Tyki's Fantasy

La Leggenda del Dragone

 

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CAPITOLO XXI

Post n°24 pubblicato il 09 Maggio 2008 da Tyki_Mikk
 

Ander piazzò con cura i candelotti tra i massi che ostruivano il passaggio verso l’uscita della miniera. Srotolò le micce e le legò tra loro.
"Attenti, tra poco ci dovrebbe essere una bella esplosione, perciò riparatevi per bene dietro alle rocce." consigliò il cavaliere.
<<Esplosione?>> si chiese Sarah.
Gli altri tre gli obbedirono e si nascosero dietro ai massi crollati poco prima dal soffitto. Nessuno di loro però seppe spiegarsi cosa volesse fare Ander. Questo avvicinò alla miccia la torcia, che si era fatto dare da Diana, abbassandola lentamente e con estrema prudenza. Una volta accesa la miccia, corse rapidamente a ripararsi. Sarah si coprì le orecchie e chiuse gli occhi.
Dopo qualche secondo ci fu una tremenda esplosione e la galleria fu scossa violentemente. Altre rocce crollarono dal soffitto, una delle quali, piuttosto grossa, cadde a circa un metro da Diana, facendole balzare il cuore in gola.
Quando il chiasso terminò del tutto, Ander sollevò lo sguardo al di sopra del suo riparo, cercando di capire se il suo tentativo era andato a buon fine o se era stato inutile. Il crollo che aveva seguito l’esplosione non prometteva bene, ma una nuova nube di polvere impediva di vedere la nuova situazione.
I quattro giovani si alzarono in piedi, in attesa di conoscere il loro destino. Trascorse qualche minuto prima che il polverone si diradasse, ma l’impazienza non dava loro tregua. Ander si avvicinò con la torcia in pugno.
"Ragazzi, è fatta!!" gridò dalla felicità: "C’è un buco, magari non troppo grande, però sufficiente a farci passare!"
Le ragazze si abbracciarono per la gioia, lasciandosi sfuggire qualche singhiozzo. Poi ringraziarono di cuore il cavaliere con un bacio sulla guancia, cosa che lui apprezzò particolarmente.
"Come hai fatto?" gli domandò Sarah.
"Dove hai trovato quella dinamite?" chiese invece Vash.
Ander sorrise.
"Meno male che ci sono io, eh?" disse solamente.

