Tyki's Fantasy

La Leggenda del Dragone

 

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CAPITOLO V

Post n°8 pubblicato il 19 Aprile 2008 da Tyki_Mikk
 

Appena entrarono nella taverna, Sarah si sentì sommergere dal chiasso dei presenti. Era un luogo molto ampio e frequentato, Vash le aveva detto che ci andava la gente più esperta, perché i prezzi almeno lì erano onesti e il servizio decente.
La verità era che a Rushton tutto costava parecchio. Specialmente i prodotti più rari e ricercati raggiungevano prezzi elevatissimi, ma era comunque necessario trattare ogni mercanzia. Girava voce che per poter comprare dei pezzi davvero unici e dal valore inestimabile, non fosse sufficiente disporre di una somma enorme, ma bisognava conoscere le persone giuste, perché questo genere di trattative si svolgevano in luoghi nascosti da tutto e da tutti.
Si sedettero a un tavolo libero e attesero di fare l'ordinazione. Nell'attesa ascoltarono le animate conversazioni degli uomini, che si stavano facendo via via più accese. Qualcuno gridava, altri ridevano e si schernivano, ma facendo più attenzione, Sarah sentì che su tutte cercava di imporsi una voce femminile. Incuriosita si guardo attorno per vedere da dove provenisse la discussione e vide che in un altro punto della sala si erano raccolti diversi uomini, perlopiù sbronzi, attorno a un tavolo sul quale stava in piedi una giovane donna. Con atteggiamento serio e un po' irritato stava parlando a quegli uomini, che però non sembravano prenderla sul serio. Anzi, alcuni di loro la stavano deridendo. Incuriosita, Sarah si alzò dal suo posto e si avvicinò per udire meglio le conversazioni.
"Perché non mi date ascolto! Se non farete qualcosa la prossima a cadere sarà Rushton!" gridava la donna, per farsi udire attraverso le risate dei bevitori più brilli: "Dovete impugnare le armi e combattere, o presto anche voi perderete tutto!"
"Ti sbagli, signorina! Gli affari vostri non ci riguardano e Rushton non corre alcun pericolo!" le rispondeva uno degli uomini.
Intanto accanto a Sarah era apparso anche Vash che al pari di lei, si era messo ad ascoltare.
"Voi non capite! Feor è una minaccia per l'intero continente!" insisteva la donna: "Dispone di una quantità di truppe che non si era mai vista prima in tutta la sua storia! E si tratta di soldati ben addestrati! Credetemi, non si fermeranno... bisogna affrontarli finché è ancora possibile vincere!"
"Tu stai solo gonfiando il problema per avere un aiuto, ma la gente qui ha un lavoro e una famiglia da mantenere! Non abbiamo voglia di rischiare la vita inutilmente, non possiamo permettercelo!" esclamò uno dei presenti.
"Già! Lasciaci in pace e vattene!" aggiunse un'altro.
"Ma siete davvero testardi!!" gridò la giovane, ora infuriata: "Ve ne pentirete, quando farete tutti una brutta fine! Quando avranno finito con noi, le armate dell'impero verranno qui... e voi non fate altro che ubriacarvi come dei luridi beoni!! Siete degli stupidi, mi fate pena!! Andatevene tutti all'inferno!!"
Aveva esagerato con gli insulti. Alcuni degli uomini si erano alzati furibondi. Uno di essi le si avvicinò con aria minacciosa.
"Come ti sei permessa, ragazzina! Hai bisogno che qualcuno ti dia una bella strigliata!" esplose caricando un pugno.
Ma il suo destro non andò a segno. Con un rapido movimento, Vash gli era arrivato accanto e gli aveva afferrato il braccio. L'uomo si voltò stupito.
"E tu chi accidenti sei!? Che diavolo vuoi!?" esclamò, cercando di colpire il giovane cacciatore con l'altro pugno.
Vash si abbassò schivando l'attacco e rispose immediatamente con un gancio. Colpì l'aggressore al mento e lo fece volare al tappeto.
"Non conosci le buone maniere? Non si alzano le mani sulle donne." disse Vash con la solita sicurezza.
Ma dopo aver colpito un loro compagno, altri uomini gli si lanciarono addosso. Vash evitò l'attacco del primo e colpì il secondo con un pugno allo stomaco. Si abbassò durante la carica di un terzo aggressore, che afferrò, sollevò di peso e scaraventò contro un quarto. Il primo, che ora si trovava alle sue spalle, tornò all'attacco, ma il cacciatore lo colpì con una gomitata al fianco, quindi voltandosi, lo finì con un manrovescio, mandandolo a terra. Gli altri, che nel frattempo si erano rialzati, non se la sentirono di continuare. Quel ragazzo gli aveva fatto capire che ci sapeva fare, era inutile prenderle avanti. Si reggevano a malapena in piedi, più a causa dell'alcol che per i colpi subiti.
Senza che nessun altro avesse nulla da dire, nel locale era difatti sceso il silenzio, Vash tornò a sedere al suo tavolo. Sarah, che aveva assistito alla scena trattenendo il respiro, era ancora a bocca aperta e con gli occhi sgranati, quando raggiunse il compagno.
"Immagino che dovrei ringraziarti..." disse una voce femminile: "Comunque me la sarei cavata benissimo anche da sola."
Era la giovane donna che prima era stata in piedi sul tavolo. Li aveva raggiunti e ora Sarah poteva vederla meglio. Si accorse che nonostante fisicamente sembrasse una donna bella e fatta, piuttosto alta e formosa, in realtà era una ragazza all'incirca della sua età. La sua pelle era molto più scura della loro, non era semplicemente abbronzata, doveva essere straniera. Aveva i capelli lisci e corvini, lunghi fin oltre la schiena. Su una ciocca che le ricadeva sul viso, aveva infilate diverse perline colorate. Rivolse uno sguardo intenso a Vash con i suoi occhi dal colore del mare.
"Potrei sapere di cosa stavi parlando a quella gente?" le chiese Sarah e l'altra sembrò accorgersi di lei solo allora.
"Chi sei tu?"
"Mi chiamo Sarah." si presentò: "Lui è Vash. Stiamo viaggiando assieme."
"Ah, capisco... quindi voi due siete..."
"No, ti sbagli." rispose Sarah.
Vash osservava le due ragazze con aria interrogativa, senza riuscire a capire di cosa stessero parlando.
"Bene! Questa è una buona notizia! Posso sedermi qui?" chiese la giovane a Vash, indicando il posto accanto al suo. Il cacciatore fece capire che non c'era problema e lei si accomodò, dopo aver appoggiato una specie di asta al muro, alle sue spalle.
"Ebbene, si può sapere il tuo nome?" domandò Sarah con un po' di fastidio. Non sopportava il modo con cui quella sconosciuta si era subito appiccicata a Vash.
"Diana." disse senza distogliere gli occhi dal ragazzo accanto a lei: "Vengo da Tunsea."
Vash però sembrava concentrato a richiamare l'attenzione dell'oste per fare l'ordinazione.
"Allora, Diana, potresti rispondere alla mia domanda precedente?" chiese l'altra ragazza.
"Beh, vedi..." iniziò questa, diventando cupa: "L'impero di Feor muove guerra al mio paese e sono stata inviata a Rushton per cercare aiuti."
"Allora dovresti presentarti al Consiglio dei Dieci, non in una taverna, non credi?" intervenne Vash.
"E infatti ho agito così, ma quei vecchi decrepiti non mi hanno neanche ascoltata! Qui nessuno mi prende sul serio!"
"Beh è naturale. Chi vuoi che ascolti una ragazzina." affermò il cacciatore.
"Non è colpa mia se sono stata scelta per questa missione! Cosa credi, anch'io avrei voluto restare a combattere!" ribatté Diana: "Dopo il rifiuto dei Dieci avevo sperato almeno di reclutare qualche volontario... non posso ripresentarmi a mani vuote!" disse con un tono vicino alla disperazione, parlando quasi a se stessa: "Cosa posso fare ora?"
Sarah notò che anche Vash si era fatto cupo in volto. Avrebbe voluto sapere a cosa stesse pensando il cacciatore di mostri.

