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TRE GRADI DI DIGIUNO
TRE GRADI DI DIGIUNO
Esistono tre tipologie di digiuno: ordinario, speciale e straordinario.
Mentre il digiuno ordinario consiste nell’astensione dal cibo, dal bere e dalla soddisfazione sessuale, quello speciale nel tenere le orecchie, gli occhi, la lingua, le mani, i piedi e tutti gli altri organi, liberi dal peccato. Il digiuno straordinario, invece, si compie quando il cuore si allontana dai pensieri indegni e mondani e pensa solo a Dio, Grande ed Eccelso. Questo tipo di Digiuno è rotto, quando si pensa a qualcosa di diverso da Dio, Grande ed Eccelso, e l’altro mondo. È rotto anche, quando ci si concentra su questioni mondane, eccetto quelle che conducono a fini religiosi, dal momento che sono rivolti all’altra vita e non a questo basso mondo.
Chi ha esperienza della vita spirituale, ritiene che sia un peccato preoccuparsi tutto il giorno dei preparativi per rompere il digiuno, perchè quest’ansia deriva da una mancanza di fiducia in Dio e nella Sua promessa di sostentamento.
A questo terzo grado appartengono i Profeti, i veri santi e chi vive in intimità con Dio. La loro condotta non può essere esaminata dalle parole, perché la loro vera natura si rivela nell’azione, che consiste nel dedicarsi a Dio, Grande ed Eccelso, trascurando tutto tranne Lui. È questo il significato del seguente versetto del Corano: “Di’ o Dio e poi lasciali al loro vuoto chiacchiericcio” (6:91).
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GHAZALI ABU HAMID LA DIMENSIONE INTERIORE DEL DIGIUNO
Post n°8 pubblicato il 13 Agosto 2009 da habiba1977
1- La dimensione interiore del digiuno
Il digiuno speciale è quello praticato dai più retti. Attraverso questo tipo di digiuno gli organi dell’uomo si mantengono liberi dal peccato per mezzo dei seguenti comportamenti:
Non guardare ciò che dispiace a Dio: Il credente deve mantenere uno sguardo casto ed evitare di guardare ciò che è degno di rimprovero, che distrae il cuore o lo allontana dal ricordo di Dio, perché il Profeta, su cui sia pace, ha detto: “Lo sguardo furtivo è una delle frecce avvelenate di Satana, che Dio lo maledica. Chiunque lo evita, per la paura di Dio l’Eccelso, riceverà da Lui una fede, la cui dolcezza gli riempirà il cuore[1]”. Jābir racconta sull’autorità di Anas che il Profeta di Dio, su cui sia pace, ha detto: “Cinque azioni rompono il digiuno: la menzogna, la maldicenza, il creare scandali, lo spergiurare e uno sguardo lussurioso[2]”.
Non parlare: Bisogna tenere la lingua lontana dai discorsi incoerenti, dalla maldicenza, dalla rudezza, dalle controversie, osservando il silenzio e occupandolo nel ricordo di Dio e con la recitazione dal Sacro Corano. Questo è il digiuno della lingua. Sufyān ha detto: “La maldicenza vizia il digiuno[3]”, mentre Layth, citando Mujāhid, ha detto: “Due abitudini rovinano il digiuno: la maldicenza e la menzogna”. Il Profeta, su cui sia pace, ha detto: “Il digiuno è uno scudo. Per questo qualcuno, quando digiuna, non dovrebbe parlare in modo sconveniente. Se qualcuno lo attacca o lo insulta, deve dire: “Sto digiunando, sto digiunando[4]”. Secondo una Tradizione due donne stavano digiunando al tempo del Profeta di Dio, su cui sia pace, ma erano così stanche alla fine del giorno per la fame e la sete, che stavano quasi per avere un collasso. Allora inviarono un messaggio al Profeta, su cui sia pace, in cui chiedevano il permesso di rompere il digiuno. In risposta il Profeta, su cui sia pace, mandò una ciotola e disse: “Chiedi loro di vomitare tutto quello che hanno mangiato”. Una di loro vomitò e riempì per metà la ciotola con sangue fresco e tenera carne, mentre l’altra ne riempì l’altra metà. Gli astanti erano sbalorditi. Allora il Profeta, su cui sia pace, disse: “Queste due donne stavano digiunando da quello che Dio aveva loro ordinato e hanno rotto il loro digiuno con quello che Dio ha proibito. Sedevano insieme ed indulgevano nella maldicenza e qui c’è la carne delle persone, su cui hanno malignato![5]”.
Non udire: Bisogna rendere le orecchie sorde a tutto ciò che è reprensibile, perché udire ciò che è contrario alla Legge equivale al proferirlo. Questo è il motivo per cui Dio afferma che origliare e il trarre profitto coincidono, secondo seguente verdetto del Corano: “Ascoltatori di diffamazione, avidi d’illeciti guadagni”. (5:42). Dio, Egli è l’Eccelso, ha anche detto: “Perché i loro rabbini e i preti non impediscono loro di peccare con la parola e di guadagnare ingiusti profitti?” (5:63). Comunque, il silenzio di fronte alla maldicenza non è permesso, perchè Dio l’Eccelso ha detto: “Siete ingiusti come loro” (4:140). Questo è il motivo per cui il Profeta, su cui sia pace, ha detto: “I maldicenti e i loro ascoltatori sono colpevoli dello stesso peccato[6]”.
