Coniglio mannaro
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Post N° 143
PIER LUIGI PIZZI E ANTONIO FOGLIANI SUL LAVORO DI DONIZETTI IN SCENA ALLA SCALA IN QUESTI GIORNI
«La nostra Maria Stuarda? Un’opera di donne e di cantanti. Tutta da riscoprire»
di Elena Percivaldi
Li abbiamo incontrati in Sala Gialla, durante la presentazione della “loro” Maria Stuarda, che va in scena in questi giorni alla Scala di Milano dopo che dal palco del Piermarini era rimasta lontana per ben 37 anni. E dire che qui, l’opera di Gaetano Donizetti, aveva debuttato nell’ormai lontano 1835, nella versione scritta per Napoli (dove poi, per la censura regia, era stata rappresentata sotto mentite spoglie come Buondelmonte) e modificata per andare incontro alle esigenze vocali della protagonista, la grande Maria Malibran. Antonino Fogliani, giovane direttore messinese (classe 1976) ma già conosciuto sotto la Madonnina per aver condotto, nella scorsa stagione, il Socrate immaginario. E Pier Luigi Pizzi, ormai mitico scenografo e regista che non ha alcun bisogno di presentazione e che di questo nuovo allestimento ha curato anche i costumi.
Il ritorno di Maria Stuarda sulle scene è una delle prime conquiste della cosiddetta “Donizetti-Renaissance” del secondo dopoguerra: riesumata a Bergamo nel 1958, l'opera è poi rientrata nel repertorio grazie anche a interpreti del calibro di Beverly Sills, Leyla Gencer, Montserrat Caballè, Joan Sutherland. Ma comunque non è tra i titoli più rappresentati in assoluto. E nemmeno la discografia è abbondante, anzi. Tra le oltre settanta opere scritte da Donizetti, Maria Stuarda è sicuramente quella meno apprezzata dai registi per via della fissità dell’azione, che dunque mette a dura prova ogni tentativo di espressione di movimento.
Ma questo “difetto”, notato da tutti i critici insieme alla generale debolezza nell’impianto musicale, non spaventa Pizzi – oltretutto non nuovo alla messa in scena dell’opera -, che anzi prova a trasformarlo in un punto di forza. «Ho cercato – spiega il regista - di dare un corpo al clima claustrofobico in cui si svolge l’intera vicenda ambientandola in una sorta di grande carcere, che non sempre cito esplicitamente, ma che imprigiona entrambe le regine. Se Maria è infatti prigioniera di Elisabetta nel vero senso della parola, quest’ultima è prigioniera del suo potere». Un carcere, dunque, in cui si consuma la tragedia di due donne divise dall’amore per lo stesso uomo (il conte di Leicester), ma anche dalla brama di potere: «Nell’opera – sottolinea Pizzi – è senz’altro presente il tema dello scontro tra due donne gelose l’una dell’altra, ma la gelosia non è il tema dominante. Ciò che prevale è lo scontro di due regine, di due poteri, per il potere». E poiché Maria Stuarda è «un’opera dove non conta tanto la musica ma i cantanti, ho concentrato la mia attenzione sulle due protagoniste. Al punto che abbiamo deciso di ridurla dai tre atti “regolamentari” a due, accorpando il secondo al primo, per evitare che la protagonista comparisse in scena così tardi, e cioè restando assente durante tutto il primo atto».
Se il conflitto tra le due protagoniste per Pizzi si trasforma in un vero e proprio duello, in una specie di scontro fra titani, la musica di Donizetti dal canto suo evidenzia l’opposizione delle due donne riservando a ciascuna di esse una diversa scrittura vocale. Se la parte di Elisabetta è aspra, decisamente poco accattivante sul piano melodico, quella di Maria e sinuosa, ricca di colorature, insomma “romantica”. Ne è convinto il maestro Fogliani, che mette in evidenza come con entrambe le protagoniste - Anna Caterina Antonacci (Elisabetta) e Mariella Devia (Maria Stuarda) – abbia lavorato molto anche sulle variazioni. «Ho lasciato a entrambe – spiega il giovane direttore – ampia libertà d’azione sulle variazioni per poterle valorizzare il più possibile. Certo, per Maria siamo partiti dalle variazioni che Donizetti aveva composto per la Malibran e che sono state pubblicate nell’edizione critica dell’opera, ma la signora Devia, come anche la signora Antonacci, hanno potuto lavorare molto sulle variazioni adattandole alla loro vocalità, proprio come se fossero due artiste jazz. E questo perché nessuno meglio di loro può adattare la melodia alla propria sensibilità. Sono grandi artiste e hanno entrambe la capacità di comunicare con il pubblico seguendo quel codice di affetti che un tempo era ben presente, ad esempio, nel teatro barocco. Quel codice, oggi, purtroppo non c’è più, lo si è smarrito. Tocca a loro reinventarlo».
