I miei link preferiti
Area personale
I miei Blog Amici
Tag
Menu
Ultimi commenti
| « Integrazione e accoglienza | Don Cesare Fidei Donum » |
Fidei donum
Post n°40 pubblicato il 27 Novembre 2007 da picilongo
Cinquant’anni di presenza dei presbiteri e dei laici fidei donum Il punto di partenza della proposta di Pio XII era costituito da una riflessione sulla realtà: da un lato popolazioni ancora prive dell’annuncio della salvezza portata da Gesù Cristo, dall’altro Chiese ricche di presbiteri che potevano contribuire a superare questa situazione. Come spesso accade, la lettura pastorale della realtà conduce a una presa di coscienza più approfondita della natura della Chiesa e della sua missione. È quanto si è verificato anche nel caso dei fidei donum. Oggi, più che ragionare in termini di “necessità”, bisogna parlare dei fidei donum come di una “scelta” legata all’identità stessa della Chiesa, mistero di comunione e missione. Con il concilio Vaticano II, infatti, l’ecclesiologia ha messo in evidenza l’integrazione della dimensione missionaria nella natura stessa della Chiesa intera: non solo ai presbiteri e ai religiosi, ma anche ai laici - in quanto pienamente partecipi della missione della Chiesa - è rivolto con sempre maggiore chiarezza l’invito a considerare la missione alle genti. In questi ultimi anni risulta in effetti significativa la partenza di laici fidei donum, come singoli e come famiglie, che con un mandato formale del proprio vescovo si recano in altre Chiese per l’annuncio del Vangelo e la testimonianza della carità. In cinquant’anni, i presbiteri fidei donum italiani sono stati circa 1900. Attualmente, risultano impegnati nel servizio missionario come fidei donum 564 sacerdoti diocesani, provenienti da 116 diocesi. Essi costituiscono il 4% dei missionari italiani, che si aggirano intorno alle 14-15.000 unità, e l’1,6% dei sacerdoti diocesani. Nel periodo di maggior invio, durante gli anni ’80, i sacerdoti fidei donum hanno raggiunto le 780 unità: anche se in termini assoluti erano più numerosi di oggi, costituivano sempre l’1,6% circa dei presbiteri diocesani. I laici fidei donum, per i quali è stata stipulata la convenzione prevista dalla CEI, sono 240, di cui 114 sposati, e provengono da 53 diocesi. In totale, dunque, i fidei donum italiani risultano essere al presente 804, costituendo il 5,6% dei missionari italiani nel mondo. Dopo cinquant’anni, l’esperienza dei fidei donum ha ancora molto da dire e da dare. Non possiamo tuttavia ignorare il fatto che in questo momento diminuiscono gli invii da parte delle Chiese di antica tradizione. Tra le cause del fenomeno, va indubbiamente annoverata la diminuzione del clero e il conseguente innalzarsi della sua età media, ma vanno considerate anche altre ragioni legate alla cultura, alla messa in discussione dell’idea stessa di missione e a una pastorale che privilegia l’erogazione di servizi rispetto all’evangelizzazione. Inoltre, non deve essere sottovalutato il fatto che un contesto di benessere diffuso può frenare lo slancio missionario.
