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Friuli Venezia Giulia

Post n°278 pubblicato il 04 Febbraio 2009 da rorina77

FRIULI VENEZIA GIULIA

Popolazione: 1.184.654
Superficie (Kmq): 7844
Densità (Ab/Kmq.): 151
Capoluogo: Trieste (TS)
Altre Province: Gorizia (GO); Pordenone (PN); Udine (UD).


 


L' arsura del Carso


Si racconta che un giorno il Signore Gesù andava con San Pietro, camminando faticosamente per attraversare i vari villaggi del Carso. Viaggiavano semplicemente con un asino e una bisaccia di povere provviste: pane, formaggio, pesce secco dell'Adriatico e acqua. Avanzavano ormai da ore tra balze e rupi , cercando qualche creatura alla quale portare consolazione e conforto. Quando fu tempo di mangiare si fermarono e San Pietro posò il suo mantello su una roccia per dare al Signore un sedile un po' decoroso; prese la bisaccia dall'asino ma si accorse che il formaggio non c'era piu'. -Signore !- esclamò Pietro sconsolato -Signore, ci hanno rubato il formaggio !-. Gesù si girò e si accorse che qualcuno li aveva effettivamente derubati. Un'espressione di sdegno si posò sul suo volto e Gesù disse a San Pietro:-Pietro, d'ora innanzi chiunque abiterà nel Carso avrà scarsezza d'acqua, perché in tal modo mai più deve estinguersi la sete di colui che ci rubò il nostro umile pranzo. Allora, improvvisamente ,tutte le acque sparirono e comparve un paesaggio di rocce, sassi, spine ; senz'acqua , né alberi , né abitazioni umane.


 


La bora


Secondo un antico racconto Bora è una strega che abita nelle caverne del Carso per nascondersi alla vista degli uomini. Durante l'inverno, ahimè, esce furiosamente dal suo rifugio e, in compagnia del figlio Borino ,devasta ogni cosa con i suoi refoli violenti e gelidi. Invano gli uomini hanno tentato d'imprigionarla nel suo antro con muri di grosse pietre, ma ogni volta, e con impeto maggiore, prorompe fino al mare. Legata ad altre tradizioni è la leggenda secondo la quale Bora era una dolce ninfa abitante dei boschi carsici. Soffiava durante l'estate per portare refrigerio agli uomini che lavoravano questa dura terra. Un giorno arrivarono da lontano degli uomini bellicosi che quivi costruirono le loro dimore. Accadde che uno di essi uccise il Dio tanto amato da Bora, e la ninfa , per vendetta , si mise a soffiare gelida e con violenza inaudita. Così divenne nemica degli uomini e da allora ogni inverno ci fa sentire la sua fredda rabbia.


 


La Dama Bianca


Sulla scogliera che sostiene i ruderi del vecchio castello di Duino si scorge una roccia bianca che ricorda una figura femminile avvolta da un mantello. Viveva nel castello una nobile dama e il suo signore, un castellano crudele. Una notte l'uomo la gettò dalla roccia e la sventurata , cadendo, lanciò un urlo così straziante che il cielo , impietositosi, la trasformò in roccia. Da allora , ogni notte, verso la mezzanotte, l'infelice si stacca dalla roccia e vaga per il castello alla ricerca della stanza con la culla della sua bambina. All'alba si allontana e sconsolata ridiventa pietra.


 


La principessa Rosandra


Sull'altura che domina la valle sorgeva, un tempo ormai lontano , un castello abitato da una bellissima principessa di nome Rosandra. La fama della sua beltà aveva raggiunto ogni angolo della terra e dai regni più lontani giungevano principi e cavalieri a chiedere la sua mano. Ma Rosandra preferiva correre e giocare lungo i sentieri della sua valle. Un giorno incontrò un giovane cavaliere , venuto per vederla , e se ne innamorò. Ma poiché il bel cavaliere doveva compire un'impresa in una terra lontana, i due si scambiarono amore eterno e la promessa di matrimonio. Purtroppo la nave che lo doveva condurre laggiù affondò e finì in fondo al mare. Quando Rosandra seppe di quella triste fine impazzì dal dolore e la clemenza del cielo la tramutò in pietra. Ma quelle lacrime disperate scorrono ancora ed alimentano il torrente che ha acquisito il suo nome.





















































 


L'origine del Carso


Narra la leggenda che in principio il Carso era una terra verde e feconda, piena di prati , boschi e torrenti dalle fresche acque. Un giorno il buon Dio si accorse che, in un angolo della terra, c'era un grosso cumulo di sassi che danneggiava l'agricoltura e incaricò l'Arcangelo Gabriele di raccoglierli e gettarli in mare. Allora Gabriele riempì un pesante sacco e si diresse in volo verso l'Adriatico. Quando si trovò in prossimità del Carso il diavolo lo vide e incuriositosi bucò il sacco con le corna. Che disastro! Tutte quelle pietre si riversarono a terra e ridussero l'altopiano in una enorme pietraia.


















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