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Per la Settimana sociale

Post n°34 pubblicato il 22 Ottobre 2007 da picilongo

Il 12 ottobre Benedetto XVI ha scritto al presidente CEI, mons. Angelo Bagnasco, un messaggio in occasione del centenario della prima Settimana sociale dei cattolici italiani, che come un secolo fa si è svolta a Pistoia.

Il tema della settimana è stato: "Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano". Il Santo Padre ha insistito sulla dimensione del bene comune, tematica sempre attuale e in continuo divenire. Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, rifacendosi all’insegnamento del Concilio Ecumenico Vaticano II, specifica che "il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro" (Cost. Gaudium et spes, 164).

"La celebrazione di questa settimana è l’occasione migliore per ribadire che operare per un giusto ordine nella società è immediatamente compito proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato tocca ad essi partecipare in prima persona alla vita pubblica e, nel rispetto delle legittime autonomie, cooperare a configurare rettamente la vita sociale, insieme con tutti gli altri cittadini secondo le competenze di ognuno e sotto la propria autonoma responsabilità".

L’attenzione verte anche sulla questione antropologica, che abbraccia il rispetto della vita umana e l’attenzione da prestare alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Come è stato più volte ribadito, non si tratta di valori e principi solo "cattolici", ma di valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. Cari al pontefice sono anche i problemi relativi al lavoro in rapporto alla famiglia e ai giovani. Quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso.

Ultimo aspetto determinante è lo specifico rapporto che in Italia esiste tra religione e politica. "La novità sostanziale portata da Gesù è che Egli ha aperto il cammino verso un mondo più umano e più libero, nel pieno rispetto della distinzione e dell’autonomia che esiste tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cfr Mt 22,21). La Chiesa, dunque, se da una parte riconosce di non essere un agente politico, dall’altra non può esimersi dall’interessarsi del bene dell’intera comunità civile, in cui vive ed opera, e ad essa offre il suo peculiare contributo formando nelle classi politiche e imprenditoriali un genuino spirito di verità e di onestà, volto alla ricerca del bene comune e non del profitto personale".

 
 
 
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