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Juliet Berto: "Bisogna tenere a mente il colore della propria ferita per farlo risplendere al sole"

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risvegli osannanti

Post n°2029 pubblicato il 29 Marzo 2015 da ossimora
 


Domenica resa più sonnolenta dal passaggio (evviva) all’ora legale  .

 Mi hanno svegliata gli amplificatori (esterni in l’occasione della domenica delle  palme ? ) della chiesa ….canto mattutino della suoretta errante …"osannaosanna"

I soliti libertari frantumano le palle del quartiere , senza domandarsi nemmeno per un istante se oltre a coloro che affollano la casa di dio non ci sia qualcuno che vuole dormire in pace .

Del resto inutile cercare di renderli più rispettosi e contenuti  .

Tutto è dovuto. Loro hanno la vita , la verità , la via e al bando tutto il resto.

Ormai so bene che non c’è nulla di più vero dell’adagio“scherza coi fanti ma lascia stare i santi “ e non perché ci siano santi da difendere  , quanto perché il concetto stesso di “possibilità” altre, e/o di critica accesa va ad intaccare il senso di “dono “ e/o di elite dei credenti ed è da loro lontano anni luce visto che sono portatori di grazia e del beneficio dell'accettazione acritica .

Adesso  poi in regime di pre- guerre sante , oltre ai porporati , i mangia ostie seriali e gli invasati , si son messi a difendere crocefissi e immaginette anche le san tanchè e i salvini  con l’ afflato mistico che  irradia ogni loro ieratico gesto, dai  loro volti e dalla loro forte tensione verso il paradiso ... di un posto al sole , guadagnato difendendo le sacre radici cristiane.

Non si può obiettare .

Punto .

Volevo andare dalla direttrice della mia banca per dirle che i padripii le madonne  dimegiugori , e i santini vari che l’ impiegata dello sportello al pubblico sciorina senza riguardo li trovavo fuori luogo ma…conosco bene gli sguardi delle persone quando azzardi obiezioni sui dogmi immarcescibili ed anche su queste forme di superstizione . Ne ho molta esperienza.

Sei messo all’indice , subito e senza sconti  ed io ho imparato che mi posso sfogare qui , con la scrittura , con l’ironia ma debbo guardarmi bene dal tentare di interagire.  Non mi interessa più .

Silenzio e via andare.

 

 
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leggerezza ....

Post n°2028 pubblicato il 23 Marzo 2015 da ossimora
 

Dalle  "lezioni Americane "  I. Calvino 




Dedicherò la prima conferenza all'opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. 

Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d'aver più cose da dire. 

Dopo quarant'anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l'ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio. 

In questa conferenza cercherò di spiegare - a me stesso e a voi - perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto; quali sono gli esempi tra le opere del passato in cui riconosco il mio ideale di leggerezza; conte situo questo valore nel presente e come lo proietto nel futuro. [...] 
Oggi ogni ramo della scienza sembra ci voglia dimostrare che il mondo si regge su entità sottilissime: come i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni, i quarks, i neutrini vaganti nello spazio dall'inizio dei tempi... 
Poi, l'informatica.
 E' vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si evolvono in modo d'elaborare programmi sempre più complessi. 

La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d'acciaio, ma come i bits d'un flusso d'informazione che corre sui circuiti sotto forma d'impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso.
 E' legittimo estrapolare dal discorso delle scienze un'immagine del mondo che corrisponda ai miei desideri? 
Se l'operazione che sto tentando mi attrae, è perché sento che essa potrebbe riannodarsi a un filo molto antico nella storia della poesia.
 Il De rerum natura di Lucrezio è la prima grande opera di poesia in cui la conoscenza del mondo diventa dissoluzione della compattezza del mondo, percezione di ciò che è infinitamente minuto e mobile e leggero.
 Lucrezio vuole scrivere il poema della materia ma ci avverte subito che la vera realtà di questa materia è fatta di corpuscoli invisibili.