Non tutto, però, si può variare. «La scrittura di Donizetti – spiega Fogliani – è spesso improntata sulla neutralità della melodia. Laddove la melodia è bella, non l’abbiamo toccata. Al limite l’abbiamo ripresa. Abbiamo invece operato qualche taglio sulle cadenze laddove erano ripetute».
Nello stesso anno, il 1835, a Napoli andava in scena Lucia di Lammermoor. «Niente di più diverso dalla Maria Stuarda», chiosa Fogliani. «Lucia presenta una coerenza di scrittura dalla prima all’ultima nota che è del tutto assente nella Stuarda. Che invece presenta momenti dove addirittura la musica sembra non adattarsi al testo, e viceversa. Il duetto tra Maria e Leicester, che non esisteva nella versione inizialmente scritta per Napoli e mai rappresentata, compare invece nel Buondelmonte, dove è un duetto d’amore. Donizetti lo inserisce nella versione milanese della Stuarda ma in un duetto politico, non amoroso. Il contrasto può essere stridente. Ecco perché il ruolo del direttore è importante: si tratta di tirar fuori non tanto quello che è stato scritto, ma quello che non c’è».
Fogliani, siciliano di nascita ma bolognese e milanese per formazione musicale, in passato ha diretto varie opere del compositore bergamasco: la Lucia al Donizetti di Bergamo, Ugo conte di Parigi e Maria di Rohan al Wexford Festival, Lucrezia Borgia al Filarmonico di Verona e Anna Bolena in Giappone. Ma non è d’accordo con chi sostiene che la Stuarda sia un’opera musicalmente debole: «Invito chiunque a scrivere due atti come quelli! Battute a parte, la Stuarda è un lavoro che guarda molto alla tradizione rossiniana e all’antico, ma anche a ciò che viene dopo. Forse esaspera un po’ il Rossini dei finali e dei concertati. E il coro dei cortigiani… è uno dei momenti meno felici dell’opera. La musica è leggera e frivola, e se viene eseguita senza solennità può sfiorare il ridicolo. In questo allestimento io e Pizzi abbiamo preso le distanze da ciò che non ci convinceva, e questo perché vi abbiamo molto meditato. In certi casi, abbiamo cercato anche di limitare i danni. Certo, la Stuarda non è Lucia… Ma la perfezione, quella non esiste».
Pubblicato su "Classicaonline":
http://www.classicaonline.com/interviste/18-01-08.html
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NE PARLANO:
GR2 (RAI RADIO 2): INTERVISTA (9 gennaio 2008, ore 19.30) Dal minuto 20' 14''
http://www.radio.rai.it/radio2/gr2.cfm#
ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE
http://medioevo.leonardo.it/blog/la_navigazione_di_san_brandano.html
IL SECOLO D'ITALIA 12 dicembre 2008 p. 8 - SEGNALAZIONE
http://www.alleanzanazionale.it/public/SecoloDItalia/2008/12-dicembre/081214.pdf
IL SECOLO D'ITALIA 01 gennaio 2009 p.8 - RECENSIONE
http://www.alleanzanazionale.it/public/SecoloDItalia/2009/01-gennaio/090110.pdf
ARIANNA EDITRICE
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=23436
GRUPPI ARCHEOLOGICI DEL VENETO, p. 12-13:
http://www.gruppiarcheologicidelveneto.it/VA129.pdf
IRLANDAONLINE:
http://www.irlandaonline.com/notizie/notizia.asp?ID=1231329012
Giornali, siti e altri amici che parlano di me e delle cose che faccio (le recensioni dei miei libri le ho linkate a parte):
http://www.archaeogate.org/classica/pubblicazione/536/elena-percivaldi-gli-ogam-antico-alfabeto-dei-celti-kel.html
http://www.storiaonline.org/mi/rassegna.1.specchio.htm
http://www.filologia.org.br/vicnlf/anais/caderno05-01.html
http://www.irlandaonline.com/notizie/notizia.asp?ID=-1035191989
http://freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=7114463&a=2
http://www.bibrax.org/news/news.asp?Guid=3175
http://www.bibrax.org:80/celti_druidismo/ogam.htm
http://www.antikitera.net/libri.asp?ID=222
http://medioevo.leonardo.it/blog/gli_ogam_antico_alfabeto_dei_celti.html
