Creato da: massimocoppa il 22/08/2006
"Ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati"


"There is no dark side
of the moon, really.
Matter of fact,
it's all dark"

Pink Floyd

 

 

 

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Ray Bradbury, "Fahrenheit 451"

 

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"And all this science,
I don't understand:
it's just my job,
five days a week...
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Un uomo può perdonare
a un altro uomo
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una cattiva prosa

                     Winston
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Presto /
anche noi (…) saremo /
perduti in fondo a questo fresco /
pezzo di terra: ma non sarà una quiete /
la nostra, ché si mescola in essa /
troppo una vita che non ha avuto meta. /
Avremo un silenzio stento e povero, /
un sonno doloroso, che non reca /
dolcezza e pace,
ma nostalgia
e rimprovero
PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

 

 

Cazzarola!

 

 

 

Il 67 % degli italiani dice “no” al condizionatore pur di aiutare l’Ucraina

Post n°2130 pubblicato il 14 Aprile 2022 da massimocoppa
 

IL 67 % DEGLI ITALIANI DICE “NO”
AL CONDIZIONATORE PUR DI AIUTARE L’UCRAINA

Da un sondaggio effettuato per “Repubblica” dalla Demos di Ilvo Diamanti emergono risultati sorprendenti.
Le persone che, sui mass media e sui social network, strillano sfacciatamente a favore della Russia nel conflitto ucraino, o fanno mille distinguo e premesse, si esercitano nell’odioso sport del benaltrismo, professano falsi pacifismi interessati a salvaguardare solo il proprio culo, ed ambiguamente distribuiscono uguali responsabilità a tutti, pur molto rumorose e vistose sono, in realtà, la minoranza degli italiani.
Una minoranza cospicua (20 per cento), ma pur sempre minoranza.
Il premier Draghi ha icasticamente chiesto agli italiani se preferiscono la pace, e quindi infliggere un danno gravissimo alla Russia bloccando le importazioni di gas e petrolio, o preferiscono tenere il condizionatore acceso d’estate, sacrificando l’Ucraina ed i suoi civili inermi, consentendo la prosecuzione dei crimini di guerra di cui Mosca si sta macchiando.
Ebbene, gli italiani sono stati chiarissimi.
Il 61 % dei nostri connazionali si dice “molto preoccupato” per la guerra.
Il 76 % afferma che l’invasione russa dell’Ucraina sia “grave e ingiustificata”; il 20 % la giudica “grave, ma la Russia ha delle ragioni”; solo il 3 % sostiene che “ha fatto bene”.
Per quanto concerne la reazione dell’Italia, il 70 % degli italiani è favorevole alle sanzioni economiche contro Mosca (25 % contrario), il 59 % è addirittura favorevole a rinunciare a tutte le importazioni energetiche dalla Russia (contrario il 37 %), il 57 % vorrebbe un boicottaggio dei prodotti russi (39 % contrario) ed il 51 % concorda con l’invio di aiuti militari all’Ucraina (47 % contrario).
Netta è la risposta ad un quesito espresso chiaramente: “Per rendere più efficaci le sanzioni contro la Russia e cercare di porre fine alla guerra in Ucraina gli italiani dovrebbero rinunciare ad alcuni consumi energetici, ad esempio per il riscaldamento o l’aria condizionata. Lei sarebbe disposto a farlo?”. Ebbene, il 67 % degli italiani ha risposto “sì”.
Segnali confortanti, dunque, per questo Paese: non siamo, o non siamo tutti, un branco di egoisti “cazzi miei”. Siamo scioccati da quanto sta accadendo, dai crimini di guerra contro i civili indifesi e dal campionario di orrori che giornalisti di tutto il mondo e civili con i social media stanno documentando da febbraio, e siamo disposti a stringere duramente la cinghia per far cessare questo stato di cose.
Sarebbe stato interessante sottoporre agli italiani un altro quesito, ma non è stato fatto: saremmo anche disposti ad intervenire militarmente e direttamente, ovviamente nell’ambito della cornice NATO, per fermare i russi?

