L'uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime e un sesso,
di ramo duro il cuore.
E una luna e dei fuochi alle spalle
mentre balla e balla
sotto l'angolo retto di una stella.
Niente a che vedere col circo,
nè acrobata nè mangiatore di fuoco,
piuttosto un santo a piedi nudi.
Quando vedi che non si taglia, già lo sai:
ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui.
Cosa importa se ha vent'anni
e nelle pieghe della mano una linea che gira.
E lui risponde serio: è mia -
sottintende la vita.
E la fine del discorso la conosci già,
era acqua corrente un po' di tempo fa
e ora si è fermata qua.
Non conosce paura
l'uomo che salta e vince sui vetri e spezza bottiglie,
e ride e sorride.
Perchè ferirsi non è possibile,
morire meno che mai e poi mai.
Insieme visitate la notte
che dicono è due anime e un letto
e un tetto di capanna utile e dolce,
come ombrello teso tra la terra e il cielo.
Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire
quando dice: è quattro giorni che ti amo,
ti prego non andare via,
non lasciarmi ferito.
E non hai capito ancora come mai
gli hai lasciato in un minuto tutto quel che hai,
però stai bene dove stai.
Però stai bene dove stai.
F. De Gregori, Pezzi di vetro
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il 25/03/2009 alle 08:43
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