Non..: Bisogna tenere tutto il proprio corpo lontano dal peccato: le mani e i piedi dalle azioni reprensibili e lo stomaco dal cibo discutibile nel momento della rottura del digiuno. Non ha senso digiunare, ossia astenersi dal cibo concesso, solo per rompere il digiuno con il cibo non concesso. Chi digiuna in questo modo è paragonabile ad un uomo che costruisce un castello, ma demolisce una città. Il cibo permesso, invece, è dannoso nella quantità e non nella qualità. Una persona potrebbe fare a meno di un uso eccessivo della medicina per la paura di cattivi effetti, ma sarebbe un folle, se cominciasse ad assumere del veleno. Ciò che è proibito è un veleno mortale per la religione, mentre ciò che è concesso è una medicina, che aiuta in piccole dosi, ma è dannosa se presa in eccesso, perchè il fine del digiuno è quello di condurre alla moderazione. Il Profeta, su cui sia pace, ha detto: “Quanti di coloro che digiunano ottengono solo fame e sete![7]”. Secondo alcuni questa Tradizione si riferisce a chi rompe il digiuno con cibi proibiti, mentre altri sostengono che si riferisce a coloro che si astengono dal cibo lecito, ma rompono il digiuno con la carne umana attraverso la maldicenza, che non è concessa. Altri ancora lo considerano un’allusione a chi non protegge i propri organi dal peccato.
Evitare di mangiare in modo eccessivo: È, inoltre, vietato mangiare in maniera eccessiva, quando arriva il momento di rompere il digiuno, perché non c’è un ricettacolo più odioso per Dio, Grande ed Eccelso, di uno stomaco troppo pieno di cibo. Qual è il fine del digiuno come mezzo di vincere il nemico di Dio e abbattere l’appetito, se al momento di romperlo ci s’ingozza non solo di tutto quello che si è evitato durante il giorno, ma si assume anche una varietà di cibo extra? È diventata un’abitudine quella di fare provviste durante il Ramadan di tutti i tipi di cibo, in modo tale che in questo mese ne viene consumato di più che durante gli altri mesi. Sappiamo che il digiuno ha come fine quello di fare esperienza della fame e di provare il desiderio per rinforzare la pietà dell’anima. Se però lo stomaco sperimenta la fame dal mattino presto fino alla sera, così che l’appetito è suscitato e la voglia è intensificata, ma dopo gli sono offerte delle delicatezze e ne mangia a sazietà, il suo gusto per il piacere è intensificato e sono riattivate passioni, che sarebbero rimaste dormienti sotto condizioni normali. Lo spirito e la natura segreta del digiuno è quello di rendere più deboli le forze, che Satana utilizza per indurre l’uomo a commettere il male. Nessun beneficio deriva dal digiuno, se è rotto mangiando nella notte il cibo sia del giorno sia della notte. Inoltre, è bene addormentarsi un poco durante il giorno, al fine di avvertire la fame e la sete e diventare consapevoli dell’indebolirsi delle proprie forze, purificando in questo modo il proprio cuore. Anche durante la notte si dovrebbe avvertire una certa dose di stanchezza, rendendo più facile la preghiera notturna (tahajjud) e la recitazione delle litanie (awrād). Potrebbe accadere che Satana cessi di librarsi intorno al cuore di un uomo e che quest’ultimo acceda al Regno dei Cieli. La Notte del Destino è quella notte in cui qualcosa di questo Regno è rivelato. Questo è ciò che significano le parole di Dio l’Eccelso: “Invero lo abbiamo rivelato nella Notte del Destino” (97:1). Chiunque pone una grande quantità di cibo tra il suo cuore e il suo petto diviene cieco a questa rivelazione. Non è nemmeno sufficiente mantenere lo stomaco vuoto per sollevare il velo, ma bisogna svuotare la mente di tutto eccetto che del pensiero di Dio, Grande ed Eccelso.
Rivolgersi a Dio con paura e speranza: Dopo che il digiuno è stato rotto, il cuore dovrebbe oscillare come un pendolo tra la paura e la speranza, perché non sa se il proprio digiuno è stato accettato, se troverà la grazia presso Dio o se sarà rifiutato. Questo poi è, come sappiamo, anche l’atteggiamento che bisogna tenere alla fine d’ogni atto d’adorazione. Si racconta che una volta al-Hasan ibn Abīl Hasan al-Basrī passò davanti ad un gruppo di persone, che stavano ridendo gaiamente, e disse: “Dio ha reso il mese del Ramadan un’occasione per le Sue creature di completare il loro atto d’adorazione come se corressero in una gara. Alcuni sono arrivati per primi e hanno vinto, mentre altri sono rimasti indietro e si sono persi. È assolutamente strabiliante trovare qualcuno che ride e gioca in un giorno in cui il successo attende i vincitori e il fallimento gli sconfitti. Se il velo fosse stato alzato, chi compie il bene sarebbe sicuramente preoccupato delle sue buone azioni e chi compie il male di quelle malvagie”. In altre parole, l’uomo, il cui digiuno è stato accettato, sarebbe troppo pieno di gioia per indulgere in occupazioni frivole, mentre nel caso di colui, che non è stato accettato, il riso sarà soffocato dal rimorso. Si afferma che fu detto ad al-Ahnaf ibn Qays: “Tu sei avanti nell’età; il digiuno ti potrebbe indebolire”. Egli, però, rispose: “Con il digiuno mi sto preparando per un lungo viaggio, perchè l’obbedienza a Dio l’Eccelso è più facile da sopportare della Sua punizione”.
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