 E' il poeta della concretezza fisica, vista nella sua sostanza permanente e immutabile, ma per prima cosa ci dice che il vuoto è altrettanto concreto che i corpi solidi.
 La più grande preoccupazione di Lucrezio sembra quella di evitare che il peso della materia ci schiacci. Al momento di stabilire le rigorose leggi meccaniche che determinano ogni evento, egli sente il bisogno di permettere agli atomi delle deviazioni imprevedibili dalla linea retta, tali da garantire la libertà tanto alla materia quanto agli esseri umani. La poesia dell'invisibile, la poesia delle infinite potenzialità imprevedibili, così come la poesia del nulla nascono da un poeta che non ha dubbi sulla fisicità del mondo.
 Questa polverizzazione della realtà s'estende anche agli aspetti visibili, ed è là che eccelle la qualità poetica di Lucrezio: i granelli di polvere che turbinano in un raggio di sole in una stanza buia (II, 114-124); le minute conchiglie tutte simili e tutte diverse che l'onda mollemente spinge sulla bibula barena, sulla sabbia che s'imbeve (II, 374-376); le ragnatele che ci avvolgono senza che noi ce ne accorgiamo mentre camminiamo (III, 381-390). [...
] La gravità senza peso di cui ho parlato a proposito di Cavalcanti riaffiora nell'epoca di Cervantes e di Shakespeare: è quella speciale connessione tra melanconia e umorismo, che e stata studiata in Saturn and Melancholy da Klibansky, Panofsky, Saxl. 
Come la melanconia è la tristezza diventata leggera, cosi lo humour è il comico che ha perso la pesantezza corporea (quella dimensione della carnalità umana che pur fa grandi Boccaccio e Rabelais) e mette in dubbio l'io e il mondo e tutta la rete di relazioni che li costituiscono.
 Melanconia e humour mescolati e inseparabili caratterizzano l'accento del Principe di Danimarca che abbiamo imparato a riconoscere in tutti o quasi i drammi shakespeariani sulle labbra dei tanti avatars del personaggio Amleto. 

Uno di essi, Jaques in As You Like It, cosi definisce la melanconia (atto IV, scena I):

.. è la mia peculiare malinconia
composta da elementi diversi, quintessenza
di varie sostanze, e più precisamente di
tante differenti esperienze di viaggi
durante i quali quel perpetuo ruminare mi
ha sprofondato in una capricciosissima
tristezza.

Non è una melanconia compatta e opaca, dunque, ma un velo di particelle minutissime d'umori e sensazioni, un pulviscolo d'atomi come tutto ciò che costituisce l'ultima sostanza della molteplicità delle cose.


 
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Celebrazioni


 

Giornata Mondiale della Poesia     EVENTI21 marzo


Gianni D'Elia

tu le ricordi le cene, le sere, lunghe
del jazz, il sole ultimo, caldo nella stanza,
traverso le serrande del crepuscolo, ai muri
battuti dall'arancio, ed al profumo degli intingoli...

Fummo mai di nessuno, nel più nostro
folle amore di noi stessi, e null'altro
consunto, appassionato spasmo d'ideale -
e il cartoccino di stagnola, di paradiso artificiale,

e le bevute, tirando di Joyce e di Brecht...
E questo mondo ottuso, che si voleva cambiare,
ora che soli e accompagnati, in ore querule
per caso ci s'incontra, vagando, prima d'un temporale...


Gualtiero De Santi


I sentieri della notte
Figure e percorsi della poesia italiana al varco del millennio

Crocetti Editore 1997

 
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Famiglie




Roberto Fiore,Segretario Nazionale di Forza Nuova, comunica di aver spedito, a Domenico Dolce e Stefano Gabbana due tessere ad honorem del Movimento, per aver dimostrato coraggio nel difendere il valore della famiglia tradizionale, per essersi dichiarati contrari all'adozione di minori a coppie dello stesso sesso, per aver rifiutato il modello dei "figli della chimica” che non hanno né mamma né papà.
Contestualmente Forza Nuova invita tutti gli i taliani a boicottare Elton John, capostipite internazionale di quella lobby razzista omosessuale che intende sovvertire l'ordine naturale e dare patenti di democraticità a chi di suo gradimento.


Dunque Dolce e Gabbana ,noti "maitre a penser" di Via della Spiga, hanno tuonato contro le fecondazioni eterologhe vs  coppie gay  (definendo bambini di plastica quelli nati in provetta come il figlio di Elton John e marito), loro novelli difensori  della famiglia naturale .(?) Ci sta il fatto di poter cambiare idea , ci mancherebbe , la cosa  però sa più  di  iper ego che altro,   almeno  potevano evitare il clangore mediatico!


Ci mancavano loro , non bastavano tutti i retrogadi ,  i bigotti , gli schifiltosi, gli  io sono d'accordo ...ma , di cui pullula la terra , loro che dell' "ambiguità" hanno fatto un brand (o forse è per questo) .

Di sabotaggio in sabotaggio il mondo gay  risponde chiedendo di sabotare D&G.

 ...niente mutande griffate  che capolineggiano dal pantaloncino , buttate gli occhiali fascion ...è il grido di battaglia .

Non nego che fatico un po’( anche se mi diverto) a commentare ste idiozie ; che roba vecchia , che sgradevole puzza di vecchio , che faide strapaesane !!! 

