professionali hanno la loro colpa: innanzitutto perché da molti anni, ormai, nel loro DNA c’è la drammatizzazione di ogni notizia, fosse anche l’arrivo di un acquazzone. Già Bertolt Brecht ammoniva che “in tutta evidenza, i giornali non sanno distinguere un incidente di bicicletta dal crollo di una civiltà”. Quella che gli studiosi delle comunicazioni di massa chiamano “dramatis personae” è diventata la normalità per i media, che vogliono attirare lettori e spettatori. Anche la titolistica non aiuta: i titoli sono sempre ad effetto e, devo dire, spesso non rispecchiano per niente il contenuto dell’articolo o del post, che è magari molto meno grave.

Siccome, poi, da almeno vent’anni, la scuola e l’università italiane sono morte, ecco che la maggior parte delle persone è priva degli strumenti critici e culturali per valutare obiettivamente le situazioni.

In un Paese dove assume proporzioni enormi l’analfabetismo secondario (cioè l’incapacità di comprendere un testo scritto anche di media complessità) e dove si figura agli ultimi posti nel mondo per numero di libri letti all’anno, si diventa preda di ogni refolo di sciocchezza.

Un popolo dove la “prevalenza del cretino” è realtà da anni (come insegnavano Fruttero & Lucentini) non può avere alcuna speranza di fronte a qualsiasi problematica, figuriamoci di fronte ad un problema grave e sfuggente quale può essere un virus.

Neanche le autorità hanno le idee chiare: basti pensare alla querelle sull’attività sportiva all’aperto. Il governo dice che si può fare; la Regione Campania no. È chiaro (almeno per chi conosce gli elementi base del diritto, e specialmente la gerarchia delle fonti normative) che un presidente di Regione non può emanare una norma più restrittiva di quella del governo su un tema relativo alle libertà personali; ma non solo l’ordinanza resta vigente, per quanto il governo ha appena dichiarato che, tutto sommato, forse la Campania ha pure ragione e si pensa di estendere a tutta Italia quest’altro divieto. Come se fare attività fisica non fosse, per molte persone, un’esigenza di salute! Basti pensare ai diabetici, agli ipertesi, agli obesi…

In conclusione: siamo diventati un popolo ignorante, credulone, vigliacco ed irrazionale. Un poker di qualità che non ci aiuterà per niente ma, anzi, ci danneggerà profondamente.

 
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Coronavirus, la prima vittima è la verità

Post n°2084 pubblicato il 12 Marzo 2020 da massimocoppa
 

CORONAVIRUS, LA PRIMA VITTIMA E’ LA VERITA’

Come in tutti i conflitti, anche nella guerra al coronavirus la prima vittima è la verità.

Ha cominciato la Cina, dicendoci poco e niente; quando il problema è diventato troppo grosso, allora le autorità hanno deciso di correre ai ripari. In questo i cinesi hanno avuto una marcia in più perché, ancora oggi, in quel Paese, vige un sistema totalitario, dove il governo è onnipotente, e quel popolo è (purtroppo) abituato a millenni di governi autoritari.

Secondo gli esperti l’Italia ha reagito benissimo all’emergenza: le istituzioni hanno fatto e fanno quanto necessita. Ma sono gli stessi esperti che prima ci hanno detto che era solo un’influenza, poi che chi non ha sintomi non è contagioso; poi che lo è un po’; poi che lo è; poi che non si sa!

Ed il nostro governo è quello che prima ha detto che è tutto sotto controllo, poi che “show must go on”, poi che è solo un problema lombardo ed ora pretende che ci segreghiamo in casa e muriamo vivi?

Le nostre autorità sono le stesse che ci impongono di redigere un’autocertificazione per ogni metro che dobbiamo fare? La burocrazia italiana è capace di trasformare anche la tragedia in farsa!

Infine, le nostre istituzioni sanitarie sono le stesse che prima hanno detto “calma e gesso” ed ora ci fanno sembrare quasi di essere sull’orlo di un’estinzione di massa.

Si dice che due potrebbero essere i motivi di una stretta drammatica quale quella annunciata ieri sera dal premier Conte: il governo vuole terrorizzarci scientemente, perché quando ci ha detto con le buone che dovevamo comportarci in un certo modo, ce ne siamo fregati. Se questa fosse la motivazione, sarebbe triste: significa che per gli italiani ci vuole la frusta. Diciamo che non è il massimo della maturità, per un popolo.

L’altra motivazione sarebbe da ricercarsi nella scarsa disponibilità di posti-letto di terapia intensiva in tutta Italia. I cinesi sono capaci di realizzare un ospedale vero e proprio (non una tendopoli) in dieci giorni per mille posti letto: in Italia non ne siamo capaci?! C’era bisogno del coronavirus per scoprire tutta l’insipienza del nostro sistema sanitario nazionale.

 
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