Spesso si sente parlare della "parte oscura" che sarebbe dentro ad ognuno di noi e che di tanto in tanto si rivelerebbe al mondo recando con sé le tracce indelebili di quel che di orribile siamo profondamente, ciò che noi stessi non riusciamo a guardare per più di qualche secondo senza esserne atterriti e sgomenti e travolti. E aggiungendo al mondo miserie, meschinità e menzogne quando non anche lutti, distruzione e morte.
Ciò che spesso pensiamo, inconsciamente o no, è che questa parte oscura sia l'esecrabile, rivoltante, sanguinaria eccezione alla regola che ci vuole protesi verso la felicità, o alla incessante e folle ricerca di essa. Che l'uomo rifugga il dolore e ricerchi il piacere è principio cui abbiamo più o meno attivamente aderito. Ma le vie del piacere sono più oblique o più a forma d'elefante delle storie che siamo soliti raccontarci. E queste storie non hanno una regola, ma tutte le regole. Il che palesemente equivale a non averne.
La parte oscura non ha bisogno di liberarsi. E' sempre lì. E' sempre stata lì. Lo è ancora. Non c'è una separazione, una linea di confine che possa farci dire "ecco, qui comincia la parte oscura", oppure "fin qui c'è ordine e chiarezza, ora diventa tutto piuttosto buio e violento". Luce e buio si postulano a vicenda, e non avrebbero senso senza il loro compagno. Come vita e morte. Come il comico e il tragico.
Se è vero che conosciamo prima di tutto per differenza, non si vede perché poi tendiamo sempre a dimenticare almeno un termine, come se non dovesse esistere più. Comodità, forse.
Una scienza o una filosofia che si occupasse di regole avrebbe quindi oggi poco senso di esistere. E quel poco lo lascio a chi ne ha bisogno.
Ci occuperemo, qui, della sola istanza che può reggere l'agire umano, ovvero del Particolare e "delle leggi che governano le eccezioni, poiché anche le leggi dell'universo tradizionale che si è creduto di scoprire sono correlazioni di eccezioni, per quanto più frequenti, in ogni caso fatti accidentali che, riducendosi a eccezioni poco eccezionali, non hanno nemmeno l'attrattiva della singolarità" (A. Jarry).
E su tutto risuonerà l'inestinguibile riso patafisico, "la sola espressione umana dell'identità dei contrarii".
August Ferdinand e Jean sarebbero d'accordo. O almeno mi auguro.
Inviato da: mary.shelley
il 04/11/2009 alle 16:14
Inviato da: infinito.Garbo
il 03/01/2009 alle 13:41
Inviato da: m.oebius
il 03/10/2008 alle 10:47
Inviato da: l_assedio
il 30/09/2008 alle 20:06
Inviato da: m.oebius
il 23/06/2008 alle 12:54