Mi sembra sempre più surreale che l’idea di libertà individuale , di responsabilizzazione e consapevolezze latiti e soffra a prendere il volo ,che  le leggi non liberticide e di sostegno ai minori fatichino così tanto a divenire “senso comune”  e tradursi   in buone pratiche quotidiane !

 
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Marai

Post n°2025 pubblicato il 14 Marzo 2015 da ossimora
 




«Il dolore è passato.

 La vita lo ha trasformato in qualcos’altro; dopo averlo provato, dopo aver singhiozzato, lo si nasconde agli occhi del mondo come una mummia da custodire nel padiglione funerario dei ricordi. 

Passa anche il dolore provocato dall’amore, non credere. 

Rimane il lutto, una specie di cerimonia ufficiale della memoria.

 Il dolore era altro: era urlo animalesco, anche quando stava in
silenzio.

 È così che urlano le bestie selvatiche quando non comprendono qualcosa nel mondo – la luce delle stelle o gli odori estranei – e cominciano ad avere paura e ululare. 

Il lutto è già un dare senso, una ragione e una pratica.

 Ma il dolore un giorno si trasforma, la vanità e il risentimento insiti nella mancanza si prosciugano al fuoco purgatoriale della sofferenza, e rimane il ricordo, che può essere maneggiato, addomesticato, riposto da qualche parte.

 È quel che accade ad ogni idea e passione umana».

 Sándor Marái, “Il gabbiano”, Adelphi, Milano

 
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Burri

Post n°2024 pubblicato il 12 Marzo 2015 da ossimora
 

 

12 Marzo 1915

12 marzo 2015

Oggi c'è festa...

Centenario Nascita di Alberto Burri 

 

 

 

 
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vento

Post n°2023 pubblicato il 08 Marzo 2015 da ossimora
 





Il vento non si è fermato per tre giorni e tre notti . 

Mi sono trovata ad ascoltarlo , pensando  spesso a Gabriel Garcia Marquez ; ai suoi mondi , 
 in attesa che accadesse qualcosa di magico e  terribile , inusitato, anomalo , mai visto . 

"Mentre si leva un vento terrificante che spazzerà via Macondo dalla faccia della ....terra ..."

A tratti , pur ravvicinati , e molto , così violento e pervasivo da far tremar le vene assieme ai vetri , le finestre , le porte e qualsiasi cosa non ancorata pesantemente . 

Un susseguirsi di boati , rimbombi , allarmi , rotolamenti , cigolii, fruscii di carta spazzata per aria , cassonetti che scivolavano , cortecce che si rompevano come cannucce ,piante non autoctone che sparivano spezzandosi effetto vela,  cartelloni di mesta pubblicità che si piegavano e cadevano miseramente.

Nonostante la confusione , il tramestio ed i conati delle folate potenti , il silenzio ha contraddistinto soprattutto la notte ; le case tutto intorno pur lambite e sballottate erano gravide di silenzio . 

Le persone tacevano , sembravano nascondersi , acciambellarsi in stato d’attesa ,più aumentavano i rumori accidentali è più spariva ogni traccia di vita . 

La paura di un fenomeno nuovo , anomalo ; una potenza ctonia  che ha cambiato il volto della valle  sigillava tutto , nella paura di volare via o di vedersi capitolare addosso qualsiasi cosa . 

Non si dimenticherà presto questo inizio Marzo che ci ha fatto incontrare una forza mai vista ed ha cambiato le prospettive ed i colpi d’occhio tutto d’intorno .

 
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Anonima

Post n°2022 pubblicato il 03 Marzo 2015 da ossimora
 



Occhi arrossati.

Finito l’ultimo tomo della tetralogia di ElenaFerrante  , quarto volume de“ L'amica geniale" ( mi mancheranno un pò Lila e Lenù) e  proprio in questi giorni nei quali Roberto Saviano da New York ne  ha lanciato la candidatura al Premio Strega

Non credo perché gli siano piaciuti particolarmente i suoi libri ma intanto  perché  tutti i volumi sono stati editi  dalla Casa editrice e/o , certamente (seppur in crescita ) non potente come i giganti dell’editoria italiana che allo Strega hanno sempre e comunque le loro teste di serie che lasciano la sensazione di scrivere direttamente se non unicamente , in funzione dei premi stessi .

 Poi c’è il boom americano davvero incredibile : il report completo delle recensioni si può trovare sul sito ufficiale Elenaferrante.com. "Author of the NeapolitanNovels" così viene epigrammata l’autrice senza volto in cima alla pagina web e subito sotto epigrafata dall’Economist: "May be the bestcontemporary novelist you have never heard of" (probabilmente la migliore romanziera contemporanea di cui si sia sentito parlare).

