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MIRA DRITTO AL CUORE - AMNERIS DI CESARE - RUNA EDITRICE

Post n°80 pubblicato il 13 Agosto 2014 da Tanysha

   Di questa autrice mi ero già occupata a suo tempo a proposito di Nient’altro che amare, un romanzone che parla di un sud in parte scomparso, popolato di personaggi quasi epici, con al centro  una protagonista semplice, coraggiosa e sentimentale.

         Anche  stavolta ci troviamo nel reparto sentimenti, e, avendo già premesso che Amneris non è un’autrice solo squisitamente rosa, ma con profonde sfumature  introspettive, con questo romanzo ne ho un’ulteriore conferma.

         Siamo nel pieno degli anni ottanta,  l’esplosione dei villaggi turistici, dei ragazzi che per  pagarsi gli studi  si improvvisano animatori per un paio di mesi, al ritmo della disco dance e delle canzoni “unforgettable”  piene di ritmo, (responsabili oggi della nascita di decine di radio private nostalgiche strettamente dedicate - con i cinquanta-sessantenni in forte incremento oggi c’è un notevole ritorno).  La Milano e non solo, anche la Bologna e la Roma, tutte da bere,  un’idea di ricchezza non ancora disillusa, intere famiglie in partenza per soluzioni vacanziere tutto compreso.

 Questo è lo sfondo di Mira dritto al cuore. Sì, perché Amneris Di Cesare dà sempre grande importanza alle premesse sociologiche  nei suoi romanzi e li incornicia con ambientazioni ben particolareggiate. La protagonista è Sarah, la sua educazione sentimentale e l’amicizia con l’altro sesso, che inizia proprio in un villaggio turistico, dove incontra  i due – apparentemente - opposti maschili: Thomas, che sembra burbero e scostante e Rudy, molto più affabile.

Ma come accade quasi sempre, la realtà  si ribalta: il ruvidone è tenero e pieno di valori, quanto l’altro è cinico e superficiale. Va da sé che Sarah diventa amica dell’idealista Thomas, ma il loro  rapporto è sempre sull’orlo di sconfinare in qualcos’altro, restando costantemente in bilico, anche nel corso degli anni quando ognuno avrà la sua vita, resteranno un riferimento l’uno per l’altra, come la “stella polare” non tramonterà mai,  una sorta di simbolo di iniziazione  emotiva. Salvo poi ribaltarsi di nuovo tutto, quando riappare Rudy, che ora sembra esser lui quello pieno di valori. Nella seconda metà il romanzo si vivacizza un po’ in stile Relazioni pericolose, appare un altro terzetto di personaggi e la faccenda si fa sempre più contorta e a tratti un po’ osè.

 Amneris Di Cesare è abile a  disimpegnarsi nelle tortuosità dell’animo umano, a seguire passo dopo  passo la storia di un’amicizia e delle sue infinite colorazioni emotive, un po’ come gli amici del romanzo di Andrea De Carlo “Di noi tre”, che resteranno legati per oltre vent’anni, riesce a fotografare i cambiamenti più significativi del percorso accidentato dell’esistenza, coinvolgendo il lettore, che non può mai stare tranquillo, perché, come dice Venditti in una sua famosa canzone, anche quando sembra finita, è proprio lì che inizia la salita. Non si tratta quindi, ancora una volta, di un romanzo prettamente rosa, ma di una storia, se mi si perdona un tuffo nel kitsch, che potrebbe definirsi color fucsia, e di un colore cangiante, per giunta, laddove per fucsia intendo la dinamizzazione dei sentimenti, immortalati sempre  sul punto di virare verso qualcos’altro, mai abbastanza statici da poterli  inquadrare in qualcosa di definito.

         Il titolo del romanzo ha origine da una frase che Sarah, la protagonista, rivolge al padre nelle prime pagine, dove il cuore non è inteso come centro delle emozioni, ma come  natura intrinseca delle cose. Quindi già il titolo, nonostante la copertina un pochino fuorviante, due cuori intrecciati in primo piano con innamorati abbracciati  che guardano il mare, un po’ generica, se si pensa alla natura della protagonista, così portata a cercare l’essenza di tutto ciò che vive; già il titolo, dicevo, sottintende il cuore inteso come nocciolo della questione. Insomma, Sarah sembra alla ricerca, per tutto il romanzo, di una scala di valori assoluta, di qualcosa che sia per sempre e che sembra aver trovato nell’amicizia. Maschile, per di più, vale a dire una perla rara. Qualcosa di fisso, imperituro e inalterabile, a dispetto delle tempeste della vita. Chi non desidererebbe un’amicizia del genere? Già le amicizie dello stesso sesso sono difficili – colpa dell’invidia, direbbero le nonne – colpa dell’incomunicabilità, aggiungo io. Figuriamoci quelle di sesso opposto, che possono sempre virare nel sentimento confinante, sappiamo bene quale.

 Quindi titolo e copertina in questo senso sono  riduttivi, perché ci si aspetterebbe di trovare la classica storiella sentimentale a lieto fine. Invece Mira dritto al cuore  mira ben oltre il lieto fine.

Ho sempre affermato che la scrittura e le tematiche di Amneris Di Cesare mi riportano a un mito dell’adolescenza: Brunella Gasperini, di cui l’autrice ha ereditato il garbo vellutato e lievemente ironico, mai superficiale, le situazioni che, anche sul punto di sconfinare nel dramma, vengono sempre riequilibrate con un sorriso. Ci sono, a tratti, delle ingenuità stilistiche, mentre i personaggi principali sono ben caratterizzati e a tutto tondo, ad esempio, il complicato e contraddittorio Thomas è descritto con grande finezza psicologica, i personaggi secondari appaiono talvolta un po’ stereotipati, ad esempio, la perfida Marta sembra la classica cattiva uscita pari pari da una soap: capelli neri, un po’ spiritata e cocainomane per giunta. Il riccone Osvaldo è anziano ma curato e dispensa in giro perle di saggezza. Il pilota Andrea è il tipico  aviatore belloccio e romantico dalla divisa blu così come appariva nei romanzi di Wanda Bontà, autrice  rosa degli anni trenta. Amneris Di Cesare,  pur avendo una scrittura movimentata e dai dialoghi freschi e immediati, a volte  si lascia scappare espressioni del tipo: elegante e raffinato (doppia aggettivazione, ahinoi!), attento e curioso, caldo e confortevole ecc. Ma a parte questi particolari, la storia regge, funziona alla grande, ti prende per mano anche senza che tu lo voglia e ti porta dove vuole lei, costringendo il lettore ad accettare il patto narrativo senza nessuna remora. E questo in fondo è ciò che importa.

 

 
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