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« Il problema morale a LecceLa situazione dell'uomo moderno »

Interviste

Post n°26 pubblicato il 26 Settembre 2007 da picilongo
Foto di picilongo

Che cosa dice ai nostri lettori per spiegare e interpretare gli avvenimenti che si stanno succedendo nella nostra città a partire dall’inchiesta aperta dalla Procura sui due palazzi di via Brenta?

Giovanni Invitto. È un episodio negativo e presumibilmente non è isolato. Noi cittadini abbiamo perso il controllo di ciò che le istituzioni fanno quando si tratta di appalti. Manca la trasparenza. Tutti i cittadini, sia che siano al governo della città e sia che non lo siano debbono avere un’etica delle istituzioni. Al di là di ogni credo e appartenenza politica il problema è relativo ai comportamenti.

Adriana Poli Bortone. Quello che fa la Procura è un atto che appartiene all’operato della Giustizia. Ritengo che ci sia una stranezza nell’aver fissato l’attenzione esclusivamente sul comune di Lecce come se non ci fossero problemi in altri comuni della Provincia o istituzioni territoriali. Sembrerebbe una forma di attenzione selettiva ed esclusiva considerando che sono diciotto fascicoli, dei quali quindici anonimi. Inoltre ci sarebbero da vedere le scelte fatte sul territorio concernenti il Polo Umanistico perché ogni azione ha il suo “obiettivo”.

Raffaele Fitto. Non commento le inchieste della Magistratura. Ma fatto grave è ciò che è avvenuto nei giorni precedenti l’inchiesta quando il sottosegretario al ministero di Grazie e Giustizia (Alberto Maritati n.d.r.) è intervenuto per bacchettare la Magistratura. Il giorno dopo il Presidente della Provincia è intervenuto al contrario per bacchettare la Magistratura sulla vicenda di Santa Cesarea. Tutto questo ci fa capire che ci troviamo in una situazione in cui gli esponenti della sinistra pensano di poter dettare tempi e modi di azione alla magistratura e di poter dire che le indagini sono molto lente quando riguardano il centrodestra e sono inutilmente veloci o inutili quando riguardano il centrosinistra. Siamo in una situazione paradossale!

Loredana Capone. Bisogna reintrodurre un codice etico nella politica e nell’amministrazione. È necessario che si assuma un’etica della responsabilità ed un rigore sul rispetto delle regole altrimenti i cittadini si allontanano sempre di più e i giovani girano alla larga dalla politica: si realizza un danno gravissimo per la cittadinanza sia a livello sociale che economico. Quello che si è verificato a Lecce per molti anni è l’idea che il rispetto delle regole fosse un optional e che si potesse andare avanti per deroghe; ciò comportava che non andasse avanti la meritocrazia, che non ci fosse un corretto rapporto con le imprese e che prevalesse l’idea che l’amico del potente ha più chance non perché più bravo, ma perché amico del potente. Ribaltare questa idea non è facile perché purtroppo questo modo di fare è assai diffuso. Ribaltare questa idea costituisce l’emergenza della politica e occorre interrogarsi come farlo: farlo urlando in piazza contro tutto e contro tutti come fa Beppe Grillo o impegnarsi quotidianamente ciascuno secondo il proprio ruolo e la propria responsabilità impegnandosi in quello che si fa? Io credo che questa seconda ipotesi sia la strada anche perché il marcio non è solo in politica, ma in tutti i settori di attività.

 

Giovanni Paolo II nel 1996 ai pellegrini leccesi diceva che nel Salento sono presenti “i problemi della disoccupazione, del degrado civile e morale e dell’immigrazione”: passano gli anni, ma la situazione di degrado civile e morale, seppur con i dovuti distinguo, pare essere perdurante. Qual è il Suo parere al riguardo?

Giovanni Invitto. La classe politica è completamente sganciata dalla società civile. I politici ritengono di essere, attraverso dei sotterfugi, ad un livello di impunità tale che permetterebbe tutto. Poi quando la Magistratura ha degli elementi per indagare ecco che i nodi vengono al pettine.

Adriana Poli Bortone. Credo che ci sia, indubbiamente, un notevole tasso di litigiosità che non giova al territorio. Che si possa trattare di degrado civile e morale del Salento ho qualche dubbio perché se il degrado viene riferito esclusivamente alle notizie di questi giorni la concezione dello stesso degrado sarebbe molto ristretta. Io ritengo che ci sia degrado morale e sociale in tutta Italia perché sono abbattuti da tempo ormai i valori cristiani di riferimento anche con un fortissimo attacco alla Chiesa che rappresenta l’unico principio, oggi, sul territorio di riferimento morale.

