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GIUSEPPE DI STEFANO: la medaglia

Post n°37 pubblicato il 25 Settembre 2009 da peonia99
 

Nel gennaio 1951, quando Toscanini diresse alla Carnee Hall di New York il “Requiem” di Verdi, per ricordare i cinquantanni della morte del grande compositore di Busseto, volle Di Stefano. E al termine di quella esecuzione, regalò al tenore una medaglia d’oro. Su un lato vi era il volto del compositore e sul rovescio la dicitura: “A Giuseppe Di Stefano in ricordo” e la firma autografa di Arturo Toscanini.

Di Stefano ha sempre portato con sé quella medaglia. Diceva che era uno dei ricordi più belli della sua carriera. Le teneva al collo, appesa a una collanina d’oro e non se la toglieva per nessuna ragione al mondo. Quando gliela strapparono di forza, gli portarono via anche la vita.

Accadde nel pomeriggio del 29 novembre 2004. Giuseppe Di Stefano era appena arrivato in Kenya, insieme alla moglie Monica, in una bella villa che si era fatto costruire a Mombasa. Da diversi anni aveva preso l’abitudine di trascorrere le stagioni invernali, laggiù, al caldo.  Quel giorno, appena arrivato, vide nel giardino della sua villa degli indigeni che venivano verso di lui. Li salutò festoso. Pensava fossero dei suoi ammiratori che venivano a dargli il benvenuto, come accadeva sempre quando arrivava per le vacanze. Invece, erano dei banditi, dei ladri. Estrassero delle rivoltelle e sotto la minaccia delle armi tolsero a lui, a sua moglie Monica e un amico italiano che era con loro, tutto ciò che avevano di prezioso: orologi, denaro, anelli, bracciali, catenine <>, ripeteva Di Stefano, sapendo che anche una minima reazione poteva provocare una tragedia. Ma quando un bandito tentò di colpire uno dei suoi cani, reagì si prese un violento pugno in faccia. Poco dopo, il bandito tentò di strappargli la medaglia di Toscanini e Di Stefano gridò “no, questa no” cercando di proteggerla con le mani, ma il bandito lo colpì violentemente e il tenore perse l’equilibrio e cadde per terra battendo la testa. Il bandito infierì ancora contro di lui con dei calci, poi gli strappo la catenina con la medaglia d’oro di Toscanini e fuggì con i suoi complici.

Di Stefano aveva perso i sensi. Lo portarono all’ospedale. Era in coma. Fu operato al cervello. Dopo un mese venne trasferito in Italia. Uscì dal coma, ma non si riprese. Da allora, è vissuto immobile, senza memoria, senza poter parlare, in una specie di coma vigilie, e doveva essere alimentato da una macchina.

Per fortuna ha sempre avuto accanto la moglie, Monica Curth, soprano tedesco, che aveva sposato in seconde nozze. Un vero angelo che non ha mai abbandonato il tenore infermo neppure per un momento. Per più di tre anni è stata la sua infermiera, pronta a servirlo personalmente in tutto, giorno e notte e sempre con amore infinito e il sorriso sulle labbra. Inseparabili, fino all’ultimo respiro che di Stefano ha emesso alla 8.30 di lunedì 3 marzo, mentre Monica gli accarezzava il volto.

 

 
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