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Breve introduzione all'uomo e all'artista Lou Reed

Post n°9 pubblicato il 21 Gennaio 2014 da sistergreen

Ero in Bosnia quando nel 1992, in piena guerra, mi trovavo a pochi chilometri da Sarajevo ed in un negozio ancora aperto di souvenir dove acquistai un piccolo servizio da caffè, ascoltai le note di Magic and Loss: noi della tranquilla Europa immaginavamo questo paese martoriato ed infelice come un luogo arretrato anche culturalmente invece incontrando i giovani con gli occhi lividi rispetto ad un futuro che non riuscivano più ad immaginare, ci accorgemmo con la vergogna stampata nell'anima di poter dialogare con il mio fragile inglese di Herman Hesse, Sartre e Camus.
Lou Reed apparteneva ad una generazione diversa dalla mia ma che sapeva anche dialogare con persone diverse per collocazione geografica ed età. Non era un caso che in Bosnia risuanasse il sound del visionario poeta-musicista e che proprio quell'album fosse pubblicato in quel determinato periodo storico e ascoltato dovunque. Lou Reed era spesso descritto come un personaggio crudele e cattivo, perverso, consumatore e spacciatore di droga che avrebbe convertito un'intera generazione americana all'uso di stupefacenti e incoraggiato le più inquietanti perversioni sessuali. Ma qualcosa non regge il quadro di questa personalità complessa e difficile. I testi delle sue canzoni ma soprattutto i toni struggenti a tratti mistici della sua voce aprono un sipario su un'esistenza singolare dove le sofferenze, soprattutto i delicati e fragili amori dell'infanzia verso i genitori trovano un contraltare in un'adolescenza e giovinezza da lupo famelico di vita, di un bisogno profondo di riconoscimento quasi si trattasse della propria sopravvivenza fisica. I genitori, spaventatissimi dalla personalità poliedrica e camaleontica, fin da piccolo, del loro primogenito, lo affidarono alle cure di una clinica psichiatrica dove lo sottoposero ad una serie di ellettroshock che peggiorò le sue fragilità ed esasperò le sue insicurezze verso la costruzione di una identità in cui il processo di individuazione pareva gravemente minato alle radici. Ognuno trova il proprio profeta e Lou Reed, troppo compromesso nella sua dignità, non ne voleva sapere di guru ma danzava le sue inquietudini attraverso la musica e i testi, fagocidando la sua sofferenza nell'assunzione di droghe compresa l'eroina. Tutto volteggiava attraverso una lente di ingrandimento dove le pulsioni edipiche, l'istinto di trascendenza si fondeva in modo caotico nei tratti comportamentali ma trovava la sua armonia nelle sue opere, come se scivolasse su diversi livelli di esperienze. Raccontare la propria storia in una biografia dove raggiungere i propri miti per superarli e redimerli e controllare la forza distruttiva di certe dinamiche dove il perdono non era contemplato.

 
 
 
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