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Creato da: Cavaliere_Templare0 il 23/06/2007
Gocce di vita

 

 
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Post N° 8

Post n°8 pubblicato il 14 Marzo 2008 da Cavaliere_Templare0

Sei ancora lassù vecchio albero di mandorlo. E mi ricordi la primavera, coi tuoi rami coperti di bianchi fiori. Intorno a te non c'è segno di altri colori. Non ancora. Non v'è traccia della primavera. E ti guardo... Ti guardo con occhi diversi da quelli di un tempo. Eppure sono i miei, quegli occhi. Sono sempre quelli, gli stessi che un tempo hanno sognato, guardandoti, hanno sognato percorsi di una vita che ancora doveva essere vissuta. E tu sei ancora là, ancora in fiore per fare festa alla nuova primavera. Bello come un tempo, cxome quando io correvo da te e ti rubavo qualche rametto per portarlo a lei che m'aspettava, nascosta oltre la siepe del vecchio giardino che limitava la casa della mia adolescenza. Ed era il tempo della gioia spensierata e dei sogni e dei baci, anche, dei baci rubati sotto le tue fronde, albero antico di mandorlo.

Ed è passato quel tempo, quel mio tempo. E sono volati con lui anche i sogni di quella primavera irripetibile. Sono andati lontano, forse sono rimasti indietro tra le cose che non sono mai state vissute.

Ma tu sei ancora là, sulla mia collina. E coi tuoi rami fioriti, che brillano al sole fresco di marzo, hai il potere di portarmi indietro nel tempo a riprendere dalla memoria ciò che è stato mio, nel contesto di un momento di vita, ciò che mi è appartenuto anche se per pochi attimi e mi ha dato, in quella frazione di tempo, sensazioni forti.

Eccomi qui, dunque, albero antico della mia primavera, eccomi ancora qui a guardarti con occhi diversi, ora, ora che sono un uomo e non v'è traccia dell'antica giovinezza, nè di quei visi che erano con me a quel tempo, nè delle voci care che hanno accompagnato le mie primavere.

Tu, però hai il potere di evocarlo, quel tempo, e quei sorrisi e quelle voci. Ed io guardandoti, mi sento chiamare da laggiù. Sento la tua voce mamma, la tua voce che non scorderò mai, che mi chiama alla sera quando ritardo. Sento la tua voce allegra del tempo della gioia e un mare di pianto mi sale dal profondo dell'animo fino agli occhi e offusca la mia vista e un dolore profondo pervade il mio cuore, misto ad un senso di solitudine che immensa.

E tu stai là, vecchio mandorlo e ascolti i sospiri del mio cuore. Mi giro verso la casa dove non c'è più nessuno e guardo il mare da quassù e il sole che va a riposarsi, bello come sempre, oltre i monti della sicilia, al di là del mondo. A lui affido un pensiero, un messaggio d'amore e di nostalgia, una lacrima di sofferenza, un palpito di cuore. Le porterà di là, con un rametto di bianchi fiori che ho rubato ai tuoi rami vecchio mandorlo. 

 

 
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