Quando aprì gli occhi, si ritrovò in un luogo buio. Una fioca luce le diede la possibilità di valutare le condizioni della sua vista, ancora un po’ annebbiata. Dopo qualche momento però riuscì a mettere a fuoco l’ambiente circostante. Stava comodamente distesa su di una morbida pelliccia, che le fungeva anche da coperta. Le faceva male la testa e si ricordò dei numerosi colpi che aveva ricevuto su tutto il corpo cadendo. Eppure ora i dolori erano pochi e lievi.
Era in un ambiente molto buio che la poca luce di una candela rivelava essere piuttosto piccolo e di forma circolare. Le pareti erano formate da pelli animali conciate. Sembrava una specie di tenda. Mentre iniziò a chiedersi dove fosse, come vi fosse arrivata e quando, qualcuno entrò attraverso un’apertura tra le pelli e si sedette a terra, vicino a lei.
"Vedo che finalmente hai ripreso conoscenza." parlò con voce tranquilla e accogliente.
La luce della candela illuminò il profilo di una donna anziana. Sarah le rivolse uno sguardo incuriosito. Si sentiva sicura e rilassata, nonostante la vecchia fosse una persona a lei del tutto sconosciuta. Cercò comunque di sforzarsi per mettersi a sedere.
"No, rimani a riposo. È meglio per te, se vuoi ristabilirti al più presto."
"Chi… siete?" le chiese Sarah con sorprendente fatica.
"Sono solo una vecchia che vive da sola." le sorrise la vecchia: "Sei stata fortunata, ragazza. Se non ti avessi trovata io dopo che eri caduta, avresti potuto fare spiacevoli incontri, lo sai?"
"Cosa?"
"Questi luoghi sono molto pericolosi." proseguì: "Ma dimmi, per quale motivo ti trovi da queste parti? Sai, non vi si vedono spesso altri esseri umani."
"Io… ero in viaggio… con i miei compagni…" rispose la ragazza a fatica: "Devo ritrovarli…"
"Capisco…" disse l’anziana donna: "Ma per il momento devi solo cercare di guarire e riprenderti. Hai fatto davvero una brutta caduta. Potevi morire, sai? E sarebbe accaduto di certo, se non ti avessi vista e soccorsa immediatamente."
"Vi ringrazio… per esservi presa cura di me…"
"Non occorre, non lo dico per avere la tua riconoscenza…" la vecchia le sorrideva calorosamente, sembrava una persona buona e gentile: "Però adesso dormi. È notte, continueremo a parlare domani."
All’alba ripresero a marciare. La direzione presa era contraria alla loro destinazione finale, ma a nessuno importava di ciò. La loro priorità era ritrovare Sarah e l’avrebbero fatto anche a costo di scordare la loro missione. Risalirono il corso del torrente per il resto del mattino, guardandosi attorno con attenzione. Della loro compagna non c’era nemmeno l’ombra, ma si trovavano ancora lontano dal punto dov’era scomparsa.
Vash sapeva bene che quei luoghi nascondevano diversi pericoli. Non aveva dimenticato l’esperienza di tre anni prima. Alcune delle creature che abitavano la regione di Yuwa erano tra le più pericolose del continente.
"Lì!" esclamò d’un tratto Ander: "C’è una caverna."
"Andiamo a vedere." decise il cacciatore: "Dobbiamo cercare ovunque. Se ne avrà avuto la possibilità, Sarah avrà probabilmente cercato di ripararsi da qualche parte, almeno per la notte."
Si arrampicarono sulle rocce fino a raggiungere l’entrata della grotta, dove si fermarono.
"Non c’è alcun segno della presenza di Sarah…" constatò Ander.
"Entriamo, potrebbe essersi nascosta in profondità." disse Vash: "Abbiamo ancora torce?"
"Questa è l’ultima." rispose il cavaliere, porgendogliela.
"Ho la sensazione che Sarah non sia stata qui… e non mi va di entrare." espresse il suo parere Diana: "Posso aspettare fuori?"
In realtà nessuno di loro credeva che Sarah fosse passata da quelle parti, ma il cacciatore non voleva escludere nessuna possibilità. Rimase qualche istante a osservare la ragazza, quindi afferrò la torcia e la accese.
"Andrò a controllare da solo."
Svegliatasi nuovamente al mattino, Sarah si accorse di stare decisamente meglio. Il suo corpo era ancora un po’ indolenzito, ma dopo la brutta caduta che aveva fatto, la sua guarigione pareva avere un qualcosa di davvero miracoloso. Era quasi certa di essersi fatta molto male cadendo, di essersi probabilmente pure rotta qualcosa. E invece non aveva nemmeno dei lividi particolarmente estesi o vistosi. Era tutto molto strano.