 Ci hanno messo una firma tutti quelli che contano: New Yorker, Financial Times, New York Times, Wall Street Journal con articoli e recensioni.

In seconda battuta per quello che sta diventando un Giallo/ chiacchiera / divertissement  , sull’identità della scrittrice .”E’ un uomo “,qualcuno ha detto, altri l’hanno individuata nella moglie di questo e l'altro scrittore napoletano,  ma solo se lei/ lui /loro decideranno sapremo…niente  altro per ora , solo i suoi editori ed il commercialista sono al corrente sull'identità , vincolati a maglie strettissime nel silenzio.

Elena Ferrante ha scritto “L’amore molesto” dal quale è stato tratto un fortunato film di Mario Martone  e i  “I giorni dell’abbandono “ trama e canovaccio di un altro film di Roberto Faenza (con un Bregovich imprevisto e affascinante).  L ’autobiografico “La frantumaglia”  un raccontarsi come scrittrice ed infine questi quattro libri che dal 2011 ad oggi hanno  scandito le attese di un pubblico sempre più numeroso , tradotti in svariate lingue , diventati veri eventi alla loro uscita (IL supersegreto sta dando superfrutti: i primi quattro volumi della saga de L’amica geniale  hanno venduto oltre 200 mila copie in Italia e i primi tre 130 milanegli Stati Uniti. Ferrante vende anche in Francia (con Gallimard), Danimarca,Svezia e Norvegia)

Tutto questo senza cedere mai di una virgola sulla sua invisibilità ; nessuna presentazione nelle librerie, nessuna presenza alle prime dei film . 

Un ectoplasma che sta moltiplicando il peso della sua presenza attraverso l’assenza. 


Internazionale :Elena Ferrante sono io 

 
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delitto Matteotti 2

Post n°2021 pubblicato il 01 Marzo 2015 da ossimora
 


Rubato a Forma mentis  ( a lato nei miei preferiti )





Ricordati degli amici
Ci tenevo a ribadire che Putin è persona stimabilissima , è un brav'uomo, veste elegante e che la Russia è il più grande paese del mondo (17 098 242 km²).

 
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aforismando

Post n°2020 pubblicato il 26 Febbraio 2015 da ossimora
 


"La debolezza è sublime, la forza spregevole.

Quando un uomo nasce, è debole ed elastico.

Quando muore è forte e rigido.

Quando un albero cresce, è flessibile e tenero;

quando diviene secco e duro, esso muore.

La durezza e la forza sono le compagne della morte.

La flessibilità e la debolezza esprimono la freschezza della vita.

Perciò chi è indurito non vincerà." Lao-Tze. 

 

Saudek Saudkova



Più che elogio del debolismo, un elogio dell'adesione al

divenire, come direbbe il filosofo.

Si sa che ogni età ha i suoi dilemmi, si tratta solo di seguire la

via della rigidità o quella dell'adattamento.

 

 
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scorpioncini

Post n°2019 pubblicato il 21 Febbraio 2015 da ossimora
 


LA RANA E LO SCORPIONE


"Una rana stava serenamente sguazzando in un fiume quando ad una sponda si avvicinò uno scorpione. "Devo passare dall'altra parte" disse"ma non so come fare, io non so nuotare e se provo affogherò. Tu potresti aiutarmi trasportandomi sul tuo dorso, te ne sarei molto grato". La rana perplessa rispose: "Ma se io ti lascio salire sul mio dorso tu potresti pungermi ed uccidermi!". Lo scorpione rassicurò la rana: "Non ti preoccupare, perchè dovrei farlo, se ti pungessi morirei anch'io perchè affogheremmo entrambi nel fondo". La rana si sentì rassicurata dalle spiegazioni dello scorpione e lo fece salire. Quando furono a metà del fiume,lo scorpione punse la rana. La rana stupita dal gesto dello scorpione mentre stava affondando insieme a lui trovò la forza di chiedergli: "Ma perchè l'hai fatto adesso moriremo entrambi?" Lo scorpione rispose 

"Non ho potuto farne a meno, questa è la mia natura".


Sono giorni che un po’ mi diverto ,( con i bambini)  un po’ mi interrogo sui significati che si possono attribuire a questa favola e su quanto di questa possa essere utilizzato ,  per discutere di noi,di umanità.

 Esiste la”natura” o il carattere e se si  , in quale misura e che peso ha sulla nostra storia , sulle scelte , sui sentimenti e le reazioni , sulla nostra propensione alla felicità , al rimuginamento ,all’allegria ed a tutto il resto?

