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Appunti dal mondo dei segugististi e della caccia

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UN VENTO NUOVO STA SOFFIANDO SUL SEGUGIO ITALIANO

Post n°26 pubblicato il 15 Giugno 2012 da sergiococchi

 

Un vento nuovo sta soffiando impetuoso verso il segugio italiano

 

Alcuni recenti articoli,pubblicati su alcune riviste specializzate,dimostrano l'insoddisfazione,e le profonde divisioni che regnano tra i segugisti,ormai schierati su versanti opposti: una parte in difesa della razza italiana più tipica,dall'altra,lo schieramento dei sostenitori del segugio definito migliorato.

 

La data del 27 Novembre del 1989, viene ricordata da molti segugisti, come un giorno nefasto per il nostro segugio italiano. Infatti il consiglio dell'ENCI,su proposta della società italiana pro segugio, approva la divisione della razza segugio italiano in due razze: una a pelo forte ed una a pelo raso. Modifica il regolamento, elevando la taglia a 60 cm.

Delle pagine de” I Segugi “ un'autorevole figura del mondo segugista,ha suo tempo già presidente Sips, nel suo articolo” il meraviglioso”lancia una serie di pesanti accuse nei confronti dell'allora dirigenza,della pro segugio. colpevole di avere storpiato la razza ,sia nella morfologia che nel lavoro, solo perchè, infatuati dal fascino delle mute francesi. Anche il corpo giudicante viene accusato di silenzio assordante.

Nell'ultimo numero di “ Cani da seguita” un altro interessante articolo a firma di Giuseppe Vercesi, un vecchio segugista,come egli si definisce. Egli, tra le altre argomentazioni, pone il problema dell'azione spontanea e personale di alcuni allevatori,che di fatto hanno creato una razza nuova. Mai si legge, deve essere modificato lo standard di lavoro di una razza. Ancora, se una razza non piace non si deve costruirne un'altra sulla falsariga di quella preferita,ma dotarsi di soggetti appartenenti alla razza gradita. Chi non rispetta le regole,si pone fuori dalle stesse. Le impronte di razza,in senso generale e nei particolari debbono essere ben pretese

Si è di fatto lasciato fare agli allevatori ciò che hanno voluto ,al punto che alle prove di lavoro,assistiamo a valutazioni che hanno dell'incredibile. Vengono premiati con Cac, soggetti smaccatamente francesizzati: unghie rosse, orecchie pesanti, rotonde e accartocciate,non vengono notate dai giudici,che nemmeno si accorgono di giogaie, e di giudicare segugi che invece di scagnare ,ululano. Sembra scontato che scagno e ululo,siano la stessa cosa...

Durante le semifinali del trofeo Fidasc,svoltosi nelle maestose terre,che furono di Matilde di Canossa, mentre il giudice valutava a fermo una muta blasonata, abbiamo sentito i cani emettere un verso lugubre, continuo,che sembrava un monito di avvertimento per la percezione di una imminente calamità naturale, che i cani sono in grado di anticipare. Fortunatamente ciò non avviene,è solo un'anticipazione di ciò che ascolteremo a muta sciolta.

L'azione di lavoro si rileverà esasperata nel metodo,tanto da disegnare passo dopo passo il percorso effettivo ,fatto dalla lepre. Il triplo di voce nel collegamento tra i soggetti,non viene considerato e valutato,dai giudici,come espressione tangibile di ibridismo,con evidente e smaccatamente dichiarata immissione di sangue francese. Così può accadere che un soggetto tipicamente italiano,con orecchie a triangolo, attaccate sulla linea dell'arcata zigomale, possa ottenere nei 50 punti previsti in tipicità, un punteggio minore, rispetto ai soggetti sopra enunciati, perché nel corpo giudicante,sembra essere ormai stabilito il concetto ,che il segugio italiano è questo. Quello modernamente concepito dopo gli anni 50,con tutte le nefandezze compiute a danno della razza,e oggi denunciate.

In tutta questa confusione, risulta evidente che il corpo giudicante,ha le sue responsabilità, o quantomeno,non ha ricevuto indicazioni precise,dal comitato tecnico scientifico della Pro Segugio,e dall' Enci., dai quali dipendono.

Continuare in questo modo, significa permettere colpevolmente di distruggere completamente il nostro segugio italiano tipico.

E' ora di correre ai ripari,prima che sia troppo tardi. Bene fanno gli articolisti che denunciano la gravità della situazione. Bene fanno anche quei gruppi,come : “il segugio italiano tipico”,che sulle pagine di Facebook, dibattono costantemente il problema,pubblicando e valorizzando fotografie dei migliori soggetti tipici,che sono rimasti in circolazione .

In un altro gruppo che si richiama al segugio italiano,si dibattono invece le ragioni,di questo nuovo soggetto,che molti ritengono meraviglioso. Siamo alle opposte fazioni.

Nessuno vuole mettere in discussione.le qualità venatorie di questi soggetti,ma non corrispondono alle linee generali e particolari ,tipiche della razza segugio italiano.

Insomma,qualcosa bolle in pentola,soffia finalmente un vento nuovo,che chiede a gran voce di rivedere i regolamenti e riportarli agli standard antecedenti alla quella riunione del 1989.

Bisogna abbassare la taglia nelle femmine a 48-50,e nei maschi a 55. Rivalorizzare l'orecchio triangolare,la voce squillante e soprattutto premiare e favorire l'iniziativa.

Figure nuove,non più allevatori,ma semplici appassionati, fuori dal bissnes, li troviamo oggi ai vertici delle classifiche, nelle prove di lavoro ,si propongono in modo nuovo, con un linguaggio diverso,elegante e signorile, e sportivo, dettato soprattutto dall'amore verso il nostro segugio italiano.

Che poi il prestigioso trofeo Fidas, sia stato vinto proprio dalla muta più tipica, dimostra che era possibile allevare in modo diverso,rispettando gli standard.

Abbiamo oggi un patrimonio zootecnico non indifferente,che ci permette di portare ordine e di scrivere finalmente la storia del segugio italiano.

Mi rendo conto,che per molti sarà difficile condividere ed accettare una simile eventualità,ma è urgente e necessario tornare indietro sulle caratteristiche di razze originarie.

Coloro che si saranno spinti troppo avanti e saranno esclusi,dal ritorno al vecchio regolamento,si potrà sempre aprire l'iter e il percorso previsto per il riconoscimento di una nuova razza italiana,quale in effetti è ,quella dei migliorati.

 
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