Riuscì ad alzarsi e a uscire dalla tenda di forma conica. Si sorprese ad ammirare un piccolo angolo di paradiso. In quel punto l’acqua aveva scavato una rientranza nella roccia vermiglio del canyon, lasciandovi al suo ritiro un piccolo laghetto. Attorno a esso erano poi cresciute delle piante, persino dei fiori, nonostante il sole dovesse illuminare quel luogo riparato solo per poche ore del mattino. In confronto con il brullo paesaggio che era in grado di offrire il canyon in qualsiasi altro luogo, quella sembrava un’oasi felice.
"Buongiorno." esclamò cordialmente la donna anziana.
Si stava dirigendo con passo lento verso di lei. Soltanto ora poté davvero vederla con chiarezza. Era minuta e più vecchia del previsto, un volto solcato da profonde rughe. La pelle era di un colore piuttosto scuro, diversa però da quella dei tunseiani. Aveva una carnagione decisamente più rossiccia che olivastra. I capelli grigi erano raccolti in una lunga treccia che le ricadeva sul petto. Vestiva abiti di pelle conciata, decorati con colori vivaci. Indossava diversi ornamenti, come collane, braccialetti e orecchini, tutti composti da pietre colorate e piccole ossa animali. Portava con sé un cestino, all’interno del quale c’erano delle radici che Sarah non aveva mai visto a Greenville. La vecchietta la osservava a sua volta con dei piccoli occhietti neri e vispi.
"Queste mi serviranno per prepararti un infuso." le spiegò, intuendo la sua curiosità.
Sarah la ringraziò nuovamente e con tutto il cuore per le cure che le aveva dedicato, sostenendo di essere in debito con lei e chiedendole se potesse fare qualcosa per ricambiarle il favore. La vecchia ripeté che non doveva preoccuparsi, ma vista l’insistenza della ragazza, le chiese semplicemente di farle compagnia per un po’. Si sedettero attorno al fuoco sul quale bolliva l’acqua per l’infuso.
"Sai, vivo nella completa solitudine da anni, perciò mi fa molto piacere poter parlare con una giovane."
"E perché mai ha deciso di starsene qui da sola?" le domandò Sarah.
La vecchia tagliava con cura le radici usando un coltello d’osso.
"Sai, io sono uno di quelli che voi stranieri chiamate eremiti." rispose: "Ho scelto di vivere in contatto con gli spiriti della natura, lontano dalle persone."
Per quanto fosse ostile quella regione, la donna raccontò di vivere ormai da molti anni in questo modo, in pace con se stessa e con l’ambiente. Sosteneva di poter percepire e comunicare con gli spiriti, dei quali si era guadagnata i favori, una specie di amicizia.
"Sai, ieri ti ho trovata grazie a loro." le spiegò: "Gli spiriti mi hanno guidato da te, affinché ti potessi aiutare. Credo volessero che ci incontrassimo…"
Sarah non sapeva se crederle. In fondo stava parlando di entità invisibili a occhio nudo. In ogni caso sarebbe stato scortese esprimere i suoi dubbi alla persona che l’aveva salvata. Anche se questa continuava a rifiutare la sua riconoscenza.
"Voglio essere sincera fino in fondo con te…" proseguì la vecchia: "Io ho esitato… non avrei voluto curarti. Sono stati loro a convincermi."
La ragazza la guardò meravigliata.
"Perché?" non poté fare a meno di chiedere.
L’anziana donna la guardò con un senso di vergogna, come se cercasse di essere perdonata.
"Perché avevo paura… di te."
Sarah spalancò gli occhi incredula.
"Perché sono straniera…?" le domandò.
"No, non considerarmi una sciocca!" rispose più divertita che offesa: "Non giudicherei mai qualcuno da certe banalità. E poi ho capito subito che sei una persona buona e gentile."
"E allora…? Non capisco…"
Sarah riteneva assurdo di poter avere un aspetto terrificante per qualcuno. Anzi, quella più spaventata sarebbe dovuta essere proprio lei. Ma la vecchia donna aveva assunto un’espressione più che seria. Non scherzava affatto.
"A dire il vero, anche ora provo un certo timore per te." affermò, fissandola negli occhi: "O meglio per il tuo spirito…"
Sarah non distolse lo sguardo e in attesa che finisse di spiegarsi, trattenne il respiro. Quel discorso non pareva aver un senso, ma adesso iniziava a spaventare anche lei.
"Immagino che fosse proprio per questo che hai attirato l’attenzione degli spiriti della natura…"
"Continuo a non capire…" obiettò la ragazza.
"Allora te lo spiegherò meglio: io sono uno sciamano." continuò la vecchia: "Ti sei chiesta come hai fatto a guarire così in fretta, dopo la rovinosa caduta di ieri?"
Sarah annuì senza comprendere.