 Penso a due   film che mi hanno affascinato : “l’enigma di Kaspar Hauser “di Herzog e “L’enfant sauvage “di Truffault ; nel primo Kaspar segregato dalla nascita , ed abbastanza incapace di evolvere così come i suoi maestri avrebbero voluto , quando muore viene “analizzato “ e la società rassicurata inquanto sembra che lui soffrisse di una qualche malattia mentale . 

Invece il ragazzo selvaggio che scappa per andare ad omaggiare alla luna infine accetta l’educazione soprattutto perché il suo educatore procede con piedi di piombo e sensibilità. (Rousseau docet)

Davvero lo scorpione è così scemo da lasciarsi morire perché  quella è la sua natura ?

Questa cosa si registra anche  fra le persone , son fatto così, infondo è la mia natura , il carattere non si cambia , ho imparato a convivere con la mia essenza, tutte frasi che si sentono spessissimo .

Continuiamo  a farci  del male per l’incapacità di cambiare , tutto qui, è semplice  e la natura c’entra poco , siamo noi che disabituati e scoordinati nel fare esercizio di conoscenza , crescita  , meditazione e volontà siamo esattamente come lo scorpione. 

Un maestro indiano definiva   "doppio idiota "colui che  non lavora costantemente  sulle proprie nevrosi (la natura!),  dal   se stesso già  raggiunto a quello in evoluzione permanente  ,  per di più facendone un vanto...io sono così !

 
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Carnem Levare

Post n°2018 pubblicato il 15 Febbraio 2015 da ossimora
 


Oggi guardando le foto di una festa di Carnevale , molto”stilosa” svoltasi ieri sera,  ripensavo .

Quando ero piccina ; diciamo alle elementari ,il Carnevale era : una festa a scuola , una in parrocchia e magari una al “CircolinoTifernate” che già da allora aveva la sala degli specchi , ovviamente  più fatiscente di oggi ,  adibita alle feste .

 Ricordo trombette , lingue delle donne , urla , grida e corse sguaiate e senza molto senso se non quello  di correre ed estenuarsi felici di essere in compagnia , manciate di coriandoli in bocca , cumuli di stelle filanti da appallottolare e mescolare all’aranciata ,qualche castagnola  , il tutto condito di miele e musica , quella sempre uguale, la samba e tutto lo stock adatto ai trenini. Quando tornavo a casa e mi cambiavo , una scia di coriandoli riempiva la casa  lasciando per giorni quegli effimeri pezzetti di bolgia. Ho in mente netto il profumo di quei pomeriggi , polvere /  sudore  /dolciastro.

Poi i “veglioni” quelli veri ,quasi da grandi ,  al Teatro comunale pure lui mezzo distrutto ( allora) , un vero scempio.  Nei palchi si accalcavano comitive festanti che si rimpinzavano di qualsiasi cosa e coppiette  ben appartate , ( se aprivo una porta e mi trovavo scene osè mi mortificavo tanto ! ) quattro ordini di palchetti come gironi danteschi 

…faticavo ad avere  il permesso dai miei ma dato che insubordinati si nasce…

In questa fase le prime cotte monotematiche. Vere fissazioni; una per volta  a periodi anche abbastanza lunghi e se non vedevo l’oggetto del mio acerbo desiderio ero di cattivo umore, di più lo ero se l’oggetto in questione era con altre ed invece che trionfo , che gioia elettrizzante se avevo ballato con lui , un enorme senso di appagamento proporzionato soltanto alla insignificanza  assoluta della cosa !

Poi il Carnevale è diventato soprattutto quello da vivere con i bambini ; sia nell’ambito della scuola sia con mia figlia . Ciccicocco in giro per il quartiere, mascherate da animatrice …e sempre i girotondi e le sambe , più fastido per i coriandoli ( sopratutto in bocca …) e la gioia dolceamara di rivedersi negli occhi dei piccini , negli stessi gesti e comportamenti immutati.

Adesso…il distacco è quasi  totale , a scuola automatismi rodati si ripetono come per le altre feste comandate ; un lieve senso di liberazione nello strafottersene bellamente senza un’ombra di rimpianto.

Però…oggi , in tutta pace da relax  ho letto “Carnevale in giallo “ , così quasi per "devozione" ;  brevi racconti ambientati tutti proprio a Carnevale di alcuni dei miei giallisti preferiti ( su tutti il Malvaldi e i suoi esilaranti vecchietti del "Bar Lume") ( neofita lettrice di gialli me li divoro con gustino…). 

