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Il problema morale a Lecce

Post n°25 pubblicato il 25 Settembre 2007 da picilongo
Foto di picilongo

Giovanni Paolo II, sabato 11 maggio 1996, ai pellegrini della diocesi di Lecce ricordava che “Il clima festoso di questo nostro incontro non deve tuttavia far dimenticare i numerosi e gravi problemi che affliggono la vostra terra. Sono i problemi della disoccupazione, del degrado civile e morale e dell’immigrazione, che gravano sul Salento, come del resto su altre regioni d’Italia”.

Benedetto XVI, al IV congresso della Chiesa italiana di Verona, ricordava ai cristiani che l’impegno sociale deve mantenersi libero da suggestioni ideologiche e da simpatie partitiche misurando il proprio sguardo sullo sguardo di Cristo.

Per il Papa “la Chiesa non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico. La fede cristiana, infatti, purifica la ragione e l’aiuta ad essere meglio se stessa:  con la sua dottrina sociale pertanto, argomentata a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano, la Chiesa contribuisce a far sì che ciò che è giusto possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche realizzato. A tal fine sono chiaramente indispensabili le energie morali e spirituali che consentano di anteporre le esigenze della giustizia agli interessi personali, o di una categoria sociale, o anche di uno Stato: qui di nuovo c’è per la Chiesa uno spazio assai ampio, per radicare queste energie nelle coscienze, alimentarle e irrobustirle. Il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è dunque della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo”.

 

Tutto questo è lo sfondo concettuale sul quale vorremo tinteggiare la situazione che in questi giorni si vive nella nostra città. L’inchiesta aperta dalla Procura sui due palazzi di via Brenta nasce dai presunti sconti sull’Ici di cui avrebbero beneficiato alcuni fra i più importanti gruppi imprenditoriali della città. Oltre a ciò si parla anche di tangenti per politici e funzionari del comune di Lecce.

L’onorevole Teresa Bellanova (Ulivo) dice che “La città di Lecce rischia di sprofondare in una grave crisi, spingendo il comune verso il dissesto. Le macerie del modello Poli sono oggi un pesantissimo fardello per tutti i cittadini leccesi”. Il senatore Alberto Maritati sollecita la Procura a velocizzare le indagini. L’onorevole Raffaele Fitto si dice “sconcertato da come la sinistra salentina continua a tirare per la giacchetta la Procura di Lecce con un doppiopesismo inaccettabile che offende tutta la Magistratura italiana”.

Abbiamo voluto chiedere al prof. Giovanni Invitto (preside della facoltà di Scienze della Formazione),  all’onorevole Adriana Poli Bortone, all’onorevole Raffaele Fitto e a Loredana Capone (vicepresidente della Provincia di Lecce) la loro opinione.

 
 
 
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