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Post N° 8

Post n°8 pubblicato il 26 Giugno 2007 da geko1963

1.6.1 La teoria delle spiegazioni biologiche

 

   Questo approccio sostiene che devianti si nasce, non si diventa. I sostenitori di questa teoria sostengono che i criminali sono stati spesso considerati diversi dagli altri individui, per cui riconducono il comportamento criminale alle caratteristiche biologiche degli individui: certi tratti biologici fanno aumentare la possibilità che una persona commetta dei reati.

   Il primo a considerare la componente fisica come causa della criminalità fu Cesare Lombroso, un medico italiano del XIX secolo, il quale elaborò una complessa descrizione di quello che lui chiamava il “criminale per nascita”. Secondo lo studioso, il delinquente nato poteva essere riconosciuto da varie caratteristiche fisiche, soprattutto del cranio. Influenzato dall’opera di Darwin, Lombroso concluse le sue ricerche asserendo che i criminali rappresentano una forma di regressione evolutiva verso un tipo umano primitivo, «un essere che riproduce nella sua persona gli istinti feroci dell’umanità primitiva e degli animali inferiori»[1].

   Le tesi di Lombroso, però, non ebbero molta fortuna, anzi lui stesso le modificò profondamente sostenendo che il criminali nati costituivano soltanto un terzo di coloro che infrangevano le regole e che ogni delitto aveva origine in «una molteplicità di cause»[2]. W. Sheldon sostenne, invece che vi erano tre tipi fondamentali di costituzione fisica: i mesoformi ( attivi, dinamici, muscolosi), gli ectoformi (introversi, nervosi, magri) e gli endomorfi (grassi, socievoli, accomodanti). Secondo lo studioso, in ognuno di noi sono presenti alcune caratteristiche di tutti e tre i tipi e ciò che rende una persona diversa dalle altre è che il peso di queste caratteristiche varia fortemente[3].

   Il sostenitore più noto di Lombroso fu Ferri, che divenne l’esponente più significativo della scuola positiva e venne considerato il fondatore della sociologia criminale[4]. I principi della scuola positiva hanno influenzato i codici penali di vari Paesi, come gli Stati Uniti. In Italia è stato introdotto il sistema del doppio binario, che prevede un sistema di pene accompagnato da misure di sicurezza atte a prevenire la pericolosità del reo.

 

 

     1.6.2 La teoria della tensione

 

   Tale teoria prende spunto dal concetto di anomia coniato da Durkheim, considerato il «padre del funzionalismo». In termini semplicistici, si può dire che l’anomia è la mancanza di norme sociali, che regolano e limitano i comportamenti individuali. R. Merton, riprendendo questo concetto, sostiene che la devianza è provocata da situazioni di anomia, le quali nascono da un contrasto fra la struttura culturale e quella sociale. Alla prima fanno riferimento le mete culturali, cioè «cose per cui vale la pena di lottare: ricchezza, successo, prestigio, consumi[5]»; la struttura sociale fa riferimento ai mezzi istituzionalizzati che permettono di raggiungere le mete. Riferendosi al caso degli Stati Uniti, Merton asserisce che ci sono cinque tipi di comportamento per raggiungere le mete culturali, che egli stesso dispone in una tabella.

 

Tipologia dei modi di adattamento individuale

modi di adattamento                        mete culturali                    mezzi istituzionali

I)   conformità                                            +                                              +

II)  innovazione                                          +                                              -

III) ritualismo                                             -                                               +

IV) rinuncia                                                -                                               -

V)  ribellione                                             +-                                             + 

Legenda: (+) significa “accettazione”; (-) significa “rifiuto”; (+/-) significa “ rifiuto dei valori dominanti e sostituzione di nuovi valori”[6].

 

La conformità consiste nell’accettazione sia delle mete culturali che dei mezzi per raggiungerle. L’innovazione è il modo con cui si aderisce alle mete, ma rifiuta i mezzi per raggiungerle: è la strada scelta da coloro che rubano, imbrogliano o ingannano gli altri. Il ritualismo è il modo di adattamento di chi abbandona le mete ma non i mezzi istituzionalizzati. È tipica di coloro che dicono:«io vado sul sicuro», «non faccio il passo più lungo della gamba». Il ritualista è l’impiegato di basso livello, ultrarispettabile ma fossilizzato, attaccato alle regole, segue l’istruzione alla lettera[7]. La rinuncia è l’adattamento di chi rifiuta sia i mezzi che le mete. Ne fanno parte gli individui che vivono nella società ma non sono della società […], sono i vagabondi, i mendicanti, i diseredati sociali, i drogati e quanti hanno abbandonato le mete culturali e i comportamenti prescritti[8]. La ribellione consiste nel rifiuto sia delle mete che dei mezzi e la loro sostituzione con altre mete e altri mezzi.

 

 

 



[1] Ivi, pag. 45.

[2] Bagnasco A., Barbagli M. Cavalli A., (2000), Corso di sociologia, pag. 205, Il Mulino, Bologna.

[3] Ivi, pag. 206.

[4] Ibidem.

[5] Berzano L., Prina F., (1995), Sociologia della devianza, pag. 80, Carocci Faber, Roma.

[6] Ivi, pag. 81.

[7] Ivi, pag. 82.

[8] Ibidem.

 
 
 
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IL MITO

 

HASTA SIEMPRE COMANDANTE GUEVARA

Il potere ha sempre paura delle idee e per arginare la lotta degli sfruttati comanda la mano di sudditi in divisa e la penna di cervelli sudditi. Assassinando vigliaccamente il Che lo hanno reso immortale, nel cuore e nella testa degli uomini liberi. Negli atti quotidiani di chi si ribella alle ingiustizie. Nei sogni dei giovani di ieri, di oggi, di domani!     

 

ART.1 L. 26 LUG 1975, N. 354

Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona.

Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose.

Negli istituti devono essere mantenuti l'ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili a fini giudiziari.

I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome.

Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono copnsiderati copevoli sino alla condanna definitiva.

Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l'ambiente esterno, al reiserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti. 

ART. 27 COSTITUZIONE

La responsabilità penale è personale.

L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalla legge (La pena di morte non è più prevista dal codice penale ed è stata sostituita con la pena dell'ergastolo)

 

TESTI CONSIGLIATI

Sociologia della devianza, L. Berzano e F. Prina, 1995, Carocci Editore.
Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell'esclusione e della violenza,
E. Goffman, Edizioni di Comunità, 2001, Torino.
Condizioni di successo delle cerimonie di degradazione
, H. Garfinkel.
Perchè il carcere?,
T. Mathiesen, Edizioni Gruppo Abele, 1996, Torino.
Il sistema sociale,
T. Parsons, Edizioni di comunità, 1965, Milano.
Outsiders. saggi di sociologia della devianza,
Edizioni Gruppo Abele, 1987,
Torino. La criminalità, O. Vidoni Guidoni, Carocci editore, 2004, Roma.
La società dei detenuti, Studio su un carcere di massima sicurezza,
G.M. Sykes, 1958. Carcere e società liberale, E. Santoro, Giappichelli editore, 1997, Torino.

 

 

 

 


 

 

 

 

 
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