Nuotate Notturne

ANTI IPOCRISIA...Contro quegli adulti che credono che i bambini li porti la cicogna

Creato da m.stipe il 07/09/2006

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Chi di escort ferisce di trans perisce

Post n°80 pubblicato il 27 Ottobre 2009 da m.stipe
 

ecco un interessante articolo di Massimo Del Papa tratto da www.ilmucchio.it Al solito: i forcaioli di ieri son diventati i garantisti di oggi e viceversa. Chi invocava il sacro diritto di cronaca per le prodezze sessuali del Cavaliere, oggi scomoda la sacra tutela della privacy del governatore Marrazzo: non sono affari suoi, non è libero di divertirsi come crede? Certamente, ma si ammetterà che un ex castigamatti, oggi governatore che si fa trovare in mutande e offre soldi “per non finire in galera”, non è una storiella tanto edificante. Di solito, chi ragiona così si identifica nei vizi privati e pubbliche virtù dell'ipocrita di turno. E l'ideologia, madre di tutte le ipocrisie, fa il resto: non c'è una verità, non c'è una morale, c'è un arcobaleno che illumina gli stessi fatti di una luce diversa a seconda della convenienza. Ma ha poco senso distinguere fra i letti di Silvio e le alcove di Pierino, buttarla sull'ecumenismo erotico, la questione non è se sia di destra chiamare veline in villa o di sinistra salire le scale di un'alcova transgender, la questione è più semplice: la politica, ha invertito i suoi rapporti, quelli che fino a ieri erano svaghi, sollazzi di potere, esibiti come tali, conferme di una alterità rispetto ai comuni mortali, ma pur sempre passatempi più o meno incoerenti con la morale pubblicamente incarnata, oggi sono diventati carne, consistenza di una cosa pubblica che, nel tempo lasciato libero dai privilegi edonistici, si dedica a qualche vertice, qualche vetrina istituzionale da cui esce poco o niente. La politica oggi è affare di piacere, non di dovere. Questa inversione di tendenza non ha aspettato Berlusconi, e nemmeno Craxi, procedeva e accelera in funzione di una globalizzazione che ha trasformato il superfluo in fondamentale, la dimensione ludica in prioritaria. Ogni regime, in ogni tempo, ha esibito i suoi sfarzi, le grandi feste imperiali, le orgie di Tigellino, il concubinato dei grandi dittatori, le vergini bambine di Mao, i Papi a Roma che s'inculavano i bambini, i consessi erotici in piedi, stivaloni compresi, di Mussolini a palazzo Venezia. Ogni regime ha le sue schiave, in ogni regno non mancano “puttane del re”. Ma restavano dettagli, proiezioni di un apparato di potere. Un salto di qualità si ha con Marilyn che sollazza i Kennedy, poi i sigari di Clinton sdoganano la sessualità da sala orale e adesso siamo alle topolone di Topolanek, alle D'Addario che, secondo una freddura, dopo essersi intrattenute col Cavaliere fanno il bagno nella “jacazzi.” Nella nostra epoca certe propensioni sono diventate princìpio identitario di una politica divisa su tutto ma concorde, unita nei propri appetiti, per discutibili che siano. Non a caso a Marrazzo è giunta la solidarietà dell'intero mondo politico, a parte pochissime, trascurabili eccezioni. Come a dire: siamo tutti nella stessa barca, quello che oggi travolge te domani potrebbe lambire anche me e allora a che scopo scannarsi su questo? Naturalmente, da questo gioco al massacro la sinistra esce penalizzata, perchè è obiettivamente difficile invocare moralità, porsi come custode dei valori e paladina delle fasce deboli, quando salta fuori un governatore che era il prediletto dei transessuali della Cassia, pagati oltretutto profumatamente. È questo, non il dettaglio del viado o della velina, che non può essere conciliato: certi svaghi costano, sono lussi, e se provengono da gente che sostiene di preoccuparsi per le fasce deboli e poi non esita a staccare assegni per coprire il proprio imbarazzo (segno che una fonte di imbarazzo sussiste), è chiaro che c'è un tracollo verticale di credibilità. Tanto più