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Post N° 145

Post n°145 pubblicato il 29 Gennaio 2008 da eleperci
 

Incontro con i protagonisti dell’opera del compositore campano in scena da stasera alla Scala di Milano

 

Placido Domingo: «Il Cyrano di Alfano?
Un capolavoro di puro teatro, tutto da riscoprire»

di Elena Percivaldi

 

Un’opera contradditoria. Difficile. E non solo perché “contemporanea” – la prima fu al Teatro dell’Opera di Roma, il 22 gennaio 1936 - più che altro, perché del tutto o quasi sconosciuta. Il Cyrano de Bergerac, composto da Franco Alfano (1875-1954) su libretto francese di Henri Cain tratto dall’omonima “commedia eroica” di Edmond Rostand (1897), è infatti un’opera che, a differenza del celeberrimo classico al quale si ispira, le scene le ha viste pochissime volte. Quella che si appresta ad andare in scena al Teatro alla Scala di Milano il 29 gennaio (repliche 1, 5, 9, 12 e 15 febbraio) si può quindi tranquillamente definire, più che un lavoro di riesumazione, un vero e proprio debutto. Gli artefici saranno Placido Domingo (Cyrano), Sondra Radvanovsky (Roxane), German Villar (Christian), Pietro Spagnoli (De Guiche), Simone Alberghini (Carbon), Carmelo Corrado Caruso (Ragueneau); sul podio il maestro Patrick Fournillier, regia di Francesca Zambello e costumi di Anita Yavich

 

Abbiamo incontrato Domingo, con Radvanovsky, Zambelli e Fournillier, nella sala gialla del Piermarini. Tutti soddisfatti e raggianti per aver contribuito a portare in un grande teatro un’opera immeritatamente assente dal repertorio.

«Sono molto felice – esordisce il tenorissimo spagnolo - di tornare a Milano per interpretare Cyrano. Avevo portato in scena Otello nell'ultima inaugurazione prima della riapertura, poi il Sansone agli Arcimboldi. E avevo proprio voglia di tornare alla Scala. Quest'opera per me è stata una gradevole sorpresa, e sono convinto che lo sarà anche per il pubblico scaligero e per quanti amano davvero la musica». L’amore per il Cyrano di Bergerac, racconta Domingo, è storia recente. Ma profonda: «Ho incontrato per la prima volta l'opera di Alfano visitando Casa Ricordi. Tra i tanti cimeli, ho potuto vedere la partitura. Ed è stata una vera e propria scoperta. Non sapevo che esistesse un'opera lirica sul personaggio di  Cyrano e nemmeno di Alfano conoscevo molto. Sapevo, come tutti, che aveva composto il finale di Turandot dopo la morte di Puccini, e avevo ascoltato Resurrezione. Ma Cyrano no, non lo conoscevo. Ho quindi interpretato questo incontro come fosse una specie di segno del destino: dovevo portare questo lavoro sul palco. Ed eccomi qua».

 

Franco Alfano, ovvero un mistero della musica novecentesca. Un compositore nato a Posillipo che studiò in Germania, scrisse musica in Russia e lavorò molto a Parigi. Un artista che aderì al Fascismo sposandone, a livello estetico, la posa “neoclassica” e “arcitaliana”, ma che nel contempo musicò un’opera tratta da un classico d’Oltralpe modellandola, platealmente sia nel testo che nella partitura, sulla lingua e la prosodia francese. Contraddizioni? «Non proprio – spiega Domingo -. Il fatto che le parti di testo della partitura fossero in francese mi ha stupito molto. E anche la musica… Sfogliando lo spartito, a tratti mi pareva addirittura di avere tra le mani una composizione di Debussy. Ma ciò ha una sua spiegazione. La prima rappresentazione fu nel 1936 a Roma, ma in realtà l’opera fu composta prima: nacque negli stessi anni del Wozzeck, di Lulù, del Moise et Aaron. Alfano, insomma, operava immerso nel mondo armonico delle avanguardie. Ma da gran compositore qual era, non poteva tradire la sua profonda indole di melodista. E creò armonie - come la scena del balcone nel quadro terzo, o il finale del quinto quadro - che lasciano, letteralmente, a bocca aperta».

Quest'opera, ribadisce il tenore, è stata davvero una scoperta. «Tutti – sottolinea convinto - conoscono la bellezza del dramma di Rostand. Ebbene, qui tale bellezza viene compressa in un testo assai più breve, ma non per questo meno intenso. La ballata che canto, ad esempio, nell'originale ha un numero di versi cinque volte più lungo. La versione di Alfano è condensata, ma resta sorprendentemente fedele all'originale, arrivando a toccare le corde più profonde del cuore. Non ho mai visto, inoltre, un compositore che come lui ha scritto così tanto sulla partitura. Da consumato uomo di teatro ha previsto non solo ogni nota, ma anche ogni accento, ogni portamento, ogni gesto. Sarà, vedrete, una grande sorpresa».

