Coniglio mannaro
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Post N° 146
Successo per il Rigoletto al Regio dopo otto anni di assenza. Straordinaria Inva Mula
A TORINO GILDA INCANTA IL DUCA. E IL PUBBLICO
di Elena Percivaldi
E’ il dramma singolo di un uomo solo davanti al proprio tragico destino, scritto in principio da una natura matrigna che gli ha negato una “normale” parvenza umana e portato a termine dalla sua stessa mano, con la “giusta vendetta” che gli si ritorce, beffardamente, contro. Non sono ancora terminate le note del preludio che Rigoletto compare lì, solo, sulla scena, mentre disperato indossa obtorto collo i panni del buffone. Poi si alza il sipario e appare, come spiato da dietro una finestra, un fulgido baccanale i cui colori e le cui fogge paiono uscite dal pennello di Lawrence Alma Tadema. Ma è l’unica concessione all’ostentazione e al lusso, in questo palazzo dei Gonzaga raffinato e “minimal” il cui fasto viene evocato più dai ricchi e sgargianti costumi e dal gioco di luci che dalla sovrabbondanza manierista degli arredi.
Il dramma verdiano torna al Teatro Regio di Torino dopo otto anni di assenza nella collaudata regia di Gianfranco Cobelli ripresa da Ivo Guerra (scene e costumi di Paolo Tommasi), ed è un successo tanto meritato quanto indiscutibile. O quasi. Nel complesso è parsa convincente la direzione di Renato Palumbo, calligrafica nel voler evidenziare le singole sfaccettature di una partitura che si sa essere molto complessa. L’operazione però, a nostro avviso, è riuscita in gran parte ma non del tutto. Se i tempi lenti hanno indugiato spesso al lirismo – forse persino un po’ troppo dilatati - i momenti “forti” – le maledizioni, ma soprattutto il “Sì, vendetta, tremenda vendetta!” – non ci sono sembrati né troppo terribili, né abbastanza tonanti. Non tanto, almeno, quanto l’invettiva di Rigoletto ai cortigiani, quella sì travolgente ed esplosiva anche grazie al carisma dell’interprete.
La monumentalità drammatica del personaggio di Rigoletto, a livello sia scenico che vocale, non crea infatti alcun imbarazzo a Roberto Frontali, che riesce a scolpire un buffone sfaccettato e a tutto tondo, oppresso ma non del tutto schiacciato dal dolore, mai grottesco nelle posture. La sua voce piena, omogenea ed espressiva scava nei meandri più segreti del carattere, riuscendo meravigliosamente sublime nei duetti con Gilda, tremendo nelle minacce ai cortigiani, straziante nel momento della scoperta del rapimento e nel finale tragico. Ma senza perdere mai, nemmeno per un solo istante, la dignità.
Straordinaria, lucente e fulgida stella del panorama lirico internazionale, Inva Mula non smette di stupire per l’abilità con cui affronta anche le parti più impervie della partitura senza mai perdere spessore scenico. La soprano albanese ha incantato per la grazia della presenza, mentre la sua voce leggiadra, morbida e agile, ha stregato il pubblico per la capacità di alternare le colorature alle intensità drammatiche. Precisa negli acuti, ottima nel registro centrale, perfetta nella dizione, la Mula ormai possiede grande sicurezza anche verso il grave, e la sua Gilda è un personaggio che, crescendo con lei – quanta strada ha fatto dall’esordio alla Scala con Muti! – è oggi non più la ragazzina candida tutta palpiti e sospiri, ma una fanciulla appassionata e ardente.
Il duca di Roberto Saccà è elegante e volubile quanto basta, ha buona presenza scenica e non scopriamo ora la sua voce pulita – forse al limite un po’ forzata in certi passaggi alti - e cristallina. Tuttavia la familiarità con certi ruoli mozartiani (Tito, Ferrando, Idomeneo, Don Ottavio) se da un lato gli conferisce naturale nobiltà, dall’altro lo rende un po’ troppo “amante” e un po’ troppo poco “libertino”, il che forse in fondo snatura il personaggio forgiato da Verdi.
Alterni, invece, i ruoli “minori”. Se Riccardo Zanellato disegna uno Sparafucile imponente e di gran peso soprattutto nel terzo atto, la Maddalena di Rossana Rinaldi è a dir poco imbarazzante: la sua voce tutt’altro che calda e sensuale come imporrebbe il personaggio, è a tratti addirittura stridula, imprecisa nelle parti acute se non addirittura scomposta. Qualche perplessità per la Giovanna di Sandra Pacheco Quintero e da rivedere il Monterone di Andrea Patucelli. Troppo giovane (è del ’79!): quando Rigoletto lo apostrofa nel II atto – “O vecchio, t’inganni! Un vindice avrai!” – si sfiora il ridicolo. Se ciò non è sua colpa, è farina del suo sacco la mancanza di spessore vocale e di gravità nei momenti clou delle maledizioni. Buoni gli altri cortigiani, Roberto Accurso (Marullo), Antonio Feltracco (Borsa) e Francesco Musico (Ceprano), bene anche la contessa di Daniela Valdenassi. Il coro, diretto da Claudio Marino Moretti, è veramente fantastico, tra le punte di diamante dell’allestimento.
