Un blog creato da vanzaa il 14/11/2009

La famiglia Vanza

le avventure di 5 italiani nel mondo

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Taante coccole

Post n°7 pubblicato il 09 Agosto 2010 da vanzaa
 
Foto di vanzaa

Una delle particolarità che mi sta affascinando, considerando che vengo da un paese, la Cina, dove neppure la stretta di mano era pensabile, é il "calore" Sud Americano.

In questo affascinante continente i rapporti umani sono di una fisicità che farebbe inorridire il l'asiatico medio ma non solo, anche per un freddo lombardo come me, ci sono aspetti abbastanza raccapriccianti.

Passato il primo infantile entusiasmo di scoprire che qua anche tra sconosciuti, ci si abbraccia calorosamente per poi baciarsi, sulle guancie, ai primi scorticamenti con le barbe di rudi uomini della pampas uniti a resti umidicci di salivazione piaggiati sulle tue maschie fattezze (perché qua non si bacia sulla guancia alla francese, tenendo le labbra a dieci centimetri da te),  si incomincia una seria riflessione sulla vera identitá sessuale di chi ti sta di fronte o come minimo una prima, timida ed abbozzata rivalutazione sugli usi e costumi dei freddi asiatici.

Come spiegare che anche un poliziotto, santa la sua mamma, prima di scriverti una multa, ti abbraccia e ti dà un bacio sulla guancia? Ti prende in giro o che cosa? Ti sta forse trasmettendo un subdolo messaggio di do ut des?

Non so, io ci provo; anche qua in Uruguay con le multe non scherzano, d'altronde, cosa vuoi che sia un bacio, sulla guancia poi?  Rispondo un poco smarrito all’abbraccio offertomi e lo bacio anch’io sull’altra guancia.

Niente da fare, forse manco di tecnica, la multa cerca di darmela ugualmente; non mi rimane che ricorrere a sperimentati ricatti morali sulla maniera di ricevere un povero straniero per potermi finalmente liberare, intonso, verso nuovi orizzonti.

Sempre rimuginando su questa calorosa tradizione mi siedo in aereo e, mentro cerco di isolarmi nel mio solitario io, pratica sviluppata in lunghe sedute transoceaniche in compagnia di simpatici cinesi ruttanti dispersi nella nebbiolina metanica prodotta dai loro simpatici intestini ripieni di simpatiche zampe di pollo ed altri intrugli che si mangiano dal sacchettino di plastica che tengono tra i loro simpatici piedini avvolti da calzini bucaatiii,  le hostess interrompono la mia meditazione:” i signori passeggeri sono pregati di allacciarsi le cinture, auguriamo buon viaggio e vi salutiamo molto affettuosamente”.

Come affettuosamente?

 Eh adesso che facciamo? Ci alziamo pure e ci abbracciamo tra passeggeri mentre la hostess intona “taante coccole” (1)? E come facciamo poi se abbiamo le cinture allacciate?

(1)    Spiegazione per chi non avesse figli: Frase mito dei teletubbies, cartone idiota ma apprezzatissimo dai genitori di figli in età pre asilo in quanto l’unico programma in grado di catturare la loro attenzione.

 
 
 

Una vita senza Ikea

Post n°6 pubblicato il 13 Marzo 2010 da vanzaa
 
Foto di vanzaa

E che centra l’Ikea?

Centra, centra.

C’eravamo lasciati un paio di mesi fa mentre ero in procinto di caricare moglie, 3 figli e 12 valigie in aereo per un simpatico viaggio di due giorni, tre arei, due taxi ed un traghetto con destinazione Uruguay, fantastico paese esattamente dalla parte opposta della Cina.

Dopo essere stato al centro dell’attenzione per due giorni grazie alla discreta snellezza del nostro piccolo nucleo familiare finalmente arriviamo all’agognata meta.

Prima sorpresa: dopo una settimana nessuno mi ha ancora sputato tra i piedi.

Seconda sorpresa: tutti mi sorridono. E che, siamo nella terra dei froci? No, aspetta, mi sorridono anche le donne, boh!

Terza sorpresa: nessuno usa il clacson guidando.

Quarta sorpresa: mentre vado in giro capisco quasi tutto.

