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PAESE INCANTATO

Post n°232 pubblicato il 29 Agosto 2010 da patapump

PAESE INCANTATO

 

 

Stamattina mi sono svegliata e mi sono guardata intorno attonita.

Questa è la mia camera di sempre, ma non è più la stessa, mi guardo allo specchio e non sono più io, dalla finestra vedo il paesaggio consueto ma con colori e tinte diversi.

Ebbene si, sto vivendo, anzi “stiamo” vivendo un periodo magico.

Lasciati trascinare con me in questo posto incantato dove ogni desiderio si avvera.

Il mio corpo  non ha più peso, non ha più età, non ha più consistenza.

Se io volessi potrei entrare dentro di te: apri le braccia, stringimi a te e piano piano le mie cellule si fondono con le tue e si dissolvono.

Certo, puoi dirmi, non hai scoperto niente di nuovo, tutto questo si chiama “amore”, tutti prima o poi lo provano, ma per ognuno è unico e irrepetibile. Così lo è per noi.

Una volta qualcuno mi ha detto che in cielo esiste un libro grosso grosso, come non si è mai visto sulla terra, sul quale c’è scritto tutto quello che accade sulla terra.

Ebbene mi piace pensare che alla pagina.…”X”.è indicato che io e te ci saremmo incontrati in questo periodo della nostra vita e proprio in questo contesto.

Sono stati davvero troppo intensi e meravigliosi questi giorni vissuti insieme.

Voglio fermare il tempo, ritornare a rivivere ogni momento, risentire, rivedere, risentire, rivedere……fino a sentirmi ubriaca di tutto.

Nel paese incantato l’aria è fresca e pulita, c’è tanto verde intorno alla casa, prati immensi a perdita d’occhio, s’intravede in fondo una cornice di montagne coperte qua e là di spruzzate di neve. In lontananza c’è un paese, è lì sotto per dirci che non siamo completamente solo e che volendo…….

Per noi il tutto è già qui racchiuso nei nostri essere. Un  filo invisibile ci  unisce, sento il battito del tuo cuore, il pulsare delle tue emozioni e la stanchezza delle tue membra.

I miei passi non fanno rumore, la mia voce svanisce, il mio passato si cancella.

Lascio aperta la porta del mio cuore e osservo tutto quello che passa.

E dolce e piacevole guardarti lavorare  sotto una leggera pioggia primaverile.

Quel cappello nero ti copre a tratti il viso e sotto scorgo due occhi birichini e la bocca sorridente.

Un fiume caldo mi investe e mi travolge.

Ho quasi la sensazione di non essere io quella donna appoggiata allo stipite della porta, che non ha mille cose da fare, ma che ha solo voglia di nutrirsi di ciò che passa da quel filo invisibile e pure palpabile.

E’ lì che osserva il suo uomo che lavora la terra.

Con movimento lenti e sicuri solleva la zolla resa fertile e la prepara per la semina.

Solo nel paese incantato si può capire che questi movimenti portano con se un mondo di ricordi.

C’è il desiderio del bambino che porta un pesante bagaglio sulle spalle, porta una lunga tradizione, porta un padre assente, una mamma amorosa e una voglia matta di esistere.

Sta già pensando ai semi che metterà fra questi solchi, già vede spuntare, per magia, i timidi germogli, poi maturerà la piantina ed il frutto.

Fermati “cucciola” è arrivato il momento di fermarti, non devi più scappare, è qui quello che cerchi.

Lui alza gli occhi dalla terra umida e la guarda, è felice e appagato vedendo la sua donna lì così vicino da sentirne l’odore della pelle e l’odore dell’amore.

Pensa alla camera appena lasciata e sente una piacevole spossatezza nelle gambe.

Sotto le mani percepisce ancora la pelle morbida e liscia di lei, le sue orecchie sentono ancora i sussurri d’amore. I loro corpi si sono uniti, le gambe e le braccia intrecciati per stringere meglio, le bocche si cercano per un lungo e caldo bacio.

Adesso il mondo può fermarsi, il tempo non può cancellare questi momenti vissuti insieme.

Tutto può accadere, ma ci sarà sempre un posticino nel nostro cuore dove troveremo la certezza di aver provato la vera felicità.

Non mi era mai capitato di non desiderare più di quello che avevo, perché quello che provo è gioia. Noi possiamo affermare di averla provata e che è possibile ritrovarla.

 

                                                                     un  grazie ad   A.

 

 

 

 

 

 

 

 
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