Dopo aver mangiato, avevano fatto ritorno alla grande piazza di prima. Diana era rimasta con loro. Vash sedeva ancora pensieroso, invece Sarah continuava a studiare quella che aveva creduto fosse un'asta. La ragazza di Tunsea portava con sé un oggetto vagamente simile a un forcone, un lungo bastone che terminava in tre estremità appuntite. Ma non era uno strumento per il lavoro agricolo, bensì un'arma, seppure esotica. Era un tridente.
"Su quanti uomini potete contare in questa guerra?" chiese il cacciatore a Diana.
"Non molti... Tunsea è pronta a combattere sino all'ultimo, ma i paesi vicini hanno paura a opporsi allo strapotere di Feor. Abbiamo confidato invano nel loro sostegno. Se solo potessimo convincerli ad aiutarci..."
"Non c'è alcun modo per poter far leva sul loro orgoglio, per spingerli a rischiare tutto?" insistette l'altro.
"Io... non lo so."
"Pensaci bene: qualcosa che magari vi aveva uniti saldamente in passato. Un simbolo che possa essere un richiamo irresistibile alle armi, che spinga a una strenua difesa della propria libertà."
"No... non credo che esista una cosa del genere." affermò con nuova delusione la ragazza: "Tunsea e i paesi vicini sono tutti indipendenti uno dall'altro ormai da secoli. Non abbiamo più nulla da spartire da molto tempo."
"E prima ancora?" domandò Sarah.
"Prima? Beh... i nosti paesi erano uniti in un unico feudo, però non c'era nulla in comune... a parte il culto del dio Oceano." rispose l'altra con indifferenza. Ma all'improvviso sembrò avere un'illuminazione e si radrizzò di scatto: "Ma certo! La reliquia!"
"Di cosa stai parlando?" la interrogò Vash.
"Quando ero bambina mio padre mi raccontò che molto tempo fa Tunsea aveva una famosa e importante reliquia del nostro dio Oceano. Era un cimelio che teneva uniti tutti i fedeli, quindi anche tutti i nostri vicini. Durante antiche guerre andò perduta e con essa l'unione con i paesi vicini. Da allora questo oggetto ha assunto un alone di leggenda..." raccontò con crescente eccitazione: "Ma ci pensate! Se potessi tornare a casa con la reliquia del dio Oceano..."
"Ma come farai a trovarla?" chiese Sarah.
"Andiamo alla Biblioteca di Rushton." esclamò il cacciatore di mostri con decisione.

