Creato da sergiococchi il 27/09/2008
Appunti dal mondo dei segugististi e della caccia

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ANCORA LA SOLITA MATTANZA

Post n°19 pubblicato il 21 Settembre 2010 da sergiococchi

l'apertura della caccia,di domenica !9 settembre,ha dimostrato ancora una volta l'immaturità di tanti cacciatori:sportività buon gusto e signorilità sembrano non appartenere a questa categoria. I soliti pennaioli cacciano con i loro cani all'arma bianca,avanti appaiati a fare medicai e colture,molti vanno fuori numero consentito,per poi vantarsene con gli amici di avere abbattuto tre o quattro lepri in più. Ma,miraccomando non dirlo a nessuno;è stato un caso. Il problema è che queste cose avvengono ormai sistematicamente ad ogni apertura. I controlli sono affidati ormai alle guardie ecologiche,che per la loro esperienza,si limitano a controlli del tesserino. 

Le lepri erano tante un pò su tutto il territorio,per cui basta pestare un medicaio o una coltura che la lepre parte. Di fatto diventa una cosa alla portata di tutti;non c'è cultura del prelievo.  E' su questo tema che le associazioni,ma sopprattutto la Pro Segugio,dovrebbero battersi per evitare che un patriomonio invidiabile di lepri come abbiamo in Emilia,venga abbattutto alla stregua di un volgarissimo fagiano pronta caccia.

bisognerà arrivare a carnieri meritocratici,che siano il frutto dell'impegno dimostrato dal cacciatore nelle indispensabili operazioni di cattura e di salvaguardia dell'agricoltura. Chi Si impegnerà dippiù avrà maggiore carniere. E poi lasciatemelo dire la lepre dovrebbe essere cacciata solamente con i segugi. La caccia alla lepre con i cani da seguita è l'espressione massima del cacciatore,come potrebbe essere quella del fermaiolo che svolge la sua attività su starne e fagiani. Oggi purtroppo assistiamo ancora a questo medello primitivo di concepire il prelievo. Una caccia generica,priva di specializzazione dove prevale il concetto che a ciò che si alza puoi sparare;ma viva Dio l'esperienza positiva che si è fatta con il prelievo degli ungulati,avrebbe dovuto insegnare come orientare in modo moderno la caccia. Questa genericità,che di fatto oltre a non essere condivisa dall'opinione pubblica,è osteggiata anche dai cacciatori più evoluti,quelli che io definisco poeti della caccia. 

 
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