PUBBLICATO SU CLASSICAONLINE:
http://www.classicaonline.com/
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NE PARLANO:
GR2 (RAI RADIO 2): INTERVISTA (9 gennaio 2008, ore 19.30) Dal minuto 20' 14''
http://www.radio.rai.it/radio2/gr2.cfm#
ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE
http://medioevo.leonardo.it/blog/la_navigazione_di_san_brandano.html
IL SECOLO D'ITALIA 12 dicembre 2008 p. 8 - SEGNALAZIONE
http://www.alleanzanazionale.it/public/SecoloDItalia/2008/12-dicembre/081214.pdf
IL SECOLO D'ITALIA 01 gennaio 2009 p.8 - RECENSIONE
http://www.alleanzanazionale.it/public/SecoloDItalia/2009/01-gennaio/090110.pdf
ARIANNA EDITRICE
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=23436
GRUPPI ARCHEOLOGICI DEL VENETO, p. 12-13:
http://www.gruppiarcheologicidelveneto.it/VA129.pdf
IRLANDAONLINE:
http://www.irlandaonline.com/notizie/notizia.asp?ID=1231329012
Giornali, siti e altri amici che parlano di me e delle cose che faccio (le recensioni dei miei libri le ho linkate a parte):
http://www.archaeogate.org/classica/pubblicazione/536/elena-percivaldi-gli-ogam-antico-alfabeto-dei-celti-kel.html
http://www.storiaonline.org/mi/rassegna.1.specchio.htm
http://www.filologia.org.br/vicnlf/anais/caderno05-01.html
http://www.irlandaonline.com/notizie/notizia.asp?ID=-1035191989
http://freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=7114463&a=2
http://www.bibrax.org/news/news.asp?Guid=3175
http://www.bibrax.org:80/celti_druidismo/ogam.htm
http://www.antikitera.net/libri.asp?ID=222
http://medioevo.leonardo.it/blog/gli_ogam_antico_alfabeto_dei_celti.html
http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/D6330841.html
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17389
http://www.agensu.it/archivio/articoli/186/gli-ogam-antico-alfabeto-dei-celti
http://www.centrostudilaruna.it/ogam.html
http://medievale.splinder.com/archive/2008-02
http://www.dnetwork.it/forum/viewtopic.php?f=10&t=862
http://www.medievistica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=158&Itemid=2
IL MIO INTERVENTO A RADIO RAI nella trasmissione NUDO E CRUDO, in onda su RADIO 1 a proposito di Halloween e dei Celti:
1 novembre, Europa tra sacro e profano
1 novembre, Europa tra sacro e profano. Ne hanno parlato al microfono di Giulia Fossà: Elena Percivaldi, giornalista e studiosa di storia antica e medievale; Flavio Zanonato, sindaco di Padova; Marino Niola, Professore di Antropologia Culturale all'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli; Sonia Oranges, giornalista de 'Il Riformista'; Alberto Bobbio, capo della redazione romana di 'Famiglia Cristiana'; Ennio Remondino, corrispondente Rai in Turchia. La corrispondenza di Alessandro Feroldi sulle politiche dell'immigrazione a Pordenone.
ASCOLTA: http://www.radio.rai.it/radio1/nudoecrudo/view.cfm?Q_EV_ID=230636
ELENA PERCIVALDI, "I Celti. Una civiltà europea", 2003, Giunti (Firenze), pagine 192, euro 16.50
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http://www.giuntistore.it/index.php3?SCREEN=libro&SCHEDA=1&sid=w5BNJSuwLwowzuxLJX4wizNrpOYnniok&TIPOCM=55215R
TRADOTTO IN TEDESCO (ED. TOSA)
ELENA PERCIVALDI, I Celti. Un popolo e una civiltà d'Europa, 2005, Giunti, pagine 190, euro 14.50
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Elena Percivaldi, GLI OGAM. Antico Alfabeto dei Celti, Keltia Editrice, formato 150x230 -pagine 176, euro 15
brossura, con xx tavole fuori testo in b/n
ISBN 88-7392-019-5

Il libro è il PRIMO saggio COMPLETO in italiano sull'argomento.
L'alfabeto ogamico è un originalissimo modo di scrivere che fu inventato presumibilmente intorno al IV secolo d.C. Il nome "ogam" è stato collegato a quello di un personaggio chiamato Ogme o Ogmios: per i Celti il dio della sapienza. Nella tradizione irlandese del Lebor Gàbala (Libro delle invasioni), Ogma è un guerriero appartenente alle tribù della dea Danu (Tuatha Dé Danann). Un testo noto come Auraicept na n-éces (Il Manuale del Letterato), che contiene un trattato sull'alfabeto ogam, dice: "al tempo di Bres, figlio di Elatha e re d'Irlanda (...) Ogma, un uomo molto dotato per il linguaggio e la poesia, inventò l'Ogham.”
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http://www.flashinlabs.eu/aissca/index.php
Tibet. Land of exile
di Patricio Estay
Skira Editore
pp. 224, euro 39
Volti, cerimonie rituali, frammenti di vita in seno ai templi delineano attraverso la fotografia i segni del ritratto di un mondo in cui le difficoltà morali, il fervore spirituale e la profondità d’animo vanno di pari passo con la gentilezza, l’allegria e l’immensa generosità. Le suggestive immagini in bianco e nero, fortemente spirituali, della prima parte del volume si contrappongono alle intense fotografie a colori dedicate alla realtà di tutti i giorni (centri commerciali, prostitute) pubblicate nella seconda parte. Il libro è introdotto da un accorato messaggio di pace del Dalai Lama che pone l’accento sulla grande forza d’animo con cui il popolo tibetano affronta continuamente ardue prove nel tentativo di continuare a perpetuare l’affermazione delle proprie idee e della propria spiritualità.











Inviato da: eleperci
il 30/12/2008 alle 23:38
Inviato da: eleperci
il 28/12/2008 alle 22:30
Inviato da: lorenzopellegrini
il 28/12/2008 alle 16:58
Inviato da: autonomist
il 28/12/2008 alle 16:27
Inviato da: lorenzopellegrini
il 17/12/2008 alle 16:46