 

Patrick Fournillier, già caro al pubblico scaligero per aver ottimamente diretto l’Undine di Hans Werner Henze e il Faust di Gounod, torna sotto la Madonnina anche lui con un’idea fissa: riportare Alfano e la sua musica sotto i riflettori dei teatri che contano. «Nemmeno io – confessa il maestro - conoscevo Cyrano, e anche per me il nome del compositore restava legato al finale di Turandot. Ecco perché lavorare su questa partitura mi ha permesso di scoprire un uomo di teatro veramente grande. Terminando l'opera di Puccini, Alfano ha in qualche modo "sacrificato" la sua personalità, cercando di venire incontro a ciò che il maestro aveva ideato senza tradirlo. Qui, invece, Alfano si rivela in tutto il suo genio».  Fournillier non è nuovo alle riscoperte. Tra le sue opere più meritorie, l’aver contribuito alla rinascita di opere francesi praticamente dimenticate o poco note come la Sapho di Massenet, Lakmé di Delibes, la Manon Lescaut di Auber. E qui, con Alfano, si è trovato a suo agio: «Non solo la lingua – spiega Fournillier -, ma anche i colori di questo Cyrano sono molto francesi. Con l'orchestra ho lavorato molto cercando di far eseguire ogni singola frase musicale come se fosse una frase letteraria. Alfano utilizza infatti i vari timbri dell'orchestra per valorizzare al massimo la parola, creando un esempio supremo di "teatro musicale". L'orchestrazione è quindi ampia, complessa. E in ciò Cyrano è senz'altro un capolavoro che merita assolutamente di essere reinserito nel repertorio». Dal quale, invece, inesorabilmente manca. «Ciò per due ragioni – osserva il maestro -. La prima è che per interpretare Cyrano serve un tenore dotato di enorme carisma e nel contempo che sia anche un grandissimo attore. Capace di portare il suo difetto - il naso abnorme - non come un handicap ma come una qualità. Senza mai apparire grottesco». E la seconda? «Oggettivamente l'opera possiede un linguaggio molto particolare, differente da quello a noi familiare del melodramma "classico". Di primo acchito restiamo quasi spiazzati e non sappiamo come classificare la musica, come interpretarla. Ma lo scoglio si supera subito: basta lasciarsi andare e ascoltare. Semplicemente. E si entra in un mondo nuovo, fatto di bellezza, di purezza e di verità».

 

Ammaliata dalla musica di Alfano è anche Sondra Radvanovsky, che porterà al Piermarini una Roxane tutto pepe: «Sono felice – racconta la soprano americana - di debuttare nel ruolo. Che è molto difficile da interpretare: Roxane è una donna delicata, ma anche forte, e la musica che canta è potente. E' una donna furba, intelligente, che sa il fatto suo e sa usare molto bene le parole. Ama due uomini con due diversi tipi di amore. La difficoltà sta proprio nel riuscire a rendere in modo convincente questi due sentimenti così simili ma così diversi, anche con i piccoli gesti. Che in un palcoscenico immenso come quello della Scala rischiano di perdersi».

A ciò cercherà di ovviare Francesca Zambello, che in scena metterà un Cyrano “tradizionalista” («I costumi sono quelli d’epoca, non ci sembrava il caso di decontestualizzare») ma allo stesso tempo universale, «capace di esprimere passioni e sentimenti in cui tutti noi possiamo riconoscerci. Ma in Cyrano e Roxane c’è molto di Domingo e della Radvanovsky. Conoscendo molto bene i loro caratteri, ho cercato di lasciar fuori il loro privato, la loro personalità. Ma nei due protagonisti resta molto sia di Placido, sia di Sondra. Che hanno dato tutto».

 

La battuta finale è ancora per lui, per Placido Domingo, e per il naso del suo Cyrano: «L’ho portato – sogghigna il tenore – anche in sala, durante le prove, per abituarmi. Mi dava un po’ fastidio, in realtà, perché mi creava come effetto collaterale una sorta di strabismo, e un occhio mi guardava in Francia. Ma il naso di Cyrano, per quanto grosso, non può essere mai grottesco. Perché Cyrano non è un buffone, ma un’anima nobile».   

 

____________________________________________________________

 

Franco Alfano, Cyrano de Bergerac
Libretto di Henri Cain
MILANO -TEATRO ALLA SCALA, Nuovo allestimento
29 Gennaio, 01 , 05 , 09 , 12 , 15 Febbraio 2008 

Direttore  PATRICK FOURNILLIER

 


Regia  FRANCESCA ZAMBELLO

 



Personaggi e interpreti principali

 

:

Cyrano Plácido Domingo

 


Roxane Sondra Radvanovsky

 


Christian German Villar

 


De Guiche Pietro Spagnoli

 


Carbon Simone Alberghini

 


Ragueneau Carmelo Corrado Caruso

 


ORCHESTRA, CORO e CORPO di BALLO del TEATRO ALLA SCALA

 


Maestro del Coro BRUNO CASONI

http://www.teatroallascala.org

PUBBLICATO SU CLASSICAONLINE:
http://www.classicaonline.com/interviste/29-01-08.html

 
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IL SECOLO D'ITALIA  01 gennaio 2009 p.8 - RECENSIONE
http://www.alleanzanazionale.it/public/SecoloDItalia/2009/01-gennaio/090110.pdf

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1 novembre, Europa tra sacro e profano. Ne hanno parlato al microfono di Giulia Fossà: Elena Percivaldi, giornalista e studiosa di storia antica e medievale; Flavio Zanonato, sindaco di Padova; Marino Niola, Professore di Antropologia Culturale all'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli; Sonia Oranges, giornalista de 'Il Riformista'; Alberto Bobbio, capo della redazione romana di 'Famiglia Cristiana'; Ennio Remondino, corrispondente Rai in Turchia. La corrispondenza di Alessandro Feroldi sulle politiche dell'immigrazione a Pordenone.

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