Il Sindaco di Sur (ex Sindaco, per le autorità turche), Abdullah Demirbas, ha svolto un’inchiesta sulle necessità della popolazione, attraverso un questionario inviato ai cittadini, per conoscere quali fossero le lingue parlate.
A seguito di tale inchiesta, è stato pubblicato un depliant informativo, in sei lingue, tra
cui il kurdo, sui servizi offerti dalla municipalità.
Dopo la conferenza stampa dell’amministrazione comunale per la presentazione di tale
iniziativa, il Ministro degli Interni ha destituito il Sindaco e, successivamente, il Consiglio
di Stato ha sciolto il consiglio comunale.
Ora pende il processo a carico del Sindaco e di tutti i consiglieri, compresi i sette che non avevano deliberato.
L’accusa è di “abuso di potere” e di “violazione della legge sulla protezione della lingua”; il primo reato è previsto dall’art. 257 del codice penale turco e il secondo dall’art. 222
c.p., risalente al 1925!
Di contro, l’art. 26 della Costituzione, approvato in occasione dell’apertura delle procedure d’ingresso nella UE, ha introdotto la libertà di esprimersi in diverse lingue e di fare pubblicazioni.
I capitoli di accusa prevedono pene fino a 4 anni.
L’accusa è pretestuosa perché il Sindaco non ha scritto o approvato atti amministrativi in altre lingue, ma ha fatto pubblicare un depliant o carta dei servizi per i cittadini.
Insieme a lui, è stato denunciato e processato anche il Sindaco di Diyarbakir, Osman Baydemir, reo di aver approvato l’atto del Sindaco di Sur, in quanto sottomunicipalità.
“La giustizia è fondamento dello Stato”: è l’insegna che campeggia nell’aula del tribunale, alle spalle del giudice, dott.ssa Nuhan Aynaci.
L’udienza si tiene in una piccola aula, che, a stento, contiene i 21 imputati e i 12 avvocati membri del Collegio di difesa, senza spazio per il pubblico costretto a seguire l’udienza in piedi, schiacciato contro il muro.
Dopo aver fornito le generalità, il Sindaco di Sur, Abdullah Demirbas, fa alcune dichiarazioni, evidenziando le contraddizioni tra quanto viene ufficialmente dichiarato dalle autorità turche, anche a livello internazionale, e quanto avviene nella realtà.
“Ho un grande rispetto per la giustizia – è stata la sua premessa – e penso che la sentenza di questo tribunale sarà equa ed imparziale.
Tutti i popoli della Turchia hanno partecipato alla guerra d’Indipendenza. Lo stesso Ataturk ha dichiarato al giornalista Ahmet Emin Yalman, prima della fondazione della Repubblica, che avrebbe riconosciuto le diversità culturali e linguistiche di tutti i popoli che hanno partecipato alla lotta per l’indipendenza; successivamente, ha negato questi diritti e ciò ha comportato un forte conflitto sociale che perdura fino ad oggi.
Le lingue locali – ha continuato – non sono a tutt’oggi autorizzate negli uffici pubblici. Esiste una forte discriminazione rispetto all’utilizzo della lingua kurda, aramaica ed armena, mentre è consentito l’utilizzo di lingue diverse, quali l’inglese e il tedesco; e ciò viola il principio di uguaglianza.
Le autorità turche, che accusano il nostro municipio di reato linguistico, hanno preteso, in un municipio del Kossovo, a Gilan, con una forte presenza di cittadini turchi, che i servizi fossero offerti nella loro lingua.
Ciò è avvenuto anche in altre municipalità tedesche con consistente presenza di immigrati turchi.
Noi non neghiamo la lingua turca ufficiale, ma vogliamo poter utilizzare le lingue parlate dalle comunità locali.
Lo stesso Abdullah Gul, attuale Presidente della Repubblica, ha dichiarato all’Unione Europea che non esiste il problema della lingua kurda e tanto corrisponde al vero che esiste la pubblicità in kurdo e sono stati avviati corsi in questa lingua.
Cosi’ pure, Tayyip Erdogan, presidente del Consiglio, ha dichiarato alle Nazioni Unite che i kurdi non sono considerati una minoranza, ma, al contrario, hanno molti diritti riconosciuti; invece, il Ministro degli Interni dell’attuale governo turco è arrivato a sciogliere il Consiglio comunale regolarmente eletto dai cittadini!
Un altro esempio di contraddizione è quella riferita alle autorità religiose che utilizzano quotidianamente altre lingue – inglese, russo, tedesco e arabo – per officiare le loro funzioni.
Nel Comune di Didim, presso Aydin sull’Egeo, la municipalità ha inviato la fattura dell’acqua in inglese ai residenti inglesi del municipio. La consideriamo una cosa buona, ma, nel contempo, rileviamo che la legge si applica diversamente all’Est e all’Ovest del Paese.
C’è poi la Compagnia Turkish Aerlines che per rendere migliore il servizio offerto utilizza lingue diverse.
