Coniglio mannaro
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Post N° 142
Alla Scala torna Donizetti e trionfano le donne
Torna Gaetano Donizetti alla Scala, dove mancava, con la sua Maria Stuarda da quasi quarant’anni, e succede un pandemonio. Nel bene e nel male. Sì perché se le due protagoniste, le grandissime, superbe e stratosferiche Mariella Devia (Maria) e Anna Caterina Antonacci (Elisabetta) ottengono meritatissime ovazioni da stadio, il povero maestro Antonino Fogliani viene strapazzato da un’ondata di fischi. Un peccato davvero perché ce l’ha messa tutta. Ma è giovane (classe 1976) e bene ha fatto la Scala a investire su di lui dandogli l'occasione: chi non risica non rosica. Comunque, avrà tutto il tempo per un pronto riscatto.
Diciamolo subito, il suo non era un compito facile. L’opera di Donizetti, tratta dalla tragedia omonima di Schiller, è musicalmente debole, a tratti quasi inconsistente. Ma questo non era una novità, tanto che appare poco in repertorio e ancora meno in discografia. Drammaticamente fissa, opprimente e oppressiva stretta com’è nell’incontro-scontro (che a volte diventa duello) tra le due protagoniste, l’opera se non si interviene subito con polso fermo diventa una specie di gabbia grigia. Ma sin dalle prime battute la direzione di Fogliani è sembrata scialba e monotona, priva quasi del tutto di slanci verso l’alto. Sotto la sua bacchetta la Stuarda è diventata un flumen lutulentum che scorreva poco e a cui poco ha giovato anche la scenografia di Pier Luigi Pizzi la quale, dal canto suo, ha accentuato il senso di claustrofobia fino ai limiti del sopportabile. Il regista, che ci pare aver riciclato più di una idea dalla sua messinscena allo Sferisterio nel 2007 - ha dato una lettura del non-capolavoro donizettiano condivisibile ma non particolarmente originale, col suo insistere fino all'ossessione nel voler proporre Forteringa come una pura e semplice prigione.
Il richiamo, anche estetico e coloristico (il grigio e il nero, il chiaroscuro, la totale assenza di colore) è alle carceri di Piranesi con tutto il loro carico di smarrimento e di vertigine. E, si badi bene, un carcere non solo per la regina di Scozia, qui imprigionata e guardata a vista dagli sgherri della rivale, ma anche per la trionfante Elisabetta, che è costretta dalla ragion di Stato a valutare il matrimonio con il re di Francia mentre in realtà il suo cuore appartiene al conte di Leicester, innamorato invece della sua nemica.
Quello lugubre è per Pizzi il tono assolutamente predominante, anche laddove sarebbe concessa una seppur minima licenza poetica. E così pure la foresta della seconda parte del primo atto è lungi dall'essere un locus amoenus: per quanto Maria lì trovi momentaneo sollievo alle sue pene, è e resta solo una stanza esterna della sua tetra e ineluttabile prigione.
Accentua ulteriormente il senso di oppressione la regia, coi personaggi praticamente immobili come statue di sale: la definiremmo senza timore alcuno inesistente, se non fosse per qualche timida corsetta dei bravi, armati di torcia, su e giù lungo i bracci della grigiastra galera. Il risultato finale è dunque che par di essere in una morta gora, impossibilitati a fuggire.
Belli invece i costumi, da sgherro glam per gli uomini e da madonnina infilzata o da monaca di Monza per le donne - per la Devia l'unica eccezione è il gran finale, quando al patibolo va vestita di rosso - , sempre di regola plumbei a parte che per la regina Elisabetta. La quale indossa abiti sgargianti e trucco accentuato che ne mettono in evidenza la figura sensuale (così lontana dai ritratti a noi familiari di un Gower o d'un Hilliard) e l'incarnato diafano, con broccati che paiono rubati a una tela di Van Dyck. Poi diremo della superba prova vocale della Antonacci. Qui però non possiamo esimerci dal sottolineare il mormorio di ammirazione che l'ha accompagnata quando, alla fine del primo atto, è comparsa in scena in un interessante completo da “cavallerizza sadomaso”: blazer e cappello color panna, stivaloni con tacco a spillo, frustino e pantaloni attillati di pelle nera. Incede ancheggiante e sottomette la povera Devia con una classe senza pari. Da brivido.