 
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Gli orrori in Ucraina raccolti in un sito Internet

Post n°2129 pubblicato il 11 Aprile 2022 da massimocoppa
 

GLI ORRORI IN UCRAINA RACCOLTI IN UN SITO INTERNET

Quando gli Alleati scoprirono la mostruosità dei campi di sterminio nazisti, decisero di realizzare numerosi documentari filmati, comprendenti anche le immagini più crude come quelle, per capirci, delle montagne di cadaveri nudi, affinché nessuno, un giorno, potesse dire che non era mai successo nulla.
Decisione lungimirante, perché oggi ci sono i cosiddetti “negazionisti” i quali, infatti, “negano” che sia mai esistita una macchina diabolica, sistematicamente e scientificamente organizzata, rivolta allo sterminio di massa degli ebrei e di altre categorie ritenute subumane dai nazisti.
È perciò una decisione corretta ed in linea con il mondo contemporaneo, che sgrana le informazioni in tempo reale, quella del governo ucraino di creare un sito Internet, gratuitamente accessibile a chiunque, che raccoglie filmati, foto e testimonianze delle atrocità gratuite che i russi stanno commettendo in quel martoriato Paese.
Il sito è visitabile QUI.
Ogni guerra fa delle vittime civili, ma c’è una bella differenza tra l’incidente e la sistematica persecuzione di esseri umani non combattenti.
I bombardamenti indiscriminati di quartieri residenziali, le esecuzioni di prigionieri civili legati, i bambini stuprati ed uccisi, le donne violentate, torturate ed ammazzate, il carro armato che spara contro una bicicletta, le fosse comuni, l’orsacchiotto bruciacchiato, le dita smaltate che spuntano dalla terra, le razzie dei beni poi spediti alle famiglie in patria: il soldato russo sta gettando su di sé un’ombra di disumanità che non credevo potesse esistere e, soprattutto, non in un teatro di guerra europeo.

La Russia commette ogni giorno crimini di guerra e crimini contro l
umanità.
Peraltro, mi domando continuamente, che guadagno comporta, sulla bilancia di una guerra, assassinare a sangue freddo una famiglia di civili?
In altre parole, perché lo fanno? Odio etnico? Ordini da Putin? Sadismo?
Purtroppo per Mosca, in Ucraina girano liberamente centinaia di giornalisti, fotoreporter e cameraman da tutto il mondo, oltre al fatto che, con i telefonini, tutti possono documentare e diffondere immediatamente qualsiasi cosa. È difficile credere alle autorità russe, che parlano di messinscena: i testimoni sono migliaia, professionali e non, e non vengono censurati, marcati stretti o arrestati come in Russia.
Già il fatto che l’Ucraina sia una democrazia (per quanto imperfetta) e la Russia uno Stato totalitario fanno pesare diversamente le affermazioni delle parti, fermo restando che, logicamente, anche gli ucraini fanno propaganda e disinformazione.
Tuttavia, la propaganda di uno Stato debole ed aggredito da un vicino forte e protervo è un peccato veniale di fronte alla disinformazione sistematica e criminale che proviene da Mosca.
Il sito degli orrori perpetrati in Ucraina può essere un buon antidoto ed un ottimo promemoria per i negazionisti filorussi, per i pavidi in panciolle, per chi preferisce il condizionatore alla vita di un bambino innocente, per quelli che pensano che “anche gli ucraini hanno le loro responsabilità” (e quindi, pure fosse, è giusto sterminarli?!)  e per i benaltristi di casa nostra, per i quali c’è sempre “ben altro” a cui pensare: altri morti, altri problemi, altre responsabilità, e nel frattempo gli ucraini continuassero a morire, “chissenefrega”.

