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Post N° 119

Post n°119 pubblicato il 04 Luglio 2007 da eleperci
 

Pellizza da Volpedo,  Ferroni, Botero, Theimer: ecco gli eventi espositivi dell'estate di  Palazzo Reale

TROPPA AFA? E I MILANESI SI RINFRESCANO... CON L'ARTE

di elena percivaldi

Pellizza da Volpedo, Ivan Theimer, Fernando Botero, l’arte italiana contemporanea,  Giulio Ferroni: sotto la Madonnina  è tempo di grandi mostre. Se l’afa  milanese non risparmia certo chi, obtorto collo,  è rimasto in città, un po’ di refrigerio - almeno metaforico - lo offre Palazzo  Reale, che fino al 16 settembre ospita in contemporanea quattro grandi rassegne destinate a lasciare il segno.


LA MAESTOSITÀ DI PELLIZZA

La prima è dedicata al “Quarto Stato”, il celeberrimo capolavoro di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Manifesto dei primi anni del Novecento, animati dai  fermenti di quelle lotte sociali che di lì a poco avrebbero cambiato la Storia, è il grande ospite d’onore della Sala delle Cariatidi.  Dipinto maestoso come pochi (tre metri di altezza per oltre cinque di larghezza), l’opera del maestro piemontese porta ad estrema perfezione, grazie al sapiente gioco di  luce che esalta  i movimenti dei personaggi appartenenti alla massa che incede, la tecnica divisionista. Della sua opera  lo stesso Pellizza nella lettera a Matteo Olivero nel 1904 sottolinea «l'avanzarsi animato di un gruppo di lavoratori verso la sorgente luminosa simboleggiante nella mia mente tutta la grande famiglia dei figli del lavoro». Esponendo il dipinto (catalogo Federico Motta Editore) Milano fa così rivivere  da solo in un'unica grande sala  i fervori che animarono quegli anni ricchi di cambiamenti e di nuove ideologie di cui proprio il capoluogo lombardo fu protagonista in vari ambiti.

L’ORIENTE DI IVAN THEIMER

Pochi passi ed ecco un’altra grande mostra, l’antologica di Ivan Theimer, al Museo della Reggia.  Del geniale artista moravo, celebre  per le sue tartarughe, le sue  stele vegetali e gli obelischi  frutto dei numerosi viaggi in Egitto, Grecia e India, Palazzo Reale espone un centinaio di lavori  tra sculture e acquerelli, che percorrono con grande maestria il filo conduttore della sua vicenda  caratterizzata dalla continua sperimentazione plastica e pittorica.  La mostra di Milano, dopo l'antologica di Praga del 1996 e gli  omaggi dedicati all’artista ad  Aosta, Lucca, Pietrasanta, Lecce e all'isola d'Elba,  è l’occasione per coronare  un già lungo percorso artistico sia in Italia che all'estero.  Il catalogo è pubblicato da Federico Motta Editore, con le suggestive fotografie delle opere di Theimer immortalate in bianco e nero da Aurelio Amendola.

L’UNIVERSO DI BOTERO

Dedicata all'arte universalmente conosciuta di Fernando Botero, maestro colombiano creatore di una cifra stilistica inconfondibile, è la terza grande esposizione del ciclo “La bella Estate dell'Arte 2007” ideata da Vittorio Sgarbi. A Milano Botero mancava da vent'anni, quando venne organizzata una sua mostra sul tema della corrida al Castello Sforzesco.   L’esposizione (catalogo Skira),  curata da Paola Gribaudo e Riccarda Grasselli Contini, propone 150 opere, realizzate negli ultimi dieci anni, scelte dall'artista e suddivise in tre grandi sezioni tematiche: dal circo -  per lui «soggetto bellissimo e senza tempo»  - alla “sezione storica” che comprende il suo intero universo poetico,   in cui prevalgono le immagini femminili, come la dolente Donna che piange,  la vorace Donna che mangia, ma anche la severa Donna in piedi, fino alle cupe e infernali atmosfere del carcere di Abu Ghraib, tristemente famoso per le torture ai prigionieri di guerra. Completano il percorso della mostra sei sculture monumentali che sono collocate in città, tra la Piazzetta Reale, Piazza della Scala, Piazzale Cadorna e Piazza San Carlo. Opere di grandi volumi, in bronzo - che invitano a fermarsi, toccarle, girarci attorno - animeranno le strade milanesi, rivelando appieno la forza creativa di questo geniaccio del Novecento
Duecento opere tra dipinti, disegni e opere grafiche, esposte in dialogo con alcune opere di  Umberto Boccioni, Otto Dix, Lucien Freud, Alberto Giacometti, David Hockney, Peter Blake, Antonio López García, Giorgio Morandi:  chiude l’estate di Palazzo Reale, infine,  la retrospettiva dedicata  a Gianfranco Ferroni,  livornese di nascita ma milanese di adozione,  figura tra le più interessanti del secondo Novecento italiano.