Il significato dei fidei donum per le Chiese di appartenenza La partenza di sacerdoti e laici dalle diocesi e dalle parrocchie con il mandato del proprio vescovo ha portato la missione nel cuore delle comunità invianti, vicino alla gente, contribuendo a far sentire la missio ad gentes come una realtà che riguarda ogni comunità e ogni cristiano. Il servizio in missione, le lettere circolari, i rapporti nati con le Chiese sorelle, le visite di vescovi, di sacerdoti e di laici ai missionari, hanno aiutato le nostre comunità a sentirsi parte della Chiesa universale e a confrontarsi con la vita dei cristiani in altre parti del mondo. Così i fidei donum hanno aiutato a rendere più visibile la natura missionaria della Chiesa e nello stesso tempo ne hanno mostrato tutta la fecondità. Questa esperienza ha toccato la vita dei sacerdoti e dei laici che si sono lasciati coinvolgere, assumendo un volto più evangelico, incrementando una partecipazione corresponsabile alla propria comunità, il senso dell’essenzialità, i tratti della condivisione, l’apertura alla mondialità. Per tanti il coinvolgimento nella missione è stato occasione di condivisione del cammino dei poveri nella ricerca del regno di Dio e più in generale di crescita umana, spirituale, ecclesiale. Donare la fede è il modo migliore per farla crescere: la fede si irrobustisce donandola. Tornando poi in diocesi, i presbiteri e i laici fidei donum fanno emergere la ricchezza degli itinerari formativi diocesani, ma anche i limiti in cui si può cadere, quando le molteplici attività vanno a scapito dell’evangelizzazione e del primo annuncio. I fidei donum evidenziano già con il loro essere l’urgenza dell’evangelizzazione. In questo contesto appare sempre più urgente annunciare il Vangelo di Gesù Cristo con la freschezza degli inizi, coinvolgendo tutte le componenti del popolo di Dio. Il riverbero dell’esperienza dei fidei donum fa sentire i suoi effetti positivi anche sulla corresponsabilità dei laici.
I tratti della figura del presbitero fidei donum Non solo cambia il modello del fidei donum, fino a comprendere componenti del popolo di Dio diverse dai presbiteri, ma mutano anche i tratti di questa figura. Il presbitero fidei donum che parte oggi è diverso da quello di cinquant’anni fa. Allora si muoveva da Chiese ricche di sacerdoti verso Chiese piene di entusiasmo, ma povere di risorse e di sacerdoti: partiva in povertà, con grande spirito di generosità, desideroso di evangelizzare e condividere la situazione della gente che andava ad incontrare. La disponibilità a incarnarsi in un popolo, in una Chiesa, in una cultura, è uno dei tratti richiesti oggi al fidei donum. Un altro tratto importante riguarda la motivazione dell’invio: non più solo la volontà di collaborazione, ma anche di comunione e scambio. A questo si aggiungono la disponibilità ad abbracciare la temporaneità del servizio, il senso di appartenenza alla diocesi che invia, la coscienza di inserirsi in un’opera condivisa con altri soggetti: la Chiesa che riceve, i missionari ad vitam, gli organismi di sviluppo internazionali. Per queste ragioni il presbitero fidei donum non parte con un progetto proprio, ma per assumere le scelte pastorali della Chiesa che lo accoglie; è testimone della comune passione apostolica, come della solidarietà della Chiesa che lo invia; è attento osservatore di quello che lo Spirito dice alla Chiesa che lo ospita; torna ai luoghi di origine per testimoniare quello che il Signore opera presso altri popoli.
I tratti della figura del laico fidei donum Sono sempre più numerosi i fedeli laici che desiderano compiere una scelta missionaria accanto ai presbiteri fidei donum o ai missionari religiosi. È una decisione che va incoraggiata e sostenuta, come un grande dono che lo Spirito fa alla nostra Chiesa. Dire che è venuta l’ora del laicato non costituisce uno slogan di moda, ma risponde a una realtà già in atto e a un’urgenza sempre più pressante. Ciò è particolarmente vero in riferimento alla missione evangelizzatrice, alla collaborazione e solidarietà tra i popoli. Volendone precisare l’identità, chiamiamo fidei donum il laico missionario che è inviato e accolto dal vescovo, inserito in un progetto missionario coordinato dal Centro Missionario Diocesano, anche se gestito da un organismo. Egli vive la sua esperienza in una prospettiva di comunione e scambio tra le Chiese, formalizzata mediante una convenzione. |
Inviato da: Anonimo
il 08/04/2008 alle 22:44
Inviato da: picilongo
il 08/04/2008 alle 14:57
Inviato da: Anonimo
il 01/04/2008 alle 00:19
Inviato da: Anonimo
il 23/03/2008 alle 13:03
Inviato da: picilongo
il 19/03/2008 alle 09:31