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Bloggeuses

Post n°15 pubblicato il 09 Ottobre 2007 da m.oebius
 
Tag: Donne, Zoo

Oggi vado per blog(s?). Un po' come mio padre andava per funghi. Ma lui tornava sempre col cestino pieno. Blog femminili, naturalmente. Un po' perché sono maschio (come mio padre, in senso strettamente biologico), un po' perché di solito, per quel che ho letto finora nei blog, le donne scrivono un po' meglio degli uomini. C'è spesso più "anima" in un blog femminile, più desiderio di mettersi "a nudo", maggiore volontà di raccontarsi e raccontare. Mentre decido di rinunciare alla s, me ne sono già nutrito di una ventina. Tramonti, fate, fatine, fiori, fiorellini, cuori, cuoricini, cagnolini sognanti, glitter a più non posso, foto di bellissime donne nude o seminude (apperò) nell'atto di toccare, toccarsi, essere toccate, attorcigliarsi attorno a una corda, versarsi addosso acqua o latte o sangue, o un margarita, stringere tra le braccia un corpo anch'esso nudo (spesso maschile), o seminudo e spesso stringerlo forte magari con la corda all'altezza del collo (soprattutto se maschile), armate di lance, asce, scuri, machete, alabarde (ho osservato con attenzione questa parte). Poi poesie, poesie trovate per strada, sui muri, scritte sul momento, create appositamente per esprimere quel particolare -e proprio quello, non uno che gli somigli- stato d'animo, o delicati e immortali frammenti di Gibran, Tagore, Hikmet e quando va bene Neruda. Sto per concludere che dovrei proprio andare per funghi o alla riunione di condominio, ma mi viene in mente che il bosco è lontano e la riunione è in calendario la settimana prossima. Mentre risolvo di andare avanti, mi comincio a chiedere quante donne (o ragazze) appassionate e inappagate ci siano tra i blog di libero (niente maiuscola). Possibile che quest'orda di ardenti donzelle non trovi nella vita quotidiana la possibilità di dar sfogo al proprio temperamento sentimentale? Quanto trasognante "materiale femminile" ci stiamo perdendo in questo crudele mondo? Tutte donne che un giorno saranno fredde e spietate serial killer di emozioni se non riescono adesso ad esprimere compiutamente il loro essere. O forse ritengono che mostrarsi troppo "dolci" agli occhi del partner (o potenziale partner) nella realtà sminuisca la loro complessità di donne intelligenti e indipendenti e quindi ripiegano nel virtuale? Mi riprometto di chiederlo a qualcuna di loro, come si chiederebbe ad un fungaiolo incontrato per caso se da dove viene lui ci sia ciò che cerchiamo. Ma penso subito che se lasciassi su uno qualsiasi di questi blog un commento tipo "ma tu sei veramente così dolce come traspare da ciò che scrivi o questo è un modo di porti che hai qui dove nessuno sa chi sei perché nella realtà non puoi permettertelo?", sarei additato come provocatore e come colui che giudica senza conoscere. Concludo che mi terrò il dubbio, almeno per adesso. Nei post, domande, tante domande, quasi esclusivamente domande. Dal "che preparo stasera per cena?" al "che ne dite di questo completino intimo che ho visto?". E giù primi piani di orsacchiotti di peluches e gattini indifesi e sospiri lasciati a morire come stelle nelle galassie. Tra le risposte nei commenti manca sempre un "un piatto di pasta al sugo fà sempre piacere" o un "perché non lo chiedi a Stefano invece di massacrarci i maroni a noi?". Faccio una rapida stima e calcolo che questa tipologia copre il 65% dei blog femminili.
Leggo, mentre esaurisco interiormente questo pensiero, dei post a caso su blog non glitterati o fatinizzati. Anche su questi spesso l'unico argomento di discussione è chi scrive. Che spesso parlando di sé ci racconta di quanto sta male o bene, di quanto odia questo o quello, di quanto ama questo o quello, di quanto le ha insegnato quell'altro, di come ha trascorso l'ultima notte rigirandosi tra le lenzuola aspettando un'alba che sembrava non dovesse arrivare mai, di come la sua vita si possa definire in una parola sola inutile, di come non avrà mai tutto ciò che desidera e di quanto le manca Roberto, o papà, o lo zio Giuseppe. E i commentatori (quasi tutti maschi), in coro, a dirle che no, che andrà tutto bene, che non deve smettere di credere in se stessa, che sicuramente quella notte avrebbe sicuramente dormito meglio se ci fossero stati loro lì accanto a lei ad abbracciarla e che in ogni caso lo fanno adesso, che certo Roberto era speciale, ma che anche Ettore o Giovanni non sono male, che papà è sempre lì con lei e che lo zio Giuseppe, beh, forse è meglio che stia lontano. Le commentatrici spesso latitano o si limitano ad un "ti sono vicina" che lascia trasparire ampiamente "ci sono passata anch'io e so di cosa parli" nel migliore dei casi e "eh bella, a chi tocca nun se 'ngrugna" negli altri.