Quinta Sorpresa: nessuno mi spinge

Sesta Sorpresa: dove cazzo sono le code?possibile che non riesca a rimanere imbottigliato nel traffico almeno due minuti?‼

Settima sorpresa: minchia quante stelle? E dove le avevano nascoste fino ad ora?

Ottava sorpresa: perche’ nessuno urla? Hanno paura di attirare l’attenzione?

Nona sorpresa: possibile che non ci sia da sparare un petardo? Dopo aver passato anni ritmati da spari di mortaretti ad ogni istante , spesso ad altezza uomo, il silenzio quasi quasi mi opprime.

Insomma, dopo due lunghi anni di permaneza stabile in Cina, dopo anni di viaggi di lavoro in quel paese pazzo, arrogante, maleducato, incivile, ipercompetitivo, affollato, inquinato, alieno, ritonare immerso in una calda civilta’ latina e’ un vero shock termoemozionale. Ci si rende finalmente conto della durezza dell’ambiente in cui abbiamo vissuto fino a poco fa.

Naaturalmente anche gli Uruguayani non sono dei santi.

Dopo aver visitato decine di case per trovare un posto dove far vivere i miei poveri figli devo proprio dire che in fatto di gusto sono, sigh, quasi meglio i Cinesi.

Che di gusto, credetemi, non ne hanno proprio ma, nel culmine della loro simpatica arroganza  e non badando a spese per copiare I migliori oggetti del design italiano, per la legge dei grandi numeri, qualche volta c’azzeccano.

Qua no. Mai.

Lo stile delle case, bellissime fuori, con ampi giardini, equilibrati, senza I cacofonici abbinamenti arborei e floreali tipici dei brianzoli, dentro, e’ tristemente imbarazzante.

Bagni in colori rappresentati ogni stato emotivo del sistema intestinale, impianti elettrici con quadri di comando regolati da resistenze in ceramica stile prima guerra mondiale, sistemi di riscaldamento a legna, mobili, anche nei negozi, in stile semi antico rurale. Per intenderci, sembra che qua gli sposini, la prima cosa che fanno quando occupano la loro nuova casa appena costruita sia svaligiare completamente la casa delle loro povere nonne.

Insomma, al pensiero di non sapere dove comprare una semplicissima libreria Billy, un filo di nostalgia per l’Ikea la si prova.

Va beh che ora viviamo in una pineta marittima a due km dal mare, va bene che non si riesce a fare una fottutissima coda, va bene che tutti sono cosi’ simpaticamente gentili, va bene che oggi dopo una conference call in giardino mi sono fatto un tuffo in piscina, va bene tutto, ma se devo comprare un tappetino del bagno, perche’ ci sono disponibili solo quelli con pizzi e ricami?

No.

Questo non va bene, come si fa a vivere senza l’Ikea?

 

 
 
 

Spelling

Post n°5 pubblicato il 19 Novembre 2009 da vanzaa

Le otto del mattino ed il socio che deve passare a visitarci is missing.

Prendo il coraggio a quattro mani e telefono in albergo, in testa lo stesso turbamento e vertigine che potrebbe avere un suicida sull’orlo del cornicione di una finestra al 44’ piano.

So gia’ cosa mi attende.

Io:” Buon Giorno, sarebbe cosi’ gentile da mettermi in comunicazione con Mr. Rossi?”

Albergo:” certo, mi da’ il n’ della camera?”

Io:”Abbia pazienza non ho ancora dormito con lui per il momento, almeno da quando e’ arrivato a Shanghai e, detto tra noi, non e’ neppure troppo il mio tipo.

Potrebbe essere cosi’ cortese da trovare lei il numero della camera facendo uso del suo proverbiale acume ed intelligenza?”

Albergo:” certo! Mi dia il nome!”

Io:”ecco veramente e’ la prima cosa che ho fatto, ma la ringrazio di avermi dato la possibilita’ di mettere alla prova la mia, altrettanto proverbiale, scarsa memoria per i nomi. Il suo nome e’ Rossi”

Albergo, dopo un vano ticchettare di unghie, spero pulite e ben tenute, sulla tastiera:” non riesco a trovare nessun Mr. Loppi, can you spell it?”

