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Popper 3

Post n°48 pubblicato il 10 Marzo 2008 da picilongo

Descrizione, argomento e immaginazione

 

Le storie, i miti e le teorie esplicative sono i primi abitanti caratteristici del mondo3. Essi sono seguiti dalle storie dipinte, come i resoconti di una caccia, quali si trovano nelle caverne. Per lungo tempo i dipinti sono l’unico mezzo per raccontare una storia oltre all’uso della bocca. Da ciò si sviluppano il linguaggio pittorico e i linguaggi scritti.

 

Karl Bühler per la prima volta ha proposto una teoria delle funzioni del linguaggio suddivise in basse e alte. Sulla scorta di questi studi, P. distingue una funzione espressiva e una comunicativa (che fanno parte delle funzioni basse)[1].

Altra funzione è quella descrittiva (funzione alta)[2]. La descrizione, normalmente, implica anche l’espressione e la comunicazione[3].

L’ultima funzione del linguaggio è quella critica o argomentativa. Questa si sviluppa a partire dalle funzioni informativa e descrittiva, cui è strettamente correlata.

A quest’ultima funzione è legata l’idea di validità, da riscontrare con il metodo della falsificazione.

 

Interazione e coscienza

 

La teoria di Cartesio, in una forma lievemente modernizzata, che evita di parlare di ‘sostanza’, asserisce che gli stati mentali e gli stati fisici interagiscono. La teoria viene quindi descritta come «integrazionismo». Poiché gli stati mentali sono localizzati nello spazio e nel tempo, sorge il problema del luogo in cui l’interazione avviene. La risposto di Cartesio era: «Nel cervello, nella cosiddetta ‘ghiandola pineale’». Questa risposta è stata ridicolizzata, ma P. propone una risposta molto simile.

Un’alternativa all’interazionismo è la teoria secondo cui gli stati fisici e gli stati mentali non interagiscono, ma si muovono in parallelo. Questa teoria è chiamata «parallelismo corpo-mente». Nella sua forma più semplice e più famosa, dovuta a Spinoza, essa sostiene che la mente e la materia sono due aspetti della stessa cosa. Se guardiamo un guscio d’uovo dall’interno, è concavo. Se lo guardiamo dall’esterno è convesso. Ma la concavità è la convessità sono due aspetti della stessa cosa. Spinoza suggeriva che se guardiamo alla realtà dall’interno, essa è la mente, mentre se la guardiamo dall’esterno, è la materia.

 

Ecco che si delinea la teoria della piena coscienza e dell’ego o del sé:

  1. La piena coscienza è ancora nel mondo3, è collegata con il mondo del linguaggio e delle teorie.
  2. L’ego o il sé è impossibile senza la comprensione intuitiva di alcune teorie del mondo3, in altri termini, il sé è il raggiungimento di una visione di noi stessi dall’esterno. Necessità del linguaggio descrittivo.
  3. L’interazione del sé col cervello è localizzata nel linguaggio.
  4. Il sé o la piena coscienza esercita un controllo plastico sul alcuni nostri movimenti[4].
  5. Il sé non è il controllo più alto perché a sua volta è controllato dal mondo3.

 

I nostri sé, le funzioni più alte del linguaggio e il mondo3 si sono evoluti e sono emersi insieme, in costante interazione. Il sé si evolve con le funzioni più alte del linguaggio

 

Razionalità e libertà

 

Il «mito della cornice» è quella visione largamente sostenuta e spesso perfino inconsapevolmente accettata, secondo la quale tutti gli argomenti razionali devono sempre procedere all’interno di una cornice di assunzioni e la cornice resta fuori dall’argomentazione razionale.

La prevalenza di questo mito è uno dei mali maggiori del nostro tempo.

In ogni momento ci troviamo imprigionati in una cornice e in un linguaggio. La cornice e il linguaggio limitano il nostro pensiero. Si tratta di un imprigionamento in senso non letterale: in ogni momento siamo liberi di uscire dalla prigione criticando il nostro contesto e adottandone uno più ampio e più vero, un linguaggio più ricco e meno carico di pregiudizi.

Comprendere una teoria del mondo3 non significa accettarla, ma argomentare nella libertà. Ciò non solo significa libertà, ma anche grande responsabilità.

 



[1] Es.: Sbadiglio

[2] Es.: P. 115 «Mentre vi sto parlando, sto anche descrivendovi una teoria e vi do informazioni su di essa. Ma non posso parlarvi senza esprimere un qualche stato del mio organismo. La mia voce e il mio accento, per esempio, sono sicuramente sintomatici della mia storia passata, e per questo sono espressivi».

[3] Es.: ape à quando danza, in primo luogo esprime la propria eccitazione per aver trovato un nuovo sito per la raccolta del polline; comunica la propria eccitazione alle altre api; descrive la direzione in riferimento al sole e all’alveare del polline.

[4] Es.: bicicletta, guida auto, «effetto millepiedi» storia del ragno e del millepiedi.

 
 
 
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