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RosaM.

Post n°181 pubblicato il 23 Maggio 2006 da v_mom
 

Forse sono io che ho un problema con le donne.
Certe volte me lo chiedo, ma fondamentalmente non ne sono affatto convinta.

Però siccome adoVo farmi dei pippons mentali gratuiti, la domanda rientra nei miei canoni.

 

Un’amicizia durata più di un decennio con canonici alti e bassi, scazzi e grandi slanci di affetto e complicità, dove si supponeva esistessero delle basi solide di fiducia e stima reciproca.
Finita nel cesso, letteralmente.
E perché?
Onestamente, ancora non me lo spiego e se ci penso qualche volta mi intristisco al punto che mi viene ancora da piangere.

 

Si, sto parlando di te Rosa. Di te.

Sei stata una delle poche persone che è riuscita a ferirmi davvero.
Sono rimasta l’unica idealista al mondo a pensare che certi rapporti non dovrebbero essere instaurati e mantenuti per interesse, con secondi fini?
A me piace parlar chiaro, e lo sai.
E mi piace ancor di più che alle parole seguano dei fatti, altrimenti si può evitare di sprecare fiato.

C’è stato un tempo in cui l’equilibrio era il principio ispiratore per tutte e due: una aveva bisogno, l’altra c’era e viceversa. In qualsiasi caso.
Poi ho avuto come la sensazione di essere diventata il tuo juke-box personale: sceglievi l’uomo che più ti piaceva all’interno delle mie conoscenze, infilavi la moneta e volevi quello lì. Quante volte è andata così, Rosa? Quante?
Solo che io non ero una miniera inesauribile e una volta finite le scorte… la tua insoddisfazione e insofferenza si sono manifestate sotto la luce peggiore.

Quante volte ho provato a dirti di scendere quei tre/quattro gradini e stare tra noi umili umani invece di guardare tutti dall’alto e da una prospettiva un po’ falsata?
Rosa, la vita di solito non viene come vuoi, e forse sarebbe stato il caso di provare a guardare le cose positive delle persone prima che i loro difetti, mia nonna mi diceva sempre che bisogna assaggiare prima di dire non mi piace.

Io avrò sbagliato tantissime volte con te, e chi lo nega? Ma sicuramente quello che posso dire è che non l’ho mai fatto di proposito, con premeditazione. E poi tu sai anche che io di solito ammetto. Io. Ma tu? Ora che ci penso, non solo non ti ho mai sentita ammettere un errore, ma nemmeno il beneficio del dubbio.

Quello che è successo, alla fine, è che l’unica volta che ho provato a farti capire che avevo bisogno di qualcuno che mi ascoltasse, che mi aiutasse a trovare delle alternative, che mi mostrasse dall’esterno dei punti di vista differenti, che mi tirasse fuori dalla melma … tu non c’eri. Rosa quel giorno, sedute al bar davanti all’insalata col tonno, io ti lanciavo un s.o.s. con un petardo luminoso e tu non mi ascoltavi mentre mi chiedevi di presentarti qualcuno di carino e che avevi voglia di uscire. Mi hai persino detto di non perdermi il barista, due colpetti ci sarebbero pure stati bene.

Ma chi avevo davanti a me Rosa, chi? Una amica o una ninfomane egoista dimmerda?

 

Eri talmente presa solo dalla tua insoddisfazione atavica e dai tuoi improbabili voli pindarici, che piuttosto che sopportare una rompicoglioni che ti riportava alla realtà (che ti faceva schifo) ogni tanto, hai studiato perfettamente e nei minimi dettagli come darmi la mazzata finale sulla testa.

E ci sei riuscita, l’hai fatto tu, ma hai fatto in modo che la responsabilità fosse mia. Che la scelta di troncare fosse mia.

Tesoro, io non ti ho giudicata senza conoscerti. Io non ho generalizzato confondendoti con la massa di zitelle ignoranti, insoddisfatte, brutte e piene di ragnatele.
Queste sono cose che tu hai voluto che io credessi per liberarti di me, visto che non ti servivo più e che ti dava fastidio vedermi di nuovo innamorata.

 

Non ti servivo più e eri profondamente adirata con me, ma soprattutto bruciavi di invidia.
L’ho capito dopo. Dopo un bel po’, ma l’ho capito.
Gli elementi c’erano tutti, ma non li mettevo insieme.

Quando mi sono separata da L., tu hai intravisto una possibilità di avere finalmente la compagna di merende tutta per te che ti scarrozzasse in giro e ti facesse da dama di compagnia, certo sempre un passo indietro eh, che ti lasciasse per bene la scena, ma che ti soccorresse al momento opportuno. E allora tutto rose e fiori…
Quando però ho conosciuto E., hai cominciato a cambiare atteggiamento. Gelosa marcia di lui.
Non avevi più a tua completa disposizione la servetta.
E se uscivi con noi, mi rinfacciavi scherzando o meno, di dover reggere il moccolo. In realtà già mi odiavi… perché io avevo di nuovo un uomo e tu no. Avevo osato trovarne uno prima di te e che oltrettutto mi ricambiava. Non l’hai sopportato.
E lì, giù menate… io non ti capivo, non potevo comprenderti. Non potevo capire cosa significasse la solitudine! Non potevo capire mai niente! Non ero all’altezza. Sto problema dell’altezza ricorreva….

 

Ma io, in coscienza Rosa, le ho provate tutte per te.

Nonostante la mia ben nota tendenza all’autopunizione/flagellazione, a un certo punto ho capito che esistono persone (come te) che vivono bene solo se tu vivi male, che tirano avanti solo se ti prosciugano le energie e solo se pensano che tu sia più sfigato di loro.

E allora, siccome di problemi ne avevo già abbastanza, ti ho assecondata e ti ho mollata al tuo destino.
Mi dispiace ammetterlo, ma quelli come te, che amano crogiolarsi nella negatività, vanno lasciati fare.
Spero solo tu non sia annegata nel frattempo.




 

 

 
 
 
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