Vash spiegò che la Biblioteca di Rushton era la più grande e ben fornita del mondo. In effetti le ragazze videro con i loro occhi che vi si trovava un'enormità di libri, nonostante avessero visto solo una delle innumerevoli sale bibliotecarie. Si misero alla ricerca di informazioni nei libri di storia e sorprendentemente, Sarah trovò quello che cercavano in un libro della storia antica di Rushton, non di Tunsea.

Circa settecento anni fa, quando Rushton era ancora governata da un re che estendeva il suo potere su domini feudali, questo riponeva tutte le sue ambizioni militari nel suo braccio destro, il conte di Loston. Abile condottiero, il conte aveva guidato le sue truppe di vittoria in vittoria, espandendo i possedimenti del suo signore come mai era accaduto precedentemente o successivamente.
In seguito, durante la guerra con un altro regno vicino, il conte di Loston guidò una scorreria verso nord, nel feudo di Tunsea e vicini. Eccellente stratega e invincibile guerriero, sbaragliò ogni resistenza e poté così saccheggiare e incendiare ogni singolo villaggio. Ma il suo odio verso il regno rivale non si limitò a esprimersi in atroci stragi tra la gente inerme. Egli volle togliere ogni speranza a quel popolo. Così profanò il tempio del dio Oceano, si impossessò della sacra reliquia e uccise il Gran Sacerdote, che ne era il custode. Prima di morire questi lo maledì per il gesto sacrilego del quale si era macchiato.
Conclusa la sua impresa, fece ritorno nella contea di Loston portando con sé la reliquia. Con tutto il bottino che avevano raccolto le sue truppe, il re gli permise di tenerla per sé, come motivo di vanto. Le sue imprese storiche terminarono lì, di lui o di altri conti di Loston i libri non narravano altro. Neppure della reliquia non si ebbero altre notizie.

"Grazie mille, ragazzi!" esclamò Diana: "Allora è a Loston che devo andare..."
Sarah guardò Vash con aria eccitata.
"Perché non ci andiamo anche noi?" gli chiese.
Il ragazzo non ne sembrava certo entusiata, ma anche Diana lo osservava speranzosa. Pensò che in fondo per il momento non avesse di meglio da fare, poiché la parte nord della città non era ancora raggiungibile. Loston si trovava a sud di Rushton, a due giornate di viaggio a piedi.
"E va bene, andiamo!" disse infine il cacciatore di mostri.
Lasciarono la Biblioteca di Rushton e si diressero verso la porta sud.

 
 
 
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Un blog di: Tyki_Mikk
Data di creazione: 15/04/2008
 

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