IL NOVECENTO DI GIANFRANCO FERRONI

L’esposizione (catalogo Skira)  nasce da un progetto concordato tra le due città di Milano e Bergamo in cui Ferroni ha vissuto e lavorato e si svilupperà lungo un itinerario che coinvolge entrambi i capoluoghi lombardi: Bergamo, che gli dedica un'antologica a Palazzo della Ragione fino  al 19 agosto  e, appunto, Milano. Il percorso espositivo prenderà inizio dai lavori degli anni Cinquanta, quelli ancora improntati a un realismo, anche ideologicamente schierato verso i dettami estetici del Pci, e che lo stesso Ferroni successivamente ricusò - portandolo a distruggere molte delle opere prodotte in questo periodo - soprattutto dopo l'ingresso delle truppe sovietiche a Budapest nel novembre 1956. La mostra vuole liberare Ferroni da categorie critiche che lo vogliono legato a un discorso puramente figurativo e avvicinarlo ad altri àmbiti, quale quello dell'arte concettuale. Non a caso, la rassegna   si conclude idealmente con un'opera di Giulio Paolini, uno dei maggiori interpreti del concettuale italiano, che agli inizi della propria carriera ha guardato a Ferroni come a una figura di riferimento. Infine, dal 13 luglio all’11 novembre, “Arte italiana” (catalogo Skira),  curata da Maurizio Sciaccaluga  che ci ha lasciato prematuramente nei giorni scorsi,  ad illustrare quattro decenni di fermenti culturali, dal  1968 ad oggi.

 
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http://www.radio.rai.it/radio2/gr2.cfm#

ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE
http://medioevo.leonardo.it/blog/la_navigazione_di_san_brandano.html

IL SECOLO D'ITALIA 12 dicembre 2008 p. 8 - SEGNALAZIONE
http://www.alleanzanazionale.it/public/SecoloDItalia/2008/12-dicembre/081214.pdf

IL SECOLO D'ITALIA  01 gennaio 2009 p.8 - RECENSIONE
http://www.alleanzanazionale.it/public/SecoloDItalia/2009/01-gennaio/090110.pdf

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1 novembre, Europa tra sacro e profano

1 novembre, Europa tra sacro e profano. Ne hanno parlato al microfono di Giulia Fossà: Elena Percivaldi, giornalista e studiosa di storia antica e medievale; Flavio Zanonato, sindaco di Padova; Marino Niola, Professore di Antropologia Culturale all'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli; Sonia Oranges, giornalista de 'Il Riformista'; Alberto Bobbio, capo della redazione romana di 'Famiglia Cristiana'; Ennio Remondino, corrispondente Rai in Turchia. La corrispondenza di Alessandro Feroldi sulle politiche dell'immigrazione a Pordenone.

ASCOLTA: http://www.radio.rai.it/radio1/nudoecrudo/view.cfm?Q_EV_ID=230636

 

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L'alfabeto ogamico è un originalissimo modo di scrivere che fu inventato presumibilmente intorno al IV secolo d.C. Il nome "ogam" è stato collegato a quello di un personaggio chiamato Ogme o Ogmios: per i Celti il dio della sapienza. Nella tradizione irlandese del Lebor Gàbala (Libro delle invasioni), Ogma è un guerriero appartenente alle tribù della dea Danu (Tuatha Dé Danann). Un testo noto come Auraicept na n-éces (Il Manuale del Letterato), che contiene un trattato sull'alfabeto ogam, dice: "al tempo di Bres, figlio di Elatha e re d'Irlanda (...) Ogma, un uomo molto dotato per il linguaggio e la poesia, inventò l'Ogham.”

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Volti, cerimonie rituali, frammenti di vita in seno ai templi delineano attraverso la fotografia i segni del ritratto di un mondo in cui le difficoltà morali, il fervore spirituale e la profondità d’animo vanno di pari passo con la gentilezza, l’allegria e l’immensa generosità.  Le suggestive immagini in bianco e nero, fortemente spirituali, della prima parte del volume si contrappongono alle intense fotografie a colori dedicate alla realtà di tutti i giorni (centri commerciali, prostitute) pubblicate nella seconda parte. Il libro è introdotto da un accorato messaggio di pace del Dalai Lama che pone l’accento sulla grande forza d’animo con cui il popolo tibetano affronta continuamente ardue prove nel tentativo di continuare a perpetuare l’affermazione delle proprie idee e della propria spiritualità.

 

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