 
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Siamo pronti a tutto pur di difendere i diritti umani in Ucraina? Io sì

Post n°2128 pubblicato il 07 Aprile 2022 da massimocoppa
 

SIAMO PRONTI A TUTTO PUR DI DIFENDERE
I DIRITTI UMANI IN UCRAINA? IO SI’

Mi rendo conto che, probabilmente, mi ripeterò. Ma, davvero, non riesco a riprendermi dal restare, ogni giorno, sempre più scioccato dalle notizie che arrivano dall’Ucraina.
Davvero non credevo che, nel ventunesimo secolo, ed in Europa, tra popolazioni di antica civiltà, potessimo assistere ad una riedizione delle peggiori e più vergognose pagine di storia dell’umanità.
Intendiamoci, non sono così ingenuo e disinformato. So benissimo che sono successe molte atrocità, in tutto il mondo, anche dalla seconda guerra mondiale in poi, giusto per restare in un lasso di tempo più vicino a noi. So benissimo che ci sono state dittature sanguinarie. So quello che ha fatto Stalin in Russia. So quello che ha fatto Mao in Cina. So quello che ha fatto Pol Pot in Cambogia. So quello che ha fatto Menghistu in Etiopia. So quel che ha fatto Castro a Cuba.  Guarda caso, tutte dittature di sinistra. Ma so anche quel che ha fatto Pinochet in Cile o Somoza in Nicaragua e la “junta” militare in Argentina.
I diritti umani vengono violati da quando esistono gli esseri umani. “Amnesty International” potrebbe riempire enciclopedie di documentazioni in questo senso, ed in effetti lo fa.
Gli stessi Stati Uniti fondano la loro storia sullo sterminio dei pellerossa.
Forse, quel che mi sconvolge è, stavolta, la prossimità dei fatti: sono così vicini a noi che stentiamo a rendercene conto. In aereo l’Ucraina dista dall’Italia meno di tre ore! Ci vuole il doppio del tempo per andare in treno da Milano a Napoli!
È, in un certo senso, una specie di ritorno alle origini ancestrali della nazione europea, al cuore oscuro dell’heartland: noi europei abbiamo subito e creato massacri per motivi etnici e religiosi. Dall’Europa sono germinate, quali piante mostruose da semi malati, ben due guerre mondiali. Ed ancora una volta è l’Europa a scrivere pagine orrende.
Sgombriamo il campo da ogni ambiguità: è impossibile non parteggiare per l’Ucraina. Le accuse russe non stanno in piedi: Mosca dovrebbe vergognarsi anche solo di costruirle, figuriamoci di spacciarle. Se fosse pure vero che è esistito un battaglione di neonazisti (la Brigata Azov), poi inserito nell’esercito ucraino come se niente fosse; se fosse pure vero che le popolazioni filorusse dell’est sono state vessate dalle autorità di Kiev (ma si leggono assurdità tipo tredicimila morti: dove? Come? Uccisi da chi?), tutto questo giustificherebbe, eventualmente, azioni russe rivolte a proteggere la componente etnica locale, non autorizzerebbe, certamente, la Russia a tentare il colpo di Stato in Ucraina, a radere al suolo le città, a sparare sui civili inermi, a torturare i prigionieri, a violentare ed uccidere bambini e donne. Tutte cose che vengono documentate tutti i giorni, da centinaia di giornalisti di tutto il mondo.
Questo fa la differenza fra la verità e la propaganda.
In ogni guerra la prima vittima è la verità, si sa. E certamente Kiev sa fare propaganda. Ma la differenza tra l’Ucraina e la Russia sta nel fatto che la prima è una democrazia, per quanto imperfetta (come tutte, del resto), mentre la seconda è una dittatura.
In Ucraina la gente va a votare e sceglie il politico preferito. In Russia Putin ed i suoi prestanome comandano tutto, a tutti i livelli.