"Ti ho curata con il potere dello spirito…" spiegò facendo una pausa: "O come la chiamate voi, con la magia!"
<<Cosa?!>> pensò, poiché non le uscivano le parole dalla bocca per la sorpresa: <<Magia?! Magia curativa?!>>
Ci volle qualche minuto perché digerisse quelle parole, ma a quel punto Sarah capì quale fosse il suo scopo lì, il suo destino. Era decisa e risoluta.
"Allora intendeva dire che io ho un forte potere spirituale?" le domandò.
"Forte?" scosse il capo la donna sciamano: "Oh, no…! Direi piuttosto che è immenso!!"
Ormai a ogni parola in più che udiva, la ragazza rimaneva maggiormente sorpresa.
"Mi chiedo se tu sia davvero un essere umano… non ne ho mai visto alcuno con uno spirito simile, anzi nemmeno paragonabile!" la squadrò con sguardo incuriosito: "Per un po’ ho addirittura creduto che tu fossi uno spirito che si stava prendendo gioco di me…"
Ma la mente di Sarah ormai viaggiava altrove.
"Ti prego… insegnami a padroneggiare la magia!" la supplicò.
La richiesta non sorprese affatto la vecchia, che però assunse un’espressione preoccupata.
"È proprio questo che temevo…"
A vederla da fuori non era sembrata una caverna molto grande, però ora, mentre vi si stava addentrando, Vash poteva accorgersi che era piuttosto profonda. Gli ci vollero diversi minuti per raggiungerne il fondo. Ma più avanzava e più si faceva intenso un odore fastidioso fino a diventare insopportabile. Il cacciatore dovette coprirsi il naso con una mano.
<<Questo tanfo… è simile alla putrefazione!>> pensò allarmato.
Proseguì facendo maggiore attenzione, ma accelerando l’andatura. Quel luogo non prometteva bene. Il fondo della grotta si rivelò molto ampio, ma Vash rimase più colpito da ciò che vi trovò all’interno.
Ossa.
Erano a centinaia, anzi migliaia. Resti di tutte le dimensioni e appartenenti a diverse specie di creature. Tra di loro c’erano alcune carcasse solo parzialmente spolpate. Però la cosa sconvolgente era che molte delle ossa appartenevano a esseri umani.
<<Dannazione! Ma che razza di posto è questo?!>>
Il realtà lo aveva capito subito che era la tana di un mostro. Ma non di uno qualsiasi.
<<Tutte queste ossa umane… non ci sono dubbi!>>
Non ne aveva mai incontrato uno, per sua fortuna. Ma ne aveva già sentito parlare e con orrore. La creatura in cui un’insaziabile fame si confondeva all’ira furente e alla malvagità.
Si sporse immediatamente con la torcia in tutte le direzioni, cercando di individuare in tempo un eventuale pericolo. Un’idea stupida. Se il padrone di casa fosse stato presente, si sarebbe fatto vedere subito, senza alcun dubbio. Un bel colpo di fortuna: si trovava nella tana di un mostro dalla malvagità più pura, nel momento in cui non c’era. Ma non era il caso di forzare la buona sorte, doveva andarsene da lì alla svelta.
Poi notò qualcosa. Una pietra luccicava in risposta alla fiamma della torcia. Il cacciatore si avvicinò incuriosito. Attorno ai resti umani rimanevano ancora brandelli delle vesti e altri oggetti appartenuti a quelle povere vittime. Una magnifica pietra in particolare, fissata a una collana, attirava decisamente l’attenzione, splendendo intensamente.
<<Ma questa è…>>
Vash raccolse il pendaglio senza pensarci su troppo. Strinse la pietra di colore vitreo nel pugno, poi la ripose nella piccola sacca delle monete, legata alla cintura.
<<Adesso sarà meglio sbrigarsi a lasciare questo posto maledetto.>>
"Normalmente ci vuole molto tempo e tanta fatica per ottenere l’abilità di manipolare gli elementi della natura." esordì la donna sciamano: "Ma… non oso neppure immaginare quanto possa occorrere a una persona dotata quanto te. In ogni caso sono disposta a insegnarti solo le basi della magia… e spero che un giorno non debba pentirmene!"
"A me sta bene… ma perché continua a dubitare di me?"
"Ragazza mia, non sei tu a preoccuparmi! È il tuo tremendo potere!" chiarì l’altra: "Ricorda sempre: la magia va dominata… non bisogna farsi dominare dalla magia! Mai!"
Sarah annuì incerta.
"Tu hai un cuore puro, in qualche modo mi assomigli. Non mi stupirebbe se tu appartenessi alla mia stessa natura." affermò la vecchia, scorgendo la meraviglia della ragazza: "Già, credo proprio che tu sia affine al candido potere della luce!"
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