In migliaia al corteo che attraversa il Kurdistan, fino al confine iracheno. Ma Ankara non ferma i raid, sia in patria sia oltre frontiera. Parla un leader del Dtp
Orsola Casagrande
A Bingol si attende il rilascio dei corpi dei dieci guerriglieri del Pkk uccisi domenica dalle forze armate turche. Nelle zone di Xinere, Xakurke e Lolan - oltreconfine, nel Kurdistan iracheno - invece quindici famiglie kurde sono state costrette a scappare. Domenica e lunedì l'esercito turco ha nuovamente intensificato i bombardamenti. In Turchia come in Iraq.
Nel loro sito web le forze armate hanno reso noto che «i nostri aerei hanno pesantemente attaccato almeno 70 obiettivi». La guerra continua, ma il rumore delle bombe non raggiunge l'Europa. Decisi a non arrendersi alla guerra come a qualcosa di ineluttabile, i militanti e i dirigenti del Dtp - il partito della società democratica che nel parlamento di Ankara ha venti deputati - hanno lanciato una nuova iniziativa.
Un corteo per la pace e per una soluzione democratica del conflitto. In migliaia da Urfa, Batman, Diyarbakir sono scesi per le strade per unirsi alla grande marcia diretta a Sirnak, al confine con l'Iraq. Una risposta che ha colto di sorpresa gli stessi organizzatori, come conferma al telefono Medeni Kirici, della direzione generale del Dtp.
«Davvero non ci aspettavamo una partecipazione così massiccia. Ma la gente è stanca. Non vuole la guerra, chiede la pace». Kirici, la voce rotta dall'emozione, racconta che «da Batman, Urfa, Diyarbakir, tantissima gente è arrivata da tutte le parti. La Turchia continua a rispondere con le armi, con l'esercito a una domanda sempre più pressante di pace, noi continuiamo a proporre un'alternativa democratica, una via pacifica per risolvere questa questione che da vent'anni è senza risposte». Medeni Kirici è stato condannato a un anno di carcere per un discorso pronunciato in occasione del Newroz, il capodanno kurdo.
L'accusa parla di «incitazione e sostegno del crimine e dei criminali». Aveva infatti usato il titolo di «signore» parlando di Abdullah Ocalan, il presidente del Pkk, dal 15 febbraio 1999 rinchiuso, unico prigioniero, nel carcere-isola di Imrali. «Sayin Ocalan», signor Ocalan, aveva detto Kirici e per questo è stato condannato.
In carcere è rimasto due settimane. Ma naturalmente su di lui pende la spada di Damocle di quella condanna sospesa. «Del resto - dice - la pressione nei confronti del nostro partito, il Dtp, è quotidiana».
Il riferimento di Kirici è al fatto che tutti e venti i deputati hanno almeno un procedimento legale aperto contro di loro. I dirigenti e i militanti del partito sono costantemente arrestati, fermati, denunciati.
Ieri a Diyarbakir a salutare i manifestanti in marcia per Sirnak (almeno ventimila, tra loro i deputati e i dirigenti del Dtp) c'era anche il sindaco della città, l'avvocato Osman Baydemir. Contro di lui ormai non si contano i processi. L'ultimo per aver inviato la lettera di invito al sesto festival della cultura di Diyarbakir in sei lingue, compreso il kurdo.
«Questa è una marcia per la pace - ha detto Baydemir - e per l'onore, perché chiediamo di vivere e di essere rispettati. Vogliamo che tutto il mondo ci veda». Un appello, quello a guardare, che anche Medeni Kirici vuole ripetere. «L'Europa sta zitta. - dice - Ma noi vogliamo invitare l'Europa.
Chiediamo che guardi quello che sta succedendo qui e quello che stiamo facendo. Chiediamo che sostenga i nostri sforzi per la pace e la democrazia».
All'iniziativa promossa dal Dtp partecipano anche alcune formazioni della sinistra, dall'Emep al Sdp e l'Odp. «La nostra iniziativa - dice Kirici - continuerà fintanto che continueranno le operazioni militari».
E sul fronte di guerra i bombardamenti non accennano a diminuire. Anzi crescono i timori per una possibile e vicina operazione via terra. Magari in primavera.( il Manifesto 6-2-08)
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il 23/04/2009 alle 16:36
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