E veniamo dunque alle due protagoniste, perla più unica che rara della serata. Della Devia si è già detto tutto. Qui si può solo lodare per l'ennesima volta il fraseggio lucido, la pulizia nell'intonazione, la meraviglia degli acuti (e che acuti!), la chiarezza potente di voce che riesce pure a sovrastare l'orchestra, il controllo perfetto dell'emissione, il timbro cristallino. E stupirci di come sia in grado, ogni volta, di affrontare gli spericolati virtuosismi delle partiture con una facilità che sembra irridente ma che non toglie nulla alla resa drammatica del personaggio. La sua Maria Stuarda sa essere trepida ma non languisce mai, né dimentica di appartenere alla razza delle eroine che oltre ai sospiri possiedono gli attributi. E commuove.
La Antonacci. La sua voce è calda e sensuale, la sua linea è sinuosa, il fraseggio chiaro, domina il grave e l'acuto con la stessa stupefacente padronanza. A ciò si aggiungono avvenenza - che non è poco - e doti di attrice davvero inusitate, che conferiscono alla sua Elisabetta un volto inedito e assolutamente accattivante. Non estranea ai ruoli en travesti (vedi il suo Nerone a Cremona nella Poppea di Monteverdi), sa sottolineare della regina tanto la gelosia muliebre quanto il peso maschile del potere, risultando seducente, ambigua e intrigante come non mai. Chapeau.
Due parole, ma solo due, sulla voce virile perché questa è un'opera di donne. Francesco Meli è ottimo, la sua voce è chiara e adamantina, luminosa e mai retorica, e anche nella recitazione evita le affettazioni tipiche del ruolo dell'innamorato romantico. Il suo Leicester, ed è tutta farina del suo sacco - non certo ahinoi di Donizetti!-, resta un personaggio da operina, ma almeno non è da operetta. Ed è già molto. Prova dignitosa per il resto del cast (Paola Gardina la nutrice, Carlo Cigni Talbot, Piero Terranova Cecil), favoloso come sempre il coro diretto da Bruno Casoni.
http://www.classicaonline.com/interviste/18-01-08.html
Gaetano DonizettiMaria Stuarda
Libretto di Giuseppe Bardari
Nuova produzione Teatro alla Scala
Gennaio 2008: 15 , 18 , 20 , 22 , 26 , 30
Febbraio 2008: 03 , 07
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E' uscito il mio nuovo libro. Si tratta dell'edizione, con traduzione, testo latino a fronte, commento e ampia introduzione, della "Navigatio sancti Brendani", testo anonimo del X secolo composto con molta probabilità da un monaco irlandese e che narra la peripezie di san Brandano e dei suoi monaci alla ricerca della "Terra repromissionis sanctorum", la terra promessa dei santi.
Un classico assoluto della letteratura medievale. Prefazione di Franco Cardini.
Anonimo del X secolo
La Navigazione di san Brandano
A cura di Elena Percivaldi
Prefazione di Franco Cardini
Ed. Il Cerchio, Rimini
pp. 224, euro 18
PER GLI ALTRI LIBRI, SCORRI LA PAGINA E GUARDA LA COLONNA A DESTRA
NE PARLANO:
GR2 (RAI RADIO 2): INTERVISTA (9 gennaio 2008, ore 19.30) Dal minuto 20' 14''
http://www.radio.rai.it/radio2/gr2.cfm#
ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE
http://medioevo.leonardo.it/blog/la_navigazione_di_san_brandano.html
IL SECOLO D'ITALIA 12 dicembre 2008 p. 8 - SEGNALAZIONE
http://www.alleanzanazionale.it/public/SecoloDItalia/2008/12-dicembre/081214.pdf
IL SECOLO D'ITALIA 01 gennaio 2009 p.8 - RECENSIONE
http://www.alleanzanazionale.it/public/SecoloDItalia/2009/01-gennaio/090110.pdf
ARIANNA EDITRICE
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=23436
GRUPPI ARCHEOLOGICI DEL VENETO, p. 12-13:
http://www.gruppiarcheologicidelveneto.it/VA129.pdf
IRLANDAONLINE:
http://www.irlandaonline.com/notizie/notizia.asp?ID=1231329012
Giornali, siti e altri amici che parlano di me e delle cose che faccio (le recensioni dei miei libri le ho linkate a parte):
http://www.archaeogate.org/classica/pubblicazione/536/elena-percivaldi-gli-ogam-antico-alfabeto-dei-celti-kel.html
http://www.storiaonline.org/mi/rassegna.1.specchio.htm
http://www.filologia.org.br/vicnlf/anais/caderno05-01.html
http://www.irlandaonline.com/notizie/notizia.asp?ID=-1035191989
http://freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=7114463&a=2
http://www.bibrax.org/news/news.asp?Guid=3175
http://www.bibrax.org:80/celti_druidismo/ogam.htm
http://www.antikitera.net/libri.asp?ID=222
http://medioevo.leonardo.it/blog/gli_ogam_antico_alfabeto_dei_celti.html
http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/D6330841.html
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17389
http://www.agensu.it/archivio/articoli/186/gli-ogam-antico-alfabeto-dei-celti
http://www.centrostudilaruna.it/ogam.html
http://medievale.splinder.com/archive/2008-02
http://www.dnetwork.it/forum/viewtopic.php?f=10&t=862
http://www.medievistica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=158&Itemid=2
IL MIO INTERVENTO A RADIO RAI nella trasmissione NUDO E CRUDO, in onda su RADIO 1 a proposito di Halloween e dei Celti:
1 novembre, Europa tra sacro e profano
1 novembre, Europa tra sacro e profano. Ne hanno parlato al microfono di Giulia Fossà: Elena Percivaldi, giornalista e studiosa di storia antica e medievale; Flavio Zanonato, sindaco di Padova; Marino Niola, Professore di Antropologia Culturale all'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli; Sonia Oranges, giornalista de 'Il Riformista'; Alberto Bobbio, capo della redazione romana di 'Famiglia Cristiana'; Ennio Remondino, corrispondente Rai in Turchia. La corrispondenza di Alessandro Feroldi sulle politiche dell'immigrazione a Pordenone.
