Si sa, questo è tempo di bilanci. Di solito mi prendono come un nodo alla gola durante i fuochi d’artificio, la notte di san Silvestro. Sarà che quello è il proprio personalissimo taglio nel mondo, il momento in cui, nella folla, anche la più grande, si sta da soli con te stessi, naso all’insù, e mani infreddolite in tasca. In genere non mi attacco a se-ma-perché, semplicemente (?) penso a quello che è stato, e, soprattutto, spero in quello che sarà. Credo che i pensieri saranno più o meno questi…
Gennaio. Sulla sponda del fiume Pedra mi sono seduta e ho pianto, P. Coehlo. I film di Bergman. Piacevoli scoperte, stuzzicanti idee, un sacco di lavoro per la tesi. Piena di energie, quasi avessi il mondo in pugno. Le ferite si fan sentire, eccome, ma fanno un po’ meno male di prima. E l’informatico-vicino, il suo sorriso dolce e furbo, il mio cuore che batte forte.
Febbraio. Dottooore dottooore, performed by amici&parenti vari. Inizia con la fregatura dell’informatico, mai stata così arrabbiata e delusa: ha proprio calpestato il mio povero cuoricino, già pieno di cerotti e bende. Ma ho inghiottito anche questo, spalle larghe. Poi la laurea, e chi c’era, chi non c’era, chi era meglio che stesse a casa, e pensieri che non dovevano intrufolarsi a rovinare tutto. Ma va benone, nel culo a lui, soprattutto. Devo proprio dirlo. La guerra lampo dei fratelli Marx.
Marzo. Confettine show: Shut up, Blach Eyed Peas.
Aprile. Mesi incredibili, fino a luglio, a mille: giorni, sere e notti incredibili. Il mio breve erasmus in città. E niente sarà più lo stesso. Occhi di gatto, la sigla.
Maggio. E, Vasco. "Vediamo a che punto arriveremo", mi dico. Intanto le pazzie continuano.
Giugno. Lo rivedo, ma non lo voglio più, basta, ciao, tante belle cose. Trilogia dell'Avana, J. Gutierrez.
Luglio. Tutto pian piano finisce, e mi fregano la borsa, notte da dimenticare. Forse faccio un giro di boa. Uno, nessuno, centomila, L. Pirandello. Strade, Subsonica.
Agosto. Calma piatta, ma apro il blog. La camisa negra, Juanes.
Settembre. Il mese dei ritorni, ma non siamo più quelli di prima, nessuno di noi lo è. Giusto così. E lo saluto, buon viaggio, e non tornare a scombussolarmi, perfavore. Ritrovo nestore, e diventa un corso indimenticabile. Sulla strada, J. Kerouac.
Ottobre. Sono stanca, ma ne vale la pena. E fa capolino Manzoni. Sex&the city, appuntamento fisso.
Novembre. Diario di un killer sentimentale, L. Sepulveda. Incantevole, Subsonica. Studio, vedo gente. Prendo le misure.
Dicembre. Strano, sembra tornare tutto di colpo, per poi andarsene altrettanto velocemente ed improvvisamente, come in un gorgo. Ed io nel mezzo: insomma, pensieri confusi. Ed attesa. Dell’amore vero. Di capire bene bene cosa voglio fare da grande. La strana serenità che ti lascia il limite impercettibile tra la fine e l’inizio, forse il fascino del bivio. Come in una vecchi canzone: “camminerai dimenticando, ti fermerai sognando” (Avrai, C. Baglioni).
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il 25/03/2009 alle 08:43
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