 
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ip ip

Post n°2017 pubblicato il 12 Febbraio 2015 da ossimora
 


Una delle canzoni che amo di più , di Jacques  Brel

ma amata  anche in questa italianissima versione/ cover di Battiato ,

qui  con  le immagini di Wyeth

mancano pochi minuti alla mezzanotte ,

faccio il conto alla rovescia ...per te

Cin Cin 

 

 

 

 
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Que'est-ce on a fait au Bon Dieu?

Post n°2016 pubblicato il 11 Febbraio 2015 da ossimora
 




Mi è ripresa la voglia di cinema . E’ un po’ laborioso per me ma in queste ultime settimane sto riuscendo a vincere una certa pigrizia ed andare spesso. Ieri l’altro ho visto una “commedia brillante “ ; francese . (Quella italiana, celebratissima ,  è sempre sul punto di rinascere ma dato che si basava in primis su mostri di bravura quali Gasmann , Tognazzi , Manfredi e Comencini e Steno , aspetta eredi che da tempo si auto dissolvono da soli in modo naturale …)

I francesi , con “ Al nord “ e “quasi amici” hanno ultimamente sbancato in mezza Europa ed oltre ; ed anche l’ultimo film che ho visto (Non sposate le mie figlie ,titolo italiano , titolo originale “Que'est-ce on a fait au Bon Dieu?” … meglio non commentare la traduzione e/o libera interpretazione !) sta collezionando un buon successo di pubblico . 

Voglia di relax (?!) forse.

Sembra che affrontare temi attuali , lievemente , sia la cifra di questa nuova commedia tutta francese ; direi che non si tratta tanto di parlare di razzismi , handicap ; il tema di fondo di tutte queste commedie è comunque “ giocare e sorridere o ridere apertamente del luogo comune , non mi sembra possibile parlare d'altro .” Tutto qui il positivo di questo film e di questo approccio , acclarare che il luogo comune tanto diffuso ed obsoleto , la facile generalizzazione, risponde sempre meno e sempre peggio alle complessità .

La trama comica/ paradossale spiazza e con una certa delicatezza prova a far riflettere ; niente di speciale certo , leggerino e nemmeno troppo coraggioso , un fuoco di fila di battute al limite del corretto politicamente , si ride e sorride , lieto fine e bon.

 
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numeretti insignificanti

Post n°2015 pubblicato il 04 Febbraio 2015 da ossimora
 



Dopo aver lavorato ai "numeretti" nel registro elettronico , sfranta e avvolta da senso di non senso  non posso che condividere questa cosa...

Una maestra, dopo aver consegnato le schede di valutazione ai genitori, scrive queste riflessioni sul voto nella sua bacheca:

“Non sono stata capace di dire no. No ai voti. Alla separazione dei bambini in base a quello che riescono a fare. A chiudere i bambini in un numero. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più un bambino vale.
Il voto corrompe. 

Il voto divide.

 Il voto classifica. 

Il voto separa. 

Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. 

Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme.

 Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. 

Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano.

 Il voto dimentica da dove si viene. 

Il voto non è il volto.
I voti fanno star male chi li mette e chi li riceve. 

Creano ansia, confronti,successi e fallimenti. 

I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare,ognuno con i propri tempi facendo quel che può.

 I voti disturbano la crescita,l’autostima e la considerazione degli altri. 

I voti mietono vittime e creano presunzioni.
I voti non si danno ai bambini. 

In particolare a quelli che non ce la fanno.
La maestra lo sa bene, perciò è colpevole. Per non aver fatto obiezione di coscienza.”

Il“maestro” Manzi riportava nella scheda di valutazione di tutti gli studenti la stessa formula: 

Ha fatto quel che può, quel che non può non fa”.

 

 

 
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...

Post n°2014 pubblicato il 01 Febbraio 2015 da ossimora
 



I puntini di sospensione si usano sempre nel numero di tre, per indicare la sospensione del discorso, quindi una pausa più lunga del punto. In filologia, i puntini, posti fra parentesi quadre, servono a segnalare l'omissione di lettere, parole o frasi di un testo riportato (Malagoli 1912 scriveva: «se indicano un'omissione di lettere in una parola, sono tanti i puntini quante le lettere che mancano»).

 

E questa qui è la definizione dell’Accademia della crusca , ovviamente non ci  offre che  una lettura formale, più che formale  dell’uso dei puntini di sospensione.

Una mia amica un giorno mi disse, convintissima :”diffida di chi usa troppi puntini di sospensione”, non fidarti, eh  addirittura… lì per lì ho malapena ascoltato questa battuta .

Evidentemente Simo aveva dato un senso “esistenziale /esperienziale/ personale alla cosa , posso capire ma  io sono più interessata al senso estetico , alla “scrittura” ed al suo esercizio.

