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Al di lą di ogni sospetto (2 capitolo)

Post n°2803 pubblicato il 09 Settembre 2021 da paperino61to

Riassunto: Uno uomo viene ucciso dentro un automobile. La zona è deserta, non vi sono testimoni. Sulla vittima non sono stati trovati documenti che permettano l'identificazione, quello che stupisce il commissario Berardi, che l'assassino o gli assassini hanno cancellato ogni tipo di identificazione dell'auto. L'unica cosa che può fare il commissario è chiedere al suo amico redattore di pubblicare una foto della vittima, nella speranza che qualcuno lo riconosca. 

 

Dopo un paio di giorni si presenta in ufficio un signore, si chiama Gianni Coggiola, ed è titolare di una pensione in via Amedeo II al numero 8.

“Un pensioncina modesta, abbiamo solo cinque camere. La gestisco con mia moglie. Quando ho visto la fotografia sul giornale, ho capito perché non avevo più visto il ragazzo”.

“Quindi questa persona aveva affittato una stanza da lei se ho capito bene”.

“Si! Da un paio di mesi alloggiava da noi. Aveva pagato la stanza fino a Natale”.

“Come si chiamava?”.

“Ho portato il registro, così che lei possa vedere. Ecco…è questo: Feriolo Luciano, ho annotato anche la sua carta di identità. Lo faccio sempre per ogni cliente che alloggia da noi”.

Prendo nota del numero della carta di identità e dico a Tirdi di contattare l’anagrafe.

“Come si comportava questa persona’”.

“Bene, mai avuto una discussione o uno screzio. Lo vedevamo sempre poco per la verità, a parte la colazione che faceva verso le nove del mattino, poi alla sera quando tornava per ritirarsi nella sua stanza”.

“Gli hai mai detto dove andava o che lavoro svolgeva?”.

“No, era riservato e io di carattere non sono curioso. Se può esserle utile un paio di volte l’ho visto salire in camera con una donna, ma dopo poco scendevano entrambi”.

“Me la può descrivere? Questi incontri avvenivano anche a sera inoltrata?”.

 “La signora era sulla cinquantina forse qualcosa in meno, una bella donna, capelli di media lunghezza color rossiccio, occhi, gli occhi se non ricordo male, erano di colore verde, però non ne sono sicuro. Per la seconda domanda, commissario, come le ho detto questa pensione è a conduzione famigliare, quindi a una certa ora io vado a dormire, e i clienti hanno la chiave del portone; non posso escludere che qualcuno di loro possa portarsi qualcuno in camera”.  

 

 

 

 “Capisco, oltre a lei e a sua moglie lavora qualcun altro? Magari potrebbe aver visto o sentito qualcosa”.

“Abbiamo un nipote di tredici anni, il figlio di mia sorella. Non ha voglia di studiare e viene ad aiutare sua zia in cucina per preparare pranzi e cene”.

“Un’ultima cosa signor Coggiola, può lasciarmi la lista dei suoi clienti? Vorrei interrogarli”.

“Certamente, se mi dà un foglio glieli scrivo subito. Se decide di venire di persona me lo dica, io avverto i clienti di non allontanarsi”.

“La ringrazio per la disponibilità, sicuramente o io o un mio agente verremo a parlare con queste persone. Se le viene in mente qualcos’altro mi chiami pure”.

Un passettino in avanti lo abbiamo fatto, ora sappiamo il nome della vittima e dove alloggiava. Tirdi arriva sconsolato dall’anagrafe: “Purtroppo non sono riuscito a scoprire nulla, la vittima non è nata in città e tantomeno in Piemonte”.

Nell’uscire dalla questura vedo arrivare la camionetta dei colleghi che sono andati a cercare tracce sul posto del delitto.

“Commissario, forse abbiamo una labile traccia. Delle impronte sono state trovate in prossimità della strada per Pianezza, vi sono anche delle tracce di ruote. Sicuramente un auto ha sostato in quel posto”.

“Avete preso il calco?”.

“Si! Le stiamo portando alla scientifica”.

“Ottimo lavoro, appena il referto è pronto fatemelo mandare in ufficio”.

Verso l’ora di cena vado alla pensione di Coggiola, i suoi clienti sono stati avvertiti precedentemente dal proprietario e mi stanno aspettando.

“Buona sera signori e signore, mi spiace disturbarvi; cercherò di essere breve per consentirvi di cenare al più presto. Sapete il motivo per cui sono qui, sto indagando sull’omicidio di Feriolo, un cliente di questa pensione. Qualcuno di voi può darmi notizie che possano servire ad individuare l’assassino? Potete parlare liberamente, questo non è un interrogatorio”.

Solo da una persona riscontro qualcosa che può essere considerata interessante:

“Ero sul balcone a fumare la pipa, quando vedo arrivare un’automobile che si è fermata con il motore acceso davanti all’entrata della pensione. Un attimo dopo è dalla pensione è uscita una donna che è salita sulla macchina, subito dopo il Feriolo che intimava all’auto di fermarsi”.

 

 “Può descrivermi la donna o l’auto?”.

“La donna aveva i capelli colore rossiccio, ben vestita, l’auto mi è sembrato che avesse uno stemma alla portiera…ecco... uno stemma che assomiglia a quello dell’esercito”.

“Ne è sicuro? Ci pensi con calma”.

L’uomo sembra fare mente locale e conferma: “Si! Ne sono sicuro, era lo stemma del nostro regio esercito”.

(Continua)