A questo punto, ormai rassegnato a passare una mezzoretta al telefono, incomincio a recitare il mio mantra segreto e, incurante dei rischi che correro’ mi lancio:

” La ringrazio per avermi dato la possibilita’ di mostrarle le mie modeste capacita’ di spelling imparate  a militare, glie lo faccio subito:

 R come Roma,

 O come Oscar

S come Sierra

S come Sierra

I come India

R-O-S-S-I!

Albergo:” Wo ja dao, si’ lo so, lo so, ma mi scusi, mi puo’ fare lo spelling di Loma?”

Io, a questo punto un poco piu’ “emozionato” nonostante l’intorpidimento autoindotto dalla recita dei miei mantra, aggiungo un paio di esercizi di training autogeno e mi sbilancio: ” guardi lasciamo perder, riprovi a cercare sul computer, Mr. Lossi, e’ arrivato ieri alle 2 del mattino dall’Italia.”

Albergo, dopo 5 minuti di ticchettii, strilli in vari dialetti cinesi:”Ecco qua, l’ho trovato, camera n’22”

Io, accelerando i miei mantra segreti:” Guardi signorina, lei e’ stata estremamente gentile e la ringrazio per essere stata cosi’ collaborativa da darmi il n’ della camera, ma il mio scopo non e’ quello di mandargli delle twin sisters esperte in massaggi, ma quello di parlare con lui.”

Albergo:”mi puo’ ripetere il nome?”

Io:” guardi, mi sembrava di averglielo detto prima, ma comunque non si preoccupi, camera 22”

Albergo:”Mr. Sozzi vero?”

Io:” guardi, veramente si chiama Rossi, Lossi, comunque si’ non importa, mi metta in comunicazione con la camera 22”

Telefono che squilla, nessuno risponde, dopo 2 minuti ritorna la linea alla reception.

Reception:” Buon Giorno, Hilton Hotel, posso esserle d’aiuto?”

Io, riflettendo sulla memoria di 2 byte della signorina:” guardi veramente abbiamo felicemente conversato insieme nell’ultima mezzora, comunque, senza offesa per la sua prestigiosa persona, le rammento che stavo cercando di parlare col sig. Rossi della camera 22, ma in camera non c’e’, puo’ provare a chiamare la sala ristorante? Probabilmente sta facendo colazione”

Sala ristorante:” Buon Giorno, posso aiutarla?”

Io, sperando che il titolare, uomo prestante ed orgoglioso, non possa sentire la mia conversazione:”si guardi stavo cercando di parlare con una persona che dovrebbe essere in sala, e’ un uomo vecchio (in Cina dopo i quarant’anni sono tutti considerati veramente vecchi), si chiama Lossi”

Sala ristorante:”Can you spell it?”

Io, lo ammetto, a questo punto un po’ teso, abbandonando le mie inutili pratiche di auto rilassamento: ” lasciamo perdere lo spelling, si chiama Lossi, ripeta con me, Lossi, L O S S I, basta che imiti il suono e magari lui capirà ”

Sala Ristorante:” ci spiace ma non abbiamo niente da mangiare che si chiami LOSSI, vuole che le faccia portare in camera delle zampe di gallina per caso?”

 Stavolta sconfitto da questa impari battaglia, metto giu’ il telefono

 

 
 
 

Do you speak english?

Post n°4 pubblicato il 14 Novembre 2009 da vanzaa

Cari Amici,

 

La Cina e’ una nazione di gente orgogliosa, intelligente ed istruita, ed il suo popolo non manca mai di ribadirlo.

Una delle piu’ affascinanti situazioni quotidiane e’ la comunicazione coi propri impiegati.

La scenetta di solito prevede  due padroni bianchi ed una accozzaglia di membri di staff gialli.

Obiettivo della squadra bianca e’ di raggiungere il risultato, scopo principale della squadra gialla e’ quello di non perdere la faccia.

Il tutto di solito avviene dopo uno scambio inconcludente di una decina di mails tra i membri del tuo staff aziendale con quelli di un’altra azienda, toni sempre piu’ accesi, richiami alle proprie responsabilita’ professionali, accenni all’utilizzo delle vie legali.

A questo punto di solito decido che, essendo l’altra azienda:

a)      Un ottimo cliente

b)      Diretta da un altro occidentale

c)      Odio usare gli avvocati (amici avvocati, niente di personale, e’ una questione di carattere parsimonioso e conciliante)

Alzo il telefono e chiamo il GM mio cliente.

