Creato da: dottor_orloff il 21/10/2004
Un piccolo diario personale su gli strani effetti che provoca il cinema sulla vita e viceversa...

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« David Lynch e i suoi criticiMessaggio #140 »

Paul Verhoeven e il revisionismo

Post n°139 pubblicato il 28 Marzo 2007 da dottor_orloff
Foto di dottor_orloff

Inaccettabile, incompetente, revisionista.
E' difficile, dopo le deboli polemiche che può creare la discussione di un film, andare al cinema senza qualche dubbio.
Verhoeven ha toppato stavolta?
Poi Verhoeven in Italia non è mai stato amato, anzi considerato un regista commerciale ( e parliamo ovviamente di Robocop, Total Recal, Basic Instict etc....)
Ma chi scrive su questo blog lo considera un grande maestro.
E con questo grandioso Black Book dimostra di non aver perso la verve di sui capolavori degli anni 70 ( "Il quarto uomo", "Spetter"...).
Certo non vi piacerà il suo stile grezzo.... Violenza a volontà e trasportante erotismo....
Ma paragonare "Black Book" a porcate tipo "Porzuz" dove i fascisti sono i buoni e i partigiani comunisti sono cattivi dimostra davvero la vera inaccettabilità di chi vuole strumentalizzare anche un film ai propri fini di propaganda ideologica.

"E' un'emigrata diviene la protagonista di Black Book, un'ebrea che cerca di passare le linee tedesche nel settembre del 1944 ma, tradita vede uccisi i genitori. Sfugge alla cattura e diventa una spia della Resistenza nell letto di un ufficiale nazista. SOLO CHE L'UFFICIALE E' PIU' ONESTO DEI PARTIGIANI" Maurizio Cabona, Il Giornale, 2 Febbraio 2007

Ecco come la piagnucolosa critica di destra utilizza gli argomenti e il racconto di un film(che credo il signor critico non abbia mai visto)
Un film veramente anarchico, che non vuole minimamente fare un discorso su chi è buono o cattivo, o ribaltare memorie storiche.
Racconta un grande affresco sulla natura del potere e della guerra.
Dove tutti i personaggi, anche la protagonista Carice Van Houten , sono ambigui.
Black Book si aggiunge a quell'ondata di pensiero cinematografico avanzato e riflessivo che negli ultimi due anni ha portato ad opere inquietanti (vedi gli ultimi di Cronenberg e Scorsese).
E la protagonista dopo aver passato le situazioni più assurde ritornerà in Israele in un kibuz dove, nel grandissimo finale, ritrovera ancora la guerra.
Nichilista al massimo.
Il miglior film della stagione

 
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