http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/D6330841.html
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17389
http://www.agensu.it/archivio/articoli/186/gli-ogam-antico-alfabeto-dei-celti
http://www.centrostudilaruna.it/ogam.html
http://medievale.splinder.com/archive/2008-02
http://www.dnetwork.it/forum/viewtopic.php?f=10&t=862
http://www.medievistica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=158&Itemid=2
IL MIO INTERVENTO A RADIO RAI nella trasmissione NUDO E CRUDO, in onda su RADIO 1 a proposito di Halloween e dei Celti:
1 novembre, Europa tra sacro e profano
1 novembre, Europa tra sacro e profano. Ne hanno parlato al microfono di Giulia Fossà: Elena Percivaldi, giornalista e studiosa di storia antica e medievale; Flavio Zanonato, sindaco di Padova; Marino Niola, Professore di Antropologia Culturale all'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli; Sonia Oranges, giornalista de 'Il Riformista'; Alberto Bobbio, capo della redazione romana di 'Famiglia Cristiana'; Ennio Remondino, corrispondente Rai in Turchia. La corrispondenza di Alessandro Feroldi sulle politiche dell'immigrazione a Pordenone.
ASCOLTA: http://www.radio.rai.it/radio1/nudoecrudo/view.cfm?Q_EV_ID=230636
ELENA PERCIVALDI, "I Celti. Una civiltà europea", 2003, Giunti (Firenze), pagine 192, euro 16.50
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TRADOTTO IN TEDESCO (ED. TOSA)
ELENA PERCIVALDI, I Celti. Un popolo e una civiltà d'Europa, 2005, Giunti, pagine 190, euro 14.50
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Elena Percivaldi, GLI OGAM. Antico Alfabeto dei Celti, Keltia Editrice, formato 150x230 -pagine 176, euro 15
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Il libro è il PRIMO saggio COMPLETO in italiano sull'argomento.
L'alfabeto ogamico è un originalissimo modo di scrivere che fu inventato presumibilmente intorno al IV secolo d.C. Il nome "ogam" è stato collegato a quello di un personaggio chiamato Ogme o Ogmios: per i Celti il dio della sapienza. Nella tradizione irlandese del Lebor Gàbala (Libro delle invasioni), Ogma è un guerriero appartenente alle tribù della dea Danu (Tuatha Dé Danann). Un testo noto come Auraicept na n-éces (Il Manuale del Letterato), che contiene un trattato sull'alfabeto ogam, dice: "al tempo di Bres, figlio di Elatha e re d'Irlanda (...) Ogma, un uomo molto dotato per il linguaggio e la poesia, inventò l'Ogham.”
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Tibet. Land of exile
di Patricio Estay
Skira Editore
pp. 224, euro 39
Volti, cerimonie rituali, frammenti di vita in seno ai templi delineano attraverso la fotografia i segni del ritratto di un mondo in cui le difficoltà morali, il fervore spirituale e la profondità d’animo vanno di pari passo con la gentilezza, l’allegria e l’immensa generosità. Le suggestive immagini in bianco e nero, fortemente spirituali, della prima parte del volume si contrappongono alle intense fotografie a colori dedicate alla realtà di tutti i giorni (centri commerciali, prostitute) pubblicate nella seconda parte. Il libro è introdotto da un accorato messaggio di pace del Dalai Lama che pone l’accento sulla grande forza d’animo con cui il popolo tibetano affronta continuamente ardue prove nel tentativo di continuare a perpetuare l’affermazione delle proprie idee e della propria spiritualità.











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il 30/12/2008 alle 23:38
Inviato da: eleperci
il 28/12/2008 alle 22:30
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il 28/12/2008 alle 16:58
Inviato da: autonomist
il 28/12/2008 alle 16:27
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il 17/12/2008 alle 16:46