In Ucraina si può manifestare contro il governo, in Russia ti arrestano subito.
Per dire meglio, come specificato dalle categorizzazioni politologiche, la Russia è uno Stato totalitario, come lo era l’Unione Sovietica e, prima ancora, la Russia degli zar: cioè uno Stato che pretende di controllare “totalmente” la vita dell’individuo, non solo politicamente. Il popolo russo non ha mai conosciuto né la libertà, né la democrazia.
In Ucraina i giornalisti di tutti i media del pianeta sono liberi di andare dove vogliono: lo fanno, infatti, e raccolgono testimonianze, scattano foto e vedono con i loro occhi le fosse comuni, i morti con le mani legate, i cadaveri di bambini stuprati ed uccisi.
In Russia, invece, i giornalisti non sono liberi di andare dove vogliono: addirittura, adesso, anche i giornalisti occidentali non possono parlare di “guerra” perché sottoposti alle stesse norme liberticide varate recentemente riguardo alle notizie sull’Ucraina.
Già solo questo fa capire che non c’è equivalenza fra le parti. Non possiamo essere terzi equidistanti, perché abbiamo un aggressore ed un aggredito. Perché le motivazioni di Mosca sono pretestuose. Perché è una satrapia orientale, governata da Putin, un uomo solo che concentra su di sé tutto il potere, come Stalin. Perché nessuna motivazione autorizza uno Stato a sterminare un altro popolo e ad infrangerne i diritti umani.
Ha detto bene il capo del governo, Draghi: “Vogliamo la pace o vogliamo il condizionatore acceso?”, intendendo: siamo disposti a rinunciare al petrolio ed al gas russo?
Io soffro moltissimo il caldo, ma non posso esitare sulla risposta: voglio andare a piedi, morire di freddo d’inverno e di caldo d’estate, ma voglio che la Russia sia fermata.
Negli ultimi giorni, con la massa di atrocità che emerge, sono addirittura arrivato ad accettare l’idea di un intervento militare in difesa dell’Ucraina. Scoppierebbe la terza guerra mondiale? Sarebbe la catastrofe atomica? Forse. Non è detto. Non credo che i russi accetterebbero a loro volta di morire nell’inevitabile ritorsione atomica occidentale. E tuttavia, se anche così fosse, sono disposto a correre il rischio: tutto, tutto!, pur di non sentire più che un bambino sia stato sparato in testa solo perché è ucraino, pur di non vedere più una mano con le unghie smaltate uscire dalla terra di una fossa comune, pur di non vedere più un cadavere accasciato a terra a faccia in giù, povera cosa, con le mani legate dietro alla schiena.
La mia coscienza e la mia morale vincono su tutto: anche sulla paura della morte. È la differenza tra un uomo ed un vegetale.
Abbiamo appreso dei soldati russi che depredano le case degli ucraini, dopo aver violentato donne e bambini e poi ucciso tutti, e spediscono allegramente a casa la refurtiva con un corriere dalla Bielorussia. Abbiamo saputo della moglie che dice al marito militare di rapinare un computer portatile perché serve alla figlia. Mi sono chiesto: sono umani?
Trattano gli ucraini come subumani, come i nazisti consideravano gli ebrei. Anzi, peggio, perché molti bambini ebrei sono stati adottati da famiglie naziste senza figli, mentre questo è inammissibile per questi militari russi: il bambino ucraino buono è solo quello morto, naturalmente dopo essere stato violentato.
Putin parla di denazificare l’Ucraina, rivendica il ruolo sovietico nella sconfitta di Hitler. Ma i nazisti sono ora i russi, ed Hitler è proprio lui: redivivo, senza baffetti e biondo.

