Creato da monellaccio19 il 12/10/2010
scampoli, ritagli, frizzi e...lazzi

 

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Messaggi di Luglio 2020

PALAZZO CHE VAI USANZE CHE TROVI

Post n°3607 pubblicato il 02 Luglio 2020 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

 

 

Se non fosse per il luogo dove sia stato immortalato il cartello, non ci sarebbe nulla di anomalo e di strano. In tanti luoghi pubblici, negli uffici, nelle chiese e altri posti dove vi sia traffico di persone, fatalmente quando viene posto un attrezzo o un accessorio utile, lo si blocca affinché non accada che "inavvertitamente" venga portato via da qualche sprovveduto molto distratto. Gli uffici postali e le banche per esempio, erano soliti legare la penna a sfera sul banco operativo dello sportello per consentire all'utente il suo uso. Era un modo come un altro per dire: "Se ti permetti portar via la penna ti cionco la mano!". Oh,  si attaccavano alle biro di pochi centesimi, un valore intrinseco minimale ma molto determinante ai fini del lavoro dello sportellista e utile al cliente. Banche, uffici, tutti a legare saldamente gli oggetti perché non fossero portati via impunemente. Tornado al flacone, anzi, ai diversi flaconi disseminati ovunque per correttezza e per estrema sanificazione delle mani, la sorpresa che mi ha colpito come un cazzottone allo stomaco, è che il cartello sia stato fotografato all'interno di Palazzo Chigi! Sì, avete letto bene: a Palazzo Chigi, non all'interno del mercato rionale! O poffarbacco, come è possibile? Ma chi frequenta palazzo Chigi? Certamente una pletora di impiegati, operatori al servizio del Presidente Conte e presumibilmente tutti i ministri, segretari, sottosegretari, politici in genere per questioni istituzionali. Insomma, un viavai c'è ed è fuori di dubbio, ma allora chi, da quando è scoppiata la pandemia, ha cominciato a far sparire i flaconi igienizzanti posti ovunque a disposizione di chi ne avesse bisogno? Gli impiegati o qualcuno del personale che ogni giorno percorre sale, stanze e usa ascensori per lavorare? Pare che tutti gli impiegati abbiano nei loro cassetti personali, rotoli di carta igienica per ogni evenienza: nei cessi del Palazzo per antonomasia, mancano i rotoli e il minimo che si possa fare, è portarselo da casa ad usum proprium. Orbene, dopo aver provveduto a rimettere al loro posto i flaconi sottratti, non è dato sapere se siano stati legati e/o fissati onde evitare sottrazioni costose per la comunità e per chi onestamente se ne serve e...basta! Inoltre pare che oltre a far i "Silvan" della situazione, molti non si limitano a far sparire di botto il flacone, altri, molto più onesti e con le lacrime agli occhi per la vergogna, si azzardano soltanto a riempire contenitori portati da casa: in tal modo le coscienze si tacitano e il peccato non grava in modo ineludibile! Raga' non so più che aggiungere: se tanto mi da tanto, se a Palazzo Chigi sono giunti a questo punto, riaffermo la sorpresa ma nello stesso tempo, mi allargo nelle valutazioni e mi dico in un...orecchio: "In un paese dove più o meno rubano tutti e tutto, perché non dovremmo riscontrare furti in posti dove la politica è di casa e chi li commette saprebbe regolarsi di conseguenza, come ampiamente affermato nella canzone che state ascoltando?

 
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MO' LA CINA E' TROPPO VICINA

Post n°3606 pubblicato il 01 Luglio 2020 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

 

 

 

Non ho pregiudizi affinché si stringano accordi commerciali con l'estero: frontiere aperte e globalizzazione è anche questo. Tuttavia, siamo passati dalla "Cina è vicina" di alcuni decenni fa, alla Cina che ci sta troppo stretta e addosso, per quanto sia invadente. Ho già detto quanto sia stata travolgente e ostinata la Repubblica Popolare con le sue scelte economiche e finanziarie dopo la morte  di Mao Tse Tung: una giusta apertura totale per essere competitiva e alla pari delle grandi nazioni mondiali. Hanno capito come funzionava il giocattolo e voilà copia di qua, copia di là, il mercato è servito. Su un punto dobbiamo tuttavia insistere: la qualità! Sappiamo tutto dei loro prezzi, dei loro spaventosi assortimenti e oggi, possiamo sostenere senza tema di smentita, che posseggono tutti gli articoli che servono, i cibi e l'alta tecnologia. Ma se possiamo essere poco prudenti con tutto ciò che loro esportano, non possiamo  farlo con  gli alimenti in genere. A molti italiani continua ad interessare il mercato cinese: i prezzi bassi, specialmente in tempi di congiuntura e di cinghie strette, possono indurre agli acquisti. Sappiamo che un prezzo basso, spesso e volentieri, corrisponde a una qualità che non arriva alla sufficienza. Nel caso alimentare poi, dobbiamo preoccuparci molto perché le loro regole produttive non sono esaustive come le nostre e queste gravi mancanze, consentono l'invio nelle varie nazioni europee, di prodotti che costano poco ma sono molto carenti nella qualità alla quale siamo abituati. La nostra confederazione CIA agricoltori italiani, ci sta avvisando proprio in questi giorni, sull'invasione di grandi quantità di miele proveniente dalla Cina. Molto interessante il prezzo: un vasetto che da noi costa quattro euro circa, la stessa quantità prodotta laggiù, costa un euro! I nostri apicoltori sono già in crisi per le api che subiscono i mutamenti climatici, ora con il miele cinese siamo al disastro. Il motivo di questa differenza è dato dalla produzione: quello cinese non è di api! O meglio, nel corso della produzione, la base viene adulterata con prodotti sconosciuti e il gusto, il sapore, è uguale a quello che conosciamo molto bene. La denuncia della CIA è molto chiara: innanzi tutto alle frontiere è molto improbabile che venga riconosciuto per falso, inoltre il processo produttivo cinese non prevede le stesse norme europee perché il miele venga essiccato e maturato nell'alveare; quindi loro con l'aggiunta di sostanze estranee, approntano un prodotto simile ma non uguale e sono nel pieno rispetto della loro legge, ma no delle nostre regole europee. Pertanto, a parte la ricaduta sulla filiera e sugli agricoltori italiani che dipendono al 70% dalle api nella loro piena funzione di impollinatori, rischiamo un tracollo per questo infiltrazione cinese che al prezzo basso e conveniente, unisce una qualità da fare inorridire le api stesse! Concludo con una semplice domanda: "Quanti di voi sarebbero disposti a rinunciare alla qualità del miele italiano, per risparmiare e quindi addolcirsi la bocca con un miele che sappia di miele, ma che inoltre non sappia nemmeno cosa sia un ape, il suo lavoro, il suo alveare e la sua...regina? 

 
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