Smettiamola con questa storia della felicità. Con questa favoletta che ci raccontiamo da millenni secondo la quale la felicità e la beatitudine sono mete desiderabili nella vita. E smettiamo di credere anche una buona volta al subdolo inganno che vuole che la ricerca della felicità conduca infine alla felicità. Noi la felicità non la vogliamo. Come lasciava già presagire Dostojevskij, nulla è più difficile da sopportare di una serie di giorni felici. E se non bastasse George Bernard Shaw aggiungeva (più o meno) che "nulla è peggio di un desiderio che non si realizza, tranne un desiderio che si realizza". Siamo votati all'infelicità, diciamocelo. E' più forte di noi. Per quanto fingiamo quotidianamente di prenderci cura di noi stessi e degli altri, di migliorare le nostre condizioni di vita ed il nostro benessere materiale, in fondo a noi stessi sappiamo bene che la nostra infelicità ci è dolorosamente necessaria. Cosa saremmo senza di essa? Perderemmo la nostra identità e vagheremmo dispersi in un limbo in cui tutto ci apparirebbe uguale e senza senso. La nostra infelicità ci determina, ci struttura, ci differenzia. Plasma il nostro pensiero, le nostre azioni, i nostri obiettivi. Ci dà, essenzialmente, uno scopo per cui vivere.
Dobbiamo fare però attenzione a non perderla (anche occasionalmente), a non sciuparla e semmai a potenziarla, assicurandoci così un lungo futuro infelice. Il pressappochismo con cui ci occupiamo di essa è infatti inversamente proporzionale all'accanimento con cui fingiamo di perseguire la nostra felicità. Siamo dilettanti, indisciplinati, cultori dell'atto estemporaneo, improvvisatori sul filo dell'estro. Laddove occorrerebbe impegno, applicazione, disciplina, noi opponiamo svogliati tentativi, dilettantesche improvvisazioni. Tutti possono essere infelici. Basta qualche sventura personale. E' nel riuscire a rendersi infelici che si nasconde il genio. Occorre diventare protagonisti attivi della propria infelicità, attingere alla fonte della propria insoddisfazione sorsate di frustrazione e malcontento. Solo così potremo dirci davvero padroni del nostro destino.
Non sta a me indicarvi la strada per l'infelicità. Ognuno conosce e persegue, spesso con ottimi risultati, la propria. E poi sono fallibile come tutti voi. Mi limito qui a darvi uno spunto, un suggerimento spero prezioso. In qualunque modo si voglia procedere in questo percorso, non tralasciate mai la convinzione che esiste un unico punto di vista valido: il vostro. Partendo da questo riuscirete a crearvi con relativa facilità tutti i problemi che vi aiuteranno a vivere come realmente desiderate.
La chiave perduta
Sotto un lampione c'è un ubriaco che sta cercando qualcosa. Si avvicina un poliziotto e gli chiede che cosa ha perduto. "La mia chiave", risponde l'uomo, e si mettono a cercare tutti e due. Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto gli chiede se è proprio sicuro di averla persa lì. L'altro risponde: "No, non qui, là dietro; solo che là è troppo buio." (da P. Watzlawick - Istruzioni per rendersi infelici).
Inviato da: mary.shelley
il 04/11/2009 alle 16:14
Inviato da: infinito.Garbo
il 03/01/2009 alle 13:41
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il 03/10/2008 alle 10:47
Inviato da: l_assedio
il 30/09/2008 alle 20:06
Inviato da: m.oebius
il 23/06/2008 alle 12:54