 
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Gli orrori dell'Ucraina sono una lezione di storia

Post n°2127 pubblicato il 21 Marzo 2022 da massimocoppa
 

GLI ORRORI DELL’UCRAINA SONO UNA LEZIONE
DI STORIA

Le ultime notizie che provengono dall’Ucraina sembrano precipitare il mondo in un’epoca che, sicuramente con un ottimismo eccessivo, credevamo archiviata.
Il coinvolgimento indiscriminato della popolazione civile, le deportazioni e gli stupri sistematici sono il corredo dei conflitti di tutta la storia umana; ma pensavamo che, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, tutto ciò non potesse più accadere.
Invece abbiamo avuto il conflitto balcanico, negli anni Novanta, che ci ha fatto vedere come alcuni belligeranti ritengano normale perpetuare atti di genocidio contro un popolo ritenuto ostile, massacrandolo, deportandolo e violentandone le donne.
Poi abbiamo visto che gli USA nel Vietnam del Nord e la Russia in Cecenia e poi in Siria, giusto per parlare delle superpotenze, hanno elevato a pratica comune i bombardamenti a tappeto di aree civili.
In effetti non dovremmo essere sorpresi di niente: è la solita, vecchia storia. Ma la sorpresa c’è. Forse perché siamo in Europa, forse perché pensavamo che dopo la crisi della ex Jugoslavia saremmo stati capaci di impedirne una riedizione, forse perché era arduo immaginare una superpotenza invadere un Paese confinante estremamente più debole, aggredirlo con motivi pretestuosi, come facevano i nazisti che, oggi, Putin dice di voler distruggere in Ucraina.
Le deportazioni specialmente ricordano un modo di fare che era di Hitler e di Stalin. Con profondo stupore scopriamo che le istituzioni russe, benché post-sovietiche, e gran parte della stessa società russa, sono, nel profondo, ancora staliniste, nonostante il dittatore russo sia morto nel 1953 e sia stato sconfessato e sputtanato già dal suo immediato successore, Krusciov, con la famosa “destalinizzazione”.
Si insinua nella mente il dubbio che, al cuore di alcuni popoli, di alcuni statisti e forse di tutti gli esseri umani, ci sia un’entità selvaggia, maligna, mostruosa, che bisogna continuamente tenere a bada con la democrazia, i sistemi liberali e, soprattutto, la cultura democratica ed un complesso di contrappesi che impediscano la violazione dei diritti civili ed umani.
Forse credevamo che, perlomeno dalle rivoluzioni americana e francese in poi, la libertà politica e civile fosse ormai una quercia secolare: scopriamo invece che essa resta sempre una fragile piantina, continuamente minacciata dal vento gelido della storia, dalla grandine dei nazionalismi, dal diserbante delle dittature.
È una dura lezione di storia, e dovremmo farne veramente tesoro.

 
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Col coinvolgimento dei civili si torna alla guerra totale