Approdo intanto alla percezione precisa che le donne non riescono a sottrarsi quanto gli uomini (e lo dico perché in passato ho sfogliato anche qualche blog di uomini, se non altro il mio) alla tentazione di parlare in forma quasi diaristica nei blog delle proprie vite. Come se dovessero (o volessero) scrivere una soap opera a puntate a consumo dei lettori, per lo più fedelissimi e interessatissimi alle loro vicende. Si sprecano, tra l'altro, i "ma quando torni?" se la scrivente si assenta per più di tre giorni di seguito per andare al mare con le amiche o a fare un day hospital prolungato senza averne informato prima gli apprensivi lettori, e i "ma dove sei stata tutto questo tempo (sottinteso con chi)?" al suo riapparire festosa. Certo, lasciare per più di un paio di giorni senza proprie notizie chi conosce così bene i recessi del proprio animo e agogna solo di ampliare le proprie esplorazioni è davvero delittuoso. Ma la scrivente facendo leva sul buonumore creatosi presumo per la pura lontananza di qualche giorno dal blog (anche nel caso del ricovero in day hospital) comincia ad ammannire sorrisi e strizzatine d'occhio a destra e a manca o a rivelare qualche particolare gustoso dei giorni della sua assenza, ed ecco che il pubblico torna ad ingolosirsi fors'anche più di prima. Mentre cambio blog mi chiedo quale meccanismo porti un lettore di blog, spesso blogger a sua volta, a voler condividere quotidianamente le giornate di ansie e tormenti di una ragazza spesso grafomane, insoddisfatta, bisognosa di un pubblico meglio se adorante e che quasi certamente non accetterà mai di incontrarlo, perché (ma ammesso solo in messaggeria) "un conto è il reale e un altro il virtuale". A questa tipologia appartiene senza tema un altro buon 30%.
Ma ci sono altri blog. E tanti ne spuntano ogni giorno. Proprio come i funghi. E sento che in questo momento mio papà mi è idealmente vicino. E sfoglio ancora. E trovo, perché ci sono, blog interessanti. Blog in cui qualcosa che accade nella propria vita diviene lo spunto per guardare il mondo (o anche solo una parte di esso) da un'angolazione nuova che, se non proprio originale, apre però un orizzonte teorico su cui far veleggiare anche i propri pensieri di lettore. Post spesso scritti con audacia intellettuale e sforzo letterario, con arguzia letteraria e spirito critico, se non anche con sapienza letteraria. Forse ho scritto un po' troppe volte "letteraria". Forse perché alla fine della lettura la sensazione che rimane è quella di avere di fronte testi letterari (sic), redatti in una lingua che sembra la tua ma se guardi bene non lo è, perché tu mai avresti osato accostare quei due termini ("adiacenti distanze", "asettici egoismi", "collocano manierismi") scritti appositamente per confondere l'ignaro lettore e lasciarlo lì alle prese con la sua ignoranza. Una serie sterminata di rimandi, a diverse stagioni della vita, ad impulsi consci ed inconsci, a ricordi incomprensibili perché mai condivisi, ad autori bravissimi perché sconosciuti, a sentimenti immortali. Confesso che di fronte a siffatti manufatti non riesco a celare la mia "sgomenta incredulità". Non riesco a non pensare come le donne siano ancor oggi e forse mai come oggi una realtà inconoscibile, un universo parallelo. Un mondo che, noi umani, possiamo solo sfiorare con gli occhi, illuderci di intuire con uno sguardo, rincorrere senza speranza. Mi chiedo spesso come possa sussistere tanta complessità in un cervello solo. Ma non mi è dato sapere. E mi guarderò bene dal chiedere.

 
 
 
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