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Viaggio nel Kurdistan turco, Newroz 2007

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« Nonostante sia entrato n...Erdogan rompe gli indugi... »

La Turchia è pronta a intervenire nel Nord Iraq

Post n°60 pubblicato il 10 Ottobre 2007 da gaibo

Sì ad azioni oltreconfine per fermare il Pkk che trova ripara nel Kurdistan iracheno
CARLA RESCHIA
La Turchia è pronta ad azioni oltre confine, nel Kurdistan iracheno, per reprimere la guerriglia del Pkk, il partito separatista curdo messo fuorilegge da Ankara. La decisione è stata presa questo pomeriggio dall’Alto Consiglio per la lotta al terrorismo dopo una riunione presieduta dal premier Tayyip Erdogan, a cui hanno partecipato i vertici del governo e delle forze militari.

Stato d'assedio

«È stata data istruzione a tutte le istituzioni dello stato di intraprendere tutti i passi necessari per combattere il terrorismo, incluse se necessario operazioni oltre frontiera», recita il comunicato diffuso dalle agenzie turche. La linea d’azione era stata concordata ieri da Erdogan con il presidente Abdullah Gul e il capo di stato maggiore delle Forze armate, generale Yashar Buyukanit sull’onda dell’allarme nell’opinione pubblica dalla recentissima impennata negli attacchi del Pkk nella regione sud-orientale, dove negli ultimi tre giorni sono stati uccisi 16 militari, e dove il 29 settembre erano stati uccisi da membri del Pkk a colpi di mitra 12 civili che viaggiavano in un minibus, tra cui 7 guardie di villaggio. Le guardie di villaggio, responsabili amministrativi delle zone curde nominati da Ankara sono nel mirino del Pkk perché considerati traditori.

Pronti 200 mila soldati

I militari turchi nelle settimane scorse avevano più volte affermato di essere «pronti» a un’incursione nel Nord Iraq per mettere fine alle attività dei separatisti del Pkk nelle località montagnose sul confine e di attendere solo il via libera. Di fatto, ci sarebbero già 200 mila soldati ammassati sul confine iracheno. Pochi giorni fa Turchia e Iraq avevano firmato un accordo di cooperazione antiterrorismo, mirato proprio a definire l’intervento oltre confine, che Baghdad ovviamente non vuole e che infatti non è previsto.

Azioni mordi e fuggi

Ma se un intervento su grande scala, che tra l’altro richiederebbe il voto del Parlamento, appare meno probabile, nulla impedisce, ad esempio, un’incursione aerea mirata o, come ha precisato il ministro turco alla Difesa, un inseguimento «a caldo» dei terroristi del Pkk in territorio iracheno. Resta da capire quali sarebbero le reazioni internazionali ma gli Usa, pur senza entrare nel merito, sembrerebbero dare il loro avallo.

Le reazioni internazionali

Il portavoce della Casa Bianca Gordon Johndroe, ha commentato l’annuncio affermando che gli Usa sono «impegnati a lavorare con la Turchia e l’Iraq per combattere il Pkk. Per quanto riguarda l’Unione europea, dove in questo momento, secondo un sondaggio, vorrebbero entrare solo il 40% dei turchi, Ankara appare più preoccupata dall’ipotesi che il Kurdistan iracheno, approfittando delle ricchezze petrolifere della regione di Kirkuk e sfruttando la guerriglia del Pkk, possa proclamarsi indipendente, ponendo così le basi di quel «grande Kurdistan» paventato da tutti i Paesi della regione. La posizione di Ankara , alleata di ferro, rappresenta in effetti la difficoltà più grande al progetto americano per un Iraq federato. Ma un suo intervento nel Nord, ora potrebbe destabilizzare ulteriormente il Paese e alienare l’appoggio dei curdi iracheni a Washington ma anche allo stesso governo di Baghdad. I precedenti,peraltro, non sono favorevoli a Ankara: le incursioni, l’ultima ufficialmente è avvenuta dieci anni fa, anche se, secondo i curdi, gli sconfinamenti sono all’ordine del giorno, non rendono particolarmente. In ultima analisi la Turchia potrebbe accontentarsi di creare una «zona cuscinetto» al confine per impedire l’infiltrazione dei miliziani.

la stampa



Via libera di Erdogan a una incursione turca nel Kurdistan iracheno


L'ipotesi di un'incursione turca nel Kurdistan iracheno contro i militanti del Pkk non è più un tabù. Al contrario. Mentre la Turchia seppellisce le vittime militari del recente attacco dei separatisti curdi nel Sud-Est del Paese, il Primo ministro Recep Tayyip Erdogan, a conclusione di una riunione del Consiglio Superiore di Lotta al Terrorismo, ha dato il via libera ad "ogni misura necessaria" a constrastare l'azione dei separatisti.

La popolazione curda si concentra in maggioranza nell'area a cavallo fra cinque Paesi: Iran, Armenia, Turchia, Siria e Iraq. Ed è quello iracheno il fronte più caldo.

Gli abitanti del villaggio iracheno di Dera, a ridosso del confine turco, riferiscono di un primo bombardamento portato a termine questa notte dall'esercito di Ankara.

E gli ufficiali turchi confermano che al confine è in atto un dispiegamento di forze. In tutta l'area meridionale della Turchia e a ridosso del confine iracheno, sin da metà anni Ottanta, i militanti del partito dei lavoratori curdi conduce una lotta per l'indipendenza.

Il Governatore di Erbil, capoluogo della provincia curda irachena: "L'ipotesi che l''esercito turco penetri nel territorio curdo iracheno è una pessima idea. Ci sarebbero duri scontri, con perdite da ambo le parti".

Intano anche i messaggi provenienti dagli Usa, che finora consideravano un attacco turco in Iraq dannoso per la stabilità del Paese, stanno cambiando.

Euronews

 
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