che Marrazzo sulla vicenda ha imprudentemente mentito, su più punti: non è vero che fosse una bufala, non è vero che non aveva pagato il silenzio, e così via. E alla fine non può non arrivare la resa, sia pure nella soluzione gesuitica dell'autosospensione, imposta da un partito sull'orlo di una crisi di nervi. Il PD, che premeva per le dimissioni di Berlusconi, di fronte a un caso analogo non può che bere il suo amaro calice. Scoprendo che non tanto il vizio privato a contare, ma l'assenza di pubblica virtù. Pesa la saturazione, nell'opinione pubblica, di una disinvoltura da parte dei semidèi politici che non è ulteriormente difendibile, che è percepita, a torto o a ragione, come disprezzo e presa per i fondelli dei comuni mortali. Con l'aggranvante di una situazione di crisi endemica: se il PD fosse stato saldo, forte, compatto, se non si apprestasse a primarie drammatiche per capire chi, nella guerra di fazioni che l'ha dissanguato, sia il più adatto a ereditarne le spoglie, a quest'ora Marrazzo sarebbe ancora al suo posto. Ma la realpolitik è l'unica Nemesi che non perdona. Da 15 anni la sinistra grida, non senza ragioni o almeno fondati sospetti, a una destra inquinata da corruzione e mafia, immorale, depravata. Ma i casi di suoi esponenti che, alla lettera, “vanno a puttane” ormai non si contano, da Sircana a Marrazzo, e forse pesano, moralmente, un po' più dei papi, dei Cosimo Mele. Perchè se la morale vuoi farla, devi essere proprio a prova di bucato. Per non parlare di quello che succede in Campania, dove militanti PD si scannano in faide di camorra, “emergenza” dalla quale tutti restano alla larga. Non può stupire che sempre meno gente sia disposta a bersela, a versare l'obolo di 2 euro per illudersi di partecipare al giochino di facciata delle primarie. La sinistra che incalza Berlusconi sulle sue vicende di letto, che ne insinua contemporaneamente la pedofilia, la sessuomania e l'impotenza (e Dio solo sa come sia possibile), è in difficoltà davanti all'habituè dei trans Marrazzo, uno che in Rai faceva il castigamatti, che non ne faceva passare una. Il livello generale, non di destra o di sinistra, è insopportabile e non è questione di complotti, è che la politica, tutta, è ormai fuori controllo e inanella scandali e situazioni scabrose una dietro l'altra. Uno come Mastella, leader di un partito domestico, schiacciato insieme alla moglie sotto accuse pesantissime, di metastasi corruttiva nelle istituzioni, tutte da confermare d'accordo ma tremende, può presentarsi a una folla di cronisti e dire: noi non abbiamo visto una lira, siamo gente per bene, poveretti che aiutano altri poveretti. Più che i Mastella, sembrano i Vianella: “E stamo mejo noi, che nun magnamo mai”. Non sono le debolezze o le inclinazioni o al limite le depravazioni a dare fastidio, è il senso d'impunità che trapela da una casta che ormai ha perso ogni contatto con il corpo elettorale, con la stessa realtà. I Mastella, i Marrazzo, i Berlusconi, messi alle strette, dicono tutti la stessa cosa: io sono il meglio, sono un santo, io non ho niente da rimproverarmi, vergognatevi. Noi? Di cosa? Di subire? Di essere impotenti davanti a tanta faccia tosta, a tanta protervia? Non ha molto senso neppure stabilire chi si avvantaggia dallo scandalo del giorno: si avvantaggiano tutti, perchè nessuno paga davvero e il senso d'impunità di casta ne esce rafforzato: noi non siamo come voi, noi possiamo e la nostra verità è contro la vostra e la nostra verità conta di più, è l'unica a contare. Hanno detto tutti, dopo l'affaire Mastella (durato sei ore e subito soppiantato dal caso Marrazzo): ma tanto la fanno franca, tanto cascano in piedi. Sì, magari barcollano per un po' ma alla fine cascano sempre in piedi, loro. Con le stimmate dei martiri. Martiri di una vita che non cambierebbero con quella di nessun comune mortale. Massimo Del Papa

 
 
 
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