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mi avevano insegnato

mi avevavo insegnato che 1+1=2 e di conseguenza 2+1=3...

mi avevano insegnato che un passo dopo l'altro fanno un percorso...

mi avevano insegnato che si raccoglie per quel che si semina...

mi avevano insegnato a pensare ad un uomo per sempre, ad una casa per sempre, ad un lavoro per sempre...

mi avevano insegnato a sorridere quando sei felice...

ho imparato un mondo che non esiste

 

 

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l'umanizzazone dell'eroe

Post n°116 pubblicato il 30 Aprile 2008 da virgola24

Iliade, Odissea e Eneide. I tre grandi poemi dell’antichità ci mostrano una chiara evoluzione dell’idea di eroe. Sotto analisi i tre protagonisti: Achille, Odisseo e Enea.

Achille rappresenta l’archetipo di eroe per eccellenza che mira all’affermazione del proprio io. Il suo onore, leso dal rapimento della sua schiava Briseide per mano di Agamennone, e la sua sofferenza (provocata dall’uccisione dell’amico Patroclo ad opera di Ettore) sono i motori della sua azione. Achille deve risolvere il conflitto interiore tra la gloria eterna (quella tributata all’eroe in cambio di una vita breve) e un’esistenza duratura e più “normale”. Non sarà lui però a decidere bensì gli eventi: la morte di Patroclo genera un precipitare degli eventi. Il patimento impone una scelta obbligata per Achille che deve vendicare l’amico, uccidere Ettore, ma soprattutto tornare in battaglia e perire da eroe.

Odisseo rappresenta invece l’eroe dell’astuzia e della pazienza. Reduce dalla guerra di Troia è trattenuto dalla bella Calipso sull’isola di Ogigia. Ma sceglie la patria, Itaca, e la sua famiglia: la moglie Penelope e il figlio Telemaco. L’intelligenza lo aiuterà a fuggire dal Ciclope e successivamente a sbaragliare i Proci che si erano insediati a casa sua. Tornato a Itaca si traveste da mendicante e appura la grande fedeltà di Penelope che fa e disfa la tela per eludere la promessa di sposare uno dei Proci, ma anche il grande amore del vecchio padre Laerte, quello di Telemaco, partito alla sua ricerca, e del cane Argo che nel riconoscerlo, ormai debolissimo, si spegne ai suoi piedi.  

Enea subisce il volere divino. Scappa dall'amata Didone per fondare Roma. La donna, come la Medea di Euripide, preparerà la sua vendetta. Cartagine, la città da lei fondata, sarà la nemica di Roma

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Commenti al Post:
otello2007
otello2007 il 05/05/08 alle 11:19 via WEB
Bentrovata!...
 
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