Appena intravide i primi raggi di luce, Sarah iniziò a correre verso l’uscita. Si fermò solo quando giunse fuori dalla miniera. Stremata dal lungo scatto, si lasciò a cadere a terra con il sorriso sul volto.
<<Finalmente!!>>
Gli altri la raggiunsero poco dopo. Diana respirò profondamente l’aria fresca, sedendosi poi vicino all’amica. I ragazzi si guardarono rapidamente attorno. Si trovavano in un paesaggio di montagna, circondati da roccia bianca e bassa sterpaglia. La via davanti a loro scendeva verso valle, dove si stendeva un rado boschetto di pini.
"Manca qualche ora a mezzogiorno." osservò Ander: "Che ne dici, facciamo una pausa?"
Vash annuì e i ragazzi si fermarono a mangiare. Il cibo sembrava aver acquisito un sapore migliore alla luce del giorno. Sarah dovette insistere non poco per potersi prendere cura dei tagli e dei lividi che il cacciatore si era fatto dopo la tremenda botta subita nel confronto con il troll. Infine stanchissimi, si abbandonarono tutti e quattro a un breve riposo.
Al loro risveglio era appena passato mezzodì. Nonostante fossero ancora stanchi decisero di proseguire fino a sera. Vash prevedeva di raggiungere i margini del canyon di Yuwa nella restante mezza giornata di cammino che li attendeva. Soltanto dopo aver passato la notte si sarebbero avventurati in quelle terre pericolose. Da quel momento in poi avrebbero dovuto confidare anche nella fortuna.
Il cacciatore sentì una fitta dolorosa alla schiena. Non aveva superato immune l’ultimo combattimento, ma confidava in una rapida ripresa. D’altra parte era abituato così. Iniziarono a scendere verso valle lungo un sentiero che si rivelò piuttosto ripido e faticoso per i muscoli delle gambe, ancora doloranti per la lunga marcia forzata della miniera. Procedettero con calma, coscienti che forzarsi ulteriormente avrebbe potuto solo peggiorare la situazione. Diana sentiva tirare il muscolo dei polpacci, che era al limite di un crampo. Riuscì comunque a resistere fino a valle, dove la via si fece molto più facile e praticabile.
Dopo pochi metri percorsi tra i bassi pini di montagna, Vash fece fermare il gruppo senza dare spiegazioni.
"Che succede?" chiese Sarah, ma il cacciatore rimase in silenzio.
Fissava qualcosa diritto davanti a sé. I compagni seguirono il suo sguardo senza individuare nulla d’interessante. Diana volle proseguire, ma Vash l’afferrò per un braccio.
"Aspetta." le sussurrò.
Qualcosa si mosse da dietro il mucchio di rovi e arbusti di fronte a loro. Una sagoma scura comparve silenziosamente, rivelandosi ai viaggiatori.
"Chi sei?!" domandò il cacciatore.
La figura stava eretta, coperta in un lungo mantello nero. Sollevò leggermente la testa coperta dal cappuccio, ma non diede risposta.
"Cosa vuoi da noi?! Parla!" insistette Vash.
L’altro rimase immobile, senza fiatare. Il cacciatore si spazientì, ma non intendeva concedere la prima mossa. Attese ancora, mentre un senso di inquietudine si stava impadronendo dei suoi compagni.
"Nessuno passerà di qua." disse la figura incappucciata con un tono sommesso e freddo.
Le ragazze sentirono scorrere un brivido lungo la schiena. Non avevano mai udito una voce così insensibile. Era difficile dire se fosse di un ragazzo o di una donna, però mancava di qualsiasi tipo di umanità, di emozione. Era una voce gelida, meccanica, che non esprimeva nulla.
"Mi dispiace contraddirti, ma noi dobbiamo passare." rispose Vash.
Il cacciatore fece due passi avanti e la figura che aveva di fronte si irrigidì. Da sotto il cappuccio comparve alla luce una parte del suo viso. Era un volto pallidissimo e molto giovane. Un occhio giallo lì fissava freddamente. Sembrava l’occhio di un animale.
"In questo caso morirete." li informò senza battere ciglio.
Vash portò la mano all’elsa della spada. I compagni lo imitarono impugnando le armi.
"Fate molta attenzione…" avvertì il cacciatore: "credo sia un assassino."
"Come?!" sussultò Sarah spaventata.
"E cosa ci fa qui?" chiese Ander.
"Non saprei." rispose l’altro: "Ma non è azzardato credere che sia un sicario di Feor. Chi altro avrebbe interesse a non far passare nessuno da qui? A quanto pare ho valutato male…" proseguì: "Non avevo previsto una situazione simile. Questa via è poco nota, l’assassino deve averla scovata da solo. Non fatevi ingannare dalle apparenze, deve essere molto abile."
Appena fece un altro passo avanti, l’assassino scattò all’attacco. Raggiunse il cacciatore in un lampo, attaccandolo con una sottile lama ricurva, che era comparsa nella sua mano destra come dal nulla. Vash sorpreso, parò il colpo appena in tempo con lo spadone, tentando subito dopo un inutile contrattacco. Il suo avversario si allontanò con altrettanta velocità.
<<È molto rapido, agile e ha ottimi riflessi!>> lo analizzò il cacciatore: <<Non sarà un avversario facile…>>
Il cappuccio gli era scivolato giù dalla testa, rivelandone il volto nella sua interezza. Sarah rimase a bocca aperta per la sorpresa. Era solo un ragazzo, probabilmente più giovane di lei. E davvero aveva la pelle molto chiara, quasi bianca. I capelli erano biondissimi, di un giallo vivace e intenso, poco naturale. Apparentemente erano mal pettinati, infatti da un lato si rizzavano dei ciuffi disordinati, mentre dall’altro la frangia ricadeva sino a coprire l’occhio sinistro quasi completamente.
Ed erano proprio gli occhi a colpirla di più, anche se fissi sul cacciatore. Grandi e inquietanti, erano di un insolito colore dorato, simili a quelli di un uccello rapace. Lo spazio attorno agli occhi era tinto con il kajal, un impasto scuro che si usava di solito in ambiente desertico, per evitare i disturbi della sabbia e della polvere. Le occhiaie nere però risaltavano maggiormente il suo sguardo gelido, dandogli un aspetto minaccioso.
L’assassino tornò alla carica e Vash ribatté ogni attacco, anche se con difficoltà. Il suo avversario era dannatamente rapido e abilissimo a schivare ogni contromossa. Il cacciatore sentì improvvisamente una forte fitta alla schiena e l’altro ne approfittò per colpirlo al fianco. Ander accorse in aiuto dell’amico, ma il ragazzo in nero respinse la punta dell’alabarda con una seconda lama, comparsa di colpo nella mano sinistra. Il cavaliere lo attaccò con insistenza, costringendolo ad arretrare di nuovo.
Le ragazze accorsero vicino a Vash, che si teneva il fianco del torace con una smorfia di dolore.
"È solo un taglio superficiale!" spiegò, smentito però dalla sangue grondante dalla ferita.
Diana lo soccorse, cercando di fermare l’emorragia, mentre Sarah si voltò in cerca del loro aggressore.
"Perché ci fai questo?!!" gli gridò la ragazza, cercando spiegazioni : "Come puoi essere un assassino… sei solo un ragazzo!!"
L’altro, presa una distanza di sicurezza, spostò lo sguardo da Ander a lei, osservandola con curiosità. Perso l’interesse, si tolse il mantello dalle spalle, lasciandolo cadere a terra. Sotto portava una veste attillata, senza maniche e pantaloni, tutti rigorosamente in nero. Gli avambracci e le gambe sotto alle ginocchia erano avvolti da lunghe bende.
Poi riprese ad attaccare lanciandosi su Ander. Questo cercò di sfruttare il vantaggio della sua arma, ovvero la maggiore portata, ma non riuscì a colpire l’assassino. Con due lame le sue capacità erano praticamente raddoppiate e ben presto anche il cavaliere si trovò in difficoltà.
Vash si drizzò in piedi stringendo i denti e impugnò nuovamente la sua spada.
"Dove credi di andare…!?" lo fermò Diana.
"Devo aiutare Ander…" si giustificò con respiro affannoso: "Non ce la farà da solo!"
"Tu resta fermo, vado io!" esclamò lei.
"No!! È troppo per te!!" cercò inutilmente di dissuaderla.
La ragazza di Tunsea caricò il nemico con il tridente. L’altro parò l’affondo, ma Diana spostò le punte del tridente in basso, tentando di disarmarlo alla sua solita maniera. Nonostante si dovesse difendere anche dal cavaliere, l’assassino sfuggì alle mosse di entrambi, rivelandosi davvero abile. La ragazza provò ad attaccarlo con una combinazione di attacchi in rapida successione, ma neanche in questo modo non ebbe successo. L’avversario parò e schivò ogni tentativo, riuscendo invece a ferire la ragazza con un taglio al braccio sinistro.
"Basta!!" strillò Sarah, vedendo l’amica ferita: "Tu…! perché vuoi ucciderci?!"
Il giovane sconosciuto le rivolse un'occhiata indifferente.
"È il mio dovere." rispose semplicemente.
Lei lo guardò con gli occhi arrossati, senza capire. Provava una sensazione strana. Non riusciva a odiare quel ragazzo, perché non le forniva un motivo valido. Non c’era malvagità o un insano piacere in quello che faceva. Stava solo eseguendo degli ordini.
Eppure non gli avrebbe più permesso di fare del male ai suoi amici, per nessuna ragione.
"Smettila subito… non lo sai che è sbagliato uccidere?!" lo rimproverò: "Chi ti da il diritto di togliere la vita agli altri?!!"
A quelle parole l’assassino esitò. Rimase immobile a fissarla con nuovo interesse. In quel momento Ander notò uno strano simbolo tatuato sotto la sua spalla sinistra. Sotto a esso c’erano alcune lettere, forse un nome o una sigla.
"Sei veramente un assassino?! Non hai alcun rispetto per gli esseri viventi… per le altre persone?!" insistette Sarah, credendo di aver fatto leva sulla coscienza del ragazzo: "La vita è il nostro bene più prezioso e tutti abbiamo lo stesso diritto di viverla!!"
Era rimasto pietrificato. Il suo viso non tradiva alcuna emozione, ma ora aveva gli occhi sbarrati, piantati sulla ragazza bionda. Evidentemente era immerso nei suoi pensieri. Il cavaliere lo attaccò cogliendo l’attimo opportuno, ma l’altro lo evitò senza fatica. Poi, senza motivo, raccolse il suo mantello e si allontanò. In pochi secondi, misteriosamente svanì dalla loro vista.

