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Post N° 36
Post n°36 pubblicato il 30 Ottobre 2007 da picilongo
Mons. Bagnasco, "Stare con fedeltà e creatività dinanzi alle nuove sfide" Continuare a tessere una trama di amore e responsabilità civile vuol dire, per i cattolici, proseguire il "circolo virtuoso" che dal Concilio ad oggi "parte dalla persona ed arriva all’ordine sociale. Il bene comune può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale. In questa "visione realistica" che "falsifica gli schemi ideologici", la società non può non essere connessa alla persona, è essenziale al bene comune del nostro Paese un nuovo patto tra le generazioni. Nel diretto impegno politico, i laici sono chiamati a spendersi in prima persona attraverso l’esercizio delle loro competenze e contestualmente in ascolto del Magistero della Chiesa. Giorgio Vittadini: valore e attualità del principio di sussidiarietà Quali strade si propongono per realizzare il bene comune attraverso la globalizzazione? Molti osservatori condividono il giudizio positivo sulle opportunità che la globalizzazione offre al bene comune. Tuttavia non si può sperare nel fatto che una globalizzazione attuata semplicemente attraverso un laisser faire, taumaturgicamente, risolva tutti i problemi. Uno degli strumenti per intervenire sulle disuguaglianze presenti consiste nell’attuare il principio di sussidiarietà che mostra il suo grande valore e la sua attualità per la costruzione del bene comune. Pierpaolo Donati: il nuovo welfare e i contratti relazionali Il welfare attuale tutela gli interessi economici con i contratti, quelli politici con le forme di rappresentanza, ma non sa come trattare le identità culturali, che richiedono beni relazionali che richiedono un certo tipo di capitale sociale. Il nuovo welfare non può essere prodotto dai soli individui privati, né solo da uno Stato sempre più interventista, e neppure da un mix fra le due vie, ma da una adeguata relazione sussidiaria fra gli attori in gioco, che si concretizza in una organizzazione sociale plurale e societaria. La Chiesa non è e non intende essere un agente politico, ma nello stesso tempo ha un interesse profondo per la comunità politica, la cui anima è la giustizia. Il cristiano laico che si impegna in politica non lo fa né può farlo a nome della Chiesa, né può ipotizzare un mandato di questo genere, ma attua la sua vocazione di servizio conquistando i consensi uno ad uno, con la propria personalità, e rispondendo alla propria coscienza, che si suppone informata e formata. Mons. Giordano: Europa, persona e cristianesimo per pensare un futuro del bene comune Per pensare un futuro del bene comune in Europa credo occorra dare contenuto a tre parole. La prima è proprio "Europa". Il bene comune dell’Europa riguarda tutto il mondo, parlare di confini significa pensare l’Europa non come fortezza, ma in supporto con gli altri continenti. Il bene comune è proprio il Risorto che vive in mezzo a noi, si ha dove due persone sono riunite nel Suo nome. Nella reciprocità, come dimostra, ad esempio, l’esperienza della generazione di un figlio. Se ci contrapponiamo, invece, non è il bene comune che ci guida. La cattolicità, dunque, è una chance, una risposta alla frammentazione. Il bene comune, infine, ha valore anche a livello ecumenico, e se si perseguisse sarebbe facile trovare un accordo tra le Chiese, mentre spesso difendiamo interessi particolari. |
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il 08/04/2008 alle 22:44
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il 08/04/2008 alle 14:57
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il 01/04/2008 alle 00:19
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il 23/03/2008 alle 13:03
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il 19/03/2008 alle 09:31