 

Mi è tornata  però in mente sta frase , svolazzando fra i blog  ( per non parlare di FB).

 

C’è  proprio un sacco di gente che li usa , anzi in qualche caso sono l’unica cifra stilistica , lanciando frasi come dardi  , semiconduttori di tesi senza conclusioni , non  assertive quindi , si direbbe “testi aperti " , un’alluvione di …puntini di sospensione .

 La cosa può apparire strana: tutto sommato i puntini sono un po' la cenerentola tra i segni di punteggiatura. Si dovrebbe far ricorso ad essi assai di rado e ciò per un ottimo motivo: la scrittura è espressione, mentre i puntini sono un'elusione dell'espressione;uno si mette a scrivere per dire qualcosa, i puntini sono invece lo strumento del non dire, o peggio della sciatteria.

Si usano  quando vogliamo dire  che, oltre alla cosa della quale abbiamo appena parlato, ce ne sarebbero altre che non vogliamo perdere tempo ad enumerare; in questo caso i puntini sono un sostituto assai più elegante del sincopato e cacofonico "etc", o dell'arcaico e banale "e via discorrendo".

Oppure i puntini ci servono proprio per far intendere qualcosa che preferiamo tacere ma che il contesto del discorso, peraltro, rende evidente. O, ancora, questo segno è usato quando vuole mettere in luce una condizione di disagio, di imbarazzo o timore da parte di un personaggio, che vorrebbe parlare ma, ad un cero punto,preferisce tacere e allora. . .

Dunque i nostri puntini sono uno strumento utile ma quando abusato diventano davvero fastidiosi e spesso , sopratutto nei blog un ottimo motivo per interrompere la lettura stessa, il profluvio di puntini è quasi sempre preludio al nulla .

 Si  tratta  forse di una sorta di scorciatoia o fuga dalla difficoltà di esprimere uno stato d'animo, descrivere una situazione, analizzare una personalità?

Una rinuncia a misurarsi con la fatica di scrivere?

 Si scarta l’ostacolo?

Un pò come i bambini quando non sanno  ancora andare a capo bene e scrivono fino infondo infondo alla riga per non sbagliare?

 
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Hungry heart

Post n°2013 pubblicato il 29 Gennaio 2015 da ossimora
 

 



Ho metabolizzato un po’ pensieri e sensazioni del film  Hungry Heart  visto qualche giorno fa al cinema . 

Dopo i giudizi stroncatorii o esaltati da biennale  ( quello dei vegani , quello delle femministe etc etc etc) ovvio  che vederlo da me è sempre l’unica cosa  possibile per farsene un'idea . 

Una New York non luogo , summa di tutte le bruttezze o non bellezze delle megalopoli , delle metropoli , grigia e dura , faticosa . Tutto ha inizio con una coppia che si incontra nel bagno angusto e malaulente  di un ristorante cinese , in una gag  a dir il vero piacevole . L’amore, il matrimonio , un figlio ; il tutto consumato in maniera leggera ma con un velato sottofondo di malinconia , la scelta di vita vegetariana/biologica  e “purista” della madre che degenera in pericoloso eccesso  . Entrambi premiati a Venezia per l’interpretazione , i due protagonisti  mi son piaciuti , così come mi è piaciuta la naturalezza con la quale Saverio Costanzo ha condotto e fatto transitare  la storia da una normalità seppur  scarna e priva di sovrastrutture conformiste ad una sorta di trhiller/horror non privo di premonizioni ed esoterismi , di immagini inconsuete e di finale inaspettato. 

Leggerci grandi teorizzazioni e prese di posizione come molti hanno fatto mi sembra inutile ed inesistente , non a caso si tratta di una storia ,  tratta da un romanzo ( Il bambino indaco di Marco Franzoso ) e come storia va vista  con buona pace di chi aspetta e sopratutto  ricerca la polemica ovunque . Io l'ho visto volentieri , non mi sono annoiata e non ho affatto visto le figure femminili come  terribilmente negative come qualcuno ha detto. 

 

 
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23 Gennaio / IERI

Post n°2012 pubblicato il 24 Gennaio 2015 da ossimora
 

Del compleanno

 

In era di facebook , quando giorno poi giorno ti vengono comunicati i compleanni dei tuoi contatti , anche quelli evanescenti  , aggregatesi per far dei giochini scemi , il Paradosso del compleanno trova  serie risposte alla teoria della  probabilità enunciata nel paradosso stesso...

In effetti fra i miei contatti eravamo  ben in tre a  celebrare il compleanno il  23 gennaio !