Cosi’, pure in tribunale si raccolgono le deposizioni dei testimoni in altre lingue, con l’aiuto degli esperti…
E si potrebbero fare altri esempi.
E’ evidente che il problema reale è l’utilizzo della lingua kurda, tanto è vero che, mentre Gul sostiene che la pubblicità in kurdo è autorizzata, il manifesto in lingua kurda fatto stampare dalla municipalità, in occasione della settimana dei diritti umani, e la brochure, nella stessa lingua oltre che in turco, a favore della donazione degli organi, sono stati proibiti.
Si tratta di una vicenda emblematica per un Paese che chiede di entrare nell’Unione Europea, la quale favorisce il multilinguismo e le diversità culturali; la logica che vuole
un’unica lingua, un’unica cultura è contro questo mondo globalizzato del XXI secolo.
Per cui, chiediamo di essere assolti!”
Depone il Sindaco di Diyarbakir, Osman Baydemir:
“Ho confermato il 6 novembre 2006 la deposizione del Sindaco di Sur.
Se valutiamo insieme questa decisione, ci accorgiamo che non c’è violazione delle norme nazionali né internazionali.
Questo processo si basa su una legge che è stata fatta nel 1925, ma da allora è passato
molto tempo, quasi un secolo, e noi dobbiamo andare avanti.
Le autorità turche che hanno preso la decisione di avviare questo processo hanno commesso un grave errore.
In Turchia, ci sono differenti popoli con differenti lingue e diverse culture.
I cittadini kurdi hanno il diritto di utilizzare la loro lingua e la loro cultura, è un dato naturale. Se questo diritto è valido per gli arabi e per i laz, perché non è valido per i kurdi?
La decisione del Sindaco di Sur è giusta, quel che non è giusto è criminalizzare le altre lingue e culture.
L’articolo in base al quale è stato aperto questo processo è in contraddizione con l’art.26 della Costituzione.
Di piu’, questi articoli devono essere in sintonia con le convenzioni internazionali.
Ad esempio, l’art. 39 della Convenzione di Losanna dice chiaramente che i cittadini che hanno lingue diverse, possono utilizzare liberamente la loro lingua madre.
La stessa cosa è prevista dall’art. 21 della Dichiarazione del diritti universali delle Nazioni Unite.
Anche il nostro Paese ha accettato una legge per gli enti locali in cui si autorizza la libertà di lingua e cultura.
Io sono il Sindaco di Diyarbakir da quattro anni. Penso di far bene il mio lavoro, perciò ogni anno organizzo un festival culturale al quale invito artisti e musicisti, arabi, persiani, kurdi, ed ogni mese faccio degli incontri con la popolazione e porto con me
gli interpreti per far parlare il popolo nella propria lingua.
Non ho danneggiato nessuno e non ho diviso la Patria!
Noi non vogliamo cambiare la lingua ufficiale della Turchia; al contrario, vogliamo meglio sviluppare le altre lingue, perché questa è la ricchezza di questo Paese.
La Turchia oggi aspetta davanti alla porta d’entrata dell’Unione Europea. Questa UE ha due principi di fondo:
1. diffondere il plurilinguismo;
2. valorizzare le diversità culturali e linguistiche.
Concludo rimettendomi alla decisione di questo tribunale.”
Gli avvocati del Collegio di difesa, preliminarmente, hanno sollevato le eccezioni di incostituzionalità dei capi d’imputazione rispetto all’art. 26 della Costituzione ed il giudice si è riservato di decidere unitamente alla sentenza finale.
L’udienza è stata rinviata al 29 febbraio 2008 e gli avvocati hanno richiesto una presenza consistente di colleghi europei e di osservatori.
Avv. Ercan Kanar, collegio di difesa, ha detto:
“I popoli del mondo stanno osservando con sorpresa e stupore questo processo. Nel 2001, è stato introdotto nella nostra Costituzione, l’art. 90.
Questo articolo ha risolto tutti i contenziosi di questo tipo. Infatti, l’art. 90 dice che se c’è un contrasto tra le norme interne della Turchia e le convenzioni internazionali, queste ultime hanno la priorità, prevalgono sulle prime.
Per cui, non capisco cosa ci stiamo a fare qui, quando tutte le predette norme internazionali prevedono che ogni popolo ha diritto ad utilizzare la propria lingua e la propria cultura…”
Avv. Tahir Elci, collegio di difesa, ha detto:
“Dovevamo dibattere la decisione del Municipio di Sur in una sala convegni e non in un’aula di tribunale…”
Avv. Muharren Erbey, collegio di difesa, a suo tempo avvocato di Dino Frisullo, ha detto:
“Le associazioni islamiche, ogni venerdi’, diffondono le pubblicazioni in alfabeto arabo;
in questo modo, violano l’art. 222 della legge, ma non per questo subiscono un processo!...”
( Antonio Olivieri)
Inviato da: valter47
il 23/04/2009 alle 16:36
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il 10/04/2009 alle 07:27
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il 28/03/2009 alle 15:19
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il 24/03/2009 alle 07:52
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il 22/03/2009 alle 18:08