ASCOLTA: http://www.radio.rai.it/radio1/nudoecrudo/view.cfm?Q_EV_ID=230636
ELENA PERCIVALDI, "I Celti. Una civiltà europea", 2003, Giunti (Firenze), pagine 192, euro 16.50
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http://www.giuntistore.it/index.php3?SCREEN=libro&SCHEDA=1&sid=w5BNJSuwLwowzuxLJX4wizNrpOYnniok&TIPOCM=55215R
TRADOTTO IN TEDESCO (ED. TOSA)
ELENA PERCIVALDI, I Celti. Un popolo e una civiltà d'Europa, 2005, Giunti, pagine 190, euro 14.50
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Elena Percivaldi, GLI OGAM. Antico Alfabeto dei Celti, Keltia Editrice, formato 150x230 -pagine 176, euro 15
brossura, con xx tavole fuori testo in b/n
ISBN 88-7392-019-5

Il libro è il PRIMO saggio COMPLETO in italiano sull'argomento.
L'alfabeto ogamico è un originalissimo modo di scrivere che fu inventato presumibilmente intorno al IV secolo d.C. Il nome "ogam" è stato collegato a quello di un personaggio chiamato Ogme o Ogmios: per i Celti il dio della sapienza. Nella tradizione irlandese del Lebor Gàbala (Libro delle invasioni), Ogma è un guerriero appartenente alle tribù della dea Danu (Tuatha Dé Danann). Un testo noto come Auraicept na n-éces (Il Manuale del Letterato), che contiene un trattato sull'alfabeto ogam, dice: "al tempo di Bres, figlio di Elatha e re d'Irlanda (...) Ogma, un uomo molto dotato per il linguaggio e la poesia, inventò l'Ogham.”
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AICM - ASSOCIAZIONE ITALIANA CRITICI MUSICALI
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I.I.C.E. - ISTITUTO ITALIANO PER LA CIVILTA' EGIZIA
http://www.archaeogate.org/iice/
SOCIETA' STORICA PER LA GUERRA BIANCA
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SOCIETA' FRIULANA DI ARCHEOLOGIA
http://www.archeofriuli.it/
AISSCA - Associazione italiana per lo studio dei santi, dei culti e dell'agiografia
http://www.flashinlabs.eu/aissca/index.php
Tibet. Land of exile
di Patricio Estay
Skira Editore
pp. 224, euro 39
Volti, cerimonie rituali, frammenti di vita in seno ai templi delineano attraverso la fotografia i segni del ritratto di un mondo in cui le difficoltà morali, il fervore spirituale e la profondità d’animo vanno di pari passo con la gentilezza, l’allegria e l’immensa generosità. Le suggestive immagini in bianco e nero, fortemente spirituali, della prima parte del volume si contrappongono alle intense fotografie a colori dedicate alla realtà di tutti i giorni (centri commerciali, prostitute) pubblicate nella seconda parte. Il libro è introdotto da un accorato messaggio di pace del Dalai Lama che pone l’accento sulla grande forza d’animo con cui il popolo tibetano affronta continuamente ardue prove nel tentativo di continuare a perpetuare l’affermazione delle proprie idee e della propria spiritualità.











Inviato da: eleperci
il 30/12/2008 alle 23:38
Inviato da: eleperci
il 28/12/2008 alle 22:30
Inviato da: lorenzopellegrini
il 28/12/2008 alle 16:58
Inviato da: autonomist
il 28/12/2008 alle 16:27
Inviato da: lorenzopellegrini
il 17/12/2008 alle 16:46