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Emozioni represse e memoria del corpo

Post n°1769 pubblicato il 20 Ottobre 2020 da prolocoserdiana
 

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Grazie alla neuroscienza, dalla fine del XX secolo sono state scoperte e descritte le reti neurali e il funzionamento emotivo del cervello. Il nostro mondo emotivo ha finalmente attirato l’attenzione che meritava; le emozioni, da semplici reazioni automatiche, hanno iniziato a destare l’interesse scientifico degli specialisti nel campo del comportamento umano.
A partire da questo momento, si è diffusa l’importanza di istruire la società sulla capacità di riconoscere, comprendere e gestire i propri stati emotivi; lo scopo era impedire che si trasformassero in emozioni represse in grado di condizionare il nostro comportamento. Per questo motivo, attualmente si dà tanta importanza al riconoscimento delle emozioni represse. Questo significa, infatti, conoscere noi stessi, permetterci di capire cosa succede in noi, poterlo gestire bene e agire assecondando i nostri sentimenti.
Conoscere le nostre emozioni ci dà l’opportunità di sapere perché ci comportiamo in un modo o nell’altro. Ognuno filtra le situazioni in base a quello che prova: ecco perché ogni persona agisce diversamente. Le nostre esperienze ci portano a vedere il mondo in modo speciale e unico. Ogni situazione genera in noi un’emozione diversa ed è per questo che conoscere noi stessi ci porta a capire come e perché agiamo in una certa maniera.
Quando reprimiamo un’emozione come la rabbia o la paura, quando ci sforziamo di non essere tristi, quando la vendetta prende forza o il dolore parla per noi, cediamo il passo a un funzionamento indipendente di emozioni non gestite; queste emozioni si esprimeranno attraverso le nostre azioni.
Il nostro compito, quindi, è capire cosa succede e cosa proviamo in ogni momento. Se non sapremo identificare le emozioni, allora non saremo in grado di gestirle. Il primo passo sarà pertanto quello di prendercene cura, dare esse voce quando chiedono di parlare. In caso contrario le reprimiamo, permettendo esse di agire in modo autonomo.

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“Ciò che neghi ti sottomette. Tutto quello che ti accade, se correttamente compreso, ti conduce verso te stesso”. -Carl G.Jung-
Serena giornata, bye sal

 
 
 
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