-io:” Hi Thom, come stai?, bene e tu?

Senti non ci crederai ma mi sono reso conto che si e’ creata una situazione di conflitto piuttosto esasperata tra la tua segretaria e la mia.

-Thom:” I can’t believe it!, dimmi cosa sta succedendo”

-Io:” pare che ti abbiamo spedito un container di tessuti e che a voi non sia mai arrivato”. Nel frattempo chiamo la mia segretaria:” LINDAA (tutte le segretarie che hanno studiato inglese hanno un nome aggiunto occidentale che usano durante le lezioni d’inglese.), pls come here, ho bisogno dei shipment details”

-Linda:” shipment??{/!”

-Io, con tono paziente ed espressione serena:”si’, shipment, quella strana parola inglese che significa s –p- e- d- i- z- i- o- n- e”, e via seguendo facendo appello a tutti i sinonimi inglesi che conosco

-Linda:” Ah yes, SHIP MENT, wo jao dao”

-Io:”Si’ linda, lo so che tu lo sai, ma sarei onorato se tu potessi rendermi partecipe di questa tua immensa conoscenza in modo da condividerla col mio collega qui al telefono che sta aspettando”

-Io:” Ehi Thom, sorry for letting you wait so long, finalmente ho i dati della spedizione.”

-Thom, parlando con la sua segretaria:” Tracy, look, would you mind to check those shipment details?”

-Tracy:” shipment??{/!”

-Thom, non posso vedere l’espressione ma solo il suo tono, un misto di rassegnazione, rabbia repressa mista ad istinti neo razzisti che farebbero impallidire i membri del xlux xlax clan :” si’, shipment, quella strana parola inglese che significa s p e d i z i o n e”, e via seguendo..”

Dopo qualche istante si apre uno spiraglio di speranza, Tracy con un paio di telefonate scopre che si’, il container e’ stato regolarmente ricevuto e scaricato, ma non si sa come mai nessuno glie lo aveva detto.

A questo punto, mentre incomincio a congratularmi con me stesso per l’insperato subitaneo successo, Thom mi fa presente che la sua segretaria Tracy precisa che si’, il container e’ arrivato ed e’ stato regolarmente scaricato ma che i tessuti non sono quelli da loro ordinati.

Con una fitta d’angoscia chiamo ancora Linda:” Linda, pls would you mind to check, Thom is saying that we did sent something but the fabrics we sent are wrong!”

-Linda:”FABRIC??{}!!!” (per la verita’ dice fabLic, ma lasciamo stare)

-io, con voce sempre piu’ controllata:” si’ fabric, quella cosa di cui parliamo tutti i giorni, che entra nella fabbrica bianca ed esce poi colorata, sai quella cosa che e’ l’attivita’ principale dell’azienda, fonte dei propri redditi e non ultimo dello stipendio che tu percepisci?”

Linda:’Ahhh, fabLic!!, wo ja dao, si lo so’ ”

Io:” si’ lo so che lo sai e che hai voluto anche questa volta mettere alla prova la mia dialettica e capacita’ di esprimermi in inglese e ti ringrazio per l’occasione prestatami per aumentare la mia faccia in presenza delle tue colleghe, ma adesso avrei bisogno di sapere il dettaglio dei tessuti spediti, in moda da poterli dare al povero Thom che e’ sempre all’altro capo della linea e che, tra l’altro, mi invidia per avere una segretaria come te che permette al proprio superiore di dare sfoggio con adeguata modestia delle proprie capacita’ linguistiche”.

Io:”Thom, ho finalmente ottenuto le informazioni sui tessuti che ti abbiamo consegnato. Scusa sai, sono un po’ imbarazzato ma bisogna utilizzare il personale che si ha a disposizione..”

Thom:” Don’t worry Marco, l’importante e’ arrivare al punto. Aspetta che chaimo ancora Tracy e le spiego la situazione. Traacy, pls come here. Senti tracy, Marco mi ha dato i dettagli dei fabrics spediti”

Tracy:” FABRIC??{}!!!”

 

 

Cari amici, si’ lo so che tutto questo puo’ apparire irreale, esasperato, edulcorato per spingervi al sorriso, ma no, non e’ cosi’, scenette come questa le vivo tutti i giorni, piu’ volte al giorno.