La ferita aveva smesso di sanguinare, ma Vash avrebbe dovuto evitare sforzi inutili per un po’, altrimenti non si sarebbe richiusa facilmente. Il taglio sul braccio di Diana era invece poco più di un graffio. Sarah si prese cura di loro per l’ennesima volta.
"Vash, dovresti fare maggiore attenzione!" gli consigliò lei: "Lo so che ti piacciono le mie cure… ma potresti farti male sul serio uno di questi giorni!"
"Sei solo un’illusa…" disse Diana.
"Hai notato?" domandò il cacciatore a Ander: "Il tatuaggio che aveva sulla spalla…"
"Sì, era il marchio con la sigla del L.I.R.S., non ci sono dubbi." confermò l’altro: "Ma… cosa significa?"
"Sinceramente non ne ho idea." rispose Vash: "Da quello che ne so, al laboratorio ci lavorano scienziati, non assassini."
<<Laboratorio?>> si chiese Sarah.
"È davvero molto strano…" rifletté il cavaliere a voce alta: "Il fatto che abbia a che fare con il L.I.R.S., non mi piace per niente! E quel tatuaggio non era certo lì per caso!"
Vash annuì pensieroso.
"Se non altro abbiamo avuto conferma che è stato mandato da Feor…" sussurrò: "Potremmo ritrovarcelo di nuovo sulla strada… non sappiamo nemmeno se se n’è andato veramente, potrebbe essere ancora nei dintorni… Fate attenzione!"

 
 
 
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Un blog di: Tyki_Mikk
Data di creazione: 15/04/2008
 

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