Aria frizzante, stamattina, infatti piccoli fiocchi stanno scendendo...
Tutta bardata, a metà tra un tuareg e un inuit, ho fatto le classiche "commissioni" (come le chiama mia mamma): nella fattispecie, passare a ritirare alcuni vestiti, comprare pane&latte, il giornale, ecc. E sulla strada verso casa - mica chilometri, eh! - camminando camminando riflettevo sulle persone che avevo appena incontrato. Stile quelle inquadrature di film o fumetti che mostrano il villaggio affollato, all'inizio della storia. Dicevo, pensavo alle classiche quattro parole che ci si scambia, i saluti e i sorrisi: per qualche minuto si entra a far parte uno della vita dell'altro. Ora non mi ricordo dove, credo tra i dogon o qualche altra popolazione centroafricana, c'è tutto un rituale di frasi da "recitare" ogni giorno, ad ogni incontro, per confermare l'appartenenza a quel gruppo, affermare la propria identità: se questo non accade, o se le "formule" non vengono rispettate, vuol dire che qualcosa non va, che quella persona non sta bene, così l'intero gruppo/villaggio si prende cura di lui, inizia a cercare di capire come fare per aiutarlo. Sotto sotto, in modo molto meno formalizzato, accade spesso la stessa cosa, anche da noi. In fondo con il panettiere o l'edicolante non ci si conosce bene, e forse non accadrà mai, ma sono quelle piccole cose che rendono la giornata "tua", una piccola strizzatina d'occhio alla normalità, che in fondo è la nostra sottile protezione quotidiana. Ci sono giorni in cui queste cose sembrano routine, danno noia. Altre in cui ti fanno capire che tutto va bene. Ed oggi è un giorno di quelli.
Mhh, non è che sono stata troppo sentimentale?!
Inviato da: lottergs
il 25/03/2009 alle 08:43
Inviato da: lottersh
il 25/03/2009 alle 08:32
Inviato da: lottersh
il 25/03/2009 alle 05:36
Inviato da: toorresa
il 25/03/2009 alle 04:32
Inviato da: lottergs
il 24/03/2009 alle 21:08