Ma io non mollo, non mi piego e non mi spezzo

 

 

 
 
 

I cinesi amano gli animali, freschi possibilmente

Post n°3 pubblicato il 14 Novembre 2009 da vanzaa

 

Carissimi,

Il natale si avvicina e noi siamo ancora qua in Cina.

L’avventura di sei mesi si sta trasformando in un anno e forse piu’.

Oggi probabilmente siete tutti a sciare ed io progetto di dedicarmi all’unica alternativa possibile da queste parti: lo sci d’acqua; e’ un po’ pericoloso ma dicono che sia corroborante boh..??

L’alternativa nel fiume hangpu e’ stata proibito in quanto non si riesce piu’ a spaccare la coltre di alghe che lo ricopre.

Per il resto abbiamo un tran tran quotidiano discreto e ci siamo creati un nido di emigranti italiani come noi coi quali ci incontriamo regolarmente e tra una bottiglia di chianti del Gualdong e l’altra, ci raccontiamo storie della madre patria in dialetto e consigli su come fare la pizza col tofu.

I ragazzi sono uno spettacolo ma ho l’impressione che si stiano abituando male, quando sono stanchi di camminare alzano il braccio per fermare un taxi e pensano che comprare i rolex ed i vestiti firmati sia una cosa normale.

Fanno anche fatica a capire che la zuppa di meduse e le zampe di gallina arrosto purtroppo quando torneranno in Italia non sara’ facile trovarli, come anche che le tartarughine che scorazzano per casa sono degli animali domestici e non delle riserve alimentari.

 

Le abitudini alimentari dei cinesi infatti sono abbastanza diverse dalle nostre.

I cinesi amano infatti  la natura e tutti gli esseri viventi.

Amano circondarsi di deliziosi animaletti, oche, tartarughine, pescetti, volatili vari che curano amorevolmente fino al momento di coccolarli giocosamente nelle loro pentole di olio bollente.

Ricordo ancora con piacere una volta che mi avevano fatto giocare con una aragosta viva e poi, proprio mentre mi ci stavo affezionando, me la strapparono di mano per riportarmela, ancora viva servita sul piatto ma senza il pesante guscio che la soffocava, agitava ancora le zampine per salutarmi prima che fossi costretto, insistentemente, ad assaggiare la sua fresca carne cruda.

Ricordo anche con simpatia un altro pranzo di lavoro dove mi servirono delle spagnolette fritte mischiate a caviale, gustosissime, tranne accorgermi in un momento di relax che non si trattava di caviale bensi’ di formiche, nere.

Niente viene scartato, tutto viene valorizzato:

di una gallina si mangiano le zampe, ne vendono anche sacche tini sottovuoto da viaggio, i colli ecc ecc, mentre se servita intera, viene servita proprio intera, con testa, becco e tutto quanto.

Altra delizia sono i peni animali, vera e propria leccornia, le meduse in agrodolce, le lingue di lucertola, con mascella per dare piu’ soddisfazione al loro senso estetico.

Da notare che a fronte di questo coraggio gastronomico che sconfina in punte di elevato horror, il cinese medio abborrisce qualsiasi cibo di stile occidentale, non si capisce se per mancanza di curiosita', cosa possibile alla luce della solo recente apertura della Cina verso il mondo,  o per sfiducia nel mangiare cibi che non ti "fissano" direttamente negli occhi prima di essere cucinati o dal loro triste piatto.

 

 

 
 
 

I pizzi

Post n°2 pubblicato il 14 Novembre 2009 da vanzaa

hello kitty

Le sei del mattino, mi rigiro nel letto inquieto, inseguendo tracce di pensieri sfocati. Tutti. Tranne uno, prorompente e chiaro: “devo togliere i pizzi dalla macchina”.

Determinato, sicuro ed un poco arrogante scendo le scale ed entro in macchina.

Una deliziosa bambolina di Hallo Kitty troneggia dondolando sul cruscotto, spezzando in due la mia volontà come un bambino farebbe con un rametto di gelso.

Michele non muove neppure un sopracciglio, sa di avere vinto anche oggi.

Mi abbatto sulla poltroncina, il traffico scorre veloce, ordinato e preciso nel suo apparente caos primordiale.

