
Mai come in questi ultimi tempi il fenomeno mobbing assume le caratteristiche di una realtà di fatto concreta ma che viene al tempo stesso sconfessata come non esistente. Simile a un fenomeno carsico. Sai che esiste, ma appare e scompare con estrema rapidità. Questo avviene perché mancano al riguardo adeguati studi di settore, dati statistici, mentre permane la difficoltà di definire il mobbing ( dall’inglese to mob che significa aggredire, malmenare, accerchiare, assalire). Precisando che spesso si parla di mobbing verticale (dal superiore verso l’inferiore) e mobbing orizzontale (che si sviluppa tra colleghi di pari grado e mansione). Mobbing che sostanzialmente si traduce in un atteggiamento persecutorio e vessatorio verso colleghi, che si ripete nel tempo e si diversifica nei modi. Causa ed effetto di una cultura totalizzante che nel lavoro vede l’essenza e il fine della stessa vita.
Contrariamente al fenomeno della discriminazione sul posto di lavoro, che è legalmente perseguita dal Decreto legislativo 145/2005, dove si ammette l’inversione dell’onere della prova (la controparte denunciata deve dimostrare il non accaduto), il mobbing non è regolato da alcuna legge. E l’onere della prova è tutto a carico della vittima. I pochi e sporadici dati nazionali e locali evidenziano che il mobbing colpisce il 52% delle donne, raggiungendo punte dell’80% se le vessazioni fanno riferimento al settore impiegatizio. (continua in edicola)
Inviato da: voltidicass
il 14/09/2006 alle 18:08