Raffaele Fitto. Il degrado morale non riguarda un territorio rispetto ad un altro. È un problema che c’è nel nostro Paese a livello generale sul quale, mai come in questo momento, bisogno cercare di dare segnali forti anche perché siamo in un fase dove si respira l’insofferenza dei cittadini rispetto alla politica nazionale. Non penso che le risposte possano essere quelle che emergono in questi giorni: parlare alla pancia della gente per farla reagire non è sufficiente, ma bisogna parlare alle menti dei cittadini per farli reagire. Dovrebbe essere il compito di noi classe dirigente, compito che ha molte carenze. 

Loredana Capone. Il problema è che bisogna interrogarsi sulle soluzioni. L’etica della responsabilità deve riguardare tutti. Faccio solo un esempio partendo dalle famiglie: se l’etica della responsabilità e il rispetto delle regole vengono assunte come principio sia dai genitori e sia dai figli si realizza un nuovo sistema sociale finalmente fondato sul rispetto reciproco e sul miglioramento della qualità della vita di tutti. Così anche tra istituzioni e cittadini. Il problema è che oggi viviamo di un individualismo esasperato, per cui oggi ognuno segue esasperatamente solo ciò che in quel momento lo riguarda dimenticandosi di quanto importante sia, per il suo stesso interesse, che si realizzi il bene comune. Così si può superare il degrado civile e morale che investe la nostra società.

 

Come può concretarsi l’impegno civile del cittadino in una realtà dove l’imperativo categorico pare essere esclusivamente quello dettato dal facile profitto?

Giovanni Invitto. Nel momento in cui i gruppo politici, di qualsiasi credo, vivono solo in funzione di interessi personali lo strappo è insanabile e non ci sarà mai azione comune tra cittadino e rappresentanti. Piero Fassino dice che Beppe Grillo sbaglia: non si fa ricostruzione dello Stato distruggendo i partiti. Ma chi ha distrutto i partiti? Grillo o chi è a capo degli stessi? Solo con un impegno responsabile ed etico si può superare l’aporia e gli scandali che ci si trova a vivere.

Adriana Poli Bortone. Non condivido l’imperativo categorico del facile profitto perché questo appartiene ad una concezione della società neocapitalistica e non mi pare che in Italia ci sia un mondo di intendere in questo modo sia in termini economici sia in termini politici. Il cittadino deve partecipare, innanzitutto, molto di più e deve formarsi l’idea di consenso rispetto ad una serie di valutazioni che non possono essere esclusivamente quelle date dall’informazione. In Italia abbiamo un grande deficit sul tema dell’informazione perché non abbiamo editori puri e perché non abbiamo una informazione pura e asettica, ma andiamo dietro all’informazione che persegue interessi economici, politici e quindi anche di orientamento dell’elettorato. Servirebbero dei canali diversi per far sì che il cittadino possa essere asetticamente informato su tutto e si faccia un’idea del suo consenso.

Raffaele Fitto. L’impegno deve essere rivolto ai modi di partecipazione. Sicuramente ci sono delle situazioni in cui i partiti danno segnali sbagliati laddove si chiudono a riccio non creando momenti di partecipazione che sono i momenti in cui il cittadino si sente impegnato. Il ragionamento non può risolversi con demagogia spicciola, ma è auspicabile una maggiore partecipazione civile del cittadino alla vita sociale e politica e il nostro compito è quello di creare una situazione ampia di partecipazione.

Loredana Capone. Svolgendo al massimo il ruolo di cittadinanza attiva, impegnandosi anche in politica affinché la politica e il funzionamento delle istituzioni migliorino “da dentro” e nella sostanza con poche parole e con atti concreti.

 

A Suo avviso sono condivisibili le affermazioni di mons. Bagnasco: “Il Paese sta attraversando una grave crisi morale in cui sono diffusi comportamenti criminali che non trovano soluzione; l’Italia è un Paese spaesato”?

Adriana Poli Bortone. È indubbio che l’Italia sia un Paese spaesato. Ancor più ora che gli attacchi alla Chiesa provengono da più fronti, ultimo è stato il caso Ici. C’è un forte attacco perché scardinare i valori di riferimento della Chiesa significa avere come punto di riferimento degli pseudovalori della Rivoluzione Francese che, per esempio, sono stati inseriti nel primo articolo della Costituzione europea.

Raffaele Fitto. È il problema che c’è da tempo. Il recupero dei valori è la priorità e su questo la Chiesa ha sempre svolto un ruolo fondamentale. Le politiche che hanno come obiettivo il recupero dei valori hanno come scopo principale la rivalutazione della famiglia che costituisce la sintesi valoriale della nostra società ed è il punto di riferimento che, purtroppo, subisce i maggiori attacchi. Le affermazioni poc’anzi ricordate le condivido pienamente; occorre adoperarsi perché i valori morali vengano realmente recuperati e rilanciati.

Loredana Capone. Credo che non si debba generalizzare, ma realmente c’è una caduta di valori a partire dal singolo fino alle istituzioni che porta ad un individualismo esasperato che rende poco importante il rigore morale e l’interesse collettivo. Mons. Bagnasco ha usato toni duri, ma è giusto che si faccia una rivoluzione morale.

 
 
 
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