Vedo una donna accingersi ad attraversare la nostra strada in bicicletta. La strada è piuttosto trafficata in entrambi i sensi ma lei ha deciso che deve attraversare, perché questo è quello che vuole ed è proprio questo quello che farà, adesso, davanti a noi. La scena ormai la conosco, non ho neppure un minimo fremito, che so, una scarichetta di adrenalina.

Noi stiamo andando a cento e lei è lì, davanti a noi, ancora lontana, sul bordo della strada, in procinto di compiere La sua missione. Guardando dritto davanti a sé, senza dare segnale di aver avvertito il nostro arrivo si appoggia appena su un pedale, la bici si muove impercettibilmente, senza urgenza, prende velocità e ci incrocia.

La nostra frenata non la disturba, la distruzione dei pneumatici sull’asfalto non la riguarda. Neppure un’occhiata ci degna. Continua a pedalare, altre macchine frenano, la evitano per coincidenza. Lei, tranquilla, va.

Comportamenti che in europa apparirebbero suicidi qui in cina sono semplici codici comportamentali diffusi, accettati.

Ancora non ho capito se siano dovuti ad una passiva interrogazione del fato, ad una silenziosa protesta dei meno fortunati nei riguardi di chi ha potuto abbracciare il capitalismo o all’ingenuo reclamo dei propri diritti stradali.

Bene, anche oggi Michele mi consegna sano e salvo in ufficio, non abbiamo raccolto nessun suicida, siamo passati indenni tra i soliti tre o quattro incidenti, la macchina non si è rotta.

 

 
 
 

L'avventura inizia!

Post n°1 pubblicato il 14 Novembre 2009 da vanzaa
 

Cari amici, ho pensato di dedicarvi un racconto a puntate, tanto per mostrarvi i lati oscuri, ma anche quelli chiari, di un paese che non è solo Tibet e capitalismo allo stato brado.

 

Tanti  scrivono dei Cinesi, ma pochi sanno

1.       L’acquisto dell’automobile: gli acquisti in Cina sono un rito e come tale va meditato ed assaporato fino in fondo. L’auto, status symbol per eccellenza, viene quindi esaminata con passione ed apprensione.

1.1.    Esistono siti di aggregazioni d’acquisto che organizzano i compratori per modello d’auto. Così, alla domenica mattina, flotte di autobus accompagnano gruppi di famiglie interessate all’acquisto di un particolare modello d’auto dal concessionario. Tutto è scrupolosamente pianificato: da una parte i bambini a giocare nel kindergaden , organizzato dal rivenditore d’auto, dall’altra gli  uomini, a discutere le scontistiche col concessionario, ed infine le donne, a fare amicizia tra l’oro ed ad organizzare vacanze con la futura nuova macchina, uguale per tutti, naturalmente.

1.2.    Decorazione. Difficile comprendere cosa mai spinga il comune guidatore ad industriarsi per migliorare il proprio mezzo. Al mio arrivo all’aeroporto mi aspetta l’autista e, mentre mi conduce al nuovo fiammante van sorrido compiaciuto. Macchina appena uscita dal concessionario, pulita, nuova fiammante. Entro dentro e dopo dieci minuti, sudando sulla plastica che ancora ricopre i sedili mi assale il primo dubbio:”si offenderà se gli chiedo di rimuoverla?” altri dieci minuti di abluzioni e mi rassicuro che no, non si offenderà se l’aiuto a rimuovere quell’inutile involucro tra LUI, il sedile, ed il mondo esterno. Lo strappo.

Ed è con questo piccolo gesto, apparentemente non recepito dal mio autista, che si inaugurerà una lunga, silenziosa battaglia tra noi due.

Il giorno dopo si presenta sotto casa mia sorridente e contento, pronto per portarmi al lavoro, entro e, orrore; trovo i sedili ricoperti con delle foderine giallo vomito di cammello. “Va beh”, mi dico, “cosa posso farci se vuole proteggere i suoi preziosi sedili?”. Mi abbandono sul sedile e mi addormento.

Alla fine della giornata di lavoro riprendo la macchina e, gashp, trovo gli adorabili sedili, ricoperti dal vellutino vomito di cammello, a loro volta infilati parzialmente con dei pizzi e centrini che neppure mia nonna avrebbe osato tenere in casa.

Michele mi guarda e sorride sornione.

Io deglutisco e mi riprometto di imparare il cinese al più presto.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
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