Nella mia famiglia , dove le feste religiose comandate hanno avuto sempre poco spazio  , i compleanni hanno sempre avuto invece  una certa importanza a partire dai regali , fiori , torte e piccoli rinfreschi .

Io non faccio eccezione e ben difficilmente dimentico il mio e quelli degli altri .Oggi però è stato anomalo , non solo perchè si fa ancora sentire e tanto , il vuoto di chi  per primo mi  cantava gli auguri al telefono…il lavoro ha assorbito buona parte della giornata e non c’erano cenette in ballo visto che gli impegni incombevano così come la voglia di rilassarsi, sono diventata meno "casciarona ".

Però tutti si sono ricordati . In vari modi . Sono contenta . Ho ricevuto piccoli present che mi sono piaciuti (un paio li riceverò domani…) , ho sentito al telefono persone che mi hanno salutato …aggiunto primule colorate per la casa  e qualche candela profumata .Mi è piaciuto tanto un piccolo, prezioso  disegno ed una bella grande foto espressamente stampata , entrambi per me!

 Chi l’anno scorso mi aveva regalato l’e book reader è tornato ad un bel libro cartaceissimo  ...che io abbia mandato dei segnali di disgustino?

 Mi sento coccolata e non ho sonno .Dormirò domattina .

Tira un vento forte, mi sono affacciata e messa per un po’ ad osservare il laser della discoteca qui vicina che fende il cielo .

 E’ iniziato  anche il Carnevale ,pare.

 
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Un inedito Piumini, fantasie.

Post n°2011 pubblicato il 23 Gennaio 2015 da ossimora
 






Prima che tu mi fossi conosciuta
erano fioche ere: dal profondo
di un'infinita assenza sei venuta,
ammutinando di gioia il mio mondo.

Hai occhi celebrabili e tranquilli,
un passo molto attento, una misura,
un'eloquenza lieve, senza squilli,
un corpo mite nella sua avventura.

Io ti ho trovata degna di ogni canto,
come un'alba in tempo di salute
e come foglia germogliata accanto.

Per chi è come te, molte perdute:
estremità opposta del mio pianto,
tappeto per mutanti estasi mute.



Piumini
Poesia n. 300 gennaio 2015
Fondazione Poesia Onlus 2015

 
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chiacchiere

Post n°2010 pubblicato il 18 Gennaio 2015 da ossimora
 



Tutto il parlare di questi giorni dopo gli attentati di Parigi , è piuttosto interessante e scremando la  richiesta di pena di morte  evocata dalla Le Pen , le boutade di Salvini e la Meloni  ( sigh ),si trovano anche diversi interventi stimolanti .

Io leggo e mi guardo intorno.

Una ragazza alla quale ho fatto scuola e che ho cercato di difendere per cinque anni da un bulletto che l’apostrofava con epiteti offensivi e/ fortemente discriminanti (marrrocchina con tante erre , scimmia , puzzolente e gentilezze del genere ) non si era mai occupata di Islam e di religione , anzi , tendeva a prenderne le distanze.In questi giorni l’ho vista inneggiare al profeta ed a ribellarsi al grido “je suis charlie” dicendo che lei non può stare con chi offende il profeta. Di più ,mi ha risposto che non è possibile che tutto sia permesso e che la libertà di cui parlo è priva di identità. Tombola.

Bergoglio ha risposto col suo schiaffo ; già mi è stato obiettato , lui , così bonario, non farebbe male ad una mosca ma a parte le gerarchie che non lo amano ( ma chi l’ha eletto???)  e che hanno rabbrividito all’uso della parola “pugno” , insopportabile  ( sembra ) da dirsi per un pontefice , si rende conto ( si si rende conto) del peso che questa uscita avrà fra gli  oltranzisti cattolici ed anche fra i non oltranzisti…?

E’  domenica ,ho sempre pensato a che cosa succederebbe se mi mettessi a debita distanza dal sagrato , certo , a distribuire volantini critici nei confronti di SRC…porgerebbero l’altra guancia o chiamerebbero i carabinieri?

Ormai ho compreso bene che di fedi più o meno cieche , più o meno ispirate è bene non parlare , l’Espresso se n’è accorto questa settimana che c’è intolleranza e mancanza di rispetto dei non - praticanti , io lo so da tanto ed ho imparato a tacere .

La mia impressione è che nel mirino dei terroristi, degli oltranzisti , dei fideisti di ogni razza e colore non ci sia chi offende la/le religioni ma il principio stesso di liberta’ laica e di autodeterminazione dell’essere umano con buona pace di Voltaire.


Lavoro culturale

 
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