Post n°2126 pubblicato il 07 Marzo 2022 da massimocoppa
 

COL COINVOLGIMENTO DEI CIVILI SI TORNA
ALLA GUERRA TOTALE

Nel precedente post, dedicato al conflitto in Ucraina, concludevo dicendo che “Putin si sta impelagando in una guerra di logoramento, perché non può semplicemente radere al suolo Kiev e le altre città: non siamo in Cecenia negli anni Novanta. L’Ucraina è piena di giornalisti e cellulari con fotocamera, non è possibile calpestare i diritti umani oltre ogni limite anche se, nelle ultime ore, pare che Putin abbia proprio deciso di farlo”.
Purtroppo mi sono sbagliato, anche se avevo intuito che le cose stavano velocemente peggiorando.
Putin, a quanto pare, ha deciso per la guerra totale. I civili non vengono risparmiati e non gliene importa nulla che molti abusi siano documentati da abbondanza di testimonianze, anche di foto e video.
Quella dei corridoi umanitari è solo una scusa per far andare via più persone possibile, perché poi si argomenterà che chi resta è automaticamente un “terrorista” da sterminare.
Proiettili di artiglieria e missili cadono sui quartieri abitati. Muoiono continuamente civili disarmati, inermi, che cercano solo di scappare o di sopravvivere. La famiglia in fuga sterminata da un proiettile di mortaio, con quel trolley restato assurdamente intatto ed in piedi, entrerà nell’immaginario collettivo come un orribile totem alla divinità sanguinaria di questa guerra.
Non pensavo, onestamente, che si sarebbe arrivati a tanto.
In realtà, sin dall’antichità le guerre sono sempre state totali: lo status di prigioniero è un concetto moderno. Un tempo non si facevano prigionieri: chi veniva sconfitto doveva morire. Le guerre hanno sempre coinvolto anche le popolazioni civili, considerate parte integrale del nemico e quindi a loro volta da annientare. Questo concetto è stato applicato fino alla seconda guerra mondiale compresa. Il britannico Winston Churchill, considerato unanimemente un campione di democrazia, ha teorizzato, propugnato ed applicato una dottrina secondo cui bisognava bombardare massicciamente le città italiane, comprese le aree senza alcun obiettivo strategico, per fiaccare il morale degli italiani ed indurli a ribellarsi a Mussolini.
E come dimenticare gli sconsiderati bombardamenti alleati sulle città tedesche? Il bombardamento a tappeto di Dresda, città stracolma di opere d’arte inestimabili andate perdute, con decine di migliaia di vittime civili, grida ancora vendetta di fronte a Dio ed agli uomini.
Anche la Germania nazista bombardò Londra a casaccio e distrusse Coventry, ma non ha senso parlarne, perché il nazismo è stato condannato innanzitutto dalla storia: voglio dire che quelli erano i “cattivi”, per cui ci si poteva aspettare di tutto. Ma Gran Bretagna e Stati Uniti hanno reso la pariglia in maniera simmetrica, ed in realtà anche di più. Washington ha sganciato sul Giappone le uniche due bombe atomiche finora detonate in guerra nella storia, e tutti gli storici sono ormai concordi che esse avevano uno scopo politico, perché le sorti del conflitto erano ormai decise. Non ne parliamo, poi, della valanga di ordigni rovesciati dall’aviazione americana in Vietnam: si calcolò che superavano tutte le bombe fatte esplodere dagli USA durante la seconda guerra mondiale!
Tutta questa tirata per dire che cosa? Che le mostruosità, la disumanità, l’inciviltà in guerra è stata la regola fino al 1945 e, nei teatri minori, fino agli anni Settanta del Novecento.
Poi, però, le cose sono cambiate, almeno in teoria: nel senso che oggi la sensibilità dell’opinione pubblica mondiale e dei governi, anche di quelli non democratici, rifiuta l’idea di colpire gratuitamente i civili. Quando succede, si accampano affannose scuse di errori.
Putin sembra invece aver scelto di rigettare questa impostazione e di tornare alla guerra totale classica. Lo aveva già fatto in Cecenia, e l’Occidente aveva fatto finta di niente perché si colpiva l’estremismo islamico; lo ha fatto anche in Siria, in anni recenti, e comunque abbiamo chiuso tutti e due gli occhi perché, seppur guidata da un dittatore, la Siria è uno Stato laico che si oppone all
Isis. Questo è il modus operandi di Mosca: totale disprezzo dei diritti umani con l’aggravante che, contrariamente agli Stati Uniti, non si deve renderne conto al proprio popolo, perché ormai il governo Putin si è trasformato in una satrapia asiatica.

È incredibile constatare che, oggi, in Russia tutto il potere sia concentrato nelle mani di una sola persona: manca qualsiasi altro centro decisionale che controbilanci questa forza. Ai tempi dell’Unione Sovietica, eccettuato per la fase dello stalinismo, il pur potentissimo segretario del Partito Comunista non poteva spadroneggiare: glielo impedivano il Politburo, il Comitato Centrale ed il Soviet Supremo. Per lanciare un missile dotato di testata atomica dovevano essere d’accordo diversi centri decisionali, composti complessivamente da numerose persone. Oggi Putin minaccia ritorsioni nucleari e pare davvero in grado di poterle